Tag articolo: tradizione

Sinodo della Famiglia

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di , 28 gennaio 2016

Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, che il Signore ci ha concesso di realizzare nei due anni scorsi, abbiamo potuto compiere, in spirito e stile di effettiva collegialità, un approfondito discernimento sapienziale, grazie al quale la Chiesa imgresha – tra l’altro – indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

Dopo aver ascoltato queste parole pronunciate qualche giorno fa dal Santo Padre, pensiamo che una Associazione educativa che appartiene alla Chiesa ed in essa si riconosce pienamente, no
n possa che tacere, in quanto ogni parola detta potrebbe sminuire la potenza e la forza di quel messaggio chiaro ed inequivocabile.

E’ lo stile di una Associazione educativa di 180.000 soci, di cui la stragrande maggioranza è minorenne, che coinvolge migliaia di famiglie. Aderire a manifestazioni di piazza su opzioni legislative in discussione non attiene al nostro specifico educativo, poiché il discernimento necessario per prendervi parte appartiene alla libera ed autonoma determinazione dei singoli associati adulti che, in quanto maturi e formati, se lo vorranno, potranno partecipare a titolo personale alla manifestazione di sabato prossimo. Peraltro, anche altre associazioni cattoliche nazionali, per gli stessi motivi, hanno maturato identico atteggiamento nei confronti di tale manifestazione.

Ogni manifestazione di pensiero da parte di soci AGESCI, a proposito di tale delicato tema al centro dell’attenzione mediatica, in vista delle votazioni sul provvedimento legislativo a firma della senatrice Cirinnà, in nessun modo impegnano l’Associazione, in quanto esprimono unicamente un parere personale, del quale ciascuno si assume la propria responsabilità. L’utilizzo strumentale e inappropriato dell’uniforme AGESCI non appartiene, peraltro, allo stile ed alla tradizione della nostra Associazione.

Nessun organo associativo, né locale né nazionale, ha espresso pareri o rilasciato interviste su tale questione, in quanto il Magistero della Chiesa e le parole del Santo Padre rappresentano appieno la posizione di tutta la comunità ecclesiale.

Educare “sapienzialmente” le coscienze dei nostri giovani, formare i capi e gli adulti alla vita buona del Vangelo: questo il nostro compito, che come responsabili dell’AGESCI riteniamo in coscienza di garantire a tutti i livelli.

Capo Guida, Capo Scout, Assistente Ecclesiastico Generale e Presidenti del Comitato nazionale Agesci

Solo l’amore di Cristo può possedermi fino in  fondo

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di , 19 giugno 2015

12° Domenica del Tempo Ordinario (anno B)

Letture: Gb 38,1.8-11; 2Cor 5,14-17; Mc 4,35-41

Ges e la tempesta sedata«Se.uno è in Cristo è una nuova creatura». Me la ricordo bene questa parola, perché ha determinato la conversione della mia vita. I lettori mi scuseranno se, allora, parlerò un poco della mia storia, ma lo faccio solo nella speranza di dare concretezza alla Parola della Scrittura. Molti sapranno degli avvenimenti che segnarono la fine degli anni sessanta del secolo scorso. Era appena terminato il Concilio, nato dalla profezia di papa Giovanni, che voleva un profondo rinnovamento della Chiesa, affinché fosse in grado di dialogare con la modernità. Anche dal mondo delle università e delle fabbriche, da ogni luogo dove si guardava al futuro con uno sguardo di rinnovata speranza, dilagava come un’onda di piena, un irresistibile movimento popolare e giovanile che premeva a gran voce per il cambiamento rapido delle strutture e delle istituzioni.

