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1-2 Novembre, Santi e defunti nel mistero dell’Eternità

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di , 28 ottobre 2014

403397_357653150960139_153073129_n Stiamo avviandoci a grandi passi verso la conclusione dell’Anno Liturgico e la Chiesa ci fa entrare con queste due Ricorrenze Liturgiche nella contemplazione del Mistero Dell’Eternità a cui tutti siamo chiamati. Ad una prima riflessione potrebbero sembrare due cose distinte, invece il Mistero della Salvezza operato dal Risorto le unisce in un’unico obbiettivo L’Eternità e la Comunione con Dio alla quale l’uomo è destinato a parteciparvi in anima e corpo. Questa “Realtà Finale” di Santità ed intima Comunione con il Padre ha una “strada obbligatoria” da percorrere, la conclusione della nostra vita terrena e il passaggio dalla “morte corporale”alla vita”celeste e immortale”. In questa prospettiva, la Fede ci “educa” già in questa dimensione terrena a costruire la nostra salvezza alla “Scuola del Vangelo” che ci presenta il Progetto delle Beatitudini per vivere concretamente la nostra vita cristiana. Gesù non ci ha parlato di cose “irrealizzabili” da compiere, o superiori alle nostre capacità umane, ma ci ha indicato la via dell”amore, della pace, della conversione del cuore, della testimonianza” da praticare ogni giorno attraverso i nostri gesti e le nostre azioni. E ci ha posto come nostri esempi i Santi, che non sono stati ” Eroi Extraterrestri ” ma uomini e donne come noi che hanno cercato di “imitarlo” attraverso le loro debolezze e fragilità umane, ma in continua ricerca del bene e della conversione. “Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli”con questa certezza il cristiano di ogni tempo opera in questa “dimensione umana”non certo senza fatica e impegno, ma sorretto dallo “Spirito Santo” che è Luce e Forza. Coloro che ci hanno preceduto nella ” Casa del Padre “e sono stati nostri “compagni di viaggio” ci hanno passato il “testimone” della fede e delle loro opere confidando nella grazia e nella potenza rigeneratrice di questo Spirito. Invochiamolo con le parole finali della Sequenza: “dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni, dona virtu’ e premio, dona morte santa. dona gioia eterna. Amen

60° della fondazione del M. A. S.C. I.

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di , 27 settembre 2014

masci_logo_ufficialeCarissimi, in occasione del 60° della fondazione del M. A. S.C. I. , Sua Santità Francesco ha concesso al nostro movimento l’udienza privata di sabato 8 novembre 2014. La nostra Comunità parteciperà all’evento inserito nel convegno nazionale del 7-8-9 nov 2014 con 12 persone. Ci piace l’idea di poter condividere il nostro incontro con Papa Francesco con tutte le altre realtà ecclesiali e non di Murano, con le quali condividiamo anche con fatica cammini e servizi, nonché parenti ed amici. Siamo pertanto felici di invitarVi a questa straordinaria occasione di incontro che vuole essere “festa dell’incontro e della fratellanza”con il Pontefice dell’essenzialità, della semplicità, della strada, del servizio e della preghiera. Tutte le informazioni per la partecipazione sono consultabili nelle sacrestie.

Chiunque intendesse partecipare e/o per qualsiasi chiarimento in merito contattare

  • don Alssandro tel. 3487930694
  • Memo Mario (Crico) tel. 3478651622
  • Bepi Biscontin tel. 3463234289

Con il cuore in festa, Vi salutiamo fraternamente

La comunità M. A. S.C. I. di MURANO

19 Marzo- Memoria di S.Giuseppe e ” Festa del Papà “.

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di , 17 marzo 2014

San Giuseppe 1

Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. In questo giorno, alla protezione di S.Giuseppe affidiamo tutti i “Papà”del mondo intero,affinchè come lo “sposo di Maria”sappiano amare le loro famiglie e siano fedeli educatori dei loro figli con la loro “santità di vita”.

“I 5 passi al Mistero”: un esperimento di confronto sulle ragioni della fede

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di , 12 gennaio 2014

untitledNella “casa” di S. Filippo Neri, a Roma, si svolgono da sei anni incontri di catechesi per giovani e adulti aperti al dialogo con i più lontani.

