VI Domenica di Pasqua

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di , 9 Maggio 2015

PasqA6-w2Letture: At 10,25-26.34-35.44-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17

Tutto si risolve solo nell’amore
«In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui». Un tempo molti pensavano che la salvezza fosse ‘meritata’ dalle opere compiute. S.passava la vita ad acquistare meriti per assicurarsi il paradiso. E molti altri, tra i quali il nostro fratello Martin Lutero, leggendo in modo attento le Sacre Scritture, ci hanno fatto comprendere che la verità non era esattamente questa. «A nulla valgono le opere – dicevano –; ci si salva solo mediante la fede». Abbiamo impiegato un po’ di tempo, con dispute infinite e con divisioni laceranti, e alla fine abbiamo ammesso che doveva essere proprio così. Ma abbiamo cambiato solo il vocabolario, non la comprensione della questione. Molti continuano a pensare la fede come ad un’opera. Tant’è che si diceva – e si dice ancora – «Io ho la fede, e dunque mi salvo; ma che ne sarà di coloro che non hanno la fede?

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L’Adorazione Eucaristica Permanente

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di , 22 Aprile 2012

Sono ormai 2 anni che ogni settimana nelle nostre comunità, assieme alla Messa quotidiana, viviamo L’adorazione Eucaristica. Questa esperienza singolare di preghiera personale e nello stesso comunitaria è una opportunità per vivere la nostra fede e sostenerla nella quotidianità così convulsa e frettolosa che viviamo. Però c’è qualcosa che non capisco: Perché qualcuno ha paura di fermarsi davanti all’Eucarestia? Perché tanti di noi non decidono di darsi questo tempo di sosta rigenerante davanti al Signore Gesù Cristo vivo nel Pane consacrato? Forse c’è la paura che stare un po’ di tempo davanti al Santissimo Sacramento sia tempo perso? Forse pensiamo che pregare sia solo per preti e suore, i fedeli hanno tante cose da fare. Ma pregare è una delle dimensioni importanti dell’esperienza del discepolo, del credente. Diciamo di avere fede, di pregare, eppure questa esperienza la lasciamo in disparte: Chiediamoci come mai?

Oggi, comunque, è importante riscoprire il senso dell’adorazione eucaristica: la realtà del “sacramento permanente”, l’Eucaristia, termine della nostra adorazione personale e comunitaria. Si tratta di tener vive le realtà della celebrazione e dell’adorazione. L’adorazione è prolungamento del momento celebrativo e preparazione ad esso e la celebrazione eucaristica è, come ci ricorda Benedetto XVI, il più grande atto di adorazione della Chiesa. I genitori, i parroci e i catechisti aiutino soprattutto i bambini che in diocesi si stanno preparando a ricevere la prima santa Comunione a valorizzare il momento della comunione eucaristica. Quegli istanti che precedono e seguono l’incontro sacramentale con Gesù devono essere vissuti in spirito di vera adorazione, silenzio e raccoglimento interiore ed esteriore. Ricordiamo, infine, la perenne attualità del monito di sant’Agostino: “Nessuno mangia questa carne se prima non l’ha adorata” (Enarrationes in psalmos, 98,9). ” (dall’omelia del Giovedì San- to del Patriarca Francesco). Non abbiamo paura di Gesù, non temiamo di “perdere” un po’ di tempo con Lui, sarà un tempo guadagnato. Vivere l’adorazione Eucaristica è lasciare che Gesù parli al nostro cuore e rispondere a Lui con la nostra umanità. Usciremo dalla preghiera consolati, rinvigoriti e sostenuti nel riprendere il cammino della quotidianità. (Don Carlo)

