Tag articolo: incarnazione

Maria, porta dell’Avvento

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di , 12 dicembre 2015

MariaNel poema della santa liturgia, la Madre di Dio, Maria, sta dinanzi a noi come «porta dell’Avvento». Maria di Nazareth è la Donna dell’annunciazione, la Vergine del «sì», il nuovo «Roveto ardente», in cui il Totalmente Altro si manifesta e si fa presente come Dio Vicino: un cuore aperto all’ascolto di quel Dio che parla e che vuole entrare nella storia degli uomini attraverso la disponibilità e l’accoglienza di una sua creatura. Maria di Nazareth è la Donna della visitazione, «Vergine, cattedrale del Silenzio, anello d’oro del tempo e dell’eterno» (D. M. Turoldo), la nuova «arca dell’Alleanza», la Credente in cammino, carica di quel «Frutto benedetto» che spande una gioia che fa sussultare.

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Battesimo di Gesù

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di , 8 gennaio 2015

battesimo di gesùGv 1,1-18 – In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

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IV domenica di Avvento, annata B

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di , 20 dicembre 2014

Commento al Vangelo di ENZO BIANCHI
Domenica 21 dicembre (I Lc 1,26-38)

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,  a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine  si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A  queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.  L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai  un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo? “. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.

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Maria immacolata “donna eucaristica”

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di , 7 dicembre 2014

DSC_0084In preparazione alla festa dell’Immacolata si è svolto ieri presso il centro pastorale diocesano “Card. Urbani di Zelarino” l’incontro prenatalizio formativo per i ministri straordinari della comunione. Tenendo conto della vicinanza di questa solennità mariana il tema dell’incontro è stato “Maria donna eucaristica” e l’animatore nonchè direttore dell’ufficio liturgico mons. Orlando Barbaro ha sviluppato a tutti i presenti lo stretto “rapporto tra Maria e l’Eucarestia” citando alcuni passaggi dell’enciclica di papa S.Giovanni Paolo II intitolata “Ecclesia de Eucaristia”. Nella sua esposizione mons. Barbaro ci ha parlato di “Eucarestia come dono e chiamata” che deve essere accolto, vissuto, testimoniato e donato a sua volta alla comunita’cristiana. in Maria questi atteggiamenti si sono pienamente realizzati e compiuti con il suo “si” e con il suo “eccomi al Signore” diventando attraverso il piano di dio “tabernacolo della sua presenza”. questo “tabernacolo della presenza di dio” non è stato solo un privilegio riservato a maria nel “mistero dell’incarnazione divina, ma in virtù del Battesimo e della grazia dello Spirito Santo è “parte integrante della vita di ogni cristiano” che come dice S.Paolo è “tempio dello spirito e dimora dell’Eterno”. Portare Gesù nella vita quotidiana dunque, non è solo nutrirsi del pane eucaristico ma bensì come lo fu per Maria permeare tutta la nostra esistenza alla luce della Parola, dell’accoglienza del servizio e della testimonianza. Il compito che nelle nostre nostre comunità parrocchiali viene affidato ai “ministri straordinari della comunione” deve far trasparire questa particolare “vocazione alla sequela e al servizio di Cristo”.

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Essere ministri dell’Eucarestia non è un “particolare privilegio riservato a pochi” ma una maniera concreta di vivere la vocazione di discepoli e servi del Signore. Sull’esempio della Vergine Madre, deve trasparire il nostro stretto legame con colui che viene affidato alle nostre mani perchè venga “donato e offerto ai fratelli” e con lui, come per Maria, questo è possibile se in quel “donarlo” ci siamo anche noi con tutta la nostra vita e con tutto il nostro amore.

 

Seconda Domenica di Avvento

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di , 5 dicembre 2014

2 domenica di avventoVangelo ricomincia sempre.
7 dicembre, II domenica di Avvento, anno B

Inizio  del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta  scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te   io  mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.   Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via  del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Ascoltiamo oggi i primi versetti del vangelo secondo Marco.

