Tag articolo: riflessione

Messaggio conclusivo dei vescovi alle comunità cristiane del nordest

commentiCommenti disabilitati su Messaggio conclusivo dei vescovi alle comunità cristiane del nordest
di , 22 aprile 2012

Una Chiesa che annuncia Gesù Cristo salvezza e speranza dell’umanità Noi vescovi delle 15 Chiese del Nordest, che ad Aquileia abbiamo vissuto, insieme ai rappresentanti delle nostre comunità, nella gioia della Pasqua, l’esperienza di fede e di comunione del secondo Convegno ecclesiale, inviamo a tutti voi, nostri fratelli e sorelle nella fede un cordiale saluto di grazia e pace nel Signore risorto. Dopo 22 anni dal primo convegno, ci riamo ritrovati presso la Chiesa-madre di Aquileia per attingere dalla sorgente comune della fede ecclesiale una nuova linfa e per impegnarci – come ci ha esortato il papa Benedetto XVI – «per una nuova evangelizzazione del nostro territorio e consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana» (Discorso ad Aquileia 7 maggio 2011). Ci siamo sentiti in comunione con voi e vi ringraziamo per le preghiere con cui ci avete accompagnato in questi giorni. In un clima intenso di preghiera e di condivisione fraterna noi tutti, radunati ad Aquileia, abbiamo cercato di essere in ascolto di quello che lo Spirito dice, oggi, alle nostre comunità, e, insieme ascoltare le richieste, le aspirazioni ed i gemiti delle donne e degli uomini di oggi. Esprimiamo la nostra viva solidarietà ai poveri e a tutti coloro che soffrono più acutamente a causa della grave crisi economica e finanziaria. Ci siamo interrogati su come essere oggi testimoni di Cristo e dell’amore di Dio e come saperlo annunciare in un contesto culturale e sociale profondamente cambiato. Nella preghiera di lode abbiamo ringraziato il Signore per le tante opere di bene che ha ispirato e per la generosità di tanti cristiani impegnati nelle comunità. Ma abbiamo anche preso coscienza delle nostre debolezze e delle nostre manchevolezze, e per questo chiediamo sinceramente perdono a Dio e a tutti. Siamo consapevoli della conversione a cui siamo chiamati per essere Chiesa che annuncia Gesù Cristo, salvezza e speranza dell’umanità.

Prosegui la lettura 'Messaggio conclusivo dei vescovi alle comunità cristiane del nordest'»

Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato

commentiCommenti disabilitati su Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato
di , 18 febbraio 2012

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)  (continua…)

3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l’Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l’Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l’ha accolta. In quell’ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione» (Lectio divina, Incontro con il Clero di Roma, 18 febbraio 2010). Ma «l’Orto degli Ulivi è… anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione…

Prosegui la lettura 'Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato'»

Digiuno ed astinenza

commentiCommenti disabilitati su Digiuno ed astinenza
di , 18 febbraio 2012

Mercoledì 22, inizio della Quaresima, giorno di imposizione delle “Ceneri”, come per il Venerdì Santo, c’è l’obbligo del digiuno nonché dell’astensione dalle carni. Nei venerdì di quaresima vige solo quest’ultima norma. Il digiuno è segno della nostra astinenza dal peccato, come dice sant’Agostino: “Il digiuno veramente grande, quello che impegna tutti gli uomini, è l’astinenza dalle iniquità, dai peccati e dai piaceri illeciti del mondo,… “. Indicazioni pratiche del digiuno e dell’astinenza il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo sono giorni di digiuno dal cibo e di astinenza dalla carne e dai cibi ricercati o costosi. i venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalla carne e dai cibi ricercati o costosi negli altri venerdì dell’anno, i fedeli possono sostituire l’astinenza dalla carne con altre opere (cioè azioni) di carattere penitenziale al digiuno sono tenuti i fedeli dai diciotto anni compiuti ai sessanta incominciati; all’astinenza dalla carne i fedeli che hanno compiuto i quattordici anni.

