Tag articolo: dedicazione

La mano di Cristo, il pastore buono

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di , 17 aprile 2016

IV domenica di Pasqua  Gv 10,27-30 27

unnamedLe mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Il capitolo 10 del vangelo secondo Giovanni contiene una lunga discussione tra Gesù e alcuni farisei che egli dichiara in una situazione di peccato, perché credono e dicono di vedere mentre in realtà non vedono e non operano un discernimento circa l’identità di Gesù e la qualità della sua azione (cf. Gv 9,40-41). Con una parabola Gesù cercare di rivelare loro come egli non sia un ladro ma sia il pastore che entra ed esce attraverso la porta dell’ovile, non in incognito, il pastore che cammina davanti a pecore che lo seguono perché riconoscono la sua voce. Prosegui la lettura 'La mano di Cristo, il pastore buono'»

Festa della dedicazione delle nostre Chiese

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di , 29 ottobre 2011

Domum Dei decet sanctitudo: Sponsum eius Christum adoremus in ea (invitatorio di Mattutino). Il pensiero liturgico del giorno è precisato in questa formula invitatoriale. “Deve essere santa la casa di Dio: in essa adoriamo il Cristo, suo Sposo”. Che mistero è questo di una casa, che nello stesso tempo è sposa? Sono sante le nostre Chiese per l’appartenenza a Dio, per la celebrazione del Sacrificio, per le preghiere e le lodi che vi si offrono all’ospite divino. Per un titolo più valido di quello che potevano vantare l’antico tabernacolo e il tempio, la dedicazione le ha separate da tutte le case degli uomini ed esaltate sopra tutti i palazzi della terra. La sublime funzione della dedicazione delle chiese come pure la festa che ne perpetua il ricordo, non si arrestano al santuario costruito con le nostre mani, ma si elevano a realtà viventi e più auguste. La gloria principale del nobile edificio è simboleggiarne la grandezza. Il mistero della dedicazione.
Dio ha un solo santuario degno di lui: la sua vita divina, il tabernacolo di cui è detto che egli si circonda (Sal 17,12) quando curva i cieli (ivi 10) rende fitte le tenebre (ivi 12) agli occhi mortali, luce inaccessibile (1Tm 6,16) in cui abita nella sua gloria la tranquilla Trinità. Nondimeno, o Dio altissimo, ti degni comunicare alle anime nostre questa vita divina, che i cieli non possono contenere (3Re 8,27) e meno ancora la terra, e fai gli uomini partecipi della tua natura (2Pt 1,4). … Il tempio di Dio è santo, diceva l’Apostolo, e il tempio siete voi, tempio è il cristiano, tempio è l’assemblea cristiana.
Poiché Gesù Cristo chiama tutta l’umanità a partecipare della sua pienezza (Gv 1,16; Col 2,10), l’umanità a sua volta completa Cristo (Ef 1,23). Essa fu ossa delle sue ossa, carne della sua carne (Gen 11,23), un corpo solo (Ef 6,30), formando con lui l’ostia, che deve eternamente bruciare sull’altare dei cieli nel fuoco dell’amore; in quanto poi è la pietra d’angolo, su essa sono poste altre pietre viventi (1Pt 2,4-7): l’assemblea dei predestinati, che sotto la cura degli architetti apostolici (1Cor 3,10) sorse tempio santo del Signore (Ef 2,20-22). Così la Chiesa è la Sposa e per Cristo e con Cristo è casa di Dio. Lo è in questo misero mondo in cui si tagliano, nella fatica e nella sofferenza, le pietre elette, che saranno poi poste nel luogo previsto dal disegno di Dio (Inno di Vespro). Lo è nella felicità del cielo, dove il tempio eterno si accresce di ogni anima partita di quaggiù, in attesa che, compiuto con l’arrivo del nostro corpo immortale, sia dedicato dal nostro grande Pontefice, nel giorno della inimitabile dedicazione che chiuderà i tempi (1Cor 15,24): consegna solenne del mondo riscattato e santificato al Padre che gli diede il proprio Figlio (Gv 3,16), a Dio divenuto tutto in tutti (1Cor 15,28).
… Allora la profezia di san Giovanni, il prediletto, sarà realizzata: Ho veduto la città santa, la nuova Gerusalemme, che discendeva dai cieli, ornata come una sposa per lo sposo e ho udito una gran voce che veniva dal trono e diceva: Qui è il tempio di Dio (Ap 21,2.3). In questa domenica così importante celebriamo anche la tradizionale festa dei lustri di matrimonio La parrocchia è lieta di celebrare questa ricorrenza perché il sacramento del matrimonio è il campo fertile dove si vive l’amore e si moltiplicano i frutti benedetti da Dio.

