Festa del Corpo e Sangue di Cristo .

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di , 22 giugno 2014

eucaristiaLa solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore), più propriamente chiamata solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, è una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa cattolica. Si celebra ilgiovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità oppure, come in Italia, la domenica successiva.Rievoca, in una circostanza liturgica meno carica, la liturgia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo.Questa Festa nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucarestia[1] in reazione alle tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.[2] Papa Urbano IV, con bolla Transiturus de hoc mundo dell’11 agosto 1264, da Orvieto dove aveva stabilito la residenza della corte pontificia (non andrà mai a Roma), estese la solennità a tutta la Chiesa. All’anno precedente si fa risalire tradizionalmente anche ilMiracolo eucaristico di Bolsena. La venerazione del Santissimo Sacramento nacque in Belgio nel 1246 come festa della diocesi di Liegi. Il suo scopo era quello di celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia. L’introduzione di questa festività nel calendario cristiano la si deve principalmente a una donna, suor Giuliana di Cornillon, una monaca agostiniana vissuta nella prima metà del tredicesimo secolo. Da giovane avrebbe avuto una visione della Chiesa con le sembianze di una luna piena, ma con una macchia scura, a indicare la mancanza di una festività[3].
Nel 1208 ebbe un’altra visione, ma questa volta le sarebbe apparso Cristo stesso, che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei fedeli e per espiare i peccati commessi contro il Sacramento dell’eucarestia. Dal 1222, anno in cui era stata nominata priora del convento di Mont Cornillon, chiese consiglio ai maggiori teologi ed ecclesiastici del tempo per chiedere l’istituzione della festa. Scrisse una petizione anche a Ugo di Saint-Cher, all’arcidiacono diLiegi, Jacques Pantaléon (futuro Urbano IV) e a Roberto de Thourotte, vescovo di Liegi. Furono proprio l’iniziativa e le insistenti richieste della monaca a far sì che, nel 1246, Roberto de Thourotte convocasse un sinodo e ordinasse, a partire dall’anno successivo, la celebrazione della festa del Corpus Domini. All’epoca i vescovi avevano infatti la facoltà di istituire festività all’interno delle loro diocesi.
Si dovette aspettare però il 1264, alcuni anni dopo la morte di suor Giuliana e di Roberto de Thourotte, perché la celebrazione fosse estesa a tutta la Chiesa universale.
Durante il periodo delle guerre di religione in Francia (in verità tra il 1540 e il 1600, cioè in un arco temporale leggermente più lungo), la processione del Corpus Domini fu oggetto di ostilità da parte degli Ugonotti. Infatti i Calvinisti (noti in Francia come Ugonotti) negano la transustanziazione come leggenda priva di fondamento, e persino offensiva nei confronti della religione evangelica.
Gli Ugonotti facevano la processione oggetto di numerose provocazioni, e veri e propri attacchi alle immagini e all’ostia, oppure semplicemente dimostravano la loro diversità religiosa (non stendendo alla finestra le tovaglie che, tradizionalmente, le famiglie cattoliche francesi mettevano in mostra in omaggio alla processione, lavorando ostentatamente alle finestre o davanti agli usci ecc.).
Fino alla metà del Seicento in certe zone della Francia la processione del Corpus Domini fu quindi accompagnata da massicci schieramenti di forza pubblica, e con i fedeli in genere armati e pronti a difendere l’ostia da eventuali profanazioni.

Francesco chiede misericordia per le vittime dell’olocausto

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di , 26 maggio 2014

10304705_517103185062020_1674778428336417859_nPapa Francesco ha visitato il memoriale della shoah di Gerusalemme, lo Yad Vashem, nel terzo e ultimo giorno del suo viaggio in Terra Santa, dove ha incontrato sei sopravvissuti ai lager nazisti baciando loro le mani ed ha pronunciato un discorso incentrato sulla domanda “Dove sei, uomo?” che sembra riecheggiare il “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Nella fitta mattinata, Jorge Mario Bergoglio ha visitato il gran muftì nella “Spianata delle Moschee”, ha sostato in preghiera davanti al “muro del pianto”, dove ha abbracciato il rabbino Abraham Skorka e l’islamico Omar Abboud, suoi amici argentini, ha deposto dei fiori al monumento del fondatore del sionismo Theodor Herzl e – fuori programma – ha fatto tappa, in presenza del presidente israeliano Shimon Peres e del premier Benjamin Netanyahu, al memoriale delle vittime del terrorismo.

