Un anno dalla visita Pastorale

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di , 21 gennaio 2012

Un anno dalla sosta del Patriarca Angelo a Murano

Un anno fa abbiamo vissuto un’esperienza importante di vita comunitaria e di storia delle nostre comunità cristiane di Murano, la sosta in mezzo a noi del Patriarca Angelo e del vescovo ausiliare Beniamino. In questi mesi tutto è cambiato per loro e per noi tutti. Ciò che rimane sono le parole che essi ci hanno lasciato e che dovremmo meditare di più.  Abbiamo cercato di farlo giovedì scorso, vedendo assieme il DVD che riassumeva questo evento, con dispiacere devo dire che eravamo troppo pochi. Certamente continueremo a meditare le parole di questi che sono stati i nostri pastori. Lo faremo proprio perché le loro parole sono indicazioni preziose per continuare il cammino della fede, per essere spronati a vivere con più verità il nostro essere comunità, e per affrontare con coraggio le sfide che la realtà del mondo oggi ci presenta. Sfide che sono tutte presenti nella nostra isola e che come cristiani no possiamo dare per scontate. Lasciamo che queste parole del Patriarca Angelo ( pronunciate all’assemblea pastorale), ci facciano riflettere:

“Nella comunità civile parliamo di individuo e società : la Chiesa invece non è una serie di individui, tutti uguali: la Chiesa è una comunione di persone, è una famiglia nuova, è una nuova parentela. Ecco la risposta al tema della conversione: nel passaggio dalla convenzione alla convinzione, si sente il bisogno di un soggetto che viva così. Il progetto poi si dipana da sé. Mi spiego: se io per vivere di Cristo, devo capire cosa c’entra Cristo con alzarmi ogni mattina, con l’andare a lavorare, col rapportarmi a mio marito, con il tirar su i miei figlioli, coll’affrontare le loro fragilità, le mie ecc. ecc, se io vedo e trovo in Gesù il punto di riferimento, tutto questo trasforma il mio io e io poi affronto la vita di tutti i giorni tendendo a rispondere al bisogno di tutti, e, dopo, viene fuori il progetto. Noi uomini non siamo Dio, non siamo onnipotenti, non conosciamo le circostanze prima, i fatti prima, li conosciamo dopo: solo Dio li conosce prima. Quindi la nostra vita è un disegno che noi non abbiamo in mano; ma lentamente il Padre fa diventare disegno il nostro schizzo, ce lo lascia conoscere e, come un disegno buono, questo ci accompagna verso la pienezza del Paradiso, dello stare sempre con il Signore, quindi meno ossessionati dal progetto. Ecco cosa vuol dire liberi dall’esito: meno ossessionati dal progetto e più preoccupati dalla verità cristiana dell’io, dal senso Cristiano della vita , della verità e della bellezza, della nostra appartenenza reciproca in Cristo che rende la nostra comunità visibile, ben documentabile, che si propone alla libertà di tutti come un occasione per il compimento del desiderio di felicità che uno si porta nel cuore. Capite? “

La Parola della Domenica

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di , 21 gennaio 2012

Prima Lettura (Gn 3,1-5.10) I Niniviti si con- vertirono dalla loro condotta malvagia.
Salmo Responsoriale (Sal 24) Fammi conoscere, Signore, le tue vie.
Seconda Lettura (1Cor 7,29-31) Passa la figura di questo mondo.
Vangelo (Mc 1,14-20) Convertitevi e credete al Vangelo.

Giona è chiamato a predicare la conversione nella città pagana  di Ninive.  La sua opera, voluta dal Signore, è efficace:  gli abitanti si convertono e Dio, abbandonati i propositi di  punizione, guarda con misericordia le loro opere.  Anche i  cuori malvagi di quegli uomini, tra i quali il richiamo di Dio è  arrivato inatteso e attraverso un uomo all’inizio neppure  troppo convinto della sua missione, si aprono al bene: la salvezza  di Dio è per tutti.  I nostri orizzonti devono aprirsi, accettare  che Dio entri nella nostra vita di sua iniziativa, capovolga  le nostre aspettative, ci chiami a cambiare radicalmente  le nostre prospettive. 
Ed ecco le vie del Signore invocate nel Salmo: misericordia, amore, bontà, giustizia sono i sentieri su cui ciascuno  di noi deve camminare sulle “orme” del Signore.  Senza starci a pensare troppo, però: l’urgenza del porsi sulla strada di Dio deve coinvolgere ciascuno di noi,  come ci ricorda Paolo.  Siamo sempre troppo dubbiosi, lenti, pigri, ancorati alle nostre sicurezze e abitudini.  Ma c’è una “buona notizia”, e Gesù comincia a proclamarla a tutti in un momento difficile, dopo l’arresto di  Giovanni.  Dio si è avvicinato all’uomo e ha un progetto: questa è già una notizia!  Ma chiede qualcosa anche  a coloro che la ascoltano: “convertitevi e credete nel Vangelo”; Dio all’inizio ci chiede di girare lo sguardo verso  di lui, di porci in ascolto della Buona Notizia, di crederci. 