La Parola della Domenica

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di , 22 Aprile 2012

3ª di Pasqua
Prima Lettura (At 3,13-15.17-19) Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato
Salmo Responsoriale (Sal 4) Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.
Seconda Lettura (1Gv 2,1-5) Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo.
Vangelo (Lc 24,35-48) Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Il nucleo del messaggio di questa terza domenica pasquale lo troviamo nel vangelo. “Le profezie dovevano avverarsi”. Cioè, tutto quello che era stato scritto nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi, circa il Messia, le sue sofferenze e la sua morte, doveva trovare pieno compimento in Cristo (Vangelo). Nella prima lettura, Pietro mostra la continuità tra il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe e il Dio che ha glorificato Gesù. Nessuna interruzione tra le promesse fatte da Dio e la realtà attuale; al contrario: un compimento esatto e perfetto del piano di Dio, del suo patto d’amore con gli uomini portato fino all’amore estremo (prima lettura). Grazie alla morte di Gesù e alla sua resurrezione abbiamo il perdono dei peccati. Egli è “vittima di espiazione per i nostri peccati” ci dice san Giovanni (seconda lettura). Lì dove si annuncia il mistero di Cristo, il mistero della sua morte e della sua resurrezione, si deve annunciare il perdono dei peccati e la necessità della conversione. In questa domenica leggiamo il testo del secondo discorso di Pietro, nel quale l’apostolo annuncia la resurrezione del Signore. La resurrezione di Gesù ci dice che Dio è fedele alle sue promesse. La resurrezione è il culmen verso il quale tendeva dall’inizio la storia della salvezza, si tratta del compimento pieno della rivelazione divina di Dio e del suo amore, e la liberazione definitiva prefigurata nella liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Nel vangelo, san Luca dice che Cristo risorto “aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture”. “Aprire la mente” significa comprendere che tutta la storia d’Israele trova il suo significato quando culmina nella passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. Abramo e Mosè, David e i profeti, la speranza e l’esilio, a ogni cosa è assegnato il giusto posto e tutto si inquadra, alla luce del mistero pasquale di Cristo. Dio ha realizzato tutto il suo piano di salvezza e l’ha compiuto in un modo misterioso che va oltre tutti i nostri calcoli umani. Dio che aveva fatto l’uomo per amore, vuole restituire all’uomo la vita che questi aveva perso col peccato. Dio. Per realizzare quest’opera di redenzione, di restaurazione, sceglie una strada lunga e penosa: la sua incarnazione, la sua nascita, la sua vita, la sua passione, morte e resurrezione. Perciò, che la fedeltà di Dio alle sue promesse e il suo amore per l’uomo sia ciò che ci dà sicurezza durante il tragitto. Il Signore non ci ha abbandonati.

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Una domenica di festa

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di , 25 Marzo 2012

E’ una domenica speciale quella che viviamo oggi.  Il Patriarca Francesco entra in Diocesi e diviene  il Pastore di questa parte di Chiesa Cattolica che sta in Venezia.  Vogliamo esprimere la nostra gioia  pregando oggi per lui, perché il Signore lo accompagni in questa nuova chiamata e lo sostenga  con il suo Spirito.  Siamo contenti che il Signore abbia scelto lui come Padre e Guida di questa Comunità  e desideriamo incontrarlo anche qui a Murano.  Vogliamo fin d’ora esprimere tutta la nostra disponibilità verso di Lui e assicurargli che ascolteremo  con fiducia ciò che ci inviterà a vivere e a realizzare per diventare sempre più autenticamente  discepoli del Signore.  Allora con tutto il cuore diciamo…  “Benvenuto Patriarca Francesco”.

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2012

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di , 3 Marzo 2012

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)

(continua)  1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello. Il primo elemento è l’invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein, che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc 12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell’occhio del fratello (cfr Lc 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l’apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell’altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell’amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell’altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Lett.enc. Populorum progressio [26 marzo 1967], n.66)

Continuiamo a leggere il messaggio del Papa, rinnovo l’invito ad inviare le proprie riflessioni dalla meditazione e dalla preghiera [ Don Carlo]

La Parola della Domenica

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di , 18 Febbraio 2012

7ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura  (Is 43,18-19. 21-22. 24-25) Per amore di me stesso non ricordo più i tuoi peccati.
Salmo Responsoriale  (Sal 40) Rinnovaci, Signore, con il tuo perdono.
Seconda Lettura  (2Cor 1,18-22) Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».
Vangelo  (Mc 2,1-12) Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

