Come si crea l’armonia

di , 7 aprile 2016

PAPA FRANCESCO MEDITAZIONE

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Per vivere in armonia e nel sostegno reciproco la comunità cristiana deve rinascere dallo Spirito Santo. E ci sono due segni per capire di essere sulla strada giusta: il disinteresse verso il denaro e il coraggio di testimoniare Cristo risorto. Lo ha affermato Papa Francesco nella messa celebrata martedì mattina, 5 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta. Un’indicazione accompagnata dall’avvertenza di non confondere la vera armonia con una tranquillità negoziata o ipocrita. «Gesù dice a Nicodemo che si deve rinascere, ma rinascere dallo Spirito: è proprio lo Spirito che ci dà una nuova identità, ci dà una forza, un modo di agire nuovi»: ecco la chiave di lettura proposta dal Pontefice, alla luce del passo evangelico di Giovanni (3,7-15) proposto dalla liturgia del giorno.

 

E questa linea — ha fatto notare — si vede già «nella prima lettura, uno dei tre o quattro riassunti contenuto negli Atti degli apostoli» (4,32-37): un passo che racconta «come viveva la prima comunità, i “rinati” dallo Spirito». Francesco ha fatto notare che essi «vivevano in armonia e l’armonia soltanto la può dare lo Spirito Santo». Infatti «noi possiamo fare accordi, una certa pace, ma l’armonia è una grazia interiore che soltanto può farla lo Spirito Santo». Dunque queste prime «comunità vivevano in armonia»: e lo si capisce da due segni che contraddistinguono l’armonia, ha spiegato il Papa. Il primo segno è che «nessuno vive nel bisogno, cioè tutto è in comune». Il senso autentico lo spiega proprio il passo tratto dagli Atti degli apostoli: «Avevano un solo cuore, una sola anima e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Nessuno infatti tra loro era bisognoso». Del resto, ha affermato Francesco, «la vera armonia dello Spirito Santo ha un rapporto molto forte con il denaro: il denaro è nemico dell’armonia, il denaro è egoista». E «per questo il segno che dà è che tutti davano il loro, perché non ci fossero i bisognosi». In particolare negli Atti si «fa l’esempio di Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levìta originario di Cipro, padrone di un campo». Ebbene, Giuseppe vendette il suo campo «e consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli». In una parola, questa è la vera «armonia» che, dunque, «ha un rapporto con lo spirito di povertà, che è la prima delle beatitudini». Ben diverso, invece, è «il caso di quella coppia, Anania e Saffira: vendono il campo e danno tutto, dicono di dare tutto agli apostoli, ma sottraggono di nascosto per farsi un conto a parte, per loro». Una storia che viene narrata sempre negli Atti degli apostoli (5,1-11). Ma — ha ricordato Francesco — «il Signore punisce con la morte questi due, perché Gesù chiaramente ha detto che non si può servire Dio e il denaro: sono due padroni, il cui servizio è irriconciliabile». Però, ha messo in guardia il Pontefice, «l’armonia, che solo lo Spirito Santo può creare, non va confusa con la tranquillità». Tanto che «una comunità può essere molto tranquilla, andare bene» ma non essere in armonia. «Una volta — ha confidato il Papa — ho sentito dire da un vescovo una cosa saggia: “Nella diocesi c’è tranquillità. Ma se tu tocchi questo problema o questo problema o questo problema, subito scoppia la guerra”». Ma questa — ha osservato — è piuttosto «una armonia negoziata e non è quella dello Spirito: è un’armonia, diciamo, ipocrita, come quella di Anania e Saffira con quello che hanno fatto». Invece «l’armonia dello Spirito Santo ci dà questa generosità di non avere niente di proprio, fin quando ci sia un bisognoso». C’è poi un secondo atteggiamento suscitato dall’armonia dello Spirito Santo. E Francesco lo ha presentato rilanciando le parole degli Atti: «Con grande forza, gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù, e tutti godevano di grande favore». In sintesi, il secondo segno dell’armonia vera è «il coraggio». E così «quando c’è armonia nella Chiesa, nella comunità, c’è il coraggio: il coraggio di dare testimonianza del Signore risorto». In questa prospettiva il Pontefice ha suggerito di «leggere e rileggere questo passo degli Atti degli apostoli: il capitolo quarto, dal versetto 32 in avanti». E la ragione è presto detta: «Perché è quello che Gesù aveva chiesto al Padre nell’ultima cena: che siano “uno”, che ci fosse l’armonia tra loro». E «quando arriva il dono del Padre, che è lo Spirito Santo, lui è capace di stabilire questa armonia». Ecco perché, ha concluso il Papa, «ci farà bene leggere questo brano, oggi, e vedere le cose che si dicono e come ciascuno di noi possa aiutare la sua famiglia, il suo quartiere, la sua città, i compagni di lavoro, di scuola, tutti quelli che gli sono vicini, per creare questa armonia che si fa nel nome del Signore Gesù risorto e che è una grazia dello Spirito Santo». +393487074780 Alberto Albertini

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