Iniziamo da questa settimana a riflettere sulle parole scritte dal Papa per questa Quaresima, inseriremo ogni domenica un pezzo del suo messaggio per poterci “pregare e meditare sopra” in questo tempo forte… Sarebbe bello che chi desidera condividere ciò che le parole del Papa gli suggeriscono lo faccia mandando la sua riflessione  cliccando qui  entro il giovedì sera… Don Carlo

Messaggio del Santo Padre per la XX giornata mondiale del malato

commentiCommenti disabilitati su Messaggio del Santo Padre per la XX giornata mondiale del malato
di , 11 febbraio 2012

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato! » (Lc 17,19)
Cari fratelli e sorelle! In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l’affetto di tutta la Chiesa. Nell’accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull’esempio di Cristo, che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell’uomo per guarirle. 1. In quest’anno, che costituisce la preparazione più prossima alla Solenne Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà in Germania l’11 febbraio 2013 e che si soffermerà sull’emblematica figura evangelica del samaritano (cfr Lc 10,29-37), vorrei porre l’accento sui «Sacramenti di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, e su quello dell’Unzione degli Infermi, che hanno il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica.
L’incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (cfr Lc 17,11-19), in particolare le parole che il Signore rivolge ad uno di questi: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato! » (v. 19), aiutano a prendere coscienza dell’importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell’incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2,1-12).

Prosegui la lettura 'Messaggio del Santo Padre per la XX giornata mondiale del malato'»

La Parola della Domenica

commentiCommenti disabilitati su La Parola della Domenica
di , 21 gennaio 2012

Prima Lettura (Gn 3,1-5.10) I Niniviti si con- vertirono dalla loro condotta malvagia.
Salmo Responsoriale (Sal 24) Fammi conoscere, Signore, le tue vie.
Seconda Lettura (1Cor 7,29-31) Passa la figura di questo mondo.
Vangelo (Mc 1,14-20) Convertitevi e credete al Vangelo.

Giona è chiamato a predicare la conversione nella città pagana  di Ninive.  La sua opera, voluta dal Signore, è efficace:  gli abitanti si convertono e Dio, abbandonati i propositi di  punizione, guarda con misericordia le loro opere.  Anche i  cuori malvagi di quegli uomini, tra i quali il richiamo di Dio è  arrivato inatteso e attraverso un uomo all’inizio neppure  troppo convinto della sua missione, si aprono al bene: la salvezza  di Dio è per tutti.  I nostri orizzonti devono aprirsi, accettare  che Dio entri nella nostra vita di sua iniziativa, capovolga  le nostre aspettative, ci chiami a cambiare radicalmente  le nostre prospettive. 
Ed ecco le vie del Signore invocate nel Salmo: misericordia, amore, bontà, giustizia sono i sentieri su cui ciascuno  di noi deve camminare sulle “orme” del Signore.  Senza starci a pensare troppo, però: l’urgenza del porsi sulla strada di Dio deve coinvolgere ciascuno di noi,  come ci ricorda Paolo.  Siamo sempre troppo dubbiosi, lenti, pigri, ancorati alle nostre sicurezze e abitudini.  Ma c’è una “buona notizia”, e Gesù comincia a proclamarla a tutti in un momento difficile, dopo l’arresto di  Giovanni.  Dio si è avvicinato all’uomo e ha un progetto: questa è già una notizia!  Ma chiede qualcosa anche  a coloro che la ascoltano: “convertitevi e credete nel Vangelo”; Dio all’inizio ci chiede di girare lo sguardo verso  di lui, di porci in ascolto della Buona Notizia, di crederci. 

