Tag articolo: Giovanni Paolo

Mons. Luigi Caburlotto 

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di , 13 maggio 2015

Il primo sacerdote parroco veneziano che sta per essere beatificato:
Sabato 16 Maggio alle ore 10.30 nella Piazza di San Marco

imgresEgli fondò le Suore Figlie di S. Giuseppe, fu educatore e formatore di educatori in istituzioni pubbliche e private, uomo di dialogo. Figlio di gondolieri, fu educato nella Scuola dei Ven. fratelli Padre Antonangelo e Marco Cavanis, quindi nel Seminario patriarcale. Il 24 settembre 1842 il patriarca Jacopo Monico lo ordinò sacerdote, e l’anno successivo lo assegnò quale cooperatore alla parrocchia di S. Giacomo dall’Orio.

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Catechismo degli adulti

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di , 8 maggio 2015

Presentazione Agli adulti, uomini e donne del nostro Paese, ai loro catechisti e alle comunità ecclesiali, i Vescovi italiani consegnano questo libro della fede, il catechismo

La verità vi farà liberi. Lo fanno con sentimenti di gioia e di gratitudine al Signore, sapendo quanto lungo e impegnativo è stato il cammino del testo, ed insieme nutrendo grande speranza per un suo diffuso e sapiente impiego nell’opera della nuova evangelizzazione. Di fronte a noi sono i bisogni di fede degli adulti italiani e le loro attese. Vivono e soffrono un tempo di cambiamento e di crisi, che tocca la globalità della vita, le verità fondanti, i valori etici elementari e coinvolge la stessa possibilità di pervenire a certezze di fede oggettive e universali. Eppure, anche in questo clima di incertezza e talvolta di smarrimento, non vi è per lo più un rifiuto preconcetto della componente religiosa dell’esistenza.

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Per non dimenticare

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di , 29 gennaio 2015

ebrei Marcel Callo 6/12/1921, Rennes (Francia). 19/3/1945, Mathausen (Germania). 23 anni

A Mauthausen, il 19 marzo 1945, spirava Marcel Callo, scout e martire. Il Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente proclamato “beato”, in San Pietro in Roma, il 4 ottobre 1987: unoScout de France, Marcel Callo. Marcel Callo, quando era un giovanissimo Scout de France Al di là della notizia, un giovane, Marcel Callo, morto santamente in un campo di sterminio tra i più terribili, Mauthausen, la sera del 19 marzo 1945, a non ancora 24 anni. Era stato portato in Mauthausen dal lager di Flossemburg, e qui dal lager di Gotha, e qui dal campo di lavoro di Zella Mehlis, con una sentenza di condanna; troppo cattolico, “zu vile Katholisch”: se non si fosse manifestato “troppo cattolico”, sarebbe probabilmente rimasto in un campo di lavoro, e le bastonate, gli estremi sfinimenti forse gli sarebbero stati risparmiati.

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Maria immacolata “donna eucaristica”

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di , 7 dicembre 2014

DSC_0084In preparazione alla festa dell’Immacolata si è svolto ieri presso il centro pastorale diocesano “Card. Urbani di Zelarino” l’incontro prenatalizio formativo per i ministri straordinari della comunione. Tenendo conto della vicinanza di questa solennità mariana il tema dell’incontro è stato “Maria donna eucaristica” e l’animatore nonchè direttore dell’ufficio liturgico mons. Orlando Barbaro ha sviluppato a tutti i presenti lo stretto “rapporto tra Maria e l’Eucarestia” citando alcuni passaggi dell’enciclica di papa S.Giovanni Paolo II intitolata “Ecclesia de Eucaristia”. Nella sua esposizione mons. Barbaro ci ha parlato di “Eucarestia come dono e chiamata” che deve essere accolto, vissuto, testimoniato e donato a sua volta alla comunita’cristiana. in Maria questi atteggiamenti si sono pienamente realizzati e compiuti con il suo “si” e con il suo “eccomi al Signore” diventando attraverso il piano di dio “tabernacolo della sua presenza”. questo “tabernacolo della presenza di dio” non è stato solo un privilegio riservato a maria nel “mistero dell’incarnazione divina, ma in virtù del Battesimo e della grazia dello Spirito Santo è “parte integrante della vita di ogni cristiano” che come dice S.Paolo è “tempio dello spirito e dimora dell’Eterno”. Portare Gesù nella vita quotidiana dunque, non è solo nutrirsi del pane eucaristico ma bensì come lo fu per Maria permeare tutta la nostra esistenza alla luce della Parola, dell’accoglienza del servizio e della testimonianza. Il compito che nelle nostre nostre comunità parrocchiali viene affidato ai “ministri straordinari della comunione” deve far trasparire questa particolare “vocazione alla sequela e al servizio di Cristo”.