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Festa del SS.Corpo e Sangue di Cristo

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di , 6 giugno 2015

corpo di cristo  Letture: Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26 Una Parola che è come un pane per nutrire l’esistenza

1 «Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore». All’inizio di quella complessa realtà che noi siamo soliti chiamare ‘Parola di Dio’ c’è dapprima una esperienza, una storia. C’è, per esempio, la vicenda esemplare di un uomo come Mosè, allevato alla corte del faraone, travolto dalla paura per aver ucciso un egiziano, fuggiasco nel deserto, pastore di un gregge che non gli appartiene, adoratore di quel Dio che era stato il Dio dei suoi antenati, scoperto oltre il deserto, in una fiamma ardente. A questo pastore viene affidato il compito di condurre alla libertà una massa di schiavi rassegnati e stanchi, capaci solo di levare al cielo rumorose grida. Ma sembra che Dio ascolti più il grido degli oppressi, che le devote preghiere senza storia e senza dramma, e Mosè accetta questo incarico perché Dio stesso gli ha parlato. Come e quando gli ha parlato? In una lingua a noi incomprensibile: «Vi furono lampi, unanuvola densa sul monte e un suono fortissimo di corno» (Es 19,16). E ancora: «Il monte Sinai era tuttofumante…tutto il monte tremava molto.
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Mons. Luigi Caburlotto 

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di , 13 maggio 2015

Il primo sacerdote parroco veneziano che sta per essere beatificato:
Sabato 16 Maggio alle ore 10.30 nella Piazza di San Marco

imgresEgli fondò le Suore Figlie di S. Giuseppe, fu educatore e formatore di educatori in istituzioni pubbliche e private, uomo di dialogo. Figlio di gondolieri, fu educato nella Scuola dei Ven. fratelli Padre Antonangelo e Marco Cavanis, quindi nel Seminario patriarcale. Il 24 settembre 1842 il patriarca Jacopo Monico lo ordinò sacerdote, e l’anno successivo lo assegnò quale cooperatore alla parrocchia di S. Giacomo dall’Orio.

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Catechismo degli adulti

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di , 8 maggio 2015

Presentazione Agli adulti, uomini e donne del nostro Paese, ai loro catechisti e alle comunità ecclesiali, i Vescovi italiani consegnano questo libro della fede, il catechismo

La verità vi farà liberi. Lo fanno con sentimenti di gioia e di gratitudine al Signore, sapendo quanto lungo e impegnativo è stato il cammino del testo, ed insieme nutrendo grande speranza per un suo diffuso e sapiente impiego nell’opera della nuova evangelizzazione. Di fronte a noi sono i bisogni di fede degli adulti italiani e le loro attese. Vivono e soffrono un tempo di cambiamento e di crisi, che tocca la globalità della vita, le verità fondanti, i valori etici elementari e coinvolge la stessa possibilità di pervenire a certezze di fede oggettive e universali. Eppure, anche in questo clima di incertezza e talvolta di smarrimento, non vi è per lo più un rifiuto preconcetto della componente religiosa dell’esistenza.

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Murano ha festeggiato S.Nicolò, Patrono dei vetrai

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di , 6 dicembre 2014

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Anche se la Crisi Economica internazionale da anni sta mettendo “in ginocchio” il Comparto della Vetraria, la Comunità Cristiana dell’Isola si e ritrovata ieri sera presso la Chiesa Parrocchiale di S.Pietro Martire per Celebrare nel segno della “fede e della speranza” la Festa di S.Nicolò Patrono dellArte Vetraria Muranese. In un clima di gioia e di preghiera adulti e bambini hanno accolto sua Eccellenza Mons. Dino De Antoni, Vescovo Emerito di Gorizia che su invito del Parroco Don Alessandrto Rosin ha Presieduto l’Eucarestia Concelebrata dal Parroco e due Sacerdoti Muranesi Don Umberto Bertola e Padre Giancarlo Lazzarini. Mons Dino sottolineando nella sua omelia le “virtù e le doti” di S.Nicola Vescovo di Mira ha voluto affermare a tutti noi che la Fede e la Carità vissute nell’ottica “dell’amore e del servizio ai fratelli”sono i pilastri portanti della vita del cristiano e ci aprono alla prospettiva della salvezza di Cristo che è venuto nel mondo non per essere servito ma per servire e donare la sua vita per la salvezza del mondo. Al termine della Celebrazione vissuta da tutti nel raccoglimento e nella preghiera la Famiglia Marcato ha voluto come tradizione offrire “il Pane di S.Nicolò”ricordando il caro Giovanni Marcato “Titolare del Panificio” che ogni anno confezionava con orgoglio e passione questo”dono” in memoria della carità del Santo Nicola. Dopo la S.Messa Mons Dino assieme a Don Alessandro e ai sacerdoti, si sono recati presso la Sala Pio X° nell’attiguo Patronato per aprire ufficialmente la “Mostra Vetraria” che come tradizione ogni anno viene allestita dall’Associazione Scuola di S.Nicolò con il contributo gratuito dei Maestri Vetrai che offrono i vetri il cui ricavato della vendita viene devoluto per le opere caritative delle Parrocchie di Murano. Oggi 6 Dicembre, la Festa di S.Nicolò ha avuto un ulteriore prolungamento con varie manifestazioni nell’arco della giornata con intrattenimenti musicali, degustazione di prodotti tipici e infine con una fiaccolata, che in serata ha visto “l’arrivo di S.Nicolò” che ha distribuito per la gioia dei più piccoli dolciumi e golosità in rispetto della tradizione secolare di questa festa.