“Adamo, dove sei?”, è la domanda della Genesi da cui è partito Jorge Mario Bergoglio allo Yad Vashem, dopo aver ravvivato la fiamma perenne della sala della “Rimembranza”. “Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: ‘Adamo, dove sei?’. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: ‘Dove sei?’, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…”, ha proseguito il Papa.

“Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona. No – ha continuato il Papa – questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: ‘Adamo, dove sei?’. Dal suolo si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna. Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo. Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più! ‘Adamo, dove sei?’. Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare”, ha concluso Jorge Mario Bergoglio. “Ricordati di noi nella tua misericordia”.

È stata letta in italiano l’ultima lettera di Ida Goldish prima di essere deportata. Il Papa ha salutato uno per uno sei sopravvissuti ai lager nazisti – Avraham Harshalom, Chava Shik, Joseph Gottdenker, Moshe Ha-Elion, Eliezer Grynfeld e Sonia Tunik-Geron – ed ha baciato le mani di alcuni di loro. Bergoglio ha ascoltato le loro parole a tu per tu.

La mattina del Papa era iniziata alla Spianata delle Moschee nel quartiere musulmano della città vecchia di Gerusalemme. Accolto dal gran muftì, lo sceicco Mohammad Hussein, e dal direttore generale del consiglio del Waqf (custodia dei beni inalienabili appartenenti agli enti religiosi islamici, gestiti esclusivamente per fini caritativi), Bergoglio è entrato – togliendosi le scarpe, come vuole la tradizione islamica – nel santuario della Roccia, la struttura sormontata dalla nota cupola d’oro che sorge nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. La struttura si trova accanto alla moschea.

Successivamente il Papa ha incontrato lo sceicco nel centro islamico, sede del muftì. Il quale, in arabo, ha parlato, tra l’altro parlato della “occupazione” israeliana in Palestina, delle persone detenute nelle carceri di Israele e della necessità di rispettare i “diritti umanitari e religiosi”. Ha poi preso la parola il Papa: “In questo momento il mio pensiero va alla figura di Abramo, che visse come pellegrino in queste terre”, ha detto. “Musulmani, Cristiani ed Ebrei riconoscono in Abramo, seppure ciascuno in modo diverso, un padre nella fede e un grande esempio da imitare”. Abramo “è una persona che si fa povera, che accetta di lasciare la propria patria, è protesa verso una meta grande e sospirata, vive della speranza di una promessa ricevuta” e “questa fu la condizione di Abramo, questa dovrebbe essere anche il nostro atteggiamento spirituale. Non possiamo mai ritenerci autosufficienti, padroni della nostra vita; non possiamo limitarci a rimanere chiusi, sicuri nelle nostre convinzioni. Davanti al mistero di Dio siamo tutti poveri, sentiamo di dover essere sempre pronti ad uscire da noi stessi, docili alla chiamata che Dio ci rivolge, aperti al futuro che lui vuole costruire per noi”.

Papa Francesco in Terra Santa sulle orme di Paolo VI°.

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di , 24 maggio 2014

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Papa Bergoglio in Giordania, Israele e Palestina a 50 anni da Paolo VI: 14 discorsi in 3 giorni. Misure eccezionali di sicurezza. Dall’aereo che lo porta ad Ammam invia un tweet: “Accompagnatemi con le vostre preghiere”.Papa Francesco è ad Amman, capitale della Giordania, prima tappa dell’atteso viaggio in Terra Santa. Bergoglio è arrivato al palazzo reale Hosseiniya di Amman, dove è stato ricevuto da re Abdallah. Il pontefice si è intrattenuto con il sovrano, con la regina Rania, in abito bianco e con i figli della coppia prima della cerimonia ufficiale di benvenuto. Domenica il Papa andrà prima in Palestina, poi in Israele, mentre lunedì sera è atteso il rientro in Vaticano.Questo per il Papa è un viaggio ” Nel Segno della Pace e del Dialogo”soprattutto nelle relazioni fra Cattolici,Ortodossi ,Ebrei e Mussulmani. A distanza di cinquant’anni dall’incontro a Gerusalemme fra Papa Paolo VI° e il Patriarca Athenagora le relazioni tra le confessioni Cristiano-Ortodosse continuano nel loro cammino Ecumenico e puntano sempre di più ad un rapporto spirituale di rispetto e confrontro anche con l’Ebraismo e il mondo Islamico.Facciamo nostro dunque l’appello di Papa Francesco ad accompagnarlo nella preghiera ,affinchè il Signore illumini ogni uomo di buona volontà sulla strada della pace e della fratellanza per il bene comune del mondo intero.

