Tag articolo: Battesimo

Udienza movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI)

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di , 13 Novembre 2014

1506016_678099592240479_430411164_nCari fratelli e sorelle,

Vi accolgo con gioia, in occasione del sessantesimo anniversario di fondazione del Movimento Adulti Scouts  Cattolici Italiani. Rivolgo a ciascuno il mio saluto cordiale, incominciando dalla Presidente nazionale, che ringrazio  per le sue parole, e dall’Assistente, che pure ringrazio; e ringrazio anche per il segno. Vi ringrazio per il lavoro che  svolgete nella Chiesa e nella società, testimoniando il Vangelo, secondo lo stile proprio dello scoutismo. E’ importante  sottolineare la dimensione ecclesiale della vostra realtà associativa, che raccoglie laici ben consapevoli degli impegni  derivanti dai sacramenti del Battesimo e della Cresima. Mossi da questa convinzione, in questi anni di impegno    apostolico vi siete sforzati di testimoniare i valori di lealtà, di fraternità e di amore a Dio e al prossimo, servendo  generosamente la comunità ecclesiale e quella civile.

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Domenica delle Palme. ( Inizio Settimana santa )

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di , 9 Aprile 2014

scansione0001Nel calendario liturgico cattolico la Domenica delle Palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la settimana santa ma non termina la Quaresima, che finirà solo con la celebrazione dell’ora nona del giovedì santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina si darà inizio al Sacro Triduo Pasquale. Nella forma ordinaria del rito romano essa è detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). Nella forma straordinaria la domenica di Passione si celebra una settimana prima, perciò la Domenica delle Palme è detta anche Seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15). La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi intorno, e agitandoli festosamente gli rendevano onore. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Qui giunti continua la celebrazione della Messa con la lunga lettura della Passione di Gesù. [1]Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico e del popolo. In questa Domenica il sacerdote, al contrario di tutte le altre di Quaresima [2] (tranne la quarta in cui può indossare paramenti rosa) è vestito di rosso. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti e persone amiche. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate (come i parmureli diBordighera e Sanremo in Liguria), che vengono scambiate fra i fedeli in segno di pace. Queste palme intrecciate, in genere di colore giallo, sono vendute ai fedeli vicino alle chiese. Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo, di cui nei vangeli non si parla, siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”). Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate. S.hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell’Egitto. In Occidente questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo. Dal punto di vista iconografico, l’Entrata di Gesù in Gerusalemme ha ispirato nel corso dei secoli i più grandi pittori e artisti di ogni tempo. Nella nostra Murano, presso la Chiesa Parrocchiale di S.Pietro Martire si può ammirare nel corridoio antistante la sacrestia, una tela del pittore settecentesco di origine bellunese Gaspare Diziani. L’Opera di egregia fattura anticamente proveniente dalla Chiesa di S.Maria degli Angeli raffigura l’ingresso di Gesù in Gerusalemme a cavallo di un’asino attorniato dalla folla festante e dai suoi discepoli che stendono mantelli e agitano fronde di palma e di ulivo. Indubbiamente accanto a lui mischiati tra la gente, sono stati raffigurati i committenti dell’opera dei quali non si conosce il nome. Sullo sfondo sono rappresentate le mura merlate di Gerusalemme con un’entrata ad arco e i torrioni, di cui quello centrale sormontato da una cupola dal gusto orientale.

11 Febbraio “Giornata del Malato”

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di , 9 Febbraio 2014

papa-francesco-abbraccia-giovane-disabileMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2013
Fede e carità: «Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16)

Cari fratelli e sorelle,
1. In occasione della XXII Giornata Mondiale del Malato, che quest’anno ha come tema Fede e carità: «Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16), mi rivolgo in modo particolare alle persone ammalate e a tutti coloro che prestano loro assistenza e cura. La Chiesa riconosce in voi, cari ammalati, una speciale presenza di Cristo sofferente. E’ così: accanto, anzi, dentro la nostra sofferenza c’è quella di Gesù, che ne porta insieme a noi il peso e ne rivela il senso. Quando il Figlio di Dio è salito sulla croce ha distrutto la solitudine della sofferenza e ne ha illuminato l’oscurità. Siamo posti in tal modo dinanzi al mistero dell’amore di Dio per noi, che ci infonde speranza e coraggio: speranza, perché nel disegno d’amore di Dio anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale; e coraggio, per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui.

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“Il Battesimo di Gesù” nella tela del Tintoretto di S.Pietro Martire.