Prosegui la lettura 'La Parola della Domenica'»

Natale: il dono di una vita da custodire

commentiCommenti disabilitati su Natale: il dono di una vita da custodire
di , 24 dicembre 2011

“La nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero!  Lo sanno bene i genitori  che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano.  A tutti noi è capitato di sentir  dire a un papà e a una mamma: “Questo bambino è un dono, un miracolo!  “.  In effetti, gli esseri  umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza,  intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il “segno” per eccellenza  del Creatore e Padre che è nei cieli.  Quant’è importante, allora, che ogni bambino, venendo  al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia!  Non importano le comodità esteriori: Gesù è  nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe  gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati.  Di questo hanno bisogno i  bambini: dell’amore del padre e della madre.  E’ questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita,  permette la scoperta del senso della vita.  La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato  molte prove, come quella – ricordata nel Vangelo secondo Matteo – della “strage degli innocenti”,  che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto (cfr 2,13-23).  Ma, confidando nella  divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena  e una solida educazione… .  ” (Papa Benedetto XVI, Angelus Natale 2010)  Questa riflessione di Papa Benedetto ci aiuta a comprendere il dono meraviglioso che ogni  Natale ci viene a offrire cioè il dono di una speranza che non viene meno.  La vita di ciascuno  di noi, come quella di Gesù si realizza all’interno di una famiglia che diviene il luogo concreto  del suo incontro con il mondo.  E’ proprio a tutte le Famiglie di Murano che anche quest’anno desidero rinnovare i miei auguri  di Buon Natale.  Desidero farmi vicino a tutte le famiglie in particolare alle tante che stanno  soffrendo per diversi motivi e annunciare che Gesù, che viene in mezzo a noi, porta una luce  vera per poter essere sostenuti e accompagnati nel cammino.  Egli solo ci dà quella Parola che fa verità dentro alle divisioni o  alla incomprensioni, alle sofferenze e dolori, alle esperienze  belle e gioiose.  Vi invito a non aver paura ad accogliere il Dio  fatto uomo, dentro alla vita di ciascuno di noi, ma in modo particolare  dentro alle nostre famiglie, luogo concreto dove Dio  stesso ha voluto nascere.  Gesù infatti nasce nella famiglia di  Nazareth, dove Maria e Giuseppe l’hanno cresciuto ed educato  all’umanità.  Prego il Dio bambino perché le nostre famiglie siano luoghi  concreti di educazione ad una vita autentica, dove la persona,  illuminata dalla fede in Gesù Cristo, impara i valori profondi, in  modo speciale l’Amore gratuito. 

Tanti auguri di un buon Natale e di un nuovo anno colmo di speranza
Don Carlo, Don Francesco , Don Eustachio, Herman

