Tag articolo: Confessione

«Veramente quest’uomo era giusto!»

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di , 21 marzo 2016

Domenica delle Palme e della Passione del Signore anno c

Lc 22,14-23,56  NellaSlider-la-domenica-delle-palme prima domenica di Quaresima, alla fine del racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto abbiamo ascoltato questa precisazione lucana: «dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al tempo fissato» (Lc 4,13). Ed eccoci giunti al tempo fissato, l’ora della passione, l’ora in cui Gesù è nuovamente tentato dal demonio ed è sottoposto a una prova terribile angosciosa: restare fedele al Padre, anche al prezzo di subire una morte violenta in croce, oppure percorrere altre vie, quelle suggerite dal demonio, che portano come promessa sazietà, potere, ricchezza, successo? La passione secondo Luca è davvero l’ora della grande tentazione non solo di Gesù, ma anche dei discepoli, dunque della chiesa…

Proprio durante la cena pasquale, quando Gesù anticipa con dei gesti sul pane e sul vino e con delle parole ciò che gli sarebbe accaduto nelle ore successive, proprio quando svela che la sua è una vita donata, spesa, offerta fino all’effusione del sangue per i discepoli, questi mostrano di entrare in tentazione e di essere sedotti.

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La giornata di Cafarnao

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di , 3 febbraio 2015

Paolo RubensIV domenica del tempo Ordinario, anno B – Mc 1,21-28

Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed     erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. 25E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo?

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Esame di coscienza per la Chiesa

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di , 3 gennaio 2015

papa francesco all CURIADiscorso del Papa alla curia romana per gli auguri di Natale

Ecco le malattie che il Papa, nella udienza alla curia per gli auguri di Natale, ha elencato e  analizzato invitando alla riflessione, alla penitenza e alla confessione, in questi giorni che se  parano dal Natale.

La prima é la “malattia del sentirsi immortali, immuni da difetti, trascurando i  controlli” un corpo che non fa “autocritica, non aggiorna e non cerca di migliorarsi, è un  corpo infermo”. Il Papa ha suggerito una “ordinaria visita ai cimiteri, dove vediamo i nomi di tante persone che si consideravano immuni e indispensabili”. Questa malattia, ha commentato il Papa, “deriva spesso dalla patologia del potere, dal narcisismo che guarda la propria immagine e non vede il volto di Dio impresso” negli altri, sopratutto “i più deboli”. “Antidoto a questa epidemia – ha suggerito il Pontefice – è la grazia di sentirci peccatori, e il dire ‘siamo servi inutili'”.

Il Papa in udienza a San Pietro “Vergognarsi è salutare… Gesù riceve, ed è più buono dei preti”

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di , 19 febbraio 2014

9d8f32e483Vergognarsi è “salutare” perché rende “umili” e la confessione, “sacramento della guarigione”, per i cristiani, è l’occasione per liberarsi, davanti a Dio e ai fratelli, di un “peso dell’anima”. Così il Papa all’udienza generale in piazza San Pietro, proseguendo un ciclo di catechesi sui sacramenti.

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A conclusione dell’Anno della Fede, un piccolo bilancio

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di , 23 novembre 2013

Annus FideiPiù di un anno è ormai passato da quando Papa Benedetto XVI°(ora Pontefice Emerito) annunziò alla Chiesa Universale l’indizione Dell’ANNO della FEDE, era l’11 ottobre 2012 e le motivazioni che indussero il Pontefice a proclamare questo”Momento di Grazia” erano fondamentalmente due: celebrare il 50° Anniversario dell’Apertura del Concilio Vaticano II° e fare memoria del 20° Anniversario della Promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, donato dal Beato Papa Giovanni Paolo II°. E di fatto quest’anno, “veramente straordinario” per la vita della Chiesa, ci ha regalato sorprese e momenti veramente intensi di vita cristiana. La prima cosa che lasciò sorpreso il mondo e tutta la Cristianità, furono le “inaspettate dimissioni di Papa Benedetto”. Fu come “un fulmine a ciel sereno”, come lo definì il Card. Sodano che per primo prese la parola a nome dei Porporati durante il Sinodo che si stava compiendo.

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Papa Francesco svela: “Anch’io mi confesso, io sono un peccatore”

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di , 21 novembre 2013

26112989_angelus-di-papa-francesco-del-settembre-0“Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i vescovi, perché sono peccatori”. Durante l’udienza generale papa Francesco ha raccontato che anche il Santo Padre è solito confessarsi, almeno una volta ogni due settimane: “Anche il Papa è un peccatore”.

Ricordando che Gesù diede agli apostoli il potere di perdonare i peccati e che, quindi, “la Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di Dio che perdona ogni uomo”, Bergoglio ha ricordato che Dio stesso “ha voluto che chi fa parte della Chiesa riceva il perdono tramite i ministri della comunità”. E anche il Potenfice sente il bisogno del perdono: “E il confessore sente le cose che gli dico, mi consiglia e mi dà il perdono. E ho bisogno di questo perdono”.