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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

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di , 21 gennaio 2012

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 18-25 gennaio 2012
“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (1 Cor 15, 51-58)

La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l’efficacia della preghiera in comune per l’unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando. Ogni cristiano battezzato nella morte e resurrezione di Cristo comincia un cammino di trasformazione. Morendo al peccato e alle forze del male, i battezzati cominciano a vivere una vita di grazia. Questa vita di grazia permette loro di sperimentare concretamente la potenza della resurrezione di Gesù, e l’apostolo Paolo li esorta: “[… l siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto” (l Cor 15,58). Qual è, dunque, l’opera del Signore? Non è forse l’edificazione del Regno di giustizia e di pace? Non è forse la vittoria sulle forze del peccato e sulle tenebre per la potenza dell’amore e della luce della verità? Nella vittoria Gesù Cristo nostro Signore, a tutti i cristiani viene data la capacità di indossare le armi della verità e dell’amore e di superare tutti gli ostacoli che impediscono la testimonianza del Regno di Dio. Nonostante ciò, un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l’ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la koinonia nel corpo di Cristo? La preghiera per l’unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore.

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A cosa serve l’adorazione eucaristica?

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di , 21 gennaio 2012

Nei vangeli, ad un certo punto, si presenta Satana nel deserto che cerca di mettere alla prova Gesù; lo condusse con sé su un monte e gli mostrò tutti i regni del mondo e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai”. Satana vuole essere adorato. Noi non siamo qui sulla terra per fare gli idolatri, il Signore non ci ha dato la vita per andare ad adorare chi non ha potere. Il nemico sicuramente può crearci qualche ostacolo, metterci addirittura alla prova , oppure insinuare qualche tentazione piccola o grande. Se noi rimaniamo incardinati in Cristo, Cristo non permetterà che noi cadiamo, nella vita dei Santi, si nota che se il Signore permette una prova, questa è nella misura in cui serve, perché la fede deve essere affinata, cioè provata. Noi siamo su questa terra, perché tutti siamo chiamati alla santità e tutti dobbiamo rispondere a questa chiamata, anche se ci costa fatica dobbiamo arrivarci a qualunque sacrificio. La preghiera di adorazione significa innanzitutto questo: “Riconoscere che il Signore è l’unico vero Dio”. Soltanto di fronte a Gesù Eucaristia noi ci inginocchiamo, solo di fronte a Lui mettiamo la testa giù, perché veramente vogliamo ricordare a noi stessi, che non siamo nulla e che Lui è tutto. Noi nel prostrarci di fronte a Dio, inginocchiandoci e chinandoci diciamo con quei gesti, che c’è un nostro riconoscere che solo Lui ha potere sopra di noi. Durante l’adorazione, il Signore ci riempie di carica vitale, di forza, di gioia, stare con lui non è tempo perso, a volte non lo sappiamo quello che Dio fa per noi in quell’ora di adorazione ma è certo che non usciremo a mani vuote… dopo un’ora esci che sei completamente trasformato, non te ne accorgi subito, perché la sensibilità spirituale si acquisisce un po’ alla volta. Il Signore risveglia i suoi doni, i suoi carismi, stando in adorazione, si acquistano benefici spirituali, all’inizio potremmo anche non percepire fisicamente e spiritualmente i benefici, ma ci sono senz’altro.

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Educare i giovani alla giustizia e alla pace…

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di , 14 gennaio 2012

Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della XLV giornata mondiale della pace
“educare i giovani alla giustizia e alla pace”

… È questa la domanda fondamentale da porsi: chi è l’uomo? L’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita – perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Riconoscere allora con gratitudine la vita come dono inestimabile, conduce a scoprire la propria dignità profonda e l’inviolabilità di ogni persona. Perciò, la prima educazione consiste nell’imparare a riconoscere nell’uomo l’immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano e aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità. Non bisogna dimenticare mai che « l’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione », inclusa quella trascendente, e che non si può sacrificare la persona per raggiungere un bene particolare, sia esso economico o sociale, individuale o collettivo. Solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà.. Per esercitare la sua libertà, l’uomo deve dunque superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso.

