Tag articolo: evangelizzazione

Catechismo degli adulti

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di , 8 Maggio 2015

Presentazione Agli adulti, uomini e donne del nostro Paese, ai loro catechisti e alle comunità ecclesiali, i Vescovi italiani consegnano questo libro della fede, il catechismo

La verità vi farà liberi. Lo fanno con sentimenti di gioia e di gratitudine al Signore, sapendo quanto lungo e impegnativo è stato il cammino del testo, ed insieme nutrendo grande speranza per un suo diffuso e sapiente impiego nell’opera della nuova evangelizzazione. Di fronte a noi sono i bisogni di fede degli adulti italiani e le loro attese. Vivono e soffrono un tempo di cambiamento e di crisi, che tocca la globalità della vita, le verità fondanti, i valori etici elementari e coinvolge la stessa possibilità di pervenire a certezze di fede oggettive e universali. Eppure, anche in questo clima di incertezza e talvolta di smarrimento, non vi è per lo più un rifiuto preconcetto della componente religiosa dell’esistenza.

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Per non dimenticare

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di , 29 Gennaio 2015

ebrei Marcel Callo 6/12/1921, Rennes (Francia). 19/3/1945, Mathausen (Germania). 23 anni

A Mauthausen, il 19 marzo 1945, spirava Marcel Callo, scout e martire. Il Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente proclamato “beato”, in San Pietro in Roma, il 4 ottobre 1987: unoScout de France, Marcel Callo. Marcel Callo, quando era un giovanissimo Scout de France Al di là della notizia, un giovane, Marcel Callo, morto santamente in un campo di sterminio tra i più terribili, Mauthausen, la sera del 19 marzo 1945, a non ancora 24 anni. Era stato portato in Mauthausen dal lager di Flossemburg, e qui dal lager di Gotha, e qui dal campo di lavoro di Zella Mehlis, con una sentenza di condanna; troppo cattolico, “zu vile Katholisch”: se non si fosse manifestato “troppo cattolico”, sarebbe probabilmente rimasto in un campo di lavoro, e le bastonate, gli estremi sfinimenti forse gli sarebbero stati risparmiati.

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Udienza movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI)

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di , 13 Novembre 2014

1506016_678099592240479_430411164_nCari fratelli e sorelle,

Vi accolgo con gioia, in occasione del sessantesimo anniversario di fondazione del Movimento Adulti Scouts  Cattolici Italiani. Rivolgo a ciascuno il mio saluto cordiale, incominciando dalla Presidente nazionale, che ringrazio  per le sue parole, e dall’Assistente, che pure ringrazio; e ringrazio anche per il segno. Vi ringrazio per il lavoro che  svolgete nella Chiesa e nella società, testimoniando il Vangelo, secondo lo stile proprio dello scoutismo. E’ importante  sottolineare la dimensione ecclesiale della vostra realtà associativa, che raccoglie laici ben consapevoli degli impegni  derivanti dai sacramenti del Battesimo e della Cresima. Mossi da questa convinzione, in questi anni di impegno    apostolico vi siete sforzati di testimoniare i valori di lealtà, di fraternità e di amore a Dio e al prossimo, servendo  generosamente la comunità ecclesiale e quella civile.

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I difficili no di un parroco

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di , 4 Febbraio 2014

safe_imageQuanto mi pesa dover dire di no!

Evangelizzare nella vita quotidiana della vita parrocchiale non è facile . Il dramma della mia condizione di parroco è che mentre vorrei essere l’uomo del sì, l’uomo che accoglie sempre, la mia posizione di presidente della comunità, di responsabile dell’ortodossia, di maestro della fede mi costringe invece a correggere ed orientare ed a volte purtroppo a dover vietare e questa è la cosa più pesante.
Questa fatica si esprime soprattutto nella pratica quotidiana dell’ufficio parrocchiale.
Ogni giorno in ufficio si giocano partite mortali. Quando una persona entra di solito lo fa perché ha una richiesta specifica da fare: vuole un battesimo, o iscrivere un bambino al catechismo, o chiede un funerale o mille altre cose.
Si comporta in genere come chi va in un’agenzia a comprare un servizio: sa già cosa vuole e non è lì per ascoltare lezioni (c’è già così poco tempo nella vita, ci sono i figli da andare a prendere a scuola, la spesa da fare…), alla fine dei conti quello che mi domanda è semplicemente un sì o un no.
E qui comincia la lotta.

