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La Croce Ortodossa Russa e i suoi simbolismi

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di , 18 novembre 2014

P1030655 DSC_0264Una “fedele riproduzione” di questa Croce Ortodossa Russa è appoggiata sulla mensa dell’altare di S.Maria e Donato dove quotidianamente si “Celebra il Sacrificio della S.Messa”.Attraverso la Croce è giunta la nostra salvezza. L’immagine del Signore crocifisso ci ricorda costantemente che Cristo è morto per noi, e che è risorto dai morti. Qui sotto vedrete una spiegazione della Croce nella tradizione ortodossa russa, scoprendo a ogni passo il simbolismo in essa racchiuso.

Sulla Croce è raffigurato il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Notate che non porta la corona di spine, e che i suoi piedi sono inchiodati con due chiodi. Dietro il corpo di Cristo, sui lati, ci sono una lancia (quella che gli trafisse il costato) e una spugna (quella che fu imbevuta di aceto e fiele e fu offerta a Cristo da bere) su un palo fatto di canna. Sul fianco di Cristo sono raffigurati il sangue e l’acqua che escono dal suo costato. Sotto ai piedi di Cristo ci sono quattro lettere dell’alfabeto slavonico che significano: “Il luogo del cranio è diventato il paradiso”. Nascosto in una caverna sotterranea è il ‘cranio di Adamo’. In questo modo ci viene ricordato che Adamo, nostro progenitore, ha perduto il paradiso per mezzo dell’albero del quale ha partecipato ingiustamente; Cristo è il nuovo Adamo, che ci porta la salvezza e il paradiso attraverso l’albero della Croce. La città di Gerusalemme è raffigurata sullo sfondo, dato che egli fu crocifisso al di fuori delle mura della città.
La barra superiore

La barra superiore è la scritta che Pilato ordinò di appendere per scherno al di sopra del capo di Cristo sulla Croce. Su questa tavola era scritto: “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei” in ebraico, greco e latino (abbreviato in greco con le iniziali ‘INBI’ o in latino con ‘INRI’ nella tradizione occidentale). Questa è talvolta rimpiazzata dall’iscrizione cristiana: “Il Re della Gloria” – che qui è sotto le ginocchia degli angeli. Sulla tavola qui sono iscritte le iniziali ‘IC XC’, che sono le prime e le ultime lettere del nome di Gesù Cristo in greco. In aggiunta, proprio al di sopra delle braccia di Cristo vediamo l’iscrizione: ‘NIKA’, che in greco significa: “Egli conquista” o “Egli è vittorioso.” Frequentemente, vediamo insieme queste due espressioni: ‘IC XC NI KA’, con il significato: ” Gesù Cristo vince” (cioè, vince la morte e il peccato).
La barra centrale

La barra centrale è quella sulla quale sono state inchiodate le mani del Signore. Sugli angoli superiori vediamo le raffigurazioni del sole (a sinistra) e della luna (a destra), che ci ricordano il verso del profeta Gioele, “Il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue.” (Gl 2:31) L’iscrizione: “Il Figlio di Dio” è posta ai lati del capo di Cristo, e sotto le sue braccia leggiamo l’iscrizione: “Ci prosterniamo davanti alla tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione”. Sull’aureola di Cristo sono iscritte le lettere greche che significano “L’Esistente” o “Colui che è”, per ricordarci che Cristo è lo stesso Dio che si è identificato con queste parole a Mosè nell’antica legge.
La barra inferiore

La barra diagonale inferiore è il suppedaneo (piedistallo o supporto per i piedi). Ci sono alcune dispute se ce ne fosse davvero uno sulla Croce di Cristo, ma nella Croce ortodossa è riconosciuto come un attributo necessario della Croce, degno di venerazione, e a cui si fa allusione profetica nelle parole “Adoriamo lo sgabello dei suoi piedi… (Salmo 98:5).
Nelle preghiere dell’Ora Nona, la Chiesa assimila la Croce a una sorta di bilancia della giustizia: ” In mezzo ai due ladroni la tua Croce è stata bilancia di giustizia: per l’uno, che fu spinto all’inferno dal peso della sua bestemmia, ma anche per l’altro, che fu alleggerito delle colpe per la sua conoscenza della teologia; Cristo Dio, gloria a te.” I Padri della Chiesa hanno cercato di rendere tangibile l’idea che il ladrone infedele scende all’inferno a causa della sua bestemmia, attraverso il giusto giudizio di Dio (la punta inferiore della barra), e che il buon ladrone va in paradiso per il suo pentimento e la sua lode a Dio (la punta superiore).