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di , 11 Gennaio 2014

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Forse certe cose le diamo sempre per scontate,perchè continuamente ci passano sotto gli occhi senza che noi ne facciamo più di tanto caso.Mi riferisco questa volta alla “pregievole” tela del grande Iacopo Robusti detto “il Tintoretto” presente nella nostra Chiesa di S.Pietro Martire e raffigurante “Il Battesimo di Gesù.In origine questo dipinto non si trovava in questa Chiesa,ma era la Pala dell’Altare Maggiore della Chiesa di S. Giovanni dei Battuti esistente a Murano fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte e demolita in seguito alle sue “soppressioni”. Fortunatamente il dipinto si salvò, grazie al contributo di”scaltri muranesi”che d’accordo con l’allora Parroco Don Stefano Tosi,lo nascosero preservandolo dalle “ruberie napoleoniche”e ricollocandolo nella nuova Parrocchiale di S.Pietro Martire che sostituì quella di S.Stefano che venne abbattuta definitivamente. Dunque, da duecento anni la tela del Tintoretto è presente in S.Pietro di Murano accanto all’entrata laterale della Chiesa nella navata di destra.L’opera rappresenta l’episodio del Battesimo di Gesù nel fiume Giordano,al centro il pittore ha voluto risaltare la figura del”Cristo”illuminato dalla luce dello Spirito Santo che proviene dalla colomba che gli sovrasta il capo. Alla sua destra si nota la figura”possente del Battista”nell’atto di versare l’acqua sul capo del “Messia,raggiante di luce”.Sopra le due figure di Gesù e del Battista è rappresentato uno svolazzare di angeli,sovrastati a sua volta dalla figura di Dio Padre che assiste alla scena.Attorno a Gesù,immerso nel fiume otto persone lo assistono in atteggiamento di preghiera.Indubbiamente come dicevo all’inizio noi fedeli,non riusciamo a coglierne la bellezza e il significato di quest’opera perchè abituati a vederla sempre con “ingenua distrazione”senza leggerla nel suo”profondo significato”sia artistico che teologico. I turisti,soprattutto gli intenditori e gli appassionati di arte si fermano davanti a queste opere e rimangono”incantati e affascinati”dalla loro bellezza e ci ritengono fortunati ad essere “aiutati nella fede”da queste immagini che visivamente traducono il “messaggio del vangelo”. Impariamo anche noi qualche volta a lasciarci “affascinare dal Mistero di Cristo”che i nostri padri ci hanno lasciato attraverso l’espressione artistica dei “Grandi Maestri del Colore” Grandi Artisti ma anche profondi conoscitori della nostra “Cultura e Fede Cristiana” come lo fu Iacopo Tintotetto Pittore Veneziano:

Il Battesimo di Gesù è il “Nostro Battesimo”!!!!

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di , 11 Gennaio 2014

Battesimo-di-GesuSulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio diletto» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come salvatore) (cf prefazio).

Il battesimo di Cristo è il «nostro battesimo»
La redazione degli evangelisti tende a presentare il battesimo di Gesù come il battesimo del «nuovo popolo di Dio», il battesimo della Chiesa. Nel libro dell’Esodo, Israele è il figlio primogenito che viene liberato dall’Egitto per servire a Dio e offrirgli il sacrificio (Es4,22); è il popolo che passa tra la muraglia d’acqua del Mar Rosso e nel sentiero asciutto attraverso il fiume Giordano. Cristo è il «figlio diletto» che offre l’unico sacrificio accetto al Padre; Cristo che «esce dall’acqua» è il nuovo popolo che viene definitivamente liberato: lo Spirito non solo scende su Cristo, ma rimane su di lui «perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio» (prefazio). Lo Spirito che non aveva più dimora permanente fra gli uomini (Gn 6,3) ora rimane sempre, per Cristo, nella Chiesa.
La missione di Cristo è prefigurata in quella del Servo sofferente di Isaia. Il «Servo di Iahvè» è colui che porta su di se i peccati del popolo. In Cristo che si sottopone ad un atto pubblico di penitenza, vediamo la solidarietà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con la nostra storia. Gesù non prende le distanze da un’umanità peccatrice: al contrario, vi si immedesima per meglio «manifestare il mistero del nuovo lavacro» (pref.) e i conseguenti impegni di azione apostolica che ne derivano per il discepolo.