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Messaggio conclusivo dei vescovi alle comunità cristiane del nordest

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di , 22 Aprile 2012

Una Chiesa che annuncia Gesù Cristo salvezza e speranza dell’umanità Noi vescovi delle 15 Chiese del Nordest, che ad Aquileia abbiamo vissuto, insieme ai rappresentanti delle nostre comunità, nella gioia della Pasqua, l’esperienza di fede e di comunione del secondo Convegno ecclesiale, inviamo a tutti voi, nostri fratelli e sorelle nella fede un cordiale saluto di grazia e pace nel Signore risorto. Dopo 22 anni dal primo convegno, ci riamo ritrovati presso la Chiesa-madre di Aquileia per attingere dalla sorgente comune della fede ecclesiale una nuova linfa e per impegnarci – come ci ha esortato il papa Benedetto XVI – «per una nuova evangelizzazione del nostro territorio e consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana» (Discorso ad Aquileia 7 maggio 2011). Ci siamo sentiti in comunione con voi e vi ringraziamo per le preghiere con cui ci avete accompagnato in questi giorni. In un clima intenso di preghiera e di condivisione fraterna noi tutti, radunati ad Aquileia, abbiamo cercato di essere in ascolto di quello che lo Spirito dice, oggi, alle nostre comunità, e, insieme ascoltare le richieste, le aspirazioni ed i gemiti delle donne e degli uomini di oggi. Esprimiamo la nostra viva solidarietà ai poveri e a tutti coloro che soffrono più acutamente a causa della grave crisi economica e finanziaria. Ci siamo interrogati su come essere oggi testimoni di Cristo e dell’amore di Dio e come saperlo annunciare in un contesto culturale e sociale profondamente cambiato. Nella preghiera di lode abbiamo ringraziato il Signore per le tante opere di bene che ha ispirato e per la generosità di tanti cristiani impegnati nelle comunità. Ma abbiamo anche preso coscienza delle nostre debolezze e delle nostre manchevolezze, e per questo chiediamo sinceramente perdono a Dio e a tutti. Siamo consapevoli della conversione a cui siamo chiamati per essere Chiesa che annuncia Gesù Cristo, salvezza e speranza dell’umanità.

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Testimoni di Cristo, in ascolto

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di , 14 Aprile 2012

Dal 13 al 15 aprile ad Aquileia la Seconda Assemblea delle Chiese del Nordest

Dopo due anni di intenso lavoro di preparazione, tutto è pronto per celebrare e vivere il secondo convegno ecclesiale delle Chiese del Triveneto, che si troveranno dal 13 al 15 aprile 2012 a Grado e Aquileia, nell’obiettivo di essere Testimoni di Cristo, in ascolto come recita il titolo di quello che finora è stato “Aquileia2”. L’appuntamento che torna a 22 anni dal primo convenire delle chiese nordestine alla chiesa madre. I tre giorni di lavoro si svolgeranno tra Grado, dove si terranno l’apertura, le sessioni assembleari e i lavori di gruppo, e Aquileia per la solenne celebrazione conclusiva di domenica 15 aprile che vede la presenza del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Al convegno parteciperanno oltre 600 delegati provenienti dalle 15 diocesi del Triveneto: Adria-Rovigo, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Chioggia, Concordia-Pordenone, Gorizia, Padova, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Vittorio Veneto. Il convegno è nato dall’esigenza di verificare la situazione della Chiesa a Nordest a 22 anni dal primo confronto nel 1990, in un tempo che ha visto numerose trasformazioni sia sul piano socioeconomico, culturale che religioso e spirituale, per capire cosa lo Spirito chiede e dice oggi alla Chiese di queste terre. Per questo si è lavorato su tre dimensioni: la memoria del percorso fatto in questi vent’anni con l’evidenza dei frutti ma anche delle fatiche o difficoltà; il discernimento sulle attuali situazioni e sfide pastorali per giungere al terzo elemento, la profezia nell’individuare piste pastorali da percorrere insieme come Chiese per una rinnovata evangelizzazione del Nordest, in dialogo con la cultura delle genti che lo abitano e al servizio della costruzione del bene comune … Con la celebrazione del convegno si raggiunge già un primo obiettivo: il convenire delle 15 Chiese in stile comunionale e sinodale, nell’obiettivo di guardare alle possibilità che si aprono nella collaborazione e per la nuova evangelizzazione. Da “Aquileia 2” non ci si aspettano novità eclatanti, ma una rinnovata capacità di essere “Testimoni di Cristo, in ascolto” di un tempo e di un mondo che sta vivendo cambiamenti epocali.