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Da Greccio alle nostre case il fascino del Presepe

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di , 18 dicembre 2013

presepegreggiocasentini Narra l’Evangelista Luca al Capitolo 2 versetto 16,17 “Giunsero in fretta i pastori a Betlemme e là trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che dormiva in una mangiatoia. ” E ‘il racconto più bello che la tradizione cristiana ci annuncia presentandoci la nascita di Gesù nella povertà e nell’umiltà di quel luogo e di quella notte, dove Dio incarnandosi ha piantato la sua dimora in mezzo a noi. Ed è da questa fonte, che indubbiamente S.Francesco volle interpretare in maniera realistica il presepe di Greccio per rivivere intensamente il mistero del Natale. I suoi biografi raccontano, che ottenuto il consenso dal Papa Onorio III°, Francesco passando per Greccio nel dicembre del 1223 chiese al nobile feudatario Giovanni Velita l’aiuto per allestire sul posto una sacra rappresentazione della nascita del Redentore. Individuata una piccola grotta accanto all’abitato, prepararono il fieno per la mangiatoia e vi condussero un bue e un asino per ricostruire l’antico”caravanserraglio”:  Giunta la “Santa Notte” convenirono tutti in quel luogo, frati abitanti e sacerdote e sopra la paglia venne deposta un’immagine del bambinello confezionata dalle mani di Madonna Alticama moglie del feudatario. Iniziata la S.Messa, Francesco rivestito dei paramenti diaconali cantò solennemente il Vangelo e prese amorevolmente tra le sue braccia il simulacro del bambino che miracolosamente come dissero i presenti cominciò ad animarsi e vagire tra le braccia del santo come un vero neonato.

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Il Patriarca presenta la “Verbum Domini”

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di , 22 gennaio 2011

Mestre: il Patriarca Scola presenta – in un teatro Toniolo “esaurito” –  la Verbum Domini 
A Venezia sarà il 1°  Marzo ore 18.00 a San Marco

