Per non dimenticare

di , 29 gennaio 2015

ebrei Marcel Callo 6/12/1921, Rennes (Francia). 19/3/1945, Mathausen (Germania). 23 anni

A Mauthausen, il 19 marzo 1945, spirava Marcel Callo, scout e martire. Il Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente proclamato “beato”, in San Pietro in Roma, il 4 ottobre 1987: unoScout de France, Marcel Callo. Marcel Callo, quando era un giovanissimo Scout de France Al di là della notizia, un giovane, Marcel Callo, morto santamente in un campo di sterminio tra i più terribili, Mauthausen, la sera del 19 marzo 1945, a non ancora 24 anni. Era stato portato in Mauthausen dal lager di Flossemburg, e qui dal lager di Gotha, e qui dal campo di lavoro di Zella Mehlis, con una sentenza di condanna; troppo cattolico, “zu vile Katholisch”: se non si fosse manifestato “troppo cattolico”, sarebbe probabilmente rimasto in un campo di lavoro, e le bastonate, gli estremi sfinimenti forse gli sarebbero stati risparmiati.

Era uno scout, aveva fatto la Promessa e ne aveva preso con sé il testo nel momento di partire da Rennes per il campo di lavoro in Germania: aveva maturato la sua scelta per offrire un servizio spirituale ai giovani come lui, agli operai come lui, ai cristiani come lui. Lo Scautismo, e il Papa lo ha sottolineato nell’Omelia durante la celebrazione della Beatificazione, ne ha segnato lo stile, anche se Marcel, apprendista tipografo dodicenne, dopo i 15 anni aveva dovuto lasciare, con dispiacere, gli Scouts de France per seguire le indicazioni del suo assistente ecclesiastico che gli aveva consigliato di entrare nella JOC (la gioventù operaia cristiana): per tenere fede alla Promessa, ed essere pronto a servire. Furono anni di militanza operaia cristiana vissuti con semplicità, come con semplicità era stato scout. Con l’armistizio del 1940 e l’occupazione nazista della Francia, Marcel fu precettato. Lo attendeva il servizio di lavoro obbligatorio in Germania. Molti suoi coetanei scelsero la Resistenza e sfuggirono quella quasi deportazione. Marcel Callo, invece, decise di partire: “Parto come missionario, per aiutare gli altri a resistere”. Marcel Callo, tipografo di Remmes, aveva 22 anni quando pronuncio queste parole, il 19 marzo 1943. Una promessa semplice e immensa: testimoniare il Vangelo servendo l’uomo, ovunque egli fosse, anche in un campo di concentramento. Lo stesso impegno che aveva promesso pochi anni prima come giovane scout del gruppo Rennes 5. Prese con sé la Croce della Promessa Scout e il suo distintivo di giovane operaio cristiano, salutò la fidanzata e salì sul treno diretto in Germania. In Germania Marcel si diede da fare con altri jocisti, altri scouts e giovani d Azione Cattolica, organizzò delle cellule cristiane. Dei primi 14 mesi trascorsi in Germania, in Turingia, ci rimangono 180 lettere che Marcel scrisse alla famiglia e alla fidanzata, piene di fede, di preghiera e del suo invincibile desiderio di raccontare ai giovani il Vangelo per condurli a Gesù Cristo. Marcel Callo è stato missionario laico. Nel primo periodo in terra tedesca si dà da fare per trovare una cappella e far celebrare Messe in francese per i francesi. Anima liturgie, commenta le letture, dirige i canti. Poi organizza un coro, una squadra di calcio, un piccolo gruppo teatrale e alcune sezioni della Joc che visitano i malati e distribuiscono medicine. Ma malgrado le precauzioni prese, il 19aprile 1944 Marcel e altri 11 vengono arrestati. L’accusa? ” Viel Zu Katholsch ” (troppo cattolici). In realtà i nazisti sono convinti che esistano legami tra la loro attività e la resistenza interna tedesca. Riescono comunque a rimanere uniti, organizzarono una comunità che chiamano “Kirche” (la Chiesa); la loro angoscia più grande è non poter celebrare l’Eucarestia. ” Cristo è un amico che non ti lascia nemmeno un istante e che ti sa sostenere, con Lui si sopporta tutto… Sento Cristo al mio fianco, mi aiuta, mi conforta… ” scrive Marcel il 6 luglio 1944 nell’ultima sua lettera alla famiglia. In autunno arriva la sentenza: Marcel e i suoi compagni hanno danneggiato il Reich. Sono condannati al campo di sterminio. lI 7 ottobre 1944, incatenati l’un altro, i 12 giovani operai vengono rinchiusi in un vagone sigillato. Viaggiano per 1 giorni fino a Flossenburg, dove Marcel viene separato dai suoi amici e destinato a Mauthausen, il campo da cui non ritornerà. Trattati con brutalità, denutriti, costretti ad un lavoro sfibrante