Tag articolo: Terra Santa

Un’immersione per la remissione dei peccati

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di , 9 dicembre 2015

 

1 DOMENICA AVVENTO[1] I domenica di Avvento Anno C, notte del 6 dicembre 2015
Lc 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate isuoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

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Testimonianze Gruppi D’Ascolto

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di , 13 novembre 2014

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Come ho conosciuto i gruppi di ascolto. Circa 8 anni fa, io e mia moglie siamo andati in pellegrinaggio in Terra Santa con la parrocchia e ho conosciuto G. e altri amici che già facevano parte dei gruppi di ascolto (sono in carrozzina e loro mi hanno aiutato molto, altrimenti sarei sempre stato in … albergo). Un giorno, parlando del più e del meno, G. ci dice: Perchè non provate a venire anche voi, quando iniziamo i prossimi incontri? Li per li restai un po’ perplesso: sono sempre stato credente, ma non avevo mai approfondito più di tanto la lettura delle scritture. Siccome sapevo che gli incontri si facevano a casa di un partecipante che sta al quarto piano, era la scusa buona per dire di no. Non avevo messo in conto il volere di Gesù. La scusa che c’erano troppe scale da fare è stata presto risolta con: “Gli incontri, se vuoi, possiamo farli da te”. Non potevo più dire di no. Così ho cominciato a capire … quanto poco conoscevo la Parola di Dio e questa esperienza è diventata fondamentale per consolidare la mia fede. Ringraziamo tutti gli amici che ci aiutano a capire cosa il Signore si aspetta da noi.

Nando e Ornella

Testimonianze sui gruppi d’ascolto

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di , 20 ottobre 2014

nessuno

Francesca –  Per me il Gruppo di ascolto: – è un arricchimento guidato dalla Parola del Signore, nell’ascolto e nella condivisione, in semplicità, con tutto il gruppo! – è un’ora di serenità.

Papa Francesco in Terra Santa sulle orme di Paolo VI°.

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di , 24 maggio 2014

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Papa Bergoglio in Giordania, Israele e Palestina a 50 anni da Paolo VI: 14 discorsi in 3 giorni. Misure eccezionali di sicurezza. Dall’aereo che lo porta ad Ammam invia un tweet: “Accompagnatemi con le vostre preghiere”.Papa Francesco è ad Amman, capitale della Giordania, prima tappa dell’atteso viaggio in Terra Santa. Bergoglio è arrivato al palazzo reale Hosseiniya di Amman, dove è stato ricevuto da re Abdallah. Il pontefice si è intrattenuto con il sovrano, con la regina Rania, in abito bianco e con i figli della coppia prima della cerimonia ufficiale di benvenuto. Domenica il Papa andrà prima in Palestina, poi in Israele, mentre lunedì sera è atteso il rientro in Vaticano.Questo per il Papa è un viaggio ” Nel Segno della Pace e del Dialogo”soprattutto nelle relazioni fra Cattolici,Ortodossi ,Ebrei e Mussulmani. A distanza di cinquant’anni dall’incontro a Gerusalemme fra Papa Paolo VI° e il Patriarca Athenagora le relazioni tra le confessioni Cristiano-Ortodosse continuano nel loro cammino Ecumenico e puntano sempre di più ad un rapporto spirituale di rispetto e confrontro anche con l’Ebraismo e il mondo Islamico.Facciamo nostro dunque l’appello di Papa Francesco ad accompagnarlo nella preghiera ,affinchè il Signore illumini ogni uomo di buona volontà sulla strada della pace e della fratellanza per il bene comune del mondo intero.