Era completamente gremito il Teatro Toniolo di Mestre, la sera di venerdì 14 gennaio, per ascoltare il Patriarca sulla Verbum  Domini, il documento di Papa Benedetto XVI sul “Dio-che-parla” ovvero l’esortazione che raccoglie e rilancia i lavori del Sinodo  dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.  , l’intervento del card.  Scola ha offerto alcune “chiavi di  lettura” utili per la comprensione e l’approfondimento del testo ed accennato alle principali implicazioni emergenti.  Eccone qui qualche “assaggio”: “Con l’esortazione Verbum Domini il Papa accompagna il cammino della Chiesa a partire dall’esperienza di comunione  vissuta nell’Assemblea del Sinodo… Decisivo è il nesso con Sacramentum caritatis sull’Eucaristia nella vita e nella missione della Chiesa:  Parola ed Eucaristia, costituiscono il cuore esistenza ecclesiale: “Parola ed Eucaristia si appartengono così intimamente da non poter essere comprese  l’una senza l’altra: la Parola di Dio si fa carne sacramentale nell’evento eucaristico.  L’Eucaristia ci apre all’intelligenza della sacra Scrittura,  così come la sacra Scrittura a sua volta illumina e spiega il Mistero eucaristico”(n. 55)…  L’accento è posto su Dio che parla e sull’uomo, chiamato  ad accogliere la sua parola e ad entrare nell’Alleanza… la Chiesa come soggetto che accoglie la Parola nel presente; il coinvolgimento  missionario della Chiesa che rende presente al mondo il Dio-che-parla… È fondamentale non smarrire l’itinerario che va da Dio-che-parla alla  Chiesa che accoglie e si fa missione: non si accoglie la Parola di Dio se non si accetta di lasciarsi includere nella stessa missione di Cristo che si  prolunga nella Chiesa.  Il Dio-che-parla trova in Maria la relazione tra Verbo di Dio e umana libertà.  Per questo l’esortazione fa costante riferimento  a Maria: “In realtà, l’incarnazione del Verbo non può essere pensata a prescindere dalla libertà di questa giovane donna che con il suo  assenso coopera in modo decisivo all’ingresso dell’Eterno nel tempo” (VD n. 27).  Dio si rende incontrabile dall’uomo nella dinamica del segno (la  Parola di Dio si comunica mediante parole umane) per mezzo della quale la umana libertà è chiamata originariamente all’assenso e  all’accoglienza”.  Quanto alle implicazioni, il Patriarca ha evidenziato la “sinfonia della Parola” precisando che tale espressione (“Parola di Dio”) “possiede diversi  significati: la persona amata e amabile di Gesù Cristo, la Tradizione viva della Chiesa e quindi le Scritture, il Libro”.  Considerare sempre questa  “sinfonia di voci e significati” è “decisivo e fondamentale per l’azione pastorale e per la liturgia”.  “Se la Parola di Dio è il Verbo fatto carne che  permane nel tempo e nello spazio e si attesta nelle Scritture, allora il luogo originario dell’interpretazione della Scrittura è la Chiesa e in essa  un’autentica esperienza cristiana”.  Necessarie, dunque, una “lettura ecclesiale” e “l’intelligenza della fede” per evitare sia il rischio di  un’interpretazione “secolarizzata che esclude l’intervento del divino nella storia” che quello di “un’interpretazione spiritualistica che prescinda  dalla letteralità della Scrittura”… l’urgenza di una “ripresa radicale della dimensione biblica nella formazione cristiana e nella catechesi”…  “nelle abituali attività delle comunità cristiane, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti si abbia realmente a cuore l’incontro personale  con Cristo che si comunica a noi nella sua Parola”.  “La Parola di Dio – ha concluso il card.  Scola – non è mai generica nel rivolgersi a noi,  chiama e ci coinvolge, facendoci scoprire che l’intera nostra vita è vocazione.  Approfondire la Parola di Dio significa imparare che non c’è un solo  atto della mia giornata che non sia Dio che parla a me”.  Non a caso, ricorda, il Papa invita i cristiani a riscoprire la preghiera dell’Angelus Domini  in cui “c’è tutta la sintesi della Parola di Dio che si fa carne attraverso la libertà di una ragazza di Nazareth e la Chiesa invita a recitarla consapevole  che questo mistero non è solo del passato ma riaccade oggi nel cuore di ogni fedele che accoglie l’annuncio della Parola di Dio”.  E proprio  qui “sta il segreto della vera gioia”, indicato nel passo finale dell’esortazione.

La Parola della Domenica

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di , 16 gennaio 2010

2ª del Tempo Ordinario
Is 62,1-5   Gioirà lo sposo per la sposa. 
Sal 95   Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore. 
1Cor 12,4-11   L’unico e medesimo Spirito distribuisce a ciascuno come vuole 
Gv2,1-12   Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù. 

“Le nozze di Cana “ 
Diversi significati di questo episodio pieno di simbolismi.  E’ un segno: qualcosa che rimanda a un altro, a qualcos’altro.  Rivela chi è Gesù: il Messia promesso.  E’ il segno delle nozze tra Dio e l’umanità.  L’uomo è incapace di salvarsi.  Non può procurarsi il vino  che viene a mancare.  Ma Dio procurerà quanto serve perché l’umanità sia nella gioia.  Cristo è lo  sposo l’umanità la sposa, Dio Padre celebra queste nozze.  2) Gesù è il segno dell’Amore di Dio verso  l’uomo.  Il Regno….  l’umanità non è più…  Abbandonata…  Devastata, ma Sposata.  E’ il carattere Nuziale  della Incarnazione.  E’ la promessa di Dio diventa realtà in Gesù.  Festa da Nozze.  Gli invitati non vollero  venire chi per un motivo chi per un altro- ma quella festa la vuol fare- Venite tutti. 

