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Ascoltate lui, il Figlio amato!

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di , 28 febbraio 2015

ii domenica di quaresimaII domenica di Quaresima, anno B – Mc 9,2-10

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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La Parola della Domenica

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di , 3 marzo 2012

Prima Lettura (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18) Il sacrificio del nostro padre Abramo.
(Sal 115) Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
Seconda Lettura (Rm 8,31-34) Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
Vangelo (Mc 9,2-10) Questi è il Figlio mio, l’amato.

La via lucis che nasce dall’ascolto… Dalla domenica del deserto al Vangelo della luce. La nostra vocazione altro non è che la fatica tenace e gioiosa di liberare tutta la luce e la bellezza seminate in noi: verità dell’uomo è una luce custodita in un guscio di fragile argilla. Sul monte il volto di Gesù brilla di un contenuto che lo travolge, di una energia che non si ferma al volto, neppure al corpo intero, ma tracima verso l’esterno e cattura la materia degli abiti: Le sue vesti divennero bianche come nessun lavandaio sarebbe capace. Se la veste è luminosa sopra ogni possibilità umana, quale sarà la bellezza del corpo? E se così è il corpo, come sarà il cuore? Allora Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbetta: è bello per noi stare qui. Stare qui, davanti a questa bellezza, perché qui siamo di casa, altrove siamo sempre stranieri. Altrove non è bello, e possiamo solo camminare non sostare, qui è la nostra identità: abitare anche noi una luce. È bello stare qui: il nostro cuore è a casa soltanto accanto al tuo, Signore. Sul Tabor il corpo di Gesù trasfigurato racconta Dio. Tutto ciò che Gesù ha detto è vero perché il suo corpo splende, anticipo del Regno: Regno di luce e di tenerezza perché il suo Corpo è luce e tenerezza; Regno di bellezza e di grazia perché il suo Corpo è bellezza e grazia; Regno di incontri che lega insieme in un nodo di stupore le sei presenze sul monte. Ma come tante cose belle, la visione non fu che un attimo. «Una nube li coprì e venne una voce: Ascoltate Lui». Il Padre prende la parola ma per scomparire dietro la parola del Figlio. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù. Con Mosè, dal volto intriso di luce, con Elia, rapito su un carro di fuoco e di luce, tutta la bibbia converge su Cristo. Sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltate Lui. La nostra via lucis è l’ascolto. Quella luce, «la luce della trasfigurazione che è l’energia stessa di Dio» ( G. Palamas) è ancora disponibile: nella Parola, nei sacramenti, nella bontà delle persone, nella bellezza delle cose, talvolta scintilla breve talvolta fiume di fuoco. Il mondo è intriso di luce, lo sanno tutte le religioni, lo sanno gli innamorati, gli artisti, i puri. Ma ora io so che «alle sorgenti della bellezza, della pace e dell’energia di quelle falde di fuoco presenti nel cosmo, è posto Gesù di Nazaret» ( O. Clèment), fiamma delle cose, cuore di luce dentro ogni creatura. [Ermes Ronchi]

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

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di , 5 marzo 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)

2.  Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci  a celebrare la Risurrezione del Signore – la festa più gioiosa  e solenne di tutto l’Anno liturgico – che cosa può esserci di più adatto  che lasciarci condurre dalla Parola di Dio?  Per questo la Chiesa, nei  testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro  particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le  tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella  prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato,  in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel  dono più pieno a Lui.  La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra  condizione dell’uomo su questa terra.  Il combattimento vittorioso  contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a  prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la  Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via,  verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n.25).  E’ un  deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi,  sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori  di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è  all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole  avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il  nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.  Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri  occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la  divinizzazione dell’uomo.  La comunità cristiana prende coscienza di  essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in  disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in  Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il  Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.  Ascoltatelo”  (v.5).  E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano  per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni  giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito,  dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di  seguire il Signore.  La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che  viene proposta nella liturgia della terza  domenica, esprime la passione di Dio  per ogni uomo e vuole suscitare nel  nostro cuore il desiderio del dono dell’  “acqua che zampilla per la vita eterna”  (v.14): è il dono dello Spirito Santo,  che fa dei cristiani “veri adoratori” in  grado di pregare il Padre “in spirito e  verità” (v.23).  Solo quest’acqua può  estinguere la nostra sete di bene, di  verità e di bellezza!  Solo quest’acqua,  donataci dal Figlio, irriga i deserti  dell’anima inquieta e insoddisfatta,  “finché non riposa in Dio”, secondo le  celebri parole di sant’Agostino.  La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo.  Il  Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?  “.  “Credo, Signore!  ” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi  voce di ogni credente.  Il miracolo della guarigione è il segno che  Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore,  perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere  in Lui l’unico nostro Salvatore.  Egli illumina tutte le oscurità  della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”. 