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La Parola della Domenica

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di , 14 gennaio 2012

Prima Lettura  (1Sam 3,3-10.19) Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo Responsoriale  (Sal 39) Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Seconda Lettura  (1Cor 6,13-15.17-20) I vostri corpi sono membra di Cristo.
Vangelo  (Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Il filo conduttore delle letture di questa domenica è centrato sulla chiamata personale del Signore verso ognuno di noi. Tutti noi siamo stati chiamati a una “vocazione” da realizzare nella nostra vita di tutti i giorni. In esse sono ricorrenti, anche se non sempre esplicitati, tre verbi: chiamare, ascoltare, rispondere. Ascoltare è ricevere la propria identità, per scoprirci, per conoscerci, per ringraziare, è saper rispondere per essere capaci di dire quel “si” incondizionato, come fece Maria rispondendo all’angelo dicendo: “avvenga di me quello che hai detto”. Ma cos’è la vocazione, come riconoscerla? Quando rispondi sì, si prova in se stessi un senso di pienezza che altrimenti non si avverte. E’ sentire la presenza del Signore per realizzare la nostra missione nella vita e sperimentare la pienezza nel tempo, sulla base delle scelte fatte. La prima lettura ci mette in guardia dal sottovalutare le scelte di Dio, egli infatti dimostra la sua fiducia nei confronti di un bambino e si rivolge a lui, non al sacerdote. Eli però sa riconoscere la presenza di Dio e lo guida all’ascolto e alla sequela del Signore. Saper distinguere, saper guidare, saper dare fiducia sono le cose che ci invita a fare questa lettura: ma noi abbiamo fiducia di quelli che ci stanno vicini? Anche nel Salmo 39 troviamo l’atteggiamento della chiamata, il chinarsi di Dio, come dire che ognuno di noi è capace di ascoltare l’altro soltanto se si china su di lui, se si prende cura di lui, se ha compassione e misericordia, se si spende per l’altro. Quindi la risposta “io desidero fare la tua volontà”.

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Ad un anno dalla Visita Pastorale

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di , 14 gennaio 2012

Ad un anno dalla Visita Pastorale: Giovedi’ 19 Gennaio alle ore 21.00 in sala San Gerardo ripercorreremo i momenti più significativi dell’incontro con il Patriarca Angelo.

Raccogliamo l’invito a partecipare agli Esercizi spirituali

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di , 14 gennaio 2012

Siate santi: costruite su Gesù l’edificio della vostra esistenza (Benedetto XVI, Venezia 8 Maggio 2011)

  • 20 – 22 Gennaio:  Giovani e adulti 
    - Per i giovani (dai 18 anni) e gli adulti che desiderano incontrare il Signore nel contesto ecclesiale variegato per condizioni di vita e di età
  • 3 – 5 Febbraio:  Giovanissime e giovanissimi (doppio percorso)
    - Alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori sono offerti corsi differenziati, in contemporanea e con momenti comuni, perché, nell’incontro con il Signore, emerga la peculiarità e la ricchezza dell’essere donne/ uomini
  • 24 – 26 Febbraio:  Giovani (dai 18 anni)
  • 27 – 29 Febbraio:  Adulti e giovani
    -
    Per quanti, liberi da impegni di lavoro per condizione di vita o per età, possono disporre del loro tempo anche in giorni feriali e desiderano intraprendere con rinnovata profondità il cammino della Quaresima
  • 9 – 11 Marzo:  Giovani
    … con “il mio ragazzo”/ con “la mia ragazza”
  • 23-25 Marzo:  Sposi
    (potranno essere accolte anche alcune famiglie con figli piccoli)
  • 13 – 15 aprile:  Sposi con figli**
  • 27  Aprile – 1 Maggio Giovani e adulti  (Il corso è in completo silenzio )
  • 11 – 13 Maggio:   Sposi con figli (**)
  • 18 – 20 Maggio: Sposi con figli (**)

(**) Per gli sposi che desiderano vivere l’esperienza assieme ai propri figli; in questi tre corsi sarà assicurato un servizio di assistenza e di animazione per i bambini e i ragazzi.

“Se gli Esercizi sono stati per voi un dono, parlatene a qualche amico/a, perché il bene che avete ricevuto possa dilatarsi anche ad altri. Lo avete direttamente sperimentato anche voi: non c’è canale più efficace dell’invito, convinto e discreto, che passa da persona a persona. ” (Card. Marco Cè)
“…Entrate nella pace, uscirete nella gioia” …

Raccolta per Betania

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di , 14 gennaio 2012

Domenica 22 genaio, domenica speciale della caritá. Cosa portare? Solo Alimentari in scatola (piselli, fagioli, tonno, olio, ecc.), coperte, vestiti e intimo uomo solo in buono stato (puliti da non controllare)

Festa diocesana della Famiglia

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di , 14 gennaio 2012

Festa diocesana della Famiglia, con mons. Beniamino Pizziol, 15 Gennaio alle ore 15.30 a S.Marco

A presiedere la celebrazione eucaristica interverrà l’amministratore apostolico del Patriarcato mons. Beniamino Pizziol. “Gli sposi e la famiglia, testimoni dell’amore di Dio per gli uomini” è il motto che accompagnerà tale iniziativa organizzata come sempre dalla Pastorale diocesana per gli sposi e la famiglia. Durante la messa tutti gli sposi presenti rinnoveranno le loro promesse coniugali e poi ci sarà anche, per la diciottesima volta, il rito della consegna della Bibbia da parte del vescovo alle famiglie che l’hanno richiesta e per sottolineare il ruolo centrale che assume nella vita della famiglia stessa (sono circa duemila, tra l’altro, le coppie che l’hanno ricevuta in questi anni). E al termine della celebrazione, com’è tradizione, il vescovo regalerà inoltre dei sacchetti di caramelle ai numerosi bambini e ragazzi presenti.

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