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Essere ministri dell’Eucarestia non è un “particolare privilegio riservato a pochi” ma una maniera concreta di vivere la vocazione di discepoli e servi del Signore. Sull’esempio della Vergine Madre, deve trasparire il nostro stretto legame con colui che viene affidato alle nostre mani perchè venga “donato e offerto ai fratelli” e con lui, come per Maria, questo è possibile se in quel “donarlo” ci siamo anche noi con tutta la nostra vita e con tutto il nostro amore.

 

Estote parati, essere svegli in attesa

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di , 2 dicembre 2014

papa-francesco-bartolomeo-IDiscorso del Santo Padre, Ankara, 28 novembre 2014

Signor Presidente, Distinte Autorità, Signore e Signori, sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di  bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra  differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo,  che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la  presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo  dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del  mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani. Prosegui la lettura 'Estote parati, essere svegli in attesa'»

Discorso del Papa a Stasburgo

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di , 28 novembre 2014

DISCORSO DEL SANTO PADRE AL PARLAMENTO EUROPEO
Strasburgo, Martedì 25 novembre 2014

Signor Presidente, Signore e Signori Vice Presidenti, Onorevoli Eurodeputati, Persone che lavorano a titoli diversi in quest’emiciclo, cari amici,

vi ringrazio per l’invito a prendere la parola dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell’Unione Europea e per l’opportunità che mi offrite di rivolgermi, attraverso di voi, agli oltre cinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri. Particolare gratitudine, desidero esprimere a Lei, Signor Presidente del Parlamento, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome di tutti i componenti dell’Assemblea.

La mia visita avviene dopo oltre un quarto di secolo da quella compiuta da Papa Giovanni Paolo II. Molto è cambiato da quei giorni in Europa e in tutto il mondo. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che «l’Europa, dandosi sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia»[1].

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Venezia piange il suo ” Vecchio Patriarca” Card.Marco Cè.

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di , 14 maggio 2014

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Marco Cé Nasce ad Izano (Cremona) l’8 luglio 1925 da una famiglia di agricoltori. Riceve l’ordinazione sacerdotale il 27 marzo 1948 dalle mani dell’arcivescovo Luigi Traglia, vicegerente di Roma, città in cui si trova per compiere gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Biblico, dove consegue la laurea in teologia dommatica e la licenza in Sacra Scrittura. In seguito, insegna al seminario diocesano di Crema, dove dal 1958 assume l’incarico di rettore. Nella sua diocesi di origine ha presieduto sin dalla sua fondazione la Commissione Liturgica seguendo l’attuazione della riforma liturgica di Paolo VIEletto vescovo titolare di Vulturia e vescovo ausiliare di Bologna il 22 aprile 1970 da papa Paolo VI, viene ordinato nella cattedrale di Crema il 17 maggio dello stesso anno (giorno di Pentecoste) dal vescovo Carlo Manziana; inizia il suo ministero episcopale il 29 giugno 1970 durante la solenne concelebrazione tenutasi nella basilica di San Petronio. Dopo sei anni di permanenza nell’arcidiocesi di Bologna (in cui ricoprirà l’incarico di vicario generale) viene nominato assistente ecclesiastico generale dell’Azione CattolicaIl 7 dicembre 1978 papa Giovanni Paolo II lo nomina patriarca di Venezia, succedendo così al cardinale Albino Luciani, eletto il 26 agosto 1978 al soglio di Pietro con il nome di papa Giovanni Paolo I e prematuramente scomparso dopo soli 33 giorni di pontificato. È stato creato e pubblicato cardinale da papa Giovanni Paolo II nel concistoro del 30 giugno 1979 e ha ricevuto il titolo di San Marco. Era il più giovane cardinale italiano vivente. Il 3 marzo 2002 accoglie il suo successore, il patriarca Angelo Scola. Ricoverato all’Ospedale civile di Venezia per la frattura di un femore, si spegne il 12 maggio 2014. Oggi 14 maggio la salma e stata traslata dall’Ospedale civile alla Basilica di S.Marco dove riceverà l’omaggio di tutti i fedeli della Chiesa Veneziana fino a sabato, dove dopo i solenni funerali sarà tumulata nella Cripta accanto alle reliquie del S.Evangelista.