Papa Francesco pellegrino in Terra Santa

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di , 6 gennaio 2014

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A 50 anni esatti dal viaggio di Paolo VI, Papa Francesco ha annunciato ieri che sarà in Terra Santa alla fine di maggio. “Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare – ha detto dopo l’Angelus – che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa”.
Francesco ha anche precisato che “le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme” e che “lo scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa”.“Presso il Santo Sepolcro – ha anticipato Francesco – celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio”.
Il viaggio del gennaio 1964 in Terra Santa, primo di un Papa dell’epoca moderna fuori d’Italia, e l’incontro a Gerusalemme con Atenagora, cui seguì l’abolizione reciproca delle scomuniche tra cattolici e ortodossi, rappresentarono per Paolo VI, che utilizzò personalmente questa espressione, “come un colpo d’aratro, che ha smosso un terreno ormai indurito ed inerte”, ha sottolineato in un editoriale il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian.
“Ci siamo abbracciati una prima volta, poi una seconda e di nuovo e di nuovo. Come due fratelli che si ritrovano dopo una lunga separazione”, commentò Atenagora. “Avete tutti compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e spirituale: è diventato un avvenimento che può avere una grande importanza a livello storico, il punto di partenza di nuovi, grandi avvenimenti, che possono essere altamente benefici per la Chiesa e l’Umanità”, disse Paolo VI alla prima udienza generale tenuta dopo il viaggio in Terra Santa del gennaio 1963.
L’evento storico successivo a quell’abbraccio fu la rimozione delle scomuniche reciproche, il 7 dicembre 1965, simultaneamente a Roma e al Fanar. Si poneva fine a dieci secoli di separazione e di penosi dissapori tra cristiani. Da allora molti gesti nella stessa direzione sono stati compiuti dai successori dei protagonisti di allora ma, lamenta Papa Francesco che in maggio si recherà a Gerusalemme con Bartolomeo I, odierno patriarca ecumenico, non si sono trasformati in ulteriori reali passi avanti verso l’unità dei cristiani: le differenze teologiche emerse all’inizio del secondo millennio restano, in particolare sul ruolo del successore di Pietro.
“A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”, ha però ammesso Francesco nell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, ricordando che “anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale”.

Giornata mondiale della Pace, 1° Gennaio 2011

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di , 18 dicembre 2010

Libertà religiosa, via per la pace, le Parole di Papa Benedetto XVI

In alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere  liberamente la propria fede religiosa, se non a rischio della vita e  della libertà personale.  In altre regioni vi sono forme più silenziose e  sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli  religiosi.  I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il  maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede».  Così  esordisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale per  la pace (1° gennaio 2011), che quest’anno ha per tema “Libertà religiosa,  via per la pace”.  Un richiamo che si pone dopo un anno, sottolinea  il Papa, «segnato dalla persecuzione, dalla discriminazione, da  terribili atti di violenza e d’intolleranza religiosa»: tra gli altri nel  messaggio menziona gli attacchi a Baghdad (Iraq) contro la cattedrale  siro-cattolica e contro i cristiani nelle loro case, gli atti di violenza e  intolleranza “in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente in  Terra Santa”. 
Negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa e oscurare  il ruolo pubblico della religione, secondo Benedetto XVI, vuol dire  coltivare una visione parziale della persona umana, rendere impossibile  l’affermazione di una pace autentica e duratura, poiché «l’essere  umano non è “qualcosa”, ma è “qualcuno”, possiede una naturale  vocazione a realizzarsi nella relazione con l’altro e con Dio», e «la  dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza  giudaico-cristiana, ma anche condiviso da grandi civiltà e religioni  del mondo, perché, grazie alla ragione, è accessibile a tutti».  «L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica  convivenza – dice il Papa – è in realtà l’origine della divisione e  della negazione della dignità degli esseri umani».  Benedetto XVI cita  il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2008: è  inconcepibile che i credenti «debbano sopprimere una parte di se  stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai  essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti».  Il messaggio del Papa tocca anche le difficoltà che la libertà religiosa  incontra oggi in Iraq, in Medio Oriente, in numerosi Paesi d’Africa e  dell’Asia; Benedetto XVI sottolinea i pericoli della strumentalizzazione  della libertà religiosa «per mascherare interessi occulti, come ad esempio  il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di  risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo».  Tutto  ciò, aggiunge, «può provocare danni ingentissimi alle società» ed è  contrario alla natura della religione.  «La professione di una religione  – prosegue – non può venire impiegata per fini che le sono estranei  e nemmeno può  essere imposta con  la forza».  «La stessa  determinazione  con la quale sono  condannate tutte  le forme di fanatismo  e di fondamentalismo  religioso  deve animare  anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione,  che limitano il ruolo dei credenti nella vita civile e politica».  E  «l’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale, regionale e internazionale,  quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso,  viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare  e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno».  Un richiamo particolare arriva dal Papa ai credenti, «chiamati non  solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma  anche, con la testimonianza della propria carità e fede, a offrire un  contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia,  per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà  umane».  Primo passo per promuovere la libertà religiosa come via  per la pace è il dialogo tra istituzioni civili e religiose, dal momento  che «esse non sono concorrenti ma interlocutrici, perché sono tutte a  servizio dello sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia  della società».  Il Papa fa appello alla verità morale nella politica e  nella diplomazia, rivolgendosi in modo particolare a quei Paesi occidentali  segnati dall’ostilità contro la religione fino al «rinnegamento  della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e  la cultura della maggioranza dei cittadini». 
Da ultimo, un appello al «dialogo interreligioso» per collaborare «per  il bene comune» e uno affinché cessino i soprusi nei confronti dei  cristiani che abitano in Asia, nel Medio Oriente e specialmente in Terra  Santa, con l’auspicio che pure «nell’Occidente cristiano, specie in  Europa, cessino ostilità e pregiudizi contro i cristiani per il fatto che  essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e  principi espressi nel Vangelo.  L’Europa sappia riconciliarsi con le proprie  radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo  che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così,  sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivare un sincero dialogo  con i popoli non cristiani.  Alcuni di essi si affacciano con speranza  verso il continente europeo e vanno accolti con spirito di apertura e di  fraternità radicato nel Vangelo, secondo i criteri di legalità e di sicurezza  che non possono prescindere dal rispetto della comune dignità  umana».

