Tag articolo: riconciliazione

11° Domenica del Tempo Ordinario (anno )

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di , 16 giugno 2015

imagesLetture: Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34 «

Io innalzo l’albero bBasso» 1 «Camminiamo nella fede e non nella visione». Il brano di San Paolo che oggi viene proposto alla nostra meditazione sembra mettere in tensione due poli: da una parte «l’abitare nel corpo», e dall’altra «l’abitare presso il Signore». S.parla di lontananza, di esilio, e tutto farebbe pensare ad una corsa veloce verso una fine imminente, dove ogni realtà terrestre verrà assorbita nella visione di Dio. Come se la storia, con i suoi drammi e le sue tragiche domande, non esistesse. Come se fosse del tutto irrilevante fermarsi per strada per prendersi cura dell’ennesima vittima dei mercanti di morte. Abitare nella compagnia degli uomini, curvarsi sulle loro ferite, sarebbe come rinunciare a porre la questione del fine ultimo e del possibile approdo verso un al di là, un oltre, che travalichi gli stretti orizzonti degli affanni quotidiani e delle urgenze interminabili? Prosegui la lettura '11° Domenica del Tempo Ordinario (anno )'»

Omelia di S.E.R. Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

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di , 9 dicembre 2014

Basilica di Sant’Ambrogio, Milano, 7 dicembre 2014

1.Dio ci sorprende

Dio, ripete spesso Papa Francesco, ci sorprende sempre. La vita di Sant’Ambrogio ne è un esempio clamoroso.  Un’improvvisa acclamazione di popolo lo costrinse, mentre era un brillante funzionario della Roma imperiale (tral’ltro non ancora battezzato) ad interrompere la sua promettente carriera politica e a dedicarsi totalmente a Dio e ai  fratelli nel ministero episcopale. Così fu anche per san Paolo: «Io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia  di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza» (Epistola, Ef 3,7).

Ambrogio si arrese a Dio solo dopo una strenua resistenza. Molti anni dopo in una commovente preghiera così si rivolgerà al Signore: «Adesso custodisci il dono che tu allora mi hai fatto nonostante le mie ripulse» (Ambrogio, De paenitentia). La vita è vocazione; e dalla totalità del nostro sì a Colui che ci ama e ci chiama dipende la nostra umana felicità e riuscita.

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Papa Francesco svela: “Anch’io mi confesso, io sono un peccatore”

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di , 21 novembre 2013

26112989_angelus-di-papa-francesco-del-settembre-0“Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i vescovi, perché sono peccatori”. Durante l’udienza generale papa Francesco ha raccontato che anche il Santo Padre è solito confessarsi, almeno una volta ogni due settimane: “Anche il Papa è un peccatore”.

Ricordando che Gesù diede agli apostoli il potere di perdonare i peccati e che, quindi, “la Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di Dio che perdona ogni uomo”, Bergoglio ha ricordato che Dio stesso “ha voluto che chi fa parte della Chiesa riceva il perdono tramite i ministri della comunità”. E anche il Potenfice sente il bisogno del perdono: “E il confessore sente le cose che gli dico, mi consiglia e mi dà il perdono. E ho bisogno di questo perdono”.

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Messaggio del Santo Padre per la XX giornata mondiale del malato

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di , 11 febbraio 2012

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato! » (Lc 17,19)
Cari fratelli e sorelle! In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l’affetto di tutta la Chiesa. Nell’accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull’esempio di Cristo, che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell’uomo per guarirle. 1. In quest’anno, che costituisce la preparazione più prossima alla Solenne Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà in Germania l’11 febbraio 2013 e che si soffermerà sull’emblematica figura evangelica del samaritano (cfr Lc 10,29-37), vorrei porre l’accento sui «Sacramenti di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, e su quello dell’Unzione degli Infermi, che hanno il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica.
L’incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (cfr Lc 17,11-19), in particolare le parole che il Signore rivolge ad uno di questi: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato! » (v. 19), aiutano a prendere coscienza dell’importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell’incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2,1-12).