Curiosità

Dopo la morte di Giovanni Paolo II partecipa al conclave che eleggerà al quarto scrutinio il cardinale Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI; proprio da lui fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali quaresimali per la Curia romana, che si tennero in Vaticano tra il 5 e l’11 marzo 2006.Ai tempi del conclave del 2005 era decano del Sacro collegio il cardinale Ratzinger. Marco Cé era, invece, il decano anagrafico ovvero il più anziano di tutti i cardinali partecipanti al conclave.

 

19 Marzo- Memoria di S.Giuseppe e ” Festa del Papà “.

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di , 17 marzo 2014

San Giuseppe 1

Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. In questo giorno, alla protezione di S.Giuseppe affidiamo tutti i “Papà”del mondo intero,affinchè come lo “sposo di Maria”sappiano amare le loro famiglie e siano fedeli educatori dei loro figli con la loro “santità di vita”.

Auguri Mons.Capovilla !!! Un nuovo Cardinale “quasi centenario”.

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di , 18 gennaio 2014

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L’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare di Giovanni XXIII, sarà uno dei cardinali del prossimo concistoro di Papa Francesco. L’elevazione alla porpora dell’arcivescovo, oggi 98enne, giunge nell’anno della canonizzazione di Papa Roncalli che sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile insieme a Giovanni Paolo II.
Il 22 febbraio prossimo Papa Francesco con i nuovi cardinali porterà così a 120 il numero dei porporati elettori. Mons. Capovilla è stato per un decennio il segretario particolare di Papa Giovanni, negli anni successivi ne ha custodito la memoria e divulgato pensiero ed opere. Oggi vive a Sotto il Monte, il paese natale del pontefice bergamasco, in mezzo alle memorie giovannee, dove ha scelto di ritirarsi verso la fine degli Anni Ottanta.
L’annuncio de nuovi cardinali è stato dato direttamente da Papa Francesco durante l’Angelus in piazza San Pietro trasmesso in diretta dalla Rai stamattina. Sono «16 nuovi cardinali appartenenti a 12 Nazioni di ogni parte del mondo che rappresentano il profondo rapporto ecclesiale tra la chiesa di Roma e le altre chiese sparse per il mondo». Tra loro c’è il segretario di Stato Piero Parolin. E tra i tre non elettori c’è Loris Capovilla.
Ecco l’elenco dei nuovi cardinali che il Papa creerà il 22 febbraio
1) Mons. Pietro Parolin, Arcivescovo titolare di Acquapendente,Segretario di Stato.
2) Mons. Lorenzo Baldisseri, Arcivescovo titolare di Diocleziana, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.
3) Mons. Gerhard Ludwig Muller, Arcivescovo-Vescovo emerito di Regensburg, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
4) Mons. Beniamino Stella, Arcivescovo titolare di Midila, Prefetto della Congregazione per il Clero.
5) Mons. Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna).
6) Mons. Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua (Nicaragua).
7) Mons. Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada).
8) Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio).
9) Mons. Orani João Tempesta, O.Cist., Arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile).
10) Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia).
11) Mons. Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires ( Argentina).
12) Mons. Andrew Yeom Soo jung, Arcivescovo di Seoul (Korea).