Udienza movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI)

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di , 13 novembre 2014

1506016_678099592240479_430411164_nCari fratelli e sorelle,

Vi accolgo con gioia, in occasione del sessantesimo anniversario di fondazione del Movimento Adulti Scouts  Cattolici Italiani. Rivolgo a ciascuno il mio saluto cordiale, incominciando dalla Presidente nazionale, che ringrazio  per le sue parole, e dall’Assistente, che pure ringrazio; e ringrazio anche per il segno. Vi ringrazio per il lavoro che  svolgete nella Chiesa e nella società, testimoniando il Vangelo, secondo lo stile proprio dello scoutismo. E’ importante  sottolineare la dimensione ecclesiale della vostra realtà associativa, che raccoglie laici ben consapevoli degli impegni  derivanti dai sacramenti del Battesimo e della Cresima. Mossi da questa convinzione, in questi anni di impegno    apostolico vi siete sforzati di testimoniare i valori di lealtà, di fraternità e di amore a Dio e al prossimo, servendo  generosamente la comunità ecclesiale e quella civile.

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1-2 Novembre, Santi e defunti nel mistero dell’Eternità

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di , 28 ottobre 2014

403397_357653150960139_153073129_n Stiamo avviandoci a grandi passi verso la conclusione dell’Anno Liturgico e la Chiesa ci fa entrare con queste due Ricorrenze Liturgiche nella contemplazione del Mistero Dell’Eternità a cui tutti siamo chiamati. Ad una prima riflessione potrebbero sembrare due cose distinte, invece il Mistero della Salvezza operato dal Risorto le unisce in un’unico obbiettivo L’Eternità e la Comunione con Dio alla quale l’uomo è destinato a parteciparvi in anima e corpo. Questa “Realtà Finale” di Santità ed intima Comunione con il Padre ha una “strada obbligatoria” da percorrere, la conclusione della nostra vita terrena e il passaggio dalla “morte corporale”alla vita”celeste e immortale”. In questa prospettiva, la Fede ci “educa” già in questa dimensione terrena a costruire la nostra salvezza alla “Scuola del Vangelo” che ci presenta il Progetto delle Beatitudini per vivere concretamente la nostra vita cristiana. Gesù non ci ha parlato di cose “irrealizzabili” da compiere, o superiori alle nostre capacità umane, ma ci ha indicato la via dell”amore, della pace, della conversione del cuore, della testimonianza” da praticare ogni giorno attraverso i nostri gesti e le nostre azioni. E ci ha posto come nostri esempi i Santi, che non sono stati ” Eroi Extraterrestri ” ma uomini e donne come noi che hanno cercato di “imitarlo” attraverso le loro debolezze e fragilità umane, ma in continua ricerca del bene e della conversione. “Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli”con questa certezza il cristiano di ogni tempo opera in questa “dimensione umana”non certo senza fatica e impegno, ma sorretto dallo “Spirito Santo” che è Luce e Forza. Coloro che ci hanno preceduto nella ” Casa del Padre “e sono stati nostri “compagni di viaggio” ci hanno passato il “testimone” della fede e delle loro opere confidando nella grazia e nella potenza rigeneratrice di questo Spirito. Invochiamolo con le parole finali della Sequenza: “dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni, dona virtu’ e premio, dona morte santa. dona gioia eterna. Amen

Discorso per la conclusione del Sinodo dei Vescovi

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di , 22 ottobre 2014

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Discorso del Santo Padre per la conclusione della III assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi
Aula del Sinodo,  Sabato 18 ottobre 2014

Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle, Con un cuore pieno di riconoscenza e di gratitudine vorrei ringraziare, assieme a voi, il Signore che ci ha accompagnato e ci ha guidato nei giorni passati, con la luce dello Spirito Santo! Ringrazio di cuore il signor cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo, S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto-segretario, e con loro ringrazio il Relatore il cardinale Péter Erdo, che ha lavorato tanto anche nei giorni del lutto familiare, e il Segretario Speciale S.E. Mons. Bruno Forte, i tre Presidenti delegati, gli scrittori, i consultori, i traduttori e gli anonimi, tutti coloro che hanno lavorato con vera fedeltà dietro le quinte e totale dedizione alla Chiesa e senza sosta: grazie tante!