Pellegrinaggio in Terra Santa con il Patriarca

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di , 12 settembre 2010

II Card. Angelo Scola ha indetto per l’autunno d 2011 (dal 7 al 13 novembre) un grande pellegrinaggio diocesano in Terra Santa che vorrebbe essere il sigillo alla Visita Pastorale. 

Il vescovo ausiliare mons. Pizziol definisce l’iniziativa «un segno di vera comunione se la realtà pluriforme della nostra diocesi si esprimesse partecipando a questo gesto corale insieme al nostro Patriarca!»

La notizia, è stata data con largo anticipo proprio per dare modo a persone, parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti e scuole il tempo di organizzarsi ed inserire nei loro programmi il pellegrinaggio.

il Vangelo della domenica, la riflessione di Don Carlo

di , 23 maggio 2009

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”, così Gesù saluta i suoi amici prima di tornare al Padre e continuare alla sua destra la missione salvifica. La domenica dell’Ascensione al cielo del Signore, ci dona un brano evangelico dove riceviamo pure noi un mandato. Andate, c’è lo ripete ancora Gesù, andate dappertutto, non solo dove è più facile e conviene, ma in tutto mondo a tutti gli uomini e donne della terra: “La storia della salvezza comincia con l’elezione di un uomo, Abramo, e di un popolo, Israele, ma la sua intenzione è l’universalità, la salvezza di tutti i popoli. La storia della salvezza è sempre marcata da questo intreccio di particolarità e di universalità.”(Benedetto XVI^ Regina Coeli di domenica 17/05/2009) Queste  le parole  con cui il Papa spiegava domenica al Regina Coeli il significato profondo del suo recente pellegrinaggio in Terra Santa. Ci aiutano a cogliere il significato profondo della nostra vocazione di discepoli inviati. La nostra è una chiamata personale ma per l’universalità, non siamo discepoli per noi stessi, per i nostri interessi e bisogni, siamo mandati ad annunciare una salvezza. Questo lo possiamo fare perché per primi noi siamo stati salvati, redenti dalla Croce e Risurrezione di Gesù. L’invio, prima di salire al cielo, ci domanda di non rinchiuderci, di non pensare solo a noi stessi, ai nostri gruppi, alle nostre parrocchie, come fossero l’unico luogo dove siamo mandati. Come persone e come comunità cristiane siamo inviati a tutto il mondo; a fare che? A proclamare il Vangelo a ogni creatura. A proclamare Gesù la buona Parola per la vita e sulla vita. La Chiesa e i Cristiani non sono inviati dal Signore a costruire chi sa che enti benefici o assistenziali, centri caritativi e di ausilio, questo è un inganno nel quale  tante volte cadiamo anche come parrocchie e come preti. Ci lasciamo convincere dal mondo che se la Chiesa non è così non è Chiesa. Invece Gesù ci invia a proclamare il vangelo perché “chiunque crede e sarà battezzato sarà salvo, chi invece non crederà sarà condannato. Ecco è l’adesione a Cristo il centro del mandato, è il rivestirsi della Sua vita che siamo chiamati ad  annunciare e proporre, i segni che accompagnano, oggi come allora, sono i segni sacramentali: “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Possono sembrare segni anacronistici, ma invece sono i segni che costituiscono l’azione evangelizzatrice della Chiesa universale, e di ogni Chiesa locale e particolare. Questi segni ancora accompagnano chi evangelizza, perché si scorge l’opera di Gesù nel fatto che la gente che vede il discepolo che vive realmente della Parola, chiede perdono a Dio dei propri peccati, si riconcilia con i fratelli, impara la lingua nuova dell’Amore all’altro, anche il nemico. Quanti racconti potremmo raccogliere. Certo anche i gesti di solidarietà sono presenti, ma come conseguente accoglienza di questo Amore. E Gesù dove è? Dal cielo, dalla destra del Padre continua la sua azione, infatti “agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.!” Ancora agisce con noi e conferma la Parola con segni concreti, la lista la potrei fare, non basterebbe tutto il giornale.