Alla riscoperta del proprio battesimo
Nati e vissuti nella fede della Chiesa, i cristiani hanno bisogno di riscoprire la grandezza e le esigenze della vocazione battesimale. E’ paradossale che il battesimo, il quale fa dell’uomo un membro vivo del Corpo di Cristo, non abbia molto posto nella coscienza esplicita del cristiano e che la maggior parte dei fedeli non sentano l’ingresso nella Chiesa attraverso l’iniziazione battesimale come il momento decisivo della loro vita.
Il battesimo dato a noi nel nome di Cristo è manifestazione del preveniente amore del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso ci pone dunque in comunione con Dio, ci integra nella sua Famiglia; è un passaggio dalla solidarietà nel peccato alla solidarietà nell’amore. Una nuova sensibilità per il battesimo è stata suscitata nella Chiesa dallo Spirito: oggi più che mai, nelle comunità cristiane, si presenta la vita cristiana come «vivere il proprio battesimo»; e maggiormente si manifesta negli adulti il bisogno di ripercorrere le tappe del proprio battesimo attraverso un «cammino catecumenale» fatto di profonda vita di fede vissuta comunitariamente, legata ad una seria conoscenza della Scrittura.

Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste.
«Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità
dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

San Martino da Tours, fra storia e leggenda

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di , 1 Novembre 2013

Forse non tutti sanno che, anticamente anche nella nostra Isola di Murano sorgeva una Chiesa e un monastero dedicati a San Martino (scomparsi nel 1815 dopo le soppressioni Napoleoniche) e che il luogo della loro ubicazione era prospicente la fondamenta Navagero vicino a palazzo Trevisan.  Anche a Murano dunque il culto di questo santo era vivo sin dal 1137 data in cui chiesa e monastero furono edificati dalla famigla Marcello.  La devozione a S.  Martino dunque è sempre stata viva anche nella vita di fede della nostra Laguna e ha da secoli suscitato un fascino particolare nel cuore della nostra gente e soprattutto neirimmaginario dei bambini che ancora oggi nel giorno della sua festa (11 novembre) chiedono dolciumi e cantano una filastrocca accompagnata dal suono di pentole e coperchi.  Le fonti storiche raccontano che Martino nacque nel 316 o 17.  in Pannonia (attuale Ungheria) e che il padre Tribuno Militare dell’Impero Romano lo chiamò con tale nome in onore a Marte,dio della guerra.  Iniziato sin dalla sua adolescenza alla carriera militare,Martino diventò presto un soldato e con il grado di “circitor”(caporonda di notte e addetto all’ispezione dei posti di guardia) durante uno di questi compiti avvenne il fatto miracoloso che cambiò definitivamente la sua vita.  Un giorno di freddo autunno presso la città francese di Amiens(allora Gallia) incontrò ai bordi della strada un poveraccio seminudo coperto solo di pochi stracci che a stenti si teneva in piedi.  Preso da compassione mise la mano nella sua borsa in cerca di qualche soldo ma la trovò vuota perchè aveva già dato tutto in elemosina e malgrado la sua paga da ufficiale era rimasto al verde.  Allora con un colpo della sua daga tagliò metà del suo rosso mantello e lo mise sulle spalle del viandante salvandolo così da morte certa.  La tradizione vuole che subito il freddo si addolcì il cielo si rasserenò e il sole con i suoi raggi riscaldò l’aria gelida di quel mattinole fu “l’estate di S.  Martino.  “Nella notte succesiva a Martino apparve Gesù in sogno coperto dalla metà del suo mantello che diceva:”Martino tu mi hai vestito anch’io darò a te una nuova armatura’\Al risveglio trovò accanto il suo mantello ancora intero e l’elsa della spada trasformata in forma di croce.  Allora, subito capì il volere divino e si fece battezzare la Pasqua seguente.  Dopo aver ricevuto il battesimo nel(339) Martino rimase ancora nell’esercito per una ventina di anni e condusse una vita da autentico cristiano,poi ormai quarantenne decise di lasciare le armi e si fece monaco.  Predicò contro l’arianesimo in difesa della fede e il 4 Luglio del 371 gli abitanti di Tours lo acclamarono loro Vescovo.  Uomo di preghiera e di azione visse una vita di carità e giustizia fino alla morte avvenuta nella città di Candes((8/1 l/397).  Lesue spoglie furono portate a Tours l’I lnovembre e collocate nella Cattedrale della città alla venerazione di tutto il mondo cristiano.

Battesimo del Signore

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di , 7 Gennaio 2012

Prima Lettura (Is 55,1-11) Venite all’acqua: ascoltate e vivrete.
Salmo (Da Is 12) Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.
Seconda Lettura (1Gv 5,1-9) Lo Spirito, l’acqua e il sangue.
Vangelo (Mc 1,7-11) Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.