Oggi crisi di speranza.  Nuova Babele di popoli!  lo sto andando a questa festa?  o mi sto attardando nelle mie pseudo sicurezze.  Ho preso casa, ho preso moglie, ho comprato due  buoi ognuno rifletta e scopra le situazioni che lo tengono lontano da questa festa.  In Gesù seduto al banchetto di nozze c’è il simbolo  delle nozze di Dio con l’umanità.  Le profezie parlavano di un amore sponsale di Dio con l’umanità non più abbandonata, sola.  In Gesù seduto al banchetto di nozze c’è il simbolo delle nozze di Dio con l ‘umanità.  Le profezie parlavano di un amore sponsale di  Dio con l’umanità non più abbandonata, sola.  Il vino è simbolo di gioia: la gioia del Vangelo e dell’appartenere a Cristo.  Nella nostra  Comunità Cristiana, soprattutto quando si ritrova a celebrare l’Eucarestia, avverti questa…  Gioia?  Cosa si può fare perchè si  senta?

La Parola della Domenica

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di , 10 gennaio 2010

1ª del Tempo Ordinario
Is 40,1-5, 9-11  Si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini la vedranno.
Sal 103  Benedici il Signore, anima mia.
It 2,11-14:3, 4-7  Il Signore ci ha salvato con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo.
Lc 3,15-16, 21-22  Mentre Gesu, ricevuto il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.

Dopo la solennità dell’Epifania, la grande rivelazione del Figlio di Dio a tutte le genti nella simbolica immagine dei tre Re venuti dall’Oriente, oggi la liturgia celebra il riconoscimento del Cristo, quale Figlio unigenito, per la voce stessa del Padre, che avviene nelle acque del Giordano dove Gesù chiede a Giovanni il battesimo.  Il racconto di Luca è conciso, sintetico, essenziale, tuttavia in esso riusciamo a cogliere un tratto fondamentale della persona di Gesù, un tratto umano molto consolante; infatti Gesù, nostro redentore e nostro Dio, si fa trovare in quella folla di peccatori che sono in attesa di purificazione presso il fiume dove il Battista predicava e battezzava; tra la gente c’è un uomo come noi, il Cristo, che non teme di confondersi coi peccatori: per loro è venuto, come luce nelle tenebre, come medico per i malati, come ricchezza immensa per i poveri, come pace e felicità per gli oppressi, gli ultimi e le vittime di ogni emarginazione.  “Ero carcerato, dirà un giorno, e siete venuti a visitarmi…  ” (Mt 25,36-40); E’ una verità consolante questa che oggi il Vangelo ci ricorda: Dio è sceso tra gli uomini, nella Persona del Figlio, l’uomo – Gesù, che nascondendo la sua divinità si fa uno di noi e scende, come tutti coloro che hanno bisogno di purificazione e di perdono, tra le acque del Giordano; lui che non aveva e non poteva aver peccato, ma veniva a liberare l’umanità intera da ogni colpa.  E’ la verità che colma l’attesa di un lungo tempo ed è quella che rianima la speranza di ogni uomo, e della quale Isaia profetizza, appunto con parole di consolazione l’uomo ha il suo Redentore, che cammina con lui, che va alla ricerca di lui con la potenza del suo amore, perché Egli è il Dio che salva, il Dio che si fa pastore del suo popolo: E’ la tenerezza infinita di Dio, che giunge fino a noi; quella tenerezza che vuole raggiungere ogni uomo, anche il più lontano e restio, perché ognuno ha in sé l’immagine del suo Creatore, quell’immagine nella quale è già scritto il destino eterno di felicità.  “Signore, mio Dio, quanto sei grande!  – quanto sono grandi, Signore, le tue opere!  ” (SI 103); e la più grande è l’Incarnazione del Figlio.  Nell’umanità del Cristo, infatti, ci viene rivelata la vera grandezza di Dio, non un Dio che sovrasta, ma un Dio che ama, che si fa uomo per amore, nella pienezza di questo amore ci redime.  Quest’uomo, Gesù di Nazareth, lo vediamo oggi, davanti al Battista, che lo indica alle folle come il Messia atteso: E’ l’annuncio di un nuovo battesimo, non più rituale.  Infatti, con esso l’uomo diverrà parte dello stesso Cristo, immerso in Lui, innestato in Lui, come il tralcio alla vite (Gv 15,5); in questo battesimo, ogni uomo sarà vivificato dallo Spirito, il fuoco che arde e non consuma, che purifica e non distrugge, ma fa nuova ogni cosa.  Fin qui il riconoscimento di Giovanni; ma a questo riconoscimento si aggiunge, potente e consolante, quello del Padre: ” Dio e l’uomo si incontrano e il punto in cui avviene questo intreccio è Gesù”; ed è un intreccio che ha il carattere della definitività perché il dono di Dio è per sempre, un dono di grazia, ci ricorda oggi Paolo, attraverso le parole scritte nella lettera a Tito.  E’ il dono di grazia che viene a noi nel battesimo, il sacramento col quale siamo incorporati a Cristo e perciò rigenerati in Lui; il sacramento che ci rende capaci di testimonianza, di annuncio e di cooperazione alla redenzione di quanti ancora camminano lontano da Dio.  Dal battesimo di Cristo, il nostro battesimo, mediante il quale realizziamo l’universale chiamata alla santità e veniamo inviati nel mondo, il nostro mondo, a render visibile Cristo, il Figlio di Dio redentore dell’uomo e della storia.