Fiaccolata al Capitello in Laguna.

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di , 18 maggio 2014

CAP_598x900 2009_0520_203936_sMercoledì 21 Maggio l’Unità Pastorale di Murano con la Parrocchia di Cristo Re di Sant’Erasmo organizzano la tradizionale fiaccolata notturna al capitello situato in laguna a metà strada fra le due isole, raggiungendolo con le barche a remi e a motore. Durante questo pellegrinaggio lagunare reciteremo il S.Rosario e canteremo a Maria affidandole tutti i desideri e le intenzioni che portiamo nel cuore e pregheremo in modo particolare per la vita del nostro territorio veneziano. Lo scorso anno abbiamo avuto l’occasione di essere accompagnati dal nostro Patriarca Francesco che guidandoci nella preghiera ci ha esortato a mantenere sempre vive le nostre tradizioni che ci sono state tramandate dai nostri padri e che ci aiutano nel nostro cammino cristiano. Saranno messi a disposizione per i fedeli  che vogliono partecipare dei barconi, il ritrovo è alle ore 20,30 presso la Chiesa di S.Maria degli Angeli per poi proseguire in laguna con il corteo di imbarcazioni.

Venezia piange il suo ” Vecchio Patriarca” Card.Marco Cè.

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di , 14 maggio 2014

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Marco Cé Nasce ad Izano (Cremona) l’8 luglio 1925 da una famiglia di agricoltori. Riceve l’ordinazione sacerdotale il 27 marzo 1948 dalle mani dell’arcivescovo Luigi Traglia, vicegerente di Roma, città in cui si trova per compiere gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Biblico, dove consegue la laurea in teologia dommatica e la licenza in Sacra Scrittura. In seguito, insegna al seminario diocesano di Crema, dove dal 1958 assume l’incarico di rettore. Nella sua diocesi di origine ha presieduto sin dalla sua fondazione la Commissione Liturgica seguendo l’attuazione della riforma liturgica di Paolo VIEletto vescovo titolare di Vulturia e vescovo ausiliare di Bologna il 22 aprile 1970 da papa Paolo VI, viene ordinato nella cattedrale di Crema il 17 maggio dello stesso anno (giorno di Pentecoste) dal vescovo Carlo Manziana; inizia il suo ministero episcopale il 29 giugno 1970 durante la solenne concelebrazione tenutasi nella basilica di San Petronio. Dopo sei anni di permanenza nell’arcidiocesi di Bologna (in cui ricoprirà l’incarico di vicario generale) viene nominato assistente ecclesiastico generale dell’Azione CattolicaIl 7 dicembre 1978 papa Giovanni Paolo II lo nomina patriarca di Venezia, succedendo così al cardinale Albino Luciani, eletto il 26 agosto 1978 al soglio di Pietro con il nome di papa Giovanni Paolo I e prematuramente scomparso dopo soli 33 giorni di pontificato. È stato creato e pubblicato cardinale da papa Giovanni Paolo II nel concistoro del 30 giugno 1979 e ha ricevuto il titolo di San Marco. Era il più giovane cardinale italiano vivente. Il 3 marzo 2002 accoglie il suo successore, il patriarca Angelo Scola. Ricoverato all’Ospedale civile di Venezia per la frattura di un femore, si spegne il 12 maggio 2014. Oggi 14 maggio la salma e stata traslata dall’Ospedale civile alla Basilica di S.Marco dove riceverà l’omaggio di tutti i fedeli della Chiesa Veneziana fino a sabato, dove dopo i solenni funerali sarà tumulata nella Cripta accanto alle reliquie del S.Evangelista.

Curiosità

Dopo la morte di Giovanni Paolo II partecipa al conclave che eleggerà al quarto scrutinio il cardinale Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI; proprio da lui fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali quaresimali per la Curia romana, che si tennero in Vaticano tra il 5 e l’11 marzo 2006.Ai tempi del conclave del 2005 era decano del Sacro collegio il cardinale Ratzinger. Marco Cé era, invece, il decano anagrafico ovvero il più anziano di tutti i cardinali partecipanti al conclave.