Il “sì, sì” di Dio ci spiazza. Scrive Paolo ” Solo il sì vi è stato in lui”, la parola di Cristo che monda, che libera, che cancella ogni negatività annidata nel pensiero umano, quella negatività che chiamiamo peccato. L’emblema del pensare negativo dell’uomo vecchio sono gli Scribi dell’episodio evangelico, i quali tacciano Gesù di bestemmiatore in quanto rimette i peccati. Il paralitico è, viceversa, in un classico paradosso evangelico, l’emblema dell’uomo che si pone alla ricerca della buona novella, che pur segnato da gravissimi limiti non solo bussa alla porta perché gli sia aperto, ma addirittura fa scoperchiare il tetto della casa per avvicinarsi al Cristo! Il paralitico sul suo lettuccio non è paralizzato dalla difficoltà di farsi strada, egli va al di là del suo limite umano perché è toccato dal desiderio. Desiderio di che? Di diventare libero. Il paralitico avrà la sua risposta: Cristo lo affranca, dai suoi peccati e dalla sua malattia, quasi un’endiadi nell’idea ebraica. Perché questo è il ruolo di Dio da sempre: ” Sono io che devo cancellare le tue colpe e non ricordarmi dei tuoi peccati” secondo Isaia, il Dio che accoglie e che perdona. Si definisce così nelle letture di oggi quello che è il disegno di salvezza del Dio della Bibbia, per il suo popolo e per ciascuno di noi: all’uomo è chiesto un atto di volontà, uno scatto di volontà sorretto dalla speranza, per andare verso Dio, per andare verso Cristo nel quale tutte le promesse di Dio hanno ” il loro sì”.

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Natale: il dono di una vita da custodire

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di , 24 Dicembre 2011

“La nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero!  Lo sanno bene i genitori  che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano.  A tutti noi è capitato di sentir  dire a un papà e a una mamma: “Questo bambino è un dono, un miracolo!  “.  In effetti, gli esseri  umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza,  intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il “segno” per eccellenza  del Creatore e Padre che è nei cieli.  Quant’è importante, allora, che ogni bambino, venendo  al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia!  Non importano le comodità esteriori: Gesù è  nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe  gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati.  Di questo hanno bisogno i  bambini: dell’amore del padre e della madre.  E’ questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita,  permette la scoperta del senso della vita.  La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato  molte prove, come quella – ricordata nel Vangelo secondo Matteo – della “strage degli innocenti”,  che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto (cfr 2,13-23).  Ma, confidando nella  divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena  e una solida educazione… .  ” (Papa Benedetto XVI, Angelus Natale 2010)  Questa riflessione di Papa Benedetto ci aiuta a comprendere il dono meraviglioso che ogni  Natale ci viene a offrire cioè il dono di una speranza che non viene meno.  La vita di ciascuno  di noi, come quella di Gesù si realizza all’interno di una famiglia che diviene il luogo concreto  del suo incontro con il mondo.  E’ proprio a tutte le Famiglie di Murano che anche quest’anno desidero rinnovare i miei auguri  di Buon Natale.  Desidero farmi vicino a tutte le famiglie in particolare alle tante che stanno  soffrendo per diversi motivi e annunciare che Gesù, che viene in mezzo a noi, porta una luce  vera per poter essere sostenuti e accompagnati nel cammino.  Egli solo ci dà quella Parola che fa verità dentro alle divisioni o  alla incomprensioni, alle sofferenze e dolori, alle esperienze  belle e gioiose.  Vi invito a non aver paura ad accogliere il Dio  fatto uomo, dentro alla vita di ciascuno di noi, ma in modo particolare  dentro alle nostre famiglie, luogo concreto dove Dio  stesso ha voluto nascere.  Gesù infatti nasce nella famiglia di  Nazareth, dove Maria e Giuseppe l’hanno cresciuto ed educato  all’umanità.  Prego il Dio bambino perché le nostre famiglie siano luoghi  concreti di educazione ad una vita autentica, dove la persona,  illuminata dalla fede in Gesù Cristo, impara i valori profondi, in  modo speciale l’Amore gratuito. 

Tanti auguri di un buon Natale e di un nuovo anno colmo di speranza
Don Carlo, Don Francesco , Don Eustachio, Herman