Un metodo semplice – mezz’ora di introduzione e un’ora di risposte in due fasi a domande scritte estratte a caso tra quelle presentate dai partecipanti – ma con radici che attingono alla predicazione di S. Filippo Neri: sono questi gli ingredienti de “I 5 passi al Mistero”, una catechesi per giovani e adulti che si svolge ormai da sei anni presso la parrocchia S. Maria in Vallicella – Chiesa Nuova di Roma  con grande affluenza di partecipanti. Le ragioni di un tale “successo” le spiega ad Aleteia padre Maurizio Botta, dell’Oratorio di S. Filippo Neri, ideatore dell’iniziativa.

Qual è lo spirito di questa iniziativa?

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Affidiamo il nuovo anno a Maria e preghiamo per la pace nel mondo

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di , 30 dicembre 2013

DSC_0043 - CopiaMaria (in ebraico: מרים, Myrhiàm; aramaico: Maryām; greco: Μαρίαμ Mariam, Μαρία María; arabo: مريم, Maryam) è il nome della madre di Gesù. È venerata come “Santissima Madre di Dio” dai cattolici e dagli ortodossi (che la onorano del titolo di Θεοτόκος, Theotókos); la sua santità è comunque riconosciuta dalla Comunione anglicana e anche da confessioni protestanti come quella luterana. È usato anche il titolo di Madonna. Le è dedicata una sura nel Corano e anche per l’Islam la sua figura è degna di venerazione Nel cristianesimo il culto di Maria madre di Gesù ha origini remote, probabilmente risalenti alla chiesa primitiva. Un’antica tradizione narra che, laddove sorge la Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, un tempo sorgeva la “casa di Maria”. Ricerche archeologiche condotte alla fine degli anni sessanta dall’italiano Bellarmino Bagatti, documentano che l’attuale Basilica dell’Annunciazione è stata edificata su una più antica basilica bizantina del V secolo, che a sua volta è stata costruita su una chiesa del III secolo. Sotto quest’ultima è stata scoperta una costruzione rurale sulla cui parete sono stati ritrovati graffiti in lingua greca risalenti al II secolo, nei quali è scritto: “Luogo sacro a Maria” e “Kaire Maria” (Greco: XE MAPIA; ital.: “Ave Maria”

La Chiesa latina, come anche le chiese orientali, ha sviluppato il culto per Maria sia nella liturgia che nella devozione privata. Oltre a ciò, Maria è vista anche come modello di imitazione. Dal punto di vista teologico, la sua opera di mediazione tra Dio e l’umanità si spiega con l’investitura che ricevette da Gesù sulla croce, quando venne “donata” agli uomini per farli sentire più vicini a Lui. Soprattutto dopo l’ascensione di Gesù, Maria rimase il punto di riferimento per la comunità dei credenti appena sorta, preservandone l’unità di fronte alle nuove sfide e alle potenziali discordie che caratterizzarono la primissima era cristiana. Il culto verso la Beata Vergine andò poi aumentando fino a quando si arrivò a una notevole diffusione dopo il Concilio di Efeso (431), che la riconobbe ufficialmente come “Madre di Dio”.

Nell’esortazione apostolica Marialis Cultus di papa Paolo VI del 1974 al culto di Maria vengono date le seguenti indicazioni: esso deve attingere il più possibile alle Sacre Scritture, va collocato nel ciclo annuale delle liturgie ecclesiastiche, ha un orientamento ecumenico (volto cioè a promuovere l’unità dei cristiani), e guarda a Maria come a un modello di vergine, di madre e di sposa. Nell’esortazione apostolica sono presenti anche descrizioni e suggerimenti circa la preghiera del rosario, uno dei principali esercizi attraverso cui la Chiesa manifesta la propria devozione a Maria; sul rosario è tornato papa Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariaedel 2002 per aggiungere ai quindici tradizionali misteri della gioia, del dolore e della gloria, cinque «misteri della luce» riguardanti la vita pubblica di Gesù (Battesimo, Nozze di Cana, Predicazione del Regno, Trasfigurazione, Istituzione dell’eucaristia). Giovanni Paolo II nel 1986 ha anche fatto pubblicare un nuovo messalecomprendente messe specifiche da dedicare alla Beata Vergine. Per la Chiesa cattolica, il dogma di Maria “Santissima Madre di Dio” poggerebbe anche nel passo del vangelo secondo Luca 1: 43, in cui Elisabetta si rivolge a Maria in questi termini: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore”.

