Prima Lettura (Is 35,4-7a) Si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto
Salmo Responsoriale (Sal 145) Loda il Signore, anima mia.
Seconda Lettura (Gc 2,1-5) Dio non ha forse scelto i poveri per farli eredi del Regno?
Vangelo (Mc 7,31-37) Fa udire i sordi e fa parlare i muti.
Effatà! Apriti! – Questa la parola chiave di apertura della nostra comunicazione con Dio e con l’Uomo. Dio vuole con l’Uomo una piena comunicazione, con tutti i sensi e in tutti i sensi. Vuole che lo si ascolti, gli si parli, lo si veda, lo si tocchi, lo si odori attraverso la Parola e i segni sacramentali della sua Chiesa, dal Battesimo, alla Riconciliazione, dalla Confermazione alla Eucarestia, dal Matrimonio all’Ordine per concludere con l’Unzione degli Infermi per richiamare anche nell’estremo i segni dell’inizio della vita sacramentale con il Battesimo. Il Dio della Rivelazione, della Incarnazione, è un Dio della comunicazione, non è un Dio idolo che non risponde se non con un soliloquio dell’uomo, ma è un Dio che si apre, che si mette in dialogo, che si mette anche in discussione con l’Uomo perché sappia capirlo ed amarlo anche con la libertà della ragione umana. Dio, come contropartita a questa sua piena disponibilità di comunicazione, chiede all’Uomo di avere la capacità, pur nei suoi limiti antropologici, di “aprire” le porte del suo cuore, della sua mente, della sua passione a Cristo suo Figlio, quale sua proposta per la partecipazione dell’Uomo alla sua vita divina eterna. “Non c’è peggior sordo di chi non voglia ascoltare”, e oggi purtroppo noi viviamo in questa relazione per cui nonostante i tanti segni inviati da Dio con difficoltà l’Uomo sa accettare la sua limitatezza umana e cerca con ogni mezzo di costruirsi la mitica torre di Babele per sentirsi ogni giorno più Dio, sempre più onnipotente, sia nelle piccole cose della quotidianità che nelle grandi espressioni collettive umane e religiose. Poi quando si trova nel fango, nella disperazione, nella incapacità di risollevarsi dalla sua nullità, insomma si accorge di essere “umano”, solo allora si trova ad esclamare la parola “Dio” in un atto di implorazione e disperazione, di richiesta di aiuto, di ripristinare quella comunicazione che la propria superbia aveva dimenticato e annullato. E quell’aprirsi a Dio, nella disperazione ma anche nel suo riconoscere che senza Lui nulla gli è possibile, la relazione non diventa più di massa, collettiva, ma diventa intima, personale, lontana dal vociare della società, per riscoprire tutta la profondità e capacità d’amore che Dio ha verso l’Uomo.
Prosegui la lettura 'La Parola della Domenica'»