reso impossibile da freddo e umidità, i prigionieri dei Lager avevano poco di umano. A Marcel e ad altri vengono sequestrati gli oggetti religiosi e gettati nelle latrine. Colpi di frusta e morsi di cani poliziotto sono la punizione se giungono in ritardo agli interminabili appelli, diurni e notturni. Colpiti da cancrene, diarree, ulcere, tubercolosi cominciano a morire. Il 19 marzo 1945, a due anni esatti dalla sua partenza da Remmes, il corpo senza vita di Marcel, caduto nella latrina, viene trasportato all’infermeria del Lager, il viso ancora illuminato da un sorriso sereno impressiona chi lo soccorre. Morì nel più completo abbandono, assistito da un altro prigioniero, un non credente che si sarebbe convertito assistendo a questa morte straordinaria: ” L’ho conosciuto solo nelle ultime ore della sua vita, è morto tra le mie braccia “, testimonia uno scampato. Ma mi è bastato per capire che quel ragazzo aveva qualcosa di straordinario. Ho visto migliaia di prigionieri morire, ma sono rimasto toccato dallo sguardo di Marcel. Esprimeva una convinzione profonda: partiva per l’ultimo viaggio verso una vita migliore. Non ho mai visto un moribondo con uno sguardo come il suo” La vita di questo giovane scout viene ora proposta come esempio a tutti noi. Sarà un aiuto forte e trasparente per coloro che sono in ricerca, che tentano di vivere gli stessi ideali di dedizione e servizio, di fedeltà e speranza. Abbiamo bisogno di uomini e donne così, per credere che il Vangelo non ha perduto la sua forza. Il 4 ottobre è stato giorno di preghiera, di ringraziamento per gli scouts francesi, per quelli tedeschi e austriaci, i cui dirigenti nazionali si sono ritrovati con lo tesso fazzolettone al collo sul selciato di Piazza San Pietro, a testimoniare che il sacrificio di Marcel Callo non è stato vano nella storia d’Europa. Marcel Callo, infatti, è Beato perché “scout, jocista e martire”. Martire, perché ha testimoniato, fino alla morte, Gesù e la sua buona notizia, in uno stile fatto di Scautismo e di jocismo. Marcel CalloDunque lo stile scout può essere strada per acquisire, nel dono del Signore, quella virtù della fortezza che ha nella testimonianza fino alla morte la sua pienezza. La virtù della fortezza (quella che fa giungere alla capacità di affrontare il martirio), si acquisisce nel corso della vita. E con essa le altre virtù. Anche in questo senso lo stile scout ci aiuta. La Chiesa nel proclamare “beato” lo scout, jocista e martire Marcel Callo, ha voluto proporlo ad esempio. Gli esempi non sarebbero tali se non servissero a chi li prende in considerazione. In cosa ci è di esempio questo ventiquattrenne morto santamente nella desolazione di un campo di sterminio? Nella semplicità della sua vita di scout prima, di jocista poi, di giovane operaio, fatta di un quotidiano ordinario durante il quale Marcel è cresciuto di umanità e, attraverso la preghiera, la pratica dei sacramenti, la direzione spirituale, è diventato un uomo, adulto nel Signore. Parlando di cavalleria, talvolta dimentichiamo che esistono anche oggi dei cavalieri coraggiosi, disposti ad andare fino in fondo… , uomini e donne che riuniscono in sé quelle doti e caratteristiche che lo scautismo addita ad esempio. Uno di questi uomini, come il nostro Santo Patrono San Giorgio, giovanissimo è diventato martire per non rinnegare la propria fede: Marcel Callo. MARCEL CALLO SCOUT E JOCISTE 1921-1945 Preghiera Dio nostro Padre, con il battesimo hai chiamato Marcel Callo a diventare testimone del tuo amore. Tu gli hai permesso di vivere tre anni negli Scouts de France prima d’impegnarsi nel servizio della Gioventù Operaia Cattolica (JOC). Durante tutta la sua vita, tu l’hai fortificato con il tuo Spirito perché egli fosse sempre pronto ad annunciare il Vangelo, a donarsi senza contare, e lavorare nella tua Chiesa senza cercare il riposo. Generoso al massimo verso i suoi compagni di lavoro e di sofferenza, egli fu puro di cuore e coraggioso di fronte alla morte. Marcello, che ti ha servito come tu meriti, sia per tutti i giovani un modello di santità perché sul suo esempio continui l’evangelizzazione del mondo per la quale egli si è donato con tutto il cuore, durante la sua vita terrena nel nome di Gesù, tuo Figlio e Nostro Signore. AMEN

Preghiera composta, nel 1982, da A. Robin, già Assistente Ecclesiasti­co Generale degli Scouts de France.

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