Durante l’Anno liturgico della Chiesa cattolica sono varie le feste e memorie che ricordano Maria; non tutte celebrate per obbligo od in tutta la Chiesa; ad eccezione delle feste e delle solennità mariane:

  • 1º gennaio – Maria Santissima Madre di Dio – solennità
  • 2 febbraio – Presentazione al Tempio di Gesù e purificazione di Maria – festa
  • 11 febbraio – Nostra Signora di Lourdes – memoria
  • 25 marzo – Annunciazione del Signore – solennità
  • 13 maggio – Nostra Signora di Fatima – memoria
  • 24 maggio – Maria Ausiliatrice – memoria
  • 31 maggio – Visitazione della Beata Vergine Maria – festa
  • III sabato dopo la Pentecoste – Cuore Immacolato di Maria – memoria
  • 16 luglio – Beata Vergine Maria del Monte Carmelo – memoria
  • 5 agosto – Madonna della Neve – memoria
  • 15 agosto – Assunzione di Maria – solennità
  • 22 agosto – Beata Vergine Maria Regina – memoria
  • 8 settembre – Natività della Beata Vergine Maria – festa
  • 12 settembre – Santissimo Nome di Maria – festa
  • 15 settembre – Beata Vergine Maria Addolorata – memoria
  • 7 ottobre – Beata Vergine Maria del Rosario – memoria
  • 21 novembre – Presentazione della Beata Vergine Maria – memoria
  • 8 dicembre – Immacolata Concezione – solennità
  • 10 dicembre – Beata Vergine Maria di Loreto – memoria

In questa Solennità della S.Madre di Dio siamo invitati dalla Chiesa Universale ad implorare il Dono della Pace nel Mondo. Uniamoci alla preghiera di Papa Francesco affinchè la S.Vergine che ci ha donato il “Gesù redentore”interceda per il bene dell’umanità e apra il cuore di ogni uomo al dialogo e alla pacifica convivenza tra i popoli e le culture della terra. Madre di Dio, prega per noi

Il Papa: “Lo spirito di curiosità ci allontana dalla sapienza e dalla pace di Dio”.

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di , 14 novembre 2013

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La Madonna è madre e ama tutti, “ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”. Papa Francesco commenta  così lo “spirito di curiosità”, il volersi “impadronire dei progetti di Dio” invece di “camminare” nella sapienza dello Spirito Santo e che ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: “Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna”.

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Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2012

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di , 25 marzo 2012

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)

(continua)…  3.  “Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere  buone”: camminare insieme nella santità.  Questa espressione della Lettera agli Ebrei (10,24) ci spinge a considerare  la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella  vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre  più alta e più feconda (cfr 1 Cor 12,31-13,13).  L’attenzione reciproca  ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell’alba, che aumenta lo  splendore fino al meriggio» (Pr 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio.  Il tempo che ci è dato nella  nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio.  Così la Chiesa stessa cresce e si  sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo (cfr Ef 4,13).  In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra  esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell’amore e delle buone opere.  Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di «trafficare i talenti»  che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr Mt 25,25s).  Tutti abbiamo ricevuto ricchezze spirituali o materiali utili  per il compimento del piano divino, per il bene della Chiesa e per la salvezza personale (cfr Lc 12,21b; 1 Tm 6,18).  I  maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede.  Cari fratelli e sorelle, accogliamo l’invito  sempre attuale a tendere alla «misura alta della vita cristiana» (Giovanni Paolo II, Lett.  ap.  Novo millennio ineunte [6  gennaio 2001], n.  31).  La sapienza della Chiesa nel riconoscere e proclamare la beatitudine e la santità di taluni cristiani  esemplari, ha come scopo anche di suscitare il desiderio di imitarne le virtù.  San Paolo esorta: «gareggiate nello  stimarvi a vicenda» (Rm 12,10).  Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano  l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone (cfr Eb 6,10).  Questo richiamo è  particolarmente forte nel tempo santo di preparazione alla Pasqua.  Con l’augurio di una santa e feconda Quaresima, vi  affido all’intercessione della Beata Vergine Maria e di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica. 