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XXIX domenica del tempo Ordinario, ANNO A

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di , 18 ottobre 2014

Parola della DomenicaNessuna tassa agli idoli del potere umano 1 Entriamo immediatamente nella comprensione del Vangelo di questa domenica. Malignamente i farisei chiedono a Gesù se sia «lecito pagare il tributo a Cesare»: se avesse detto «sì», si sarebbe inimicato tutto il popolo; se avesse detto «no», lo avrebbero denunciato. Nell’interpretazione del testo, di solito ci si sofferma sulla famosa frase: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che di Dio». E si spiega che Gesù sancisce la separazione di due autonome sfere di potere: quella dell’ambito politico e sociale, e quella dell’ambito religioso. E così verrebbe legittimato, in ogni caso, il potere politico.

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XXVIII domenica del tempo Ordinario, ANNO A

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di , 11 ottobre 2014

Parola della DomenicaProclamando la buona notizia che racconta e fa conoscere Dio, Gesù non ricorre a grandi definizioni, non spiega complesse dottrine, ma preferisce presentare a chi lo ascolta delle immagini, degli eventi della vita umana, e indicare in essi una dinamica che illustra l’agire di Dio e degli esseri umani. La parabola prevista oggi dalla liturgia ci parla di un re che vuole celebrare le nozze di suo figlio. S.in questo evento si deve riscontrare una somiglianza con il regno dei cieli (“Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio”), allora quel re non può che essere Dio e suo Figlio è Gesù, mandato nel mondo per trovare la sua sposa, l’umanità. Siamo di fronte alla realizzazione del progetto, del sogno di Dio già annunciato più volte dai profeti nell’Antico Testamento (cf. Os 2,16-25; Is 54,5, ecc. ): Dio avrebbe celebrato le nozze con l’umanità, attraverso un’alleanza definitiva, eterna, e ormai Gesù è in procinto di compiere queste nozze, è lui lo Sposo atteso (cf. Mt 9,15). Ancora una volta, dunque, Dio manda i suoi servi

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Una vittima illustre del consumismo: Gesù rifiutato dal mercato religioso

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di , 4 ottobre 2014

masci_logo_ufficialeL’immagine biblica della vigna serve a Gesù per rivelare tutta la cura di Dio – attraverso di Lui, il Messia – per il suo popolo e per denunciare le infruttuosità e il rifiuto di una parte dei capi di quel popolo, gli stessi a cui si rivolge

XXVI domenica del tempo Ordinario, anno A

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di , 27 settembre 2014

Parola della DomenicaIl testo del vangelo odierno è molto breve: una parabola di due versetti, e altri due versetti che contengono considerazioni di Gesù sui destinatari delle sue parole. La parabola è inquadrata da due domande, quella finale (“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? “) e quella introduttiva (“Che ve ne pare? “), presente anche altrove (Mt 18,12). Gesù intende intrigare, coinvolgere quanti lo ascoltano – in questo caso “i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo” (Mt 21,23) –, suscitando la loro risposta. Sono dunque importanti non solo le sue parole, ma anche le parole dei suoi ascoltatori, quelli di allora e quelli di adesso, noi! Cerchiamo pertanto di ascoltare, di pensare, di indagare e di rispondere in verità.

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XXV domenica del tempo ordinario – anno A

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di , 19 settembre 2014

Parola della DomenicaC’è una giustizia umana, che noi uomini cerchiamo, approfondiamo, sperimentiamo e tentiamo di instaurare nella nostra vita sociale, nelle relazioni con gli altri. È una giustizia che merita non solo attenzione, ma che va realizzata affinché sia possibile la convivenza in una certa condizione di pace. Questa dunque, che fa parte delle “realtà penultime” (Dietrich Bonhoeffer) in cui siamo immersi, è decisiva e non va sminuita. Purtroppo oggi – tutti ne siamo convinti – tale giustizia umana è contraddetta in molti modi e non è più ritenuta vincolante.