13) Mons. Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., Arcivescovo di Santiago del Cile (Cile).
14) Mons. Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso).
15) Mons. Orlando B. Quevedo, O.M.I., Arcivescovo di Cotabato (Filippine).
16) Mons. Chibly Langlois, Vescovo di Les Cayes (Haïti).
I tre emeriti, che non avrebbero diritto di voto in un eventuale conclave sono:
Mons. Loris Francesco Capovilla, Arcivescovo titolare di Mesembria.
Mons. Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., Arcivescovo emerito di Pamplona.
Mons. Kelvin Edward Felix, Arcivescovo emerito di Castries.
La scheda
Monsignor Loris Francesco Capovilla nasce il 14 ottobre 1915 a Pontelongo in provincia di Padova. La famiglia si trasferirà poi a Mestre. Alunno del Seminario patriarcale di Venezia, è ordinato sacerdote il 23 maggio 1940. Assolve vari incarichi in parrocchia e in curia, a scuola e nell’Azione Cattolica, nell’Onarmo di Porto Marghera, in carcere minorile e negli ospedali. Nel 1949 il Patriarca Carlo Agostini lo vuole direttore del settimanale diocesano «La voce di S. Marco» e redattore della pagina veneziana de «L’avvenire d’Italia». È iscritto all’albo dei giornalisti dal 1950.
Per oltre un decennio, prima Venezia, poi in Vaticano, è segretario particolare di Angelo Giuseppe
Roncalli, Papa dal 28 ottobre 1958 al 3 giugno 1963 con il nome di Giovanni XXIII. Dal 1963 al 1967 è perito conciliare. Il 26 giugno 1967 è nominato da Paolo VI arcivescovo di Chieti-Vasto ricevendo la consacrazione episcopale il 16 luglio successivo. Papa Montini gli assegna anche il titolo arcivescovile di Mesembria (Bulgaria) in memoria di Giovanni XXIII, che ne fu insignito dal 1934 al 1953. Il 25 settembre 1971 è nominato delegato pontificio al Santuario di Loreto nelle Marche, dove rimane fino al 10 dicembre 1988, quando si ritira. Va poi a risiedere per un breve periodo ad Arre in provincia di Padova, poi nel paese natale di Papa Roncalli a Sotto il Monte. In questo luogo è custode fedele della memoria storica e spirituale del Beato Papa Giovanni XXIII.
Numerosi e approfonditi i testi, le conferenze e le pubblicazioni dedicate al pontefice bergamasco. Canonico onorario di Venezia e di Bergamo, ha curato la pubblicazione di numerosi scritti di Papa Roncalli, tra cui «Il Giornale dell’Anima», «Lettere ai familiari», «Lettere 1958-63», la trilogia «Questo è il mistero della mia vita», «Giovanni XXIII, un santo della mia parrocchia» e «Mi chiamerò Giovanni».

“I 5 passi al Mistero”: un esperimento di confronto sulle ragioni della fede

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di , 12 gennaio 2014

untitledNella “casa” di S. Filippo Neri, a Roma, si svolgono da sei anni incontri di catechesi per giovani e adulti aperti al dialogo con i più lontani.

Un metodo semplice – mezz’ora di introduzione e un’ora di risposte in due fasi a domande scritte estratte a caso tra quelle presentate dai partecipanti – ma con radici che attingono alla predicazione di S. Filippo Neri: sono questi gli ingredienti de “I 5 passi al Mistero”, una catechesi per giovani e adulti che si svolge ormai da sei anni presso la parrocchia S. Maria in Vallicella – Chiesa Nuova di Roma  con grande affluenza di partecipanti. Le ragioni di un tale “successo” le spiega ad Aleteia padre Maurizio Botta, dell’Oratorio di S. Filippo Neri, ideatore dell’iniziativa.

Qual è lo spirito di questa iniziativa?

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