Guai a me se non annunciassi il vangelo!

di , 11 febbraio 2012

Ho letto e riletto con molta attenzione, la lettera di saluto di Mons. Francesco Moraglia, Patriarca eletto di Venezia apparsa su Communio di Domenica 5/2/2012 e mi sono accorto che certi passaggi coincidevano con il brano della Prima Lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi ( 9,16-19. 22-23 ) che la Liturgia proponeva come seconda lettura della Parola di Dio dal Lezionario Domenicale. San Paolo, scriveva così alla Chiesa di Corinto: “Annunciare il Vangelo, non è per me un vanto, è una necessità che mi si impone :guai a me se non annuncio il Vangelo! E’ un incarico che mi è stato affidato gratuitamente e mi sono fatto servo di tutti per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo!! Mons. Moraglia quasi in parallelo con queste parole così si è presentato: Sono mandato a voi nella successione apostolica, come vostro Vescovo; non conto su particolari doti e doni personali di scienza o di intelligenza, ma col desiderio e con il proposito di essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in Venezia. Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, scandita dalla santità anche ordinaria di molti suoi figli e figlie, domando sin d’ora preghiera, aiuto , collaborazione e assunzione di corresponsabilità il Vescovo da solo non può fare nulla. Tutti porto nella mia preghiera, malati, anziani e bambini, chiedo di essere accolto come un fratello che per un disegno della Provvidenza è mandato a voi come Padre, ai giovani con i quali sarebbe fin d’ora mio desiderio di trattenermi a lungo, mi limito a dire: “voglio incontrarvi al più presto”. Personalmente credo che queste concrete affermazioni abbiano fatto breccia nel cuore di tutti noi, al di là del suo vastissimo curriculum teologico, culturale e pastorale Mons. Moraglia penso e ne sono particolarmente convinto venga a Venezia come “uomo e servo di Dio” desideroso di condividere la nostra esperienza di vita e di fede. I mezzi di comunicazione lo hanno descritto anche come uno capace di condividere in prima persona i problemi sociali della sua gente, la recente alluvione che ha colpito La Spezia lo ha visto particolarmente vicino alle famiglie disastrate e a suo tempo impegnato personalmente per la salvaguardia dei posti di lavoro a fianco degli operai della ex San Giorgio riconvertita ad una diversa produzione e salvata come azienda anche dal suo decisivo intervento. Come fedeli della grande Famiglia Cristiana di Venezia lo attendiamo con entusiasmo e affetto fraterno , e nel solco tracciato dai suoi amati predecessori gli auguriamo di operare in umiltà, carità e santità per condividere con lui la gioia della fede nell’unico Maestro e Signore. [Gianluigi Bertola]

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