Un nuovo dono

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di , 19 dicembre 2009

NatalePuntuale arriva il Natale, non sbaglia giorno, non ritarda, anzi. 
Un Natale nuovo, un Natale che viene a rinnovare la nostra  vita personale e comunitaria.  Dio che si incarna nella nascita  di Gesù a Betlemme, ci annuncia ancora: “Dio desidera donare  se stesso per dare alla tua vita compimento”.  E’ questo il grande e nuovo dono, Dio stesso si fa uomo  per ciascuno di noi.  Sarà un nuovo Natale e porta con se novità :  *prima di tutto questa esperienza di cammino dall’Unità alla  Comunità Pastorale, cammino che cambierà sostanzialmente il  modo di vivere la nostra dimensione di parrocchia.  *Poi la centralità che desideriamo dare all’Eucaristia con la  realizzazione della Adorazione permanente, cioè la possibilità  di avere una mattina e un pomeriggio di ogni settimana, Gesù esposto nel santissimo  Sacramento per diventare punto di riferimento e centro vitale del cammino delle nostre  persone e delle nostre comunità.  *La preparazione alla Visita Pastorale del Patriarca Angelo che verrà tra noi il 4 e il 5  dicembre 2010.  Il 6 poi festeggerà con noi il patrono san Nicolò. 

Questa sua visita è la  visita del Pastore che ha a cuore il suo gregge.  Egli viene per confermarci nella fede e per  annunciarci quella Parola che da vita.  Nell’opuscolo che viene consegnato con questo  COMMUNIO, troverete tutte le date, fissiamole già nel calendario di casa, nelle agende  personali, nelle memorie dei cellulari, così potremmo partecipare e gustare con tutti i  fedeli della nostra diocesi, del nostro vicariato, della città lagunare, a questo incontro  con il Pastore che viene a raccogliere il suo gregge per accompagnarlo a pascoli sicuri e  buoni.  Questo è il mio augurio di Buon Natale e di un Nuovo Anno nel Signore, un augurio  per tutti, per i nostri ammalati e anziani e per chi lo vivrà da solo, per i giovani e i  ragazzi, per le famiglie, soprattutto quelle che soffrono. 

Aggiungo un grazie di cuore a tutti quelli, che in qualsiasi modo, si spendono nel servire  le nostre comunità cristiane e generosamente le fanno vivere. 

Auguri, don Carlo

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