Iniziamo un tempo nuovo

di , 16 settembre 2011

Domenica prossima con la Santa Messa delle 10 a San Donato, iniziamo un nuovo anno pastorale, un  nuovo tempo per seguire Gesù Cristo, il Signore che rende la vita piena.  “Da voi, diciamo è normale che la convenzione abbia più tenuta che da altre parti.  Quindi il passaggio  che oggi si rende molto necessario, dalla convenzione alla convinzione cioè l’esporsi in prima persona –  ricordiamo i lontani di cui parlava sua Eccellenza Beniamino può essere, in un certo senso, più lento.  Ora, io credo che la modalità con cui aiutarci ad adoperare questo passaggio, che si chiama conversione,  implica il coinvolgimento più autentico e maturo della mia persona, con la comunità a  cui appartengo, coinvolgimento che sia dominato dall’invocazione dello spirito di Cristo Risorto,  dall’intercessione di Maria di tutti i santi, perché io anteponga il tutto alla parte, perché io capisca  la necessità del mio continuo cambiamento nel vivere la nuova parentela che Gesù ha inaugurato  e nel vivere quindi una comunione che concepiamo come ciò che viene prima.  Quindi il  passaggio dalla convenzione alla convinzione si chiama conversione: senza la conversione della persona  la comunità non cambia; senza comunità la persona non è provocata alla conversione.  ” (Patriarca  Angelo, Visita Pastorale 15/16-1-2011)  Queste parole del Patriarca Angelo, mi sembra esprimano bene il percorso che siamo chiamati a vivere  in questo nuovo anno Pastorale, siamo chiamati ad un passaggio, da una fede vissuta come una  “convenzione“, dove il modo con cui si vive la fede è prima individuale e soggettivo, che si esprime  in una fede che conviene per tradizione(la messa, i sacramenti, i riti liturgici come il funerale), per uno  stato sociale che non voglio perdere (far vivere i sacramenti ai figli, battesimo I^ comunione, cresima,  matrimonio), per un “sentirsi” appartenenti alla Comunità Cristiana senza “vivere” la Comunità da protagonista.  Ad una fede vissuta per “convinzione“, cioè scoprendo ogni giorno che Cristo ha a che fare  con la mia persona, i miei affetti, il mio lavoro, il mio  tempo libero.  Formando questa mia fede nella Comunità  che Gesù stesso mi ha dato, anche se alle volte la  vedo fragile e debole.  Alimentando la mia persona al  Pane Eucaristico, col sostegno della Parola di Dio, e  scoprendo giorno per giorno come i sacramenti mi formano  a diventare persona compiuta, perché sempre  amata dal Padre.  Raccogliamo ancora una volta l’invito  a mettere prima il “tutto” = la Chiesa /comunità cristiana  alla parte = me stesso e il mio gruppo, come il metodo  che discerne il cammino che viviamo. 

Don Carlo

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