il Papa in Terra Santa

di , 16 maggio 2009

L’evento che ha segnato questa settimana è il pellegrinaggio del papa in Terra Santa :  «L’amore superi i conflitti»

In preghiera al Santo SepolcroIl Papa ha concluso al Santo Sepolcro a  Gerusalemme il suo pellegrinaggio in  Terrasanta.  Questo luogo «ci parla di  speranza…  questo è il messaggio che voglio  lasciarvi a conclusione del mio pellegrinaggio  in Terrasanta», ha detto il Pontefice.  quindi della «redenzione» del genere  umano, “possa la speranza sorgere  nuovamente, per grazia di Dio, nel cuore  di tutte el persone che abitano in questa  terra” – ha esclamato Benedetto XVi –  «con queste parole di incoraggiamento,  cari amici, concludo il mio pellegrinaggio  nei luoghi santi».  Prima del Papa, ha preso la parola il patriarca  latino di Gersualemme, Fouad  Twal, chiedendo la fine del conflitto in  Medio Oriente.  “Oso confermare -ha aggiunto- che nè il conflitto, nè l’occupazione, nè i muri di separazione,  nè la cultura della morte, nell’emigrazione dei cristiani riusciranno ad abbatterci”. 

 In ginocchio davanti al Santo Sepolcro. 
In preghiera per alcuni minuti sulla pietra della tomba di  Cristo nel Santo Sepolcro…  Ha incitato la Chiesa di Terrasanta a non rinunciare alla speranza e ad  essere “aralda di speranza”.  «La potenza dello Spirito – ha anche detto – possa aiutarci a superare  ogni conflitto e tensione nati dalla carne e rimuovere ogni ostacolo, sia dentro che fuori, che si  frappone alla nostra comune testimonianza a Cristo e al potere del suo amore che riconcilia».  Dalla  tomba, il Papa si recherà al Calvario, il luogo della crocifissione. 

Ai rappresentanti delle chiese cristiane in Terrasanta
La vita di Gerusalemme sia  «contrassegnata da libertà religiosa e da coesistenza pacifica e – in particolare per le giovani generazioni  – dal libero accesso all’educazione e all’impiego, prospettiva di una conveniente ospitalità e  residenza famigliare e possibilità di trarre vantaggio da una situazione di stabilità economica e di  contribuirvi».  Lo ha chiesto il Papa nell’incontro ecumenico, nella sala del trono del patriarcato greco  ortodosso di Gerusalemme, con i rappresentanti delle chiese cristiane in Terrasanta.  Il Papa è stato  accolto dal patriarca greco-ortodosso Teofilo III. 

Benedetto XVI ha incitato ad educare una «generazione di cristiani ben formati e impegnati,  solleciti nel desiderio di contribuire generosamente alla vita religiosa e civile di questa città unica e  santa».  «Dobbiamo trovare la forza – ha detto papa Ratzinger nel discorso ai capi cristiani – per perfezionare  la nostra comunione, per renderla completa, per recare comune testimonianza all’amore  del Padre…  ». 

Benedetto XVI ha anche ricordato gli «storici incontri che ebbero luogo qui a Gerusalemme – ha  detto – fra il mio predecessore, il papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora I, come pure  quello fra papa Giovanni Paolo II e sua beatitudine il patriarca Diodoros.  Questi incontri, in essi  comprendendo la mia visita odierna – ha rimarcato – sono di grande significato simbolico».

Un appello dalla Terra Santa

di , 14 marzo 2009

Venerdi 20 marzo alle 19.30 a San Pietro “CENA POVERA” di solidarietà
Raccoglieremo le nostre offerte e lanceremo questa colletta speciale per la terra santa: una raccolta di fondi per la scuola di Aboud.

E’ davvero curioso l’errore del parroco di Aboud, nella sua lettera noi muranesi: ad un certo punto si dimentica che sta scrivendo in italiano e senza accorgersi introduce e lancia quasi uno slogan: for to change.   Traduciamo subito: “per cambiare”.   Ma in realtà la stessa espressione potrebbe anche essere tradotta con: “per convertirci”!  Insomma, senza accorgersi don Firas ci ha non solo lanciato la proposta di fare una colletta quaresimale per destinare il frutto del nostro digiuno ai ragazzi della sua scuola parrocchiale, ma ci ha lanciato e ricordato che è sempre il momento di cambiare, di  concreto convertirci… “FORTO CHANGE!”

Chi desidera partecipare lasci il nominativo in sacrestia a San Pietro

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