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La Parola della Domenica

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di , 15 Gennaio 2011

2ª del Tempo Ordinario
Is 49,3.5–6   Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza
Sal 39   Ecco Signore, io vengo per fare la tua volontà
1 Cor 1,1–3   Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo
Gv 1,29-34   Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo

Con il Vangelo di questa Domenica ci troviamo di fronte ad una delle più potenti costruzioni Cristologiche di  Giovanni, tutta incentrata sulla figura dell’agnello (cioè della vittima dell’espiazione) che si fa carico (cfr.  Is  53,4 e 53,12) del peccato del mondo, di quel male che inside alla radice la stessa struttura del mondo e che  l’uomo, da solo, neanche con l’intera sua buona volontà è in grado di redimere.  Per togliere il peccato del  mondo l’Agnello prende su di sé in espiazione surrogatoria le conseguenze del peccato, e così toglie ogni  effetto al peccato, o meglio alla colpa del peccato, lo mette da parte; perciò l’espressione riunisce in sè le  due cose, l’assunzione del peso e la sua eliminazione..  Non è erudizione filologica fine a se stessa.  Con  questa espressione, infatti, i due Giovanni intendono riferirsi sia al quarto carme del Servo del Signore (Is  53,1-12), sia all’agnello espiatorio di Lev 14, 12-13, sia infine all’agnello pasquale (Es 12, 1-14; Gv 19,36)  che diventa il simbolo della redenzione di Israele.  L’atto di eliminare il peccato del mondo non si comprende  dunque se non viene inserito in un progetto di redenzione che può avvenire solo attraverso l’espiazione vicaria,  fatta cioè per la salvezza di tutti, di una vittima.  Il tutti di questa salvezza non ha limiti né geografici né  cronologici: è per questo che (v. 30) Giovanni può dire che dopo di lui “viene un uomo che è avanti a me,  perché era prima di me”.  L’atteggiamento del Battista è quello di colui che non conosce i disegni di Dio, ma  è chiamato ad annunciarli, progredendo contemporaneamente in un cammino di fede.  Questo è anche il  compito della nostra evangelizzazione.  Il brano è costruito su due parti, che sono costituite dalle due dichiarazioni  di Giovanni il Battista.  Nella seconda parte, che inizia al v.32, Giovanni rende testimonianza della  presenza dello Spirito su Gesù.  Compare per la seconda volta l’espressione Io non lo conoscevo, ma…  (v.33), tipica frase che indica un progressivo disvelarsi della conoscenza che culmina nel riconoscimento di  Gesù come il Figlio di Dio (espressione che significa che egli è il Divino).  Gesù come redentore deve passare  attraverso la sua passione; solo così potrà battezzare nello Spirito (v.33).  Infatti, solo dopo essere stato  elevato, egli ha la facoltà di santificare per mezzo dello Spirito (L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere  lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo).  E’ così che la croce diventa davvero il simbolo più evidente  tanto del peccato del mondo quanto della sua stessa redenzione.

84ª Giornata Missionaria Mondiale

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di , 17 Ottobre 2010

24 0ttobre 2010  “Spezzare pane per tutti i popoli”:  84ª Giornata Missionaria Mondiale che conclude  la Quarta settimana dell’Ottobre Missionario  dedicata al tema della Carità. 

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli,  se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,  35) 
La missione nasce dal coinvolgimento dei nostri  cuori, attraverso l’Eucaristia, con quello di  Cristo, anzi del Dio Uno e Trino, come afferma il  Papa. 

Chi si nutre del Pane del Cielo, condivide  il donarsi di Dio-Amore all’umanità: un intreccio  che fonda il senso  dell’evangelizzazione, un’urgenza che viene  dal cuore di Dio e dà forma alla carità  dell’uomo.

La Parola della Domenica

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di , 12 Settembre 2010

Nella liturgia di questa domenica si legge l’intero capitolo quindici del Vangelo di Luca che contiene le tre parabole dette “della misericordia”: la pecorella smarrita, la dramma perduta e il padre misericordioso. Nel suo fondo la parabola non è che la storia di una riconciliazione tra padre e figlio, e tutti sappiamo quanto una simile riconciliazione sia vitale per la felicità dei padri come dei figli.

Le arti figurative e di comunicazione sia letteraria che visiva (romanzi, film, canzoni…), privilegiando principalmente il rapporto tra uomo e donna, lasciano inesplorato un altro legame umano altrettanto universale e vitale, un’altra delle grandi fonti di gioia della vita: il rapporto padre – figlio, la gioia della paternità. Se invece si scava con serenità e obiettività nel cuore dell’uomo si scopre che, nella maggioranza dei casi, un rapporto riuscito, intenso e sereno con i figli è, per un uomo adulto e maturo, non meno importante e appagante che il rapporto uomo – donna. Sappiamo quanto questo rapporto sia importante anche per il figlio o la figlia e il vuoto tremendo che lascia la sua rottura.

