Maria, porta dell’Avvento

di , 12 dicembre 2015

MariaNel poema della santa liturgia, la Madre di Dio, Maria, sta dinanzi a noi come «porta dell’Avvento». Maria di Nazareth è la Donna dell’annunciazione, la Vergine del «sì», il nuovo «Roveto ardente», in cui il Totalmente Altro si manifesta e si fa presente come Dio Vicino: un cuore aperto all’ascolto di quel Dio che parla e che vuole entrare nella storia degli uomini attraverso la disponibilità e l’accoglienza di una sua creatura. Maria di Nazareth è la Donna della visitazione, «Vergine, cattedrale del Silenzio, anello d’oro del tempo e dell’eterno» (D. M. Turoldo), la nuova «arca dell’Alleanza», la Credente in cammino, carica di quel «Frutto benedetto» che spande una gioia che fa sussultare.

«Maria diviene per noi il cielo che porta Dio, in lei la divinità altissima è discesa e ha dimorato; in lei si è fatto piccolo per rendere noi grandi, in lei si è intessuto in vestito che sarà per la nostra salvezza. […] Essa è la sorgente da cui sgorga l’acqua viva per gli assetati» (Efrem il Siro). Maria di Nazareth è il compimento delle prefigurazioni dell’antica Alleanza. È la «Figlia di Sion» che «primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. Con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova “economia”, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l’uomo dal peccato coi misteri della sua carne» 1. Nell’Antico Testamento l’espressione «Figlia di Sion» indicava un quartiere di Gerusalemme, un sobborgo di sfollati e poveri, sorto a nord della Città santa, come una propaggine, una «figlia» della capitale: era quel suburbio divenuto asilo di fuggiaschi che vi avevano cercato rifugio dopo la distruzione della Samaria da parte degli Assiri nel 721 a. C. Come, dunque, la «Figlia di Sion» era, geograficamente e socialmente, una periferia gerosolimitana, allo stesso modo la pienezza della storia di Dio con gli uomini, che prende avvio con l’incarnazione della Parola eterna nel grembo di Maria, è un evento che si inscrive in una periferia anonima dell’Impero romano, in un villaggio periferico, Nazareth. Qui, nella penombra di una casa, nel nascondimento dell’umiltà, la novità di Dio, lo straordinario che si fa evento, viene a visitare questa periferia esistenziale, per trasformarla nel centro della gioia: «Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! […] Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sof. 3,14.17). E Colei che è visitata diviene Colei che visita. Colei che è benedetta diviene Colei che porta la benedizione. Colei che si rallegra diviene la sorgente della gioia. Bonum est diffusivum sui 2: tutto ciò che è verità, bellezza e bontà si comunica e si effonde come luce, come profumo, come acqua viva. «Là dove si trovano due persone che hanno ricevuto una promessa, anzi che hanno realmente ricevuto la promessa, quali una Maria e una Elisabetta, là dove è la Chiesa, vi è proprio ciò che nella vita fisica si chiama gravidanza; qui nella speranza vi è anche la presenza di Quello che si spera, qui non soltanto si sa della grazia, vi è la grazia stessa. Là dove vi è Chiesa, vi è già Colui che è la speranza della Chiesa, senza la quale la Chiesa non sarebbe, come non sarebbe il mondo che Dio ha creato dal nulla. Maria saluta Elisabetta e il bimbo di Elisabetta esulta nel suo seno. Vale a dire: in Maria che saluta Elisabetta, vi è non solo promessa e impegno, ma è presente già ora Colui che è promesso, il Redentore, il Figlio dell’Altissimo, che regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe. Dove vi è promessa, vi è già compimento, in quelli che hanno ricevuto la promessa; pur con tutto il “non ancora”, è presente il “già fin d’ora”» 3.

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