 

Pellegrinaggio Mariano a Murano con il Patriarca

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di , 5 maggio 2014

DSC_1076 Sabato mattina il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha guidato a Murano il Pellegrinaggio Diocesano nel segno di Maria. Accolto dal parroco Don Alessandro Rosin e da Mons.Rino Vianello nella Chiesa di S.Maria degli Angeli gremita di fedeli ha proseguito processionalmente con la recita del S.Rosario per le fondamenta dell’isola fino alla Basilica dei SS.Maria e Donato dove con la Celebrazione Eucaristica e l’Atto di Affidamento alla Madonna ha concluso questo intenso momento di fede e di preghiera.Nella sua Omelia Mons.Moraglia ha voluto sottolineare in riferimento a Maria alcuni aspetti della nostra vita cristiana ribadendo con fermezza che :”La Fede è Fede Apostolica o è mancanza di Fede”e “Dio in ogni momento è sulle stracce di ogni uomo e vuole continuamente incontralo e ricevere da lui il suo “si”come lo ha fatto la Vergine nel Mistero della sua Annunciazione dove si è completamente affidata al progetto di Dio.Dopo la Celebrazione il Patriarca ha voluto soffermarsi con i fedeli salutandoli e intrattenendosi con loro a colazione sul campo antistante la basilica,dopodichè nel pomeriggio ha incontrato i ragazzi che si stanno preparando a ricevere il sacramento della Confermazione e alle ore 16,30 nella Parrocchia di S,Pietro Martire ha amministrato le S.Cresime concludendo in un clima di festa questa giornata che è rimasta nel cuore di tutti noi.

Pasqua Ebraica e Pasqua Cristiana.

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di , 18 aprile 2014

crocifissione-maria-rupnik La Pasqua è la principale festività del cristianesimo Essa celebra la risurrezione di Gesù che, secondo le Scritture, è avvenuta nel terzo giorno successivo alla sua morte in croce.La data della Pasqua, variabile di anno in anno secondo i cicli lunari, determina anche la cadenza di altre celebrazioni e tempi liturgici, come la Quaresima e la Pentecoste. La Pasqua cristiana presenta importanti legami ma anche significative differenze con la Pasqua ebraica. La Pasqua ebraica, chiamata Pesach (pasa’, in aramaico), celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo.La parola ebraica pesach significa “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34).

La Pesach indica quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani e l’inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa. Gli ebrei che vivono entro i confini dell’antica Palestina celebrano la Pasqua in sette giorni. Durante la festa un ebreo ortodosso deve astenersi dal consumare pane lievitato e sostituirlo con il pane azzimo, come quello che consumò il popolo ebraico durante la fuga dall’Egitto; per questo motivo la Pasqua ebraica è detta anche ‘festa degli azzimi’. La tradizione ebraica ortodossa prescrive inoltre che, durante la Pasqua, i pasti siano preparati e serviti usando stoviglie riservate strettamente a questa ricorrenza.Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Pasqua cristiana è quindi la chiave interpretativa della nuova alleanza, concentrando in sé il significato del mistero messianico di Gesù e collegandolo alla Pesach dell’Esodo. Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

Quest’ultimo significato si ricava leggendo uno dei più importanti pensatori ebraici: Filone d’Alessandria scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche il significato allegorico di purificazione dell’anima. La Pasqua ebraica può essere intesa anche come attesa per il Messia, come ad esempio attesta il Targum Exodi, che descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: la creazione, il sacrificio di Isacco il Passaggio del Mar Rosso e infine la venuta del Messia e la fine del mondo.La Pasqua è la festività cristiana che ricorda la risurrezione di Gesù, con l’instaurazione della Nuova alleanza e l’avvento del Regno di Dio. Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna (dal greco antico patein, παθείν, pàthos) racchiude quindi in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita. La Pasqua si completa con l’attesa della Parusia, la seconda venuta, che porterà a compimento le Scritture.  I cristiani hanno trasferito i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, seppur con significativi cambiamenti, che le hanno dato un volto nuovo. Le sacre scritture hanno infatti un ruolo centrale negli eventi pasquali: Gesù, secondo quanto è stato tramandato nei Vangeli, è morto in croce nei giorni in cui ricorreva la festa ebraica; inoltre, questo evento venne visto dai primi cristiani come la realizzazione di quanto era stato profetizzato sul Messia. Questo concetto viene ribadito più volte sia nella narrazione della Passione, nella quale i quattro evangelisti fanno continui riferimenti all’Antico Testamento, sia negli altri libri del Nuovo Testamento, come nella prima lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.”