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La Parola della Domenica

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di , 1 ottobre 2011

Prima Lettura (Is 5,1-7) La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Salmo Responsoriale (Sal 79) La vigna del Signore è la casa d’Israele.
Seconda Lettura (Fil 4,6-9) Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Vangelo (Mt 21,33-43) Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Che sorte riserviamo a Cristo nella nostra vita ?!
Il contesto immediato della parabola dei vignaioli omicidi riguarda il rapporto tra Dio e il popolo d’Israele. È ad esso che storicamente Dio ha inviato dapprima i profeti e poi il suo stesso Figlio. Ma come tutte le parabole di Gesù, essa è una “storia aperta”. Nella vicenda Dio-Israele viene tracciata la storia del rapporto tra Dio e l’umanità intera. Gesù riprende e continua il lamento di Dio in Isaia della prima lettura. È lì che si deve cercare la chiave di lettura e il tono della parabola. Perché Dio ha “piantato la vigna” e quali sono “i frutti” che si aspetta e che a suo tempo viene a cercare? Qui la parabola si distacca dalla realtà. I vignaioli umani non piantano certo una vigna e non vi spendono le loro cure per amore della vigna, ma per il loro beneficio. Non così Dio. Egli crea l’uomo, entra in alleanza con lui, non per suo interesse, ma per il vantaggio dell’uomo, per puro amore. I frutti che si aspetta dall’uomo sono l’amore per lui e la giustizia verso gli oppressi: tutte cose che servono al bene dell’uomo, non di Dio. Questa parabola di Gesù è terribilmente attuale applicata alla nostra Europa e in genere al mondo cristiano. Anche in questo caso bisogna dire che Gesù è stato “cacciato fuori della vigna”, estromesso da una cultura che si proclama post-cristiana, o addirittura anti-cristiana. Le parole dei vignaioli risuonano, se non nelle parole almeno nei fatti, nella nostra società secolarizzata: “Uccidiamo l’erede e sarà nostra l’eredità! “. Non si vuole più sentire parlare di radici cristiane dell’Europa, di patrimonio cristiano. L’uomo secolarizzato vuole essere lui l’erede, il padrone “Non c’è più nulla in cielo, né Bene, né Male, né persona alcuna che possa darmi degli ordini. [… ]

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La Parola della Domenica

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di , 12 marzo 2011

1ª Di Quaresima
Prima lettura (Gen 2,7-9; 3,1-7)   La creazione dei progenitori e il loro peccato.
Salmo responsoriale (Sal 50)    Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Seconda lettura (Rm 5,12-19)   Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.
Vangelo (Mt 4,1-11)   Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Iniziamo in questa domenica il tempo di Quaresima, un tempo forte per i cristiani, il tempo del deserto, della  nostra riflessione intima sul rapporto che intratteniamo con Dio e con i fratelli, il tempo della riconciliazione e del  perdono.  Il tempo, anche, del digiuno, della fatica, della tentazione.  Il deserto non è solo un luogo fisico, ma anche  antropologico e teologico.  È il tempo del silenzio, tutti ne abbiamo bisogno, e tutti dobbiamo lasciarci interpellare  da esso; non è casuale che la Quaresima, questo tempo di interiorizzazione riflessiva e di rinnovamento  spirituale, inizi proprio con il racconto (Matteo 4,1-11) del deserto in cui Gesù ha volontariamente scelto di sostare  (per 40 giorni e per 40 notti, dice l’Evangelo, ma la cifra è ovviamente simbolica) e di accettarne le terribili  tentazioni.  Chi per varie ragioni abbia soggiornato nel deserto, sa quali pericoli in esso si corrano, quali miraggi  si intravedono, quale fatica si debba sopportare, contro quali tentazioni si debba combattere.  Ma il deserto è un  luogo di passaggio, in esso si deve camminare veloci: fermarsi, rilassarsi, sedersi può addirittura essere la causa della fine di chi in esso si  avventura.  Nel deserto, Gesù ha subito tre tentazioni.  Anche Gesù, non sembri strano, è stato tentato, e non si tratta di tentazioni virtuali,  come spesso ci viene fatto credere da chi ha talmente idealizzato il Maestro da ritenerlo immune dalle passioni umane, anche le più indicibili.  Per costoro non avrebbe fatto fatica, Gesù, lui è il Figlio di Dio, era già scritto che avrebbe resistito alle tentazioni.  Ma non è così.  Gesù, uomo  come ognuno di noi, figlio di Maria e di Giuseppe, poteva vincere o poteva perdere, poteva fermarsi e rincorrere improbabili miraggi, o andare  avanti.  Gesù è andato avanti.  È andato avanti nonostante la cultura ebraica in cui era stato educato ed in cui era immerso: la cultura di  un Dio che stava dalla parte dei giusti e non dei peccatori; la cultura di un popolo che attendeva l’Unto del Signore, faceva il tifo per lui, e  stava con lui; un popolo che, più che pensare a un Dio con sé, voleva un Dio per sé. 