Festa della Dedicazione delle nostre chiese

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di , 6 novembre 2010

La santita’ delle nostre chiese 
Sono sante le nostre Chiese per l’appartenenza a Dio, per la celebrazione del Sacrificio, per le preghiere e le lodi  che vi si offrono all’ospite divino.  Per un titolo più valido di quello che potevano vantare l’antico tabernacolo e il tempio,  la dedicazione le ha separate da tutte le case degli uomini e esaltate sopra tutti i palazzi della terra.  Tuttavia,  nonostante i riti che le riempiono di magnificenza, nel giorno della consacrazione che le riserva a Dio, esse sono  sempre senza sentimento e senza vita.  Che dobbiamo dire allora, se non che la sublime funzione della dedicazione  delle chiese come pure la festa che ne perpetua il ricordo, non si arrestano al santuario costruito con le nostre mani,  ma si elevano a realtà viventi e più auguste?  La gloria principale del nobile edificio è simboleggiarne la grandezza.  L’umanità sotto l’ombra delle sue volte si inizierà a ineffabili segreti, il mistero dei quali si compirà oltre l’esistenza del  mondo, nel meriggio del cielo.  Vediamo la dottrina relativa a questo punto… . 

…  Dio ha un solo santuario degno di lui: la sua vita divina, il tabernacolo di cui è detto che egli si circonda (Sal 17,12)  quando curva i cieli (ivi 10) rende fitte le tenebre (ivi 12) agli occhi mortali, luce inaccessibile (1Tm 6,16) in cui abita  nella sua gloria la tranquilla Trinità.  Nondimeno, o Dio altissimo, ti degni comunicare alle anime nostre questa vita  divina, che i cieli non possono contenere (3Re 8,27) e meno ancora la terra, e fai gli uomini partecipi della tua natura  (2Pt 1,4).  Nulla allora impedisce che in lui risieda la Santa Trinità.  Tu fin dal principio (Pr 8,22) come legge del mondo  in formazione (ivi 27) all’abisso, alla terra e al cielo potevi dichiarare che le tue delizie sarebbero nello stare con i  figli degli uomini (ivi 31).  Venuta la pienezza dei tempi, Dio mandò il Figlio suo (Gal 4,4) facendolo figlio di Adamo, perché nell’uomo abitasse  corporalmente la pienezza della divinità (Col 2,9).  Da quel giorno la terra vinse il cielo e ogni cristiano fu partecipe di  Cristo e, fatto dimora dello Spirito Santo (1Cor 3,16), portò Dio nel suo corpo (ivi 6,20). 

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La Parola della Domenica

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di , 6 novembre 2010

Ez 47, 1-2.8-9.12   Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.
Sal 45   Un fiume rallegra la città di Dio.
ICor 3, 9c-11.16-17  Voi siete il tempio di Dio.
Gv 2, 13-22   Parlava del tempio del suo corpo.

 Frequentare la Chiesa non è una pratica esteriore 
Quest’anno, al posto della XXXII Domenica del Tempo ordinario, celebriamo la festa della dedicazione  delle nostre chiese parrocchiali nella prossimità delle festa della chiesa-madre di Roma, la  basilica Lateranense, dedicata inizialmente al Salvatore e in seguito a san Giovanni Battista.  Che  cosa rappresenta per la liturgia e per la spiritualità cristiana la dedicazione di una chiesa e l’esistenza stessa della chiesa, intesa  come luogo di culto?  Dobbiamo partire da queste parole del Vangelo: “È venuto il momento, in cui i veri adoratori adoreranno  il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”.  Gesù insegna che il tempio di Dio è, primariamente, il cuore dell’uomo che ha accolto la sua parola.  Parlando di sé e del Padre  dice: “Noi verremo in lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23) e Paolo scrive ai cristiani: “Non sapete che voi siete il  tempio di Dio?  ” (1 Cor 3, 16).  Tempio nuovo di Dio è, dunque, il credente.  Ma luogo della presenza di Dio e di Cristo è anche là,  “dove due o più sono riuniti nel suo nome” (Mt 18, 20).  Il concilio Vaticano II arriva a chiamare la famiglia cristiana una “chiesa  domestica” (LG, 11), cioè un piccolo tempio di Dio, proprio perché, grazie al sacramento del matrimonio, essa è, per eccellenza,  il luogo in cui “due o più” sono riuniti nel suo nome.  A che titolo, allora, noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa, se  ognuno di noi può adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella sua casa?  Perché questo obbligo di recarci in  chiesa ogni domenica?  La risposta è che Gesù Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un  popolo, una comunità di persone, in comunione con lui e tra di loro. 

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Festa della dedicazione e dei lustri di matrimonio

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di , 7 novembre 2009

San PietroQuesta domenica nelle nostre parrocchie festeggeremo la dedicazione  delle Chiese, ricorderemo cioe il giorno in cui sono  state consacrate, inoltre festeggeremo gli anniversari dei matrimoni. 

Apparentemente sembrano due feste distinte, ma in verita non e cosi. 
Se è vero che  quando due sposi celebrano il loro matrimonio diventano Chiesa Domestica, allora ricordare  l’anniversario del matrimonio significa riconoscere il fatto che Dio ha stabilito una  sua dimora proprio nellfamore di queste due persone e l’ha resa luogo concreto di incontro  con Lui.  Cosi come la Chiesa quando viene consacrata diviene il Segno concreto della presenza  di Dio in mezzo alle nostre case, luogo dove incontrarlo personalmente e comunitariamente  nella preghiera e nell’Eucaristia.