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La Parola della Domenica

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di , 20 novembre 2010

34ª del Tempo Ordinario
2Sam 5,1-3   Unsero Davide Re di Israele
Sal 121   Andremo con gioia alla casa del Signore
Col 1,12-20   Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore
Lc 23,35-43   Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno

Le letture di questa domenica finale dell’anno liturgico, che celebra Cristo quale  Signore e re dell’universo, presentano la regalità nella sua dimensione comunionale,  corporativa.  Nella prima lettura le tribù di Israele riconoscono Davide come re e  mostrano di sentire il messia come figura corporativa.  Esse si affidano a lui quasi  incorporandosi simbolicamente a lui: «Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne  » (1Sam 5,1).  Nel vangelo siamo di fronte a Gesù quale messia debole, inerme,  che, sulla croce, mentre si affida radicalmente a Dio (Lc 23,46), vede affidarsi a lui  un malfattore crocifisso accanto a lui.  E Gesù promette comunione a costui, incorpora  a sé quest’uomo promettendogli comunione: «Oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43). 

La seconda lettura esprime la fede  ormai sviluppata della chiesa che celebra l’incorporazione cosmica nel Cristo Risorto: tutto è stato creato in Cristo, per mezzo di  lui, ma anche in vista di lui, per essere ricapitolato in lui (Col 1,12-20).  Per tre volte Gesù viene deriso come Messia e per tre volte i suoi avversari gli rivolgono l’invito a salvare se stesso, quasi che  proprio la capacità di sottrarsi alla croce, di salvare la propria vita sia per loro il sigillo dell’autenticità della messianicità (Lc  23,35.  37.  39).  Invece, è esattamente l’autosalvezza ciò che è impossibile nello spazio cristiano, ciò che contraddice radicalmente  la salvezza cristiana.  Gesù aveva annunciato: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per  me, la salverà» (Lc 9,24).  Ma prima di annunciare che chi perderà la vita a causa sua, la salverà, egli stesso è passato attraverso  l’esperienza del perdere la propria vita, del perdere se stesso.  Mettere in salvo la propria vita è la grande tentazione, a cui  Gesù si è opposto già durante le tentazioni inaugurali del suo ministero (Lc 4,1-13).  Ed è la tentazione perenne del cristiano e  della chiesa.  Infatti, vale anche per la chiesa il detto di Gesù per cui chi cerca se stesso, chi vuole salvare se stesso, ovvero chi  fa di se stesso un fine, il proprio fine, perde se stesso. 

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Perche’ abbiamo paura di confessarci?

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di , 13 marzo 2010

“Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il! Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.”  (Lc,15)

Il brano evangelico di questa domenica ci aiuta nel cammino della riflessione che stiamo facendo sul Sacramento della Confessione. E diventa ancora più significativo in riferimento al fatto che oggi 60 bambini del gruppo Arcobaleno Tre (terza elementare), per la prima volta incontreranno l’Amore Misericordioso di Dio Padre. Per poter accogliere questo dono d’Amore da parte di Dio che rigenera in noi l’identità di suoi figli persa per il peccato, Gesù oggi ci indica che è necessario “ritornare in noi”, cioè ritrovare la nostra realtà di creature e figli, riconoscendo e chiamando per nome i peccati ci dividono dal Padre.

Ma questo ancora non basta, Gesù aggiunge che per scoprire che Dio Padre è sempre in nostra attesa per abbracciarci, siamo chiamati ad alzarci e tornare verso Lui, ed è quello che la confessione ci fa compiere. Essa ci vivere la stessa esperienza dei figli di questo Padre che si sentono amati per quello che loro sono, non per quello che hanno o che fanno. Lasciamoci muovere dallo Spirito, sia per guardare dentro di noi, sia per tornare al Padre, così testimonieremo quanto sia grande l’Amore di Dio Padre per ciascuno di noi a questi bambini:

Albertini Alvise, Bastianello Alvise, Boscolo Sara Lucia, Castelli Nicola, Ceccato Beatrice, Cimarosto Luca, Contesso Matteo Luigi, Ferro Gaia, Finotto Nicolò, Fornasier Jacopo, Galanti Riccardo, Gavagnin Chiara, Gemolo Nicolas, Marangon Linda, Marcato Nicola, Moretti Benedetta, Penzo Andrea, Perileri Davide, Perileri Francesco, Pizzolato Nicola, Ragazzi Federico, Rioda Giulia, Segato Mattia, Serena Nicolò, Siega Elena, Tiozzo Sara, Tosi Giacomo, Tosi Linda, Toso Francesca, Toso Micol, Valle Sara, Vecchiato Gaia, Vianello Leonardo, Zecchin Erika, Baldin Andrea, Benedetti Sebastiano, Bruno Alessio, Cavalier Maddalena, Cavalier Veronica, Costantini Alessio, Crespan Sofia, Dona’ Federico, Dona’ Paolo, Favaron Alessia, Forcellini Davide, Lana Gaia, Lazzarini Cristina, Pavanello Carlotta, Pinzan Chiara, Poletto Saul, Ragazzi Ilaria, Redolfi Tezzat Andrea, Righetti Gabriele, Rioda Maya, Secci Alvise, Spezzamonte Cristiano, Toppo Sofia Maria, Tosi Michele, Zane Alessia, Zangrando Riccardo

che oggi celebrano la prima Confessione.