 Dal Vaticano, 3 novembre 2011

Siate servitori limpidi e coraggiosi …

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di , 3 marzo 2012

Sabato scorso 18 Febbraio, in Basilica di S. Pietro a Roma, Papa Benedetto XVI ha indetto il IV Concistoro del suo Pontificato elevando alla Dignità Cardinalizia 22 nuovi Vescovi della Chiesa Cattolica Universale. Durante la Celebrazione di investitura, alla consegna dell’anello e della berretta cardinalizia il Pontefice si è rivolto ai neo porporati con questa esortazione: ” camminate nella logica del Vangelo,non cercate gloria e potere, siate servitori della Chiesa limpidi e coraggiosi con amore e vigore”. In una società come la nostra, dove la logica del potere e del successo personale è diventata un ambito traguardo da raggiungere ad ogni costo, queste parole del Papa rivolte ai Presuli riuniti attorno a lui sono echeggiate come un monito e un rimando delle parole rivolte da Gesù ai suoi Apostoli “chi vuol essere il primo si faccia il servo di tutti”. Parole forti, pronunziate con fermezza e austerità ma in piena sintonia con la volontà dell’annuncio messianico che esige da ogni credente umilta’ servizio, carità e libertà da ogni condizionamento che il mondo propone. A questi Pastori,c he assieme al Papa formano e sono l’espressione più alta del Collegio Apostolico, assicuriamo la nostra preghiera e il nostro più vivo sostegno, e nell’attesa di accogliere anche noi come Chiesa di Venezia il nuovo Patriarca, Mons. Francesco Moraglia chiediamo al Signore il dono della santità per coloro che ci guidano nella fede, affinché il loro Ministero sia conforme a Cristo Signore che ha effuso il suo sangue per la salvezza di ogni uomo.  [Gianluigi Bertola]

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2012

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di , 18 febbraio 2012

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)

Fratelli e sorelle, la Quaresima ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l’aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. E’ un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale. Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24). E’ una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e l’accesso a Dio. Il frutto dell’accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v. 22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell’attenzione costante ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v. 25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l’attenzione all’altro, la reciprocità e la santità personale… [continua]

Guai a me se non annunciassi il vangelo!

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di , 11 febbraio 2012

Ho letto e riletto con molta attenzione, la lettera di saluto di Mons. Francesco Moraglia, Patriarca eletto di Venezia apparsa su Communio di Domenica 5/2/2012 e mi sono accorto che certi passaggi coincidevano con il brano della Prima Lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi ( 9,16-19. 22-23 ) che la Liturgia proponeva come seconda lettura della Parola di Dio dal Lezionario Domenicale. San Paolo, scriveva così alla Chiesa di Corinto: “Annunciare il Vangelo, non è per me un vanto, è una necessità che mi si impone :guai a me se non annuncio il Vangelo! E’ un incarico che mi è stato affidato gratuitamente e mi sono fatto servo di tutti per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo!! Mons. Moraglia quasi in parallelo con queste parole così si è presentato: Sono mandato a voi nella successione apostolica, come vostro Vescovo; non conto su particolari doti e doni personali di scienza o di intelligenza, ma col desiderio e con il proposito di essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in Venezia. Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, scandita dalla santità anche ordinaria di molti suoi figli e figlie, domando sin d’ora preghiera, aiuto , collaborazione e assunzione di corresponsabilità il Vescovo da solo non può fare nulla. Tutti porto nella mia preghiera, malati, anziani e bambini, chiedo di essere accolto come un fratello che per un disegno della Provvidenza è mandato a voi come Padre, ai giovani con i quali sarebbe fin d’ora mio desiderio di trattenermi a lungo, mi limito a dire: “voglio incontrarvi al più presto”. Personalmente credo che queste concrete affermazioni abbiano fatto breccia nel cuore di tutti noi, al di là del suo vastissimo curriculum teologico, culturale e pastorale Mons. Moraglia penso e ne sono particolarmente convinto venga a Venezia come “uomo e servo di Dio” desideroso di condividere la nostra esperienza di vita e di fede. I mezzi di comunicazione lo hanno descritto anche come uno capace di condividere in prima persona i problemi sociali della sua gente, la recente alluvione che ha colpito La Spezia lo ha visto particolarmente vicino alle famiglie disastrate e a suo tempo impegnato personalmente per la salvaguardia dei posti di lavoro a fianco degli operai della ex San Giorgio riconvertita ad una diversa produzione e salvata come azienda anche dal suo decisivo intervento. Come fedeli della grande Famiglia Cristiana di Venezia lo attendiamo con entusiasmo e affetto fraterno , e nel solco tracciato dai suoi amati predecessori gli auguriamo di operare in umiltà, carità e santità per condividere con lui la gioia della fede nell’unico Maestro e Signore. [Gianluigi Bertola]

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