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L’entrata nel catecumenato di Id Thanpoong

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di , 30 gennaio 2011

Id Thanpoong riceverà il battesimo la notte di pasqua in basilica a San Marco

La gioia della Chiesa. La nota comincia con il dare indicazioni sul primo incontro con le persone che avanzano la richiesta del battesimo, che deve essere «accogliente e cordiale», visto che «chi chiede di diventare cristiano non deve essere trattato come un “problema” o una fatica in più, ma deve poter riconoscere la gioia della Chiesa per una decisione che – quando è autentica – è opera dello Spirito Santo». Parroco e catechisti sono chiamati prima di tutto a discernere le motivazioni della richiesta, eventualmente purificandole e approfondendole, – chiarire le idee sul cammino che porterà al battesimo, che richiederà circa due anni (salvo un permesso del Patriarca) di costante impegno. «La lunghezza del catecumenato è resa necessaria dal fatto che oggi non è facile essere cristiani: senza una autentica esperienza comunitaria di vita cristiana la fede rischia di non reggere all’impatto con un mondo non sempre in sintonia con i valori propugnati dal cristianesimo».

Ammissione al catecumenato. Il primo passo sarà quindi l’ammissione al catecumenato, con la quale «la Chiesa si prende cura di introdurre e accompagnare queste persone all’incontro personale con Cristo all’interno di una gioiosa e profonda esperienza di vita comunitaria». Si spiega che «la consegna dei vangeli che avviene durante il rito esprime la sostanza di quel che sarà il cammino catechistico successivo: non solo conoscere una dottrina e una morale, ma conoscere, amare e seguire Gesù Cristo vivo e presente nella sua Chiesa». …Il miglior sussidio da utilizzare? I quattro vangeli. Solo dopo è bene passare ai catechismi.

I riti. In ossequio al Rica (Riti per l’iniziazione cristiana degli adulti) si ricorda che i catecumeni non partecipano a tutta la liturgia eucaristica, ma vengono dimessi dopo la liturgia della parola. Dopo circa un anno si celebra (‘«iscrizione del nome», o elezione: comincia da allora il tempo della preparazione immediata, più intensa; e agli iniziali “garanti” succedono i “padrini”. Comincia allora il “tempo della purificazione e dell’illuminazione”, che si compie con gli scrutini e le consegne del Credo e del Padre Nostro (in Quaresima), come prevede appunto il Rica. La data più opportuna per la celebrazione dell’iniziazione cristiana, che spetta al Patriarca (salvo autorizzazione a un delegato o al parroco), è la Veglia pasquale.

Mistagogia. Il passo successivo sarà la “mistagogia”: «La formazione dei neofiti non termina con il battesimo, ma prosegue ancora per qualche tempo per renderli più consapevoli della grazia ricevuta nei sacramenti dell’iniziazione, per aiutarli a inserirsi nella vita della parrocchia e per educarli ad accostarsi al sacramento della riconciliazione».

[tratto da orientamenti per l’iniziazione cristiana degli adulti, Patriarcato di Venezia]

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

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di , 15 gennaio 2011

18 – 25 Gennaio : Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
“Uniti nell’insegnamento degli  Apostoli, nella comunione,  nello spezzare il pane e nella  preghiera” (at 2, 42)

O Dio onnipotente e misericordioso, effondendo il dono dello Spirito Santo con potenza, hai radunato insieme  i primi cristiani nella città di Gerusalemme, sfidando il potere terreno dell’impero romano. 

Fa’ che, come  la prima chiesa di Gerusalemme, anche noi possiamo ricongiungerci insieme per essere forti nella predicazione  e vivere l’evangelo della riconciliazione e della pace, ovunque vi sia parzialità ed ingiustizia.  Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo, che ci libera dalle catene del peccato e della morte.  Amen.

La Parola della Domenica

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di , 12 settembre 2010

Nella liturgia di questa domenica si legge l’intero capitolo quindici del Vangelo di Luca che contiene le tre parabole dette “della misericordia”: la pecorella smarrita, la dramma perduta e il padre misericordioso. Nel suo fondo la parabola non è che la storia di una riconciliazione tra padre e figlio, e tutti sappiamo quanto una simile riconciliazione sia vitale per la felicità dei padri come dei figli.