La Parola della Domenica

commentiCommenti disabilitati su La Parola della Domenica
di , 17 dicembre 2011

4ª di Avvento
(2Sam 7,1-5.8-12.14.16) Il regno di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore.
(Sal 88) Canterò per sempre l’amore del Signore.
(Rm 16,25-27) Il mistero avvolto nel silenzio per secoli, ora è manifestato.
(Lc 1,26-38) Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Siamo giunti alla quarta domenica d’avvento, il Signore si avvicina sempre più a ciascuno di noi. La prima lettura tratta dal secondo libro del profeta Samuele ci presenta il re Davide in un momento per lui di grande serenità: ha annientato i suoi nemici, abita in una casa di cedro e vuole costruire una casa per il Signore, il tempio perché rimanga per sempre più grande di tutti i popoli, perché l'”arca” è ancora sotto le tende come quando si era nel deserto. La notte il Signore parla al profeta Natan e gli dice di andare dal suo servo per dirgli di continuare il suo lavoro, ma la casa che il Signore vuole costruire per Davide non è una casa di pietra ma piuttosto un cuore aperto e pronto alla venuta del Cristo. Il Signore gli darà infatti una grande stirpe e dalla sua discendenza nascerà un figlio del quale lui, il Signore, gli sarà Padre e chi nascerà sarà suo Figlio, che verrà nel mondo per la salvezza di tutti. Il tempio sarà poi costruito non da Davide ma da suo figlio Salomone. Il capitolo 7 del secondo libro di Samuele è improntato tutto su questa venuta del Messia, l’Emanuele, il Dio con noi nel mondo. Nel salmo responsoriale già dal ritornello comprendiamo la gioia dell’uomo per l’amore del Signore. Canterà per sempre la misericordia, la verità, la fedeltà del Signore verso l’uomo, manifestata attraverso la bellezza del creato che Dio ha fatto proprio per lui, proprio perché potesse capire la grandezza dell’amore che Dio ha per tutti gli uomini. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani ci ricorda tutta la predicazione durata quasi 200 anni in cui i profeti parlano di un messia che deve venire, ma non rivelano come avverrà questa venuta. Nella seconda parte della lettera egli ci racconta come la Chiesa sia grata al Signore perché finalmente ha un vangelo da seguire per arrivare alla fede vera e quindi alla salvezza. Nel Vangelo Luca ci ricorda la visita dell’angelo a Maria I primi due capitoli di Luca sono detti dell’infanzia, che inizia proprio con l’annuncio: Maria diventerà la madre del Salvatore. Immaginiamo la scena: possiamo vedere lo stupore sul volto di Maria che non capisce quello che sta avvenendo in lei ed essendo promessa sposa a Giuseppe e quindi ancora “vergine” fa una domanda all’angelo: “Io non conosco uomo”? La risposta è che lo Spirito di Dio scenderà su di lei e il Cristo si incarnerà nel suo corpo e sarà la Madre di Gesù. Maria non comprende quanto sta avvenendo, non capisce, ma in lei, ancora giovinetta, c’è una grande fede nel Signore, che la porta a dire “sì”, “eccomi, io sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la sua parola”. Maria pur non sapendo ha detto “sì” perché ha avuto fiducia nel Signore, anche noi, dobbiamo essere pronti, nella fede autentica, ad accogliere questa venuta. La nostra vita deve essere piena di “sì”, non solo nei momenti gioiosi, ma soprattutto nella notte, quando le nostre anime sono nel buio, nella tempesta, nello scoraggiamento, ma la fiducia nel Signore ci deve portare alla speranza cristiana, a seguire ogni giorno. Il Cristo, deve portarci ad accogliere la sua Parola, a vivere con Lui tutta la vita. [C. P. M. Italia]

Per la riflessione :

  • Diciamo “sì” al Signore per vera fede o piuttosto il nostro “sì” è condizionato dalle circostanze positive o negative della nostra vita?
  • Nel nostro servizio, in famiglia, nella Chiesa, nel sociale, come Davide, ci preoccupiamo più del fare grandi cose o piuttosto di trasmettere l’amore attraverso il quale si trova la vera fede?

L’intervento del card. Marco Cè all’Assemblea diocesana degli Sposi

commentiCommenti disabilitati su L’intervento del card. Marco Cè all’Assemblea diocesana degli Sposi
di , 5 novembre 2011

“Voi siete, nella gioia e nelle immancabili fatiche dei nostri giorni, i custodi di una speranza sicura per il futuro  della Chiesa, non solo, ma dell’intera società civile”: le parole e la riflessione del Patriarca emerito card.  Marco  Cè hanno particolarmente arricchito i lavori della XXV edizione dell’Assemblea diocesana degli Sposi che  si è svolta domenica 30 ottobre al Centro pastorale card.  Urbani di Zelarino. 

Il card.  Cè – che non è potuto intervenire direttamente ma si è reso ugualmente presente con un videomessaggio  rivolto alle famiglie – ha desiderato soprattutto sottolineare il grande cammino compiuto in questi anni  “in un impegno di corresponsabilità dell’intera comunità diocesana intorno al problema “matrimonio-famiglia”,  affermandolo come una realtà fondamentale sia sul piano civile che su quello ecclesiale” al punto che ora  “grazie all’impegno di molti, la Pastorale degli Sposi e della Famiglia ha un posto centrale nella vita della nostra  Chiesa e vede gli sposi, non più solo oggetto di attenzione pastorale, ma veri protagonisti.  Ci auguriamo  che questo diventi sempre più capillarmente una consapevolezza condivisa dall’intera comunità.  Tale assunzione  di responsabilità da parte di tutti, non solo degli addetti ai lavori, è resa urgente e, direi, indilazionabile  a causa della situazione culturale in cui viviamo, che vede esplodere proprio nella matrimonio e nella famiglia  la carica dissolutrice del radicale – sottolineo questo aggettivo – processo di secolarizzazione in atto”