Celebrata  Dal catechismo della Chiesa cattolica: La Chiesa domestica 

  • N.  1655 Cristo ha voluto nascere e crescere in seno alla Santa Famiglia di Giuseppe  e di Maria.  La Chiesa non e altro che la famiglia di Dio.  Fin dalle sue origini, il  nucleo della Chiesa era spesso costituito da coloro che, insieme con tutta la loro  famiglia, erano divenuti credenti [At 18,8 ].  Allorche si convertivano, desideravano  che anche tutta la loro famiglia fosse salvata [At 16,31 e Ë 11, 14].  Queste famiglie divenute credenti erano piccole isole di vita cristiana in un mondo  incredulo. 
  • San DonatoN.  1656 Ai nostri giorni, in un mondo spesso estraneo e persino ostile alla fede, le  famiglie credenti sono di fondamentale importanza, come focolari di fede viva e  irradiante.  E’ per questo motivo che il Concilio Vaticano II, usando un’antica espressione,  chiama la famiglia Ecclesia domestica Chiesa domestica [Conc.  Ecum.  Vat.  II, Lumen gentium, 11; cf Giovanni Paolo II, Esort.  ap.  Familiaris consortio,  21].  E’ in seno alla famiglia che i genitori devono essere per i loro figli, con la  parola e con l’esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione  propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale  [Conc.  Ecum.  Vat.  II, Lumen gentium, 11]. 

Le parole del Catechismo ci spiegano bene dunque il senso  della Festa che oggi celebriamo, facendo gli auguri alle  coppie che oggi ricordano il loro anniversario, vogliamo soprattutto  fare Festa al Signore che non ci fa mai mancare il  suo Amore e la sua presenza concreta in mezzo a noi. 

Don Carlo

Dedicazione della basilica lateranense… e della nostra chiesa

di , 7 novembre 2008

Oggi celebriamo la festa della dedicazione della chiesa madre di Roma, la basilica Lateranense, dedicata inizialmente al divin Salvatore e in seguito a San Giovanni Battista. Essa sorse nel IV secolo accanto al palazzo del Laterano, divenuto, dopo la pace di Costantino, l’abitazione del papa. Fu, quindi, la prima cattedrale di Roma; in essa, si tennero numerosi e importanti concili ecumenici. La dedicazione di quella basilica segnò il passaggio e l’uscita dell’assemblea cristiana dalle catacombe allo splendore delle basiliche romane.

La nostra attenzione non si esaurisce però nel ricordo di questo fatto. Nella dedicazione della basilica lateranense, ogni comunità locale di rito latino, oltre ad esprimere la propria comunione con la sede di Pietro, ricorda e celebra la dedicazione della propria chiesa, intesa come edificio sacro. Che cosa rappresenta per la liturgia e per la spiritualità cristiana la dedicazione di una chiesa e l’esistenza stessa della chiesa, intesa come luogo di culto? Dobbiamo partire dalle parole contenute nel vangelo odierno: “E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori”

Gesù insegna che il tempio di Dio è, primariamente, il cuore dell’uomo che ha accolto la sua parola. Parlando di sé e del Padre dice: “Noi verremo in lui prenderemo dimora presso di Lui” (Gv.14,23) e Paolo scrive ai cristiani : “Non sapete che voi siete il tempio di Dio?” (1 Cor. 3,16).  Tempio nuovo di Dio è, quindi, il credente. Ma luogo della presenza di Dio e di Cristo è anche là, dove due o più sono riuniti nel nome del Signore.

A che titolo allora noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa, se ognuno di noi può adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella sua casa? Perché questo obbligo di recarci in chiesa ogni domenica? La risposta è che Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un popolo, una comunità di persone, in comunione con Lui e tra di loro. Questa dimora si chiama “Chiesa”. Essa è il luogo della sua presenza sulla terra. Certo la Chiesa così intesa non si identifica con il luogo o con l’edificio, fosse pure la più splendida cattedrale gotica o la basilica stessa di San Giovanni in Laterano. Essa è anzitutto il popolo dei redenti, in quanto unito a Dio per la fede e i sacramenti. Ma di questa realtà universale e invisibile l’edificio sacro è il segno visibile. Esso è il luogo privilegiato del nostro incontro con Dio perché è il luogo dove si realizza e si rende visibile la comunità cristiana.

Celebrare la festa della Dedicazione della Basilica lateranense è dunque occasione per verificare l’autenticità della nostra vita cristiana; è secondo Cristo oppure secondo il nostro gusto personale? Con il battesimo siamo tutti diventati tempio di Dio.

 


 

Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo (Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)

Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo è vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente. Per la prima nascita noi eravamo coppe dell’ira di Dio; secondo nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo.

Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se riflettiamo un pò più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora intempli costruiti dalle mani dell’uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell’anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo è il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17).

Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto è in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora.  Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato.

Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre.  Fa’ piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).

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