Ognuno è il prediletto di Dio…
Gesù è il figlio che si fa fratello, che si immerge solidale non tanto nel Giordano, quanto nel fiume dell’umanità, che sempre scorre a rischio sul confine tra deserto e terra promessa, tra fallimento e fecondità della vita. Lo fa perché ogni fratello possa diventare figlio. Il cuore del Vangelo di Marco è in questa parola: «Tu sei mio figlio amato». La lieta notizia è una calda voce di padre che ti chiama figlio. Sostanza di ogni battesimo: ognuno è il figlio prediletto di Dio. Dio preferisce ciascuno. Uscendo dall’acqua vide i cieli aprirsi. Il mondo nuovo si presenta come una apertura del cielo: il cielo si apre, vita ne entra, vita ne esce. Si apre e accoglie, come quando si aprono le braccia agli amici, ai figli, ai poveri, all’amato. Il cielo si apre, sotto l’urgenza dell’amore di Dio, l’impazienza di Adamo, l’assedio dei poveri, e nessuno lo richiuderà più. Si apre e dona. Su ogni figlio scende una colomba simbolo dello Spirito, respiro di Dio.

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Seconda domenica di Avvento

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di , 3 Dicembre 2011

Giovanni Battista è una “voce” che arriva straordinariamente fino a noi. Grida nel deserto dove sembra quasi inutile fare proclami, ma è la nostra vita che spesso è questo deserto dove le vie si cancellano facilmente e la vita faticosa ci indurisce. Inserire le coordinate è fondamentale, ma non ci mette a riparo da qualsiasi pericolo di perdersi. Se infatti non ascoltiamo e non operiamo secondo la volontà di Dio ci allontaniamo da Lui e torniamo tristi, in balia di noi stessi e dei nostri capricci. Giovanni predica un battesimo di conversione, il riconoscimento dei propri errori (delle vie sbagliate) per tornare a camminare spediti verso l’incontro con Dio Padre. L’operazione “ricalcolo” è realizzabile proprio perché le coordinate non sono state cancellate, ma da qualsiasi posizione (anche errata) ci si trovi, è sempre possibile accogliere in Gesù il perdono e dunque una nuova strada per riprendere il giusto cammino.

La Parola della Domenica

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di , 12 Novembre 2011

33ª del Tempo Ordinario
(Pr 31,10-13.19-20.30-31) La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.
(Sal 127) Beato chi teme il Signore.
(1Ts 5,1-6) Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro.
(Mt 25, 14-30) Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Lavorare per dare frutto nel Regno di Dio: in questa frase si condensa la liturgia di questa domenica. Far fruttificare i talenti ricevuti, qualunque ne sia la quantità, per realizzare l’incarico del quale ci si chiederà conto poi (vangelo). Lavorare per fare il bene nel timore di Dio, come la donna buona e attiva del libro dei Proverbi (prima lettura). Lavorare, non dormire, poiché siamo figli del giorno e della luce, (tempo in cui si può lavorare), e non della notte ne delle tenebre (seconda lettura). Il lavoro non è un castigo divino, né un’attività imperiosa di sopravvivenza, ma un dono di Dio perche l’uomo si realizzi nella sua piena umanità. Il lavoro non è nemmeno opzionale, ma un dovere e un diritto, una legge inscritta da Dio nel nostro certificato di uomini e di battezzati. Il cristiano lavora, a immagine di Dio e a immagine di Gesù Cristo, che sempre lavorano (Gv 5,17). Di Gesù ci dirà il Concilio Vaticano II: “Lavorò con mani d’uomo”.

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Album dell’estate…

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di , 8 Ottobre 2011

Partecipare alla Gmg a Madrid è stata veramente un’esperienza  fantastica e indimenticabile…  giorni speciali in compagnia di persone  splendide.  Inoltre ci sono stati molti momenti che mi hanno  colpito e che mi rimarranno sempre dentro il cuore come : La messa  di apertura della Gmg, l’arrivo del papa, la via crucis con il papa,  la veglia a Cuatro Vienton con il Papa e la messa finale.  Dormire  all’aperto a assieme a quasi 2 milioni di giovani è stato un  avvenimento indimenticabile.  Quello che mi è piaciuto di più è  stato il momento in cui durante la veglia c’è stato un silenzio cosi  forte da parte di tutti noi giovani..  una cosa da brividi..  vedere tutti questi ragazzi in silenzio a riflettere,  pregare e ringraziare il Signore… .  Il vento rappresentava lo Spirito Santo che aleggiava su tutti noi spazzava  i nostri egoismi i nostri cattivi pensieri le nostre stanchezze e preparava il nostro cuore al Battesimo che  è avvenuto con quella pioggia durata giusto il tempo di purificarci di rinnovare il nostro “si”… al quale ha  partecipato anche il nostro Papa!  Grazie Signore per questo immenso dono!  “Esta es la Joventud del Papa!  “

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