L’accento si pone dunque sull’adempimento delle sacre scritture, per cui i giudeo-cristiani, pur continuando a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero immediatamente spogliarla del significato di attesa messianica, per poi superare anche il ricordo dell’Esodo, per rivestirla di nuovo significato, cioè la seconda venuta di Cristo e il ricordo della Passione e risurrezione

Il passaggio sembra essere chiaramente avvertito già da Paolo, quando, nella prima lettera ai Corinzi, scrive “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e verità”
Alla Pasqua settimanale, la domenica, si aggiunse quindi anche la Pasqua annuale, il giorno più importante dell’anno, celebrato dai discepoli con la consapevolezza sempre più forte di aver istituito una festa nuova con nuovi significati: è un evento straordinario, dove il bene trionfa sul male grazie a Gesù che, morto crocifisso, risorge infine dai morti.

Domenica delle Palme. ( Inizio Settimana santa )

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di , 9 aprile 2014

scansione0001Nel calendario liturgico cattolico la Domenica delle Palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la settimana santa ma non termina la Quaresima, che finirà solo con la celebrazione dell’ora nona del giovedì santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina si darà inizio al Sacro Triduo Pasquale. Nella forma ordinaria del rito romano essa è detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). Nella forma straordinaria la domenica di Passione si celebra una settimana prima, perciò la Domenica delle Palme è detta anche Seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15). La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi intorno, e agitandoli festosamente gli rendevano onore. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Qui giunti continua la celebrazione della Messa con la lunga lettura della Passione di Gesù. [1]Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico e del popolo. In questa Domenica il sacerdote, al contrario di tutte le altre di Quaresima [2] (tranne la quarta in cui può indossare paramenti rosa) è vestito di rosso. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti e persone amiche. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate (come i parmureli diBordighera e Sanremo in Liguria), che vengono scambiate fra i fedeli in segno di pace. Queste palme intrecciate, in genere di colore giallo, sono vendute ai fedeli vicino alle chiese. Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo, di cui nei vangeli non si parla, siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”). Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate. S.hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell’Egitto. In Occidente questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo. Dal punto di vista iconografico, l’Entrata di Gesù in Gerusalemme ha ispirato nel corso dei secoli i più grandi pittori e artisti di ogni tempo. Nella nostra Murano, presso la Chiesa Parrocchiale di S.Pietro Martire si può ammirare nel corridoio antistante la sacrestia, una tela del pittore settecentesco di origine bellunese Gaspare Diziani. L’Opera di egregia fattura anticamente proveniente dalla Chiesa di S.Maria degli Angeli raffigura l’ingresso di Gesù in Gerusalemme a cavallo di un’asino attorniato dalla folla festante e dai suoi discepoli che stendono mantelli e agitano fronde di palma e di ulivo. Indubbiamente accanto a lui mischiati tra la gente, sono stati raffigurati i committenti dell’opera dei quali non si conosce il nome. Sullo sfondo sono rappresentate le mura merlate di Gerusalemme con un’entrata ad arco e i torrioni, di cui quello centrale sormontato da una cupola dal gusto orientale.

Il segno che siamo vicini al Signore è il prendersi cura del prossimo

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di , 18 marzo 2014

papaCome possiamo capire se siamo vicini al Signore o meno? Papa Francesco nel corso della riflessione mattutina in Casa Santa Marta ha illustrato quali sono i segni che indicano al cristiano se ha effettivamente incontrato il Signore, se sta camminando nel solco tracciato da Gesù oppure se sta seguendo la propria strada ma non quella del Signore.

“La pietra di paragone” spiega Papa Francesco “il segno che noi ci siamo avvicinati al Signore” è la capacità di “avere cura del prossimo: del malato, del povero, di quello che ha bisogno, dell’ignorante“. Le Scritture dicono infatti “soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” ma per vedere chi è il nostro prossimo, per riuscire a vedere chi sono i bisognosi dobbiamo svestirci dell’ipocrisia.

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Vangelo? Se ne discute al Pub.

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di , 18 marzo 2014

francescaniSan Francesco diceva: ‘Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole’.

Frati al pub per evangelizzare i giovani. L’idea di riunirsi in un locale serale per parlare di Gesù, Francesco e del Vangelo è un esperimento che si va diffondendo sempre più tra i frati francescani. In tutta Italia si segnalano iniziative diverse ma accomunate dalla volontà di trascinare verso la Chiesa anche giovani e giovanissimi spesso poco attratti dalla catechesi tradizionali.

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