Estote parati, essere svegli in attesa

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di , 2 dicembre 2014

papa-francesco-bartolomeo-IDiscorso del Santo Padre, Ankara, 28 novembre 2014

Signor Presidente, Distinte Autorità, Signore e Signori, sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di  bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra  differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo,  che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la  presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo  dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del  mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani. Prosegui la lettura 'Estote parati, essere svegli in attesa'»

La Croce Ortodossa Russa e i suoi simbolismi

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di , 18 novembre 2014

P1030655 DSC_0264Una “fedele riproduzione” di questa Croce Ortodossa Russa è appoggiata sulla mensa dell’altare di S.Maria e Donato dove quotidianamente si “Celebra il Sacrificio della S.Messa”.Attraverso la Croce è giunta la nostra salvezza. L’immagine del Signore crocifisso ci ricorda costantemente che Cristo è morto per noi, e che è risorto dai morti. Qui sotto vedrete una spiegazione della Croce nella tradizione ortodossa russa, scoprendo a ogni passo il simbolismo in essa racchiuso.

Sulla Croce è raffigurato il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Notate che non porta la corona di spine, e che i suoi piedi sono inchiodati con due chiodi. Dietro il corpo di Cristo, sui lati, ci sono una lancia (quella che gli trafisse il costato) e una spugna (quella che fu imbevuta di aceto e fiele e fu offerta a Cristo da bere) su un palo fatto di canna. Sul fianco di Cristo sono raffigurati il sangue e l’acqua che escono dal suo costato. Sotto ai piedi di Cristo ci sono quattro lettere dell’alfabeto slavonico che significano: “Il luogo del cranio è diventato il paradiso”. Nascosto in una caverna sotterranea è il ‘cranio di Adamo’. In questo modo ci viene ricordato che Adamo, nostro progenitore, ha perduto il paradiso per mezzo dell’albero del quale ha partecipato ingiustamente; Cristo è il nuovo Adamo, che ci porta la salvezza e il paradiso attraverso l’albero della Croce. La città di Gerusalemme è raffigurata sullo sfondo, dato che egli fu crocifisso al di fuori delle mura della città.
La barra superiore

La barra superiore è la scritta che Pilato ordinò di appendere per scherno al di sopra del capo di Cristo sulla Croce. Su questa tavola era scritto: “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei” in ebraico, greco e latino (abbreviato in greco con le iniziali ‘INBI’ o in latino con ‘INRI’ nella tradizione occidentale). Questa è talvolta rimpiazzata dall’iscrizione cristiana: “Il Re della Gloria” – che qui è sotto le ginocchia degli angeli. Sulla tavola qui sono iscritte le iniziali ‘IC XC’, che sono le prime e le ultime lettere del nome di Gesù Cristo in greco. In aggiunta, proprio al di sopra delle braccia di Cristo vediamo l’iscrizione: ‘NIKA’, che in greco significa: “Egli conquista” o “Egli è vittorioso.” Frequentemente, vediamo insieme queste due espressioni: ‘IC XC NI KA’, con il significato: ” Gesù Cristo vince” (cioè, vince la morte e il peccato).
La barra centrale