Perche’ abbiamo paura di confessarci?

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di , 6 marzo 2010

Propongo oggi alla nostra riflessione queste poche, ma intense righe, tratte dagli scritti del venerato Papa  Giovanni Paolo II, che ci spiega molto bene che perdere il senso del peccato facendoci perdere così quella  “la libertà di figli di Dio” e allontanandoci da questa esperienza d’Amore che è il sacramento della Confessione. 

Don Carlo 

 “Perché il senso del peccato è legato alla dignità dell’uomo?  Perché questa dignità esige anche che  l’uomo viva nella verità.  Ora la verità sull’uomo è che egli commette il male, che egli è peccatore.  Perfino  quelli che si sforzano di radiare dal vocabolario dei cuori il senso del peccato, e di cancellarlo dal linguaggio  umano, confermano tutti, in diversi modi, questa verità.  Cancellare il senso del peccato significa impoverire  l’uomo in un punto costitutivo dell’esperienza della sua umanità.  Chi vuole eliminare il senso del  peccato, lo fa per «liberare» l’uomo dalla prospettiva di una «conversione» (e dunque dalla «penitenza»  sacramentale).  Questo modo di procedere sfocia però nel vuoto o piuttosto grava il subcosciente con l’idea  del male inevitabile, e in qualche modo normale.  Ne segue la necessità di non chiamare male il male,  ma bene, per poter cedere ad esso anche nel campo delle più fondamentali esigenze morali.  (Giovanni Paolo II da«Non abbiate paura!  », p.  99)  Riconoscere il proprio peccato, anzi – andando ancora più a fondo nella considerazione della propria  personalità – riconoscersi peccatore, capace di peccato e portato al peccato, è il principio indispensabile  del ritorno a Dio.  È l’esperienza esemplare di Davide, che dopo «aver fatto male agli occhi del Signore»,  rimproverato dal profeta Natan, esclama: «Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.  Contro di te, contro te solo ho peccato; quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto» (Sai 51 [50],5-6).  Del  resto, Gesù mette sulla bocca e nel cuore del figlio prodigo quelle significative parole: «Padre, ho peccato  contro il cielo e contro di te» (Le 15,18.  21).  In realtà, riconciliarsi con Dio suppone e include il distaccarsi  con lucidità e determinazione dal peccato, in cui si è caduti.  Suppone e include, dunque, il fare penitenza  nel senso più completo del termine:pentirsi, manifestare il pentimento, assumere l’atteggiamento concreto  del pentito, che è quello di chi si mette sulla via del ritorno al Padre.  Questa è una legge generale, che ciascuno  deve seguire nella situazione particolare in cui si trova.  Il discorso sul peccato e sulla conversione,  infatti, non può essere svolto solo in termini astratti.  (Reconciliatio et paenitentia, n.  13)

Perche’ abbiamo paura di confessarci?

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di , 27 febbraio 2010

La settimana scorsa abbiamo iniziato a chiederci perché non ci confessiamo più.  Uno degli aspetti che  evidentemente mette in crisi questo sacramento è che abbiamo perso il senso del peccato.  Confondiamo  i sensi di colpa, da cui ci liberiamo personalmente o andando da qualcuno, alle volte anche confessandoci,  per capirci ecco un esempio: “siccome sono stanco allora sono poco generoso”, dal peccato che invece  è un atto che ci divide da Dio, ci allontana dal suo amore. 

E’ la luce della fede che ci illumina sul peccato.  “E’ lo Spirito Santo che ci fa conoscere il peccato e noi siamo chiamati a riconoscerlo.  Riconoscerlo  non basta, siamo chiamati a “confessare” questo peccato per poter ricevere il perdono di Dio, che così  entra nella nostra coscienza nella misura in cui nasce in essa il pentimento, ossia la disponibilità a cambiare  quel comportamento che lo Spirito di Cristo mi rivela come peccato. 

Questo avviene appunto nella celebrazione  del Sacramento della Confessione.  Pertanto pentirsi dai peccati significa intraprendere un cammino  di conversione secondo l’ammonimento di San Pietro:” Pentitevi e cambiate vita, perché siano cancellati  i vostri peccati” (Atti 3,19).  Il pentimento non è, dunque, un semplice sentimento, ma è la volontà di  lasciare la via del peccato, per entrare nella via della grazia in amicizia con Cristo. 

Don Carlo

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