Prosegui la lettura 'L’intervento del card. Marco Cè all’Assemblea diocesana degli Sposi'»

Album dell’estate

commentiCommenti disabilitati su Album dell’estate
di , 1 ottobre 2011

Molte sono state le esperienze estive dei ragazzi della nostra  comunità, riporteremo in queste settimane alcune testimonianze: 24-26 giugno, week end a Piacenza dei gruppi Sichem & Kairós 

  • Siamo stati ospiti in una casa della Parrocchia di  don Massimo dove fanno i Greast estivi.  Grazie don  di averci dato questa bella casa per stare insieme e  grazie per la bella messa!  (Elia) 
  • Per me il week end a Piacenza è stato fantastico: è stato  un modo originale di finire l’anno catechistico.  Mi  sono divertita tanto insieme ai miei amici e anche con i più piccoli sono stata bene.  Grazie!  (Giulia) 
  • Il momento più bello è stata la riflessione al sabato sera quando tutti hanno detto un grazie.  Grazie catechisti che ci volete bene e ci avete portati via, grazie che ci fate stare insieme e ci fate  conoscere Gesù, e grazie alle cuoche per il buon mangiare (Francesca)

La giornata mondiale della gioventù Madrid 2011

commentiCommenti disabilitati su La giornata mondiale della gioventù Madrid 2011
di , 4 settembre 2011

Quei giovani del papa che sanno scuotere le nostre paure e le fughe nel privato
Una riflessione di mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto

Un mare di giovani provenienti da tutto il mondo (si calcola che ai momenti di incontro con Papa Benedetto  XVI siano stati oltre un milione e mezzo, di cui più di centomila gli italiani).  Una folla gioiosa e festante per le  vie di Madrid, Una stupenda tavolozza di colori, di bandiere, di magliette, di volti, un coro di voci di ogni genere,  un fiume in piena di canti, di parole, di risate.  E poi, quegli stessi giovani raccolti nel silenzio prolungato  dei momenti di adorazione, attenti e riflessivi nei tempi delle catechesi, spontanei e generosi, stanchi e felici,  pronti sempre a ricominciare la giornata con entusiasmo.  E noi, vescovi e sacerdoti, educatori e catechisti, insieme  con loro, a condividere cibo ed esperienze, testimonianza e fatica, fede e gioia profonde, sin dai giorni  dei cosiddetti “gemellaggi” nelle principali città della Spagna.  Tutto questo e molto di più è stata la XXVI Giornata  Mondiale della Gioventù (GMG), tenutasi nella capitale spagnola in questo agosto infuocato.  Alcuni media  hanno dato evidenza a qualche chiassosa contestazione di “laicisti” radicali (certamente non “laici”, se con  questo termine si vuole intendere la posizione di chi rispetta tutte le posizioni e le identità): la violenza verbale  (e talvolta non solo) di qualche scalmanato ha trovato la sua smentita migliore nella risposta del tutto non  violenta e serena dei giovani, che hanno semplicemente continuato a cantare, testimoniando gioia e amicizia,  simpatia e bellezza della loro scelta di fede.  Stando con questi ragazzi, parlando loro con fiducia e trasparenza,  ascoltandoli e vedendoli nei tanti momenti di incontro, non ho potuto non chiedermi quale messaggio venga  da loro a tutti noi e alla nostra Europa in crisi economica e morale.  Provo a dare qualche risposta, certo  però che ciò che si è vissuto in questi giorni a Madrid ha un potenziale di vita e di speranza ben più grande di  quanto immediatamente si possa rilevare.  In primo luogo questi ragazzi hanno saputo testimoniare che libertà e impegno non solo non si oppongono,  ma sono l’una il volto dell’altro: se si pensa ai sacrifici che hanno affrontato (dormendo per giorni in sacco a  pelo nelle condizioni anche più proibitive, e mangiando in una maniera che definire sobria è già molto… ) e alla  gioia con cui li hanno vissuti, ci si rende conto che nessuno avrebbe potuto costringerli a tanto se non ci fosse  stata in ciascuno una scelta libera e consapevole di volerci essere.  Qui sta la bellezza dei cammini di preparazione  che hanno portato questi ragazzi a vivere la GMG, ma qui emerge anche la straordinaria capacità dei  nostri giovani di saper fare scelte consapevoli e responsabili di impegno e di dedizione.  Vedendoli, mi è venuta  tante volte in mente la frase fulminante di Paul Ricoeur a proposito del rapporto fra libertà e necessità: “C’est  l’amour qui oblige”.  Solo per amore si fa liberamente quello che nessun obbligo esteriore e nessun oro del  mondo potrebbe portarti a fare.  Una seconda impressione che ho ricevuto da questi giovani è quella della loro  trasparenza, della lealtà e della limpidezza dei loro occhi, dei loro sguardi, del loro cuore.  Il loro stare insieme  in un clima di amicizia semplice e festoso, dimostra come tanti, veramente tanti giovani di oggi siano molto  migliori di come qualcuno vorrebbe dipingerli nel loro insieme.  Di fronte allo scenario della politica non solo  nostrana, che suscita tante volte disaffezione e perfino disgusto, soprattutto quando si sente dai responsabili  della cosa pubblica l’appello alla solidarietà e alla rinuncia senza vederne le conseguenze nella vita e nello stile  propri di chi queste rinunce le chiede, questi ragazzi sono una sfida vivente a credere che un mondo diverso e  migliore sia non solo possibile, ma necessario e urgente.  Nel volto e nel cuore di questi ragazzi la speranza  torna a essere l’anticipazione militante dell’avvenire, la passione per ciò che è possibile e bello per tutti, l’inizio  di quel mondo nuovo che tira nel presente degli uomini qualcosa della bellezza del futuro promesso di Dio.  Infine, è la radice profonda del comportamento dei giovani a Madrid che mi sembra debba far pensare tutti:  essi ci sono andati per ascoltare parole forti, tutt’altro che accomodanti, come quelle che Benedetto XVI sa  dire con la sua intelligenza e la fede del suo cuore.  Il loro ascolto, il loro entusiasmo li ha accomunati al di là  delle differenze e perfino delle distanze di lingue, di culture, di condizioni sociali e politiche, dimostrazione ineccepibile  di come il Vangelo sia ancora oggi e forse ancor più che in altri momenti della storia buona novella  per amare, sperare e dare la vita per gli altri.  E il Vangelo è sfida e dono a vivere quell’esodo da sé senza ritorno  in cui consiste propriamente l’amore: un  amore certo impossibile alle sole capacità umane,  ma che diventa possibile con la grazia  di Dio.  Questo possibile, impossibile amore  hanno incontrato e annunciato i giovani convenuti  a Madrid: l’alternativa al vuoto di valori,  all’assenza di senso, all’evasione egoistica e  inconsistente, esiste, ed è l’impegno di amore  al servizio del bene comune, sostenuto dalla  fede e dall’amore che il Dio crocifisso ha offerto  alla storia di tutti.  Mi chiedo se da questi  giovani non venga a tutti noi una proposta capace  di scuotere le nostre paure, i nostri calcoli  mediocri, le nostre fughe nel privato.  La  proposta di un Dio più che mai giovane, attuale  e necessario come giovane e necessario è  per tutti l’amore, per vivere e dare senso e  bellezza alla vita.

Panorama Theme by Themocracy