Le arti figurative e di comunicazione sia letteraria che visiva (romanzi, film, canzoni…), privilegiando principalmente il rapporto tra uomo e donna, lasciano inesplorato un altro legame umano altrettanto universale e vitale, un’altra delle grandi fonti di gioia della vita: il rapporto padre – figlio, la gioia della paternità. Se invece si scava con serenità e obiettività nel cuore dell’uomo si scopre che, nella maggioranza dei casi, un rapporto riuscito, intenso e sereno con i figli è, per un uomo adulto e maturo, non meno importante e appagante che il rapporto uomo – donna. Sappiamo quanto questo rapporto sia importante anche per il figlio o la figlia e il vuoto tremendo che lascia la sua rottura.

Come il cancro attacca, di solito, gli organi più delicati nell’uomo e nella donna, così la potenza distruttrice del peccato e del male attacca i gangli più vitali dell’esistenza umana. Non c’è nulla che sia sottoposto all’abuso, allo sfruttamento e alla violenza quanto il rapporto uomo – donna e non c’è nulla che sia così esposto alla deformazio¬ne come il rapporto padre – figlio: autoritarismo, paternalismo, ribellione, rifiuto, incomunicabilità. Sappiamo che esistono casi negativi di rapporti difficili tra padri e figli. Nel profeta Isaia si legge questa esclama¬zione di Dio: “Ho allevato e fatto crescere dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me” (Is 1, 2). Credo che molti padri oggigiorno sanno, per esperienza, cosa vogliono dire queste parole.

La sofferenza è reciproca; non è come nella parabola dove la colpa è tutta e solo del figlio… Ci sono padri la cui più profonda sofferenza nella vita è di essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli. E ci sono figli la cui più pro¬fonda e inconfessata sofferenza è di sentirsi incompresi, non stimati, o addirittura rifiutati dal padre. In queste righe abbiamo insistito sul risvolto umano ed esistenziale della parabola. Ma non si tratta solo di questo, cioè di migliorare la qualità della vita in questo mondo. Rientra nello sforzo per una nuova evangelizzazione, l’ini¬ziativa di una grande riconciliazione tra padri e figli e il bisogno di una guarigione profonda del loro rapporto. Si sa quanto il rapporto con il padre terreno può influenzare, positivamente o negativamente, il proprio rapporto con il Padre dei cieli e quindi la stessa vita cristiana. Quando nacque il precursore Giovanni Battista l’angelo disse che uno dei suoi compiti sarebbe stato di “ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri”. Un compito oggi più che mai attuale..

adattamento da Raniero Cantalamessa – www.lachiesa.it
le letture di oggi: Esodo 32,7-11.13-14; Salmo 50; Prima lettera a Timoteo 1,12-17; Luca 15,1-32

Oggi 47ª Giornata di preghiera per le vocazioni

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di , 24 aprile 2010

«HO UNA BELLA NOTIZIA!  IO L’HO INCONTRATO…  » 

Con questo slogan il Centro Nazionale Vocazioni della CEI, nella “domenica del Buon Pastore”, propone a  tutte le comunità cristiane e oranti, che si ritrovano nel Giorno del Signore, di vivere un momento forte di  sensibilizzazione, riflessione e preghiera sul significato e l’importanza della “chiamata vocazionale”  nella vita di ogni battezzato.  In particolare, oggi vogliamo ricordare tutte le “vite chiamate” che, con un  Sì totale e radicale, hanno donato il proprio cuore e la propria esistenza al servizio di Dio e di tanti fratelli  e sorelle, bisognosi di consolazione, di aiuto concreto e di speranza nel cammino spesso nebuloso e  confuso della vita. 

Lo slogan include anche il senso di due eventi importanti che in questo anno si intrecciano tra di loro:  l’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI, che ha sullo sfondo la figura umanamente semplice e  dimessa del santo Curato d’Ars: “la stola e la croce”…  il Sacramento della Riconciliazione e  l’abbandono amoroso della propria esistenza al Crocifisso Risorto.  La forte sottolineatura presente nel messaggio del Papa: «la testimonianza di vita suscita vocazioni», è l’invito, l’impegno, la profezia  per essere testimoni coerenti e sereni, in un mondo frastornato da tante “cattive notizie”; per raccontare la gioia di un incontro che  può cambiare profondamente ogni esistenza: l’incontro con il Signore Gesù.

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