Festa della dedicazione delle nostre Chiese

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di , 29 Ottobre 2011

Domum Dei decet sanctitudo: Sponsum eius Christum adoremus in ea (invitatorio di Mattutino). Il pensiero liturgico del giorno è precisato in questa formula invitatoriale. “Deve essere santa la casa di Dio: in essa adoriamo il Cristo, suo Sposo”. Che mistero è questo di una casa, che nello stesso tempo è sposa? Sono sante le nostre Chiese per l’appartenenza a Dio, per la celebrazione del Sacrificio, per le preghiere e le lodi che vi si offrono all’ospite divino. Per un titolo più valido di quello che potevano vantare l’antico tabernacolo e il tempio, la dedicazione le ha separate da tutte le case degli uomini ed esaltate sopra tutti i palazzi della terra. La sublime funzione della dedicazione delle chiese come pure la festa che ne perpetua il ricordo, non si arrestano al santuario costruito con le nostre mani, ma si elevano a realtà viventi e più auguste. La gloria principale del nobile edificio è simboleggiarne la grandezza. Il mistero della dedicazione.
Dio ha un solo santuario degno di lui: la sua vita divina, il tabernacolo di cui è detto che egli si circonda (Sal 17,12) quando curva i cieli (ivi 10) rende fitte le tenebre (ivi 12) agli occhi mortali, luce inaccessibile (1Tm 6,16) in cui abita nella sua gloria la tranquilla Trinità. Nondimeno, o Dio altissimo, ti degni comunicare alle anime nostre questa vita divina, che i cieli non possono contenere (3Re 8,27) e meno ancora la terra, e fai gli uomini partecipi della tua natura (2Pt 1,4). … Il tempio di Dio è santo, diceva l’Apostolo, e il tempio siete voi, tempio è il cristiano, tempio è l’assemblea cristiana.
Poiché Gesù Cristo chiama tutta l’umanità a partecipare della sua pienezza (Gv 1,16; Col 2,10), l’umanità a sua volta completa Cristo (Ef 1,23). Essa fu ossa delle sue ossa, carne della sua carne (Gen 11,23), un corpo solo (Ef 6,30), formando con lui l’ostia, che deve eternamente bruciare sull’altare dei cieli nel fuoco dell’amore; in quanto poi è la pietra d’angolo, su essa sono poste altre pietre viventi (1Pt 2,4-7): l’assemblea dei predestinati, che sotto la cura degli architetti apostolici (1Cor 3,10) sorse tempio santo del Signore (Ef 2,20-22). Così la Chiesa è la Sposa e per Cristo e con Cristo è casa di Dio. Lo è in questo misero mondo in cui si tagliano, nella fatica e nella sofferenza, le pietre elette, che saranno poi poste nel luogo previsto dal disegno di Dio (Inno di Vespro). Lo è nella felicità del cielo, dove il tempio eterno si accresce di ogni anima partita di quaggiù, in attesa che, compiuto con l’arrivo del nostro corpo immortale, sia dedicato dal nostro grande Pontefice, nel giorno della inimitabile dedicazione che chiuderà i tempi (1Cor 15,24): consegna solenne del mondo riscattato e santificato al Padre che gli diede il proprio Figlio (Gv 3,16), a Dio divenuto tutto in tutti (1Cor 15,28).
… Allora la profezia di san Giovanni, il prediletto, sarà realizzata: Ho veduto la città santa, la nuova Gerusalemme, che discendeva dai cieli, ornata come una sposa per lo sposo e ho udito una gran voce che veniva dal trono e diceva: Qui è il tempio di Dio (Ap 21,2.3). In questa domenica così importante celebriamo anche la tradizionale festa dei lustri di matrimonio La parrocchia è lieta di celebrare questa ricorrenza perché il sacramento del matrimonio è il campo fertile dove si vive l’amore e si moltiplicano i frutti benedetti da Dio.

I volti della Passione

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di , 19 Aprile 2011

 Domenica 17 aprile alle 20.45 nella  basilica dei SS.Maria e Donato i ragazzi dei gruppi Sichem e Kairòs hanno proposto una rappresentazione sacra dal titolo “I volti della passione”.  Hanno impersonato le figure che hanno accompagnato Gesù fino al Calvario, dando voce a pensieri e stati d’animo che tali personaggi potrebbero aver vissuto in prima persona durante la vicenda.

Corso di scacchi

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di , 19 Marzo 2011

Parte a San Pietro un corso gratuito di scacchi con la presenza del maestro Mario Furlan come insegnante.

  • Domenica 20 Marzo in patronato alle ore 16:00 “Costruiamo una scacchiera” con la collaborazione di “Noi del patronato”
  • Dal 26 Marzo ogni sabato pomeriggio alle ore 15.30 si terranno le lezioni.

Il corso terminerà con un torneo tra i partecipanti.

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