La barra centrale è quella sulla quale sono state inchiodate le mani del Signore. Sugli angoli superiori vediamo le raffigurazioni del sole (a sinistra) e della luna (a destra), che ci ricordano il verso del profeta Gioele, “Il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue.” (Gl 2:31) L’iscrizione: “Il Figlio di Dio” è posta ai lati del capo di Cristo, e sotto le sue braccia leggiamo l’iscrizione: “Ci prosterniamo davanti alla tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione”. Sull’aureola di Cristo sono iscritte le lettere greche che significano “L’Esistente” o “Colui che è”, per ricordarci che Cristo è lo stesso Dio che si è identificato con queste parole a Mosè nell’antica legge.
La barra inferiore

La barra diagonale inferiore è il suppedaneo (piedistallo o supporto per i piedi). Ci sono alcune dispute se ce ne fosse davvero uno sulla Croce di Cristo, ma nella Croce ortodossa è riconosciuto come un attributo necessario della Croce, degno di venerazione, e a cui si fa allusione profetica nelle parole “Adoriamo lo sgabello dei suoi piedi… (Salmo 98:5).
Nelle preghiere dell’Ora Nona, la Chiesa assimila la Croce a una sorta di bilancia della giustizia: ” In mezzo ai due ladroni la tua Croce è stata bilancia di giustizia: per l’uno, che fu spinto all’inferno dal peso della sua bestemmia, ma anche per l’altro, che fu alleggerito delle colpe per la sua conoscenza della teologia; Cristo Dio, gloria a te.” I Padri della Chiesa hanno cercato di rendere tangibile l’idea che il ladrone infedele scende all’inferno a causa della sua bestemmia, attraverso il giusto giudizio di Dio (la punta inferiore della barra), e che il buon ladrone va in paradiso per il suo pentimento e la sua lode a Dio (la punta superiore).

Discorso per la conclusione del Sinodo dei Vescovi

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di , 22 ottobre 2014

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Discorso del Santo Padre per la conclusione della III assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi
Aula del Sinodo,  Sabato 18 ottobre 2014

Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle, Con un cuore pieno di riconoscenza e di gratitudine vorrei ringraziare, assieme a voi, il Signore che ci ha accompagnato e ci ha guidato nei giorni passati, con la luce dello Spirito Santo! Ringrazio di cuore il signor cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo, S.E. Mons. Fabio Fabene, Sotto-segretario, e con loro ringrazio il Relatore il cardinale Péter Erdo, che ha lavorato tanto anche nei giorni del lutto familiare, e il Segretario Speciale S.E. Mons. Bruno Forte, i tre Presidenti delegati, gli scrittori, i consultori, i traduttori e gli anonimi, tutti coloro che hanno lavorato con vera fedeltà dietro le quinte e totale dedizione alla Chiesa e senza sosta: grazie tante!

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Francesco chiede misericordia per le vittime dell’olocausto

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di , 26 maggio 2014

10304705_517103185062020_1674778428336417859_nPapa Francesco ha visitato il memoriale della shoah di Gerusalemme, lo Yad Vashem, nel terzo e ultimo giorno del suo viaggio in Terra Santa, dove ha incontrato sei sopravvissuti ai lager nazisti baciando loro le mani ed ha pronunciato un discorso incentrato sulla domanda “Dove sei, uomo?” che sembra riecheggiare il “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Nella fitta mattinata, Jorge Mario Bergoglio ha visitato il gran muftì nella “Spianata delle Moschee”, ha sostato in preghiera davanti al “muro del pianto”, dove ha abbracciato il rabbino Abraham Skorka e l’islamico Omar Abboud, suoi amici argentini, ha deposto dei fiori al monumento del fondatore del sionismo Theodor Herzl e – fuori programma – ha fatto tappa, in presenza del presidente israeliano Shimon Peres e del premier Benjamin Netanyahu, al memoriale delle vittime del terrorismo.

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