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Pasqua Ebraica e Pasqua Cristiana.

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di , 18 aprile 2014

crocifissione-maria-rupnik La Pasqua è la principale festività del cristianesimo Essa celebra la risurrezione di Gesù che, secondo le Scritture, è avvenuta nel terzo giorno successivo alla sua morte in croce.La data della Pasqua, variabile di anno in anno secondo i cicli lunari, determina anche la cadenza di altre celebrazioni e tempi liturgici, come la Quaresima e la Pentecoste. La Pasqua cristiana presenta importanti legami ma anche significative differenze con la Pasqua ebraica. La Pasqua ebraica, chiamata Pesach (pasa’, in aramaico), celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo.La parola ebraica pesach significa “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34).

La Pesach indica quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani e l’inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa. Gli ebrei che vivono entro i confini dell’antica Palestina celebrano la Pasqua in sette giorni. Durante la festa un ebreo ortodosso deve astenersi dal consumare pane lievitato e sostituirlo con il pane azzimo, come quello che consumò il popolo ebraico durante la fuga dall’Egitto; per questo motivo la Pasqua ebraica è detta anche ‘festa degli azzimi’. La tradizione ebraica ortodossa prescrive inoltre che, durante la Pasqua, i pasti siano preparati e serviti usando stoviglie riservate strettamente a questa ricorrenza.Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Pasqua cristiana è quindi la chiave interpretativa della nuova alleanza, concentrando in sé il significato del mistero messianico di Gesù e collegandolo alla Pesach dell’Esodo. Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

Quest’ultimo significato si ricava leggendo uno dei più importanti pensatori ebraici: Filone d’Alessandria scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche il significato allegorico di purificazione dell’anima. La Pasqua ebraica può essere intesa anche come attesa per il Messia, come ad esempio attesta il Targum Exodi, che descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: la creazione, il sacrificio di Isacco il Passaggio del Mar Rosso e infine la venuta del Messia e la fine del mondo.La Pasqua è la festività cristiana che ricorda la risurrezione di Gesù, con l’instaurazione della Nuova alleanza e l’avvento del Regno di Dio. Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna (dal greco antico patein, παθείν, pàthos) racchiude quindi in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita. La Pasqua si completa con l’attesa della Parusia, la seconda venuta, che porterà a compimento le Scritture.  I cristiani hanno trasferito i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, seppur con significativi cambiamenti, che le hanno dato un volto nuovo. Le sacre scritture hanno infatti un ruolo centrale negli eventi pasquali: Gesù, secondo quanto è stato tramandato nei Vangeli, è morto in croce nei giorni in cui ricorreva la festa ebraica; inoltre, questo evento venne visto dai primi cristiani come la realizzazione di quanto era stato profetizzato sul Messia. Questo concetto viene ribadito più volte sia nella narrazione della Passione, nella quale i quattro evangelisti fanno continui riferimenti all’Antico Testamento, sia negli altri libri del Nuovo Testamento, come nella prima lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.”

L’accento si pone dunque sull’adempimento delle sacre scritture, per cui i giudeo-cristiani, pur continuando a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero immediatamente spogliarla del significato di attesa messianica, per poi superare anche il ricordo dell’Esodo, per rivestirla di nuovo significato, cioè la seconda venuta di Cristo e il ricordo della Passione e risurrezione

Il passaggio sembra essere chiaramente avvertito già da Paolo, quando, nella prima lettera ai Corinzi, scrive “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e verità”
Alla Pasqua settimanale, la domenica, si aggiunse quindi anche la Pasqua annuale, il giorno più importante dell’anno, celebrato dai discepoli con la consapevolezza sempre più forte di aver istituito una festa nuova con nuovi significati: è un evento straordinario, dove il bene trionfa sul male grazie a Gesù che, morto crocifisso, risorge infine dai morti.

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