Come il cancro attacca, di solito, gli organi più delicati nell’uomo e nella donna, così la potenza distruttrice del peccato e del male attacca i gangli più vitali dell’esistenza umana. Non c’è nulla che sia sottoposto all’abuso, allo sfruttamento e alla violenza quanto il rapporto uomo – donna e non c’è nulla che sia così esposto alla deformazio¬ne come il rapporto padre – figlio: autoritarismo, paternalismo, ribellione, rifiuto, incomunicabilità. Sappiamo che esistono casi negativi di rapporti difficili tra padri e figli. Nel profeta Isaia si legge questa esclama¬zione di Dio: “Ho allevato e fatto crescere dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me” (Is 1, 2). Credo che molti padri oggigiorno sanno, per esperienza, cosa vogliono dire queste parole.

La sofferenza è reciproca; non è come nella parabola dove la colpa è tutta e solo del figlio… Ci sono padri la cui più profonda sofferenza nella vita è di essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli. E ci sono figli la cui più pro¬fonda e inconfessata sofferenza è di sentirsi incompresi, non stimati, o addirittura rifiutati dal padre. In queste righe abbiamo insistito sul risvolto umano ed esistenziale della parabola. Ma non si tratta solo di questo, cioè di migliorare la qualità della vita in questo mondo. Rientra nello sforzo per una nuova evangelizzazione, l’ini¬ziativa di una grande riconciliazione tra padri e figli e il bisogno di una guarigione profonda del loro rapporto. Si sa quanto il rapporto con il padre terreno può influenzare, positivamente o negativamente, il proprio rapporto con il Padre dei cieli e quindi la stessa vita cristiana. Quando nacque il precursore Giovanni Battista l’angelo disse che uno dei suoi compiti sarebbe stato di “ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri”. Un compito oggi più che mai attuale..

adattamento da Raniero Cantalamessa – www.lachiesa.it
le letture di oggi: Esodo 32,7-11.13-14; Salmo 50; Prima lettera a Timoteo 1,12-17; Luca 15,1-32

Un amore al cubo

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di , 18 Aprile 2010

Saranno in 2.500 a raggiungere Assisi dalle parrocchie e dalle varie zone del Patriarcato di Venezia ( in 30 dalle nostre parrocchie di Murano)  per il pellegrinaggio diocesano dei preadolescenti guidato dal Patriarca card. Angelo Scola nei luoghi di San Francesco che si terrà da venerdì 16 a domenica 18 aprile.

Oltre 1.800, in particolare, sono i ragazzi delle scuole medie e i giovanissimi della prima superiore iscritti al pellegrinaggio e che si recano in Umbria accompagnati da qualche centinaio di adulti (genitori, educatori, animatori, sacerdoti, insegnanti ecc.).Un “amore al cubo” ovvero “S.Francesco: il fascino dell’amore elevato alla potenza di Dio” è il motto ideato dall’Ufficio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi / Coordinamento della pastorale dei ragazzi per accompagnare questo pellegrinaggio il cui obiettivo – spiegano gli organizzatori – è quello di “aiutare i nostri preadolescenti a capire che ad amare si impara… lentamente, facendo passi adatti alla propria età ma non perdendo mai di vista la meta comune a tutti: saper amare come il Crocifisso Risorto e cio è nel dono totale di noi stessi, anima e corpo.  L’amore, infatti, a cui Francesco ha dato forma in maniera personale e specialissima è quello evangelico, contemplato nella Trinità e incarnato nella persona di Gesù”.  I vari gruppi di partecipanti si muoveranno dalla diocesi veneziana nel corso della giornata di venerdì 16 aprile per raggiungere in serata le rispettive località di destinazione, ad Assisi e dintorni. Si muoveranno poi autonomamente nel corso del pellegrinaggio, seguendo le indicazioni del coordinamento diocesano, ma vivranno tutti insieme tre particolari momenti:

  • La sera di venerdì 16 aprile, eccezionalmente per i giovanissimi pellegrini veneziani, la Basilica di S.Maria degli Angeli resterà aperta dalle ore 20.30 alle 22.00 per l’apertura ufficiale del pellegrinaggio;
  • La sera di sabato 17, alle ore 21.00 presso un padiglione dell’Umbria Fiere di Bastia Umbra, ci sarà un momento di incontro e festa per tutti ;
  • La mattina di domenica 18 aprile, alle ore 9.30, presso la Basilica superiore di Assisi si terrà il momento culminante del pellegrinaggio con la messa presieduta dal Patriarcacard. Angelo Scola con il vescovo ausiliare mons. Beniamino Pizziol. 

Nel corso della giornata di sabato 17 aprile i gruppi seguiranno vari itinerari che, in momenti diversi e concordati, porteranno i ragazzi a visitare alcuni luoghi fondamentali della vita del Santo: la Basilica di S.Francesco, la Basilica di S.Maria degli Angeli (Porziuncola), le chiese di S.Rufino / S.Chiara / S.Damiano, l’eremo delle carceri, Rivotorto ecc.  Nel primo pomeriggio di domenica 18 inizierà, infine, per tutti l’operazione di rientro a Venezia.

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