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Riprende il cammino dei gruppi di ascolto

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di , 17 ottobre 2010

In un tempo di crisi, di decadenza, Pacomio rinvia alla  piccola luce dell’evangelo.  La vita della comunità non è limpida,  alcuni hanno lasciato la vita monastica, vi è chi cerca il potere, chi  critica Pacomio, ci sono situazioni di decadenza morale…  Ma non  è limpida neppure la vita della chiesa: tensioni, discordie, litigi, collusione  con il potere politico.  Pacomio ci ricorda che in qualsiasi  situazione noi viviamo, fosse pure una situazione di tenebra comunitaria  o personale, dobbiamo attaccarci con forza alla luce  dell’evangelo.  Il cristiano non è uno che sa tutto, che ha la spiegazione  di tutto; tante cose nella sua vita restano avvolte nella notte,  nel mistero, ma è un uomo, una donna che segue la piccola luce  dell’evangelo nella certezza che essa lo guiderà alla pienezza della  luce e della vita; è un uomo, una donna che sta attaccato ad altri  che seguono quella stessa luce.  Seguono una via stretta, la via che  conduce al regno e si aiutano a vicenda a non lasciarsi distrarre  dalle molte voci che gridano forte cercando di imporre la loro verità.  Ma in che modo possiamo tenerci stretti alla piccola luce e  non smarrire il cammino?  L’ascolto : “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a  noi” (Gv 1,14), proclama il vangelo di Giovanni.  E la lettera agli ebrei  proclama nel prologo che Dio aveva già parlato nei tempi antichi  molte volte e in molti modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,  in questi giorni, ha parlato a noi nel Figlio che ha costituito  erede di tutte le cose” (Eb 1,1).  Origene, e con lui tutta la tradizione  patristica, ci ricorda che a nulla serve contemplare questo mistero  fuori di noi se non si compie dentro di noi, dentro la nostra persona,  dentro le nostre vite.  La fede non è un fatto gnostico, non è la comprensione  di alcune verità, non è la partecipazione ad una serie di  atti liturgici in rado di procurarci la salvezza; fede è dire Amen a Dio,  è lasciare coinvolgere la nostra vita intera, la nostra persona, psiche,  anima e corpo in questa relazione con il Signore.  “A che ti serve  confessare che Cristo nasce nella carne, se non nasce nella tua  carne?  ” (Om.  sulla Genesi 3,7).  Con queste parole Origene si rivolge  ai cristiani della sua comunità, una comunità che ha perduto il  fervore e l’entusiasmo iniziale e che rischia di ridurre la fede alla  ripetizione di alcuni atti religiosi.  A che ti serve confessare la fede a  parole, come un fatto meramente intellettuale se poi nulla muta  dentro di te?  Prosegui la lettura 'Riprende il cammino dei gruppi di ascolto'»

Giornata mondiale della gioventù Madrid 2011

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di , 12 settembre 2010

È stato diffuso il messaggio del Papa che accompagnerà la preparazione e lo svolgimento della Giornata Mondiale della Gioventù che avrà luogo nell’agosto 2011 nella capitale spagnola. Il tema è “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella Fede” (cfr Col. 2,7).
Il Papa stesso definisce questa proposta di Paolo decisamente contro corrente, quando invece si esalta l’incertezza, la mobilità, la volubilità, «tutti aspetti – dice Benedetto XVI – che riflettono una cultura indecisa riguardo ai valori di fondo, ai principi in base ai quali orientare e regolare la propria vita».
Il cuore del messaggio sta nelle espressioni “in Cristo” e “nella Fede”: «La piena maturità della persona – continua il papa -, la sua stabilità interiore, hanno il fondamento nella relazione con Dio, relazione che passa attraverso l’incontro con Gesù Cristo».  Ricordando che questo messaggio porta la data del 6 agosto – Festa della Trasfigurazione, il papa si augura: «Possa la luce del Volto di Cristo risplendere nel cuore di ogni giovane!»

La Trasfigurazione… oggi

di , 7 marzo 2009

Gesù si trasforma. E compaiono Mosè ed Elia. E poi, dal cielo, il Padre e lo Spirito Santo. Questo fatto impressionò tanto i tre apostoli li impaurì, – nonostante vivessero da diverso tempo alla sequela di Gesù – perché il Dio fatto Uomo, fino all’istante del Tabor, aveva vissuto una vita semplice. Certamente nel compiere miracoli la gente lo cercava; ma prevalevano i momenti ordinari, di vita fraterna, e questi abitati da una certa incomprensione, da un’incompiutezza ancora non afferrata. Il contesto è questo: il Signore scelse tre apostoli fra i dodici, li fece camminare in salita, iniziò la preghiera, intervenne il Padre e successe quello che leggiamo nel Vangelo. L’episodio della Trasfigurazione ci mostra che la gloria di Dio è già presente, sebbene non sia manifesta, sebbene si stenti a crederlo, anche quando siamo distratti e non ci aspettiamo cambiamenti o novità: Egli è Dio vivo e vero, sempre Onnipotente. A questo brano evangelico dovremmo continuamente attingere. L’esperienza fatta dai tre apostoli ci può far riflettere circa la nostra tendenza a frammentare: spesse volte viviamo i singoli avvenimenti della vita separatamente, senza ricordare il prima e senza considerare il dopo; la medesima tendenza ci porta anche a pensare che il Signore, con il suo amore e il suo desiderio di bene, sia presente nelle nostre vite solo in certi momenti, solo quando va tutto bene, o almeno quando nulla va male.Tutto ciò ci porta a considerazioni sbagliate e a sofferenze inutili. Crediamo alla potenza e alla gloria di Dio anche nelle circostanze più oscure e scomode, e anche nelle cose quotidiane e semplici abituiamoci a leggere la Sua grandezza. Nelle nostre vite come in quelle degli apostoli Egli è glorioso sempre; sempre è mistero che si rivela.

Dalle Sorelle Clarisse

La Parola della Domenica

di , 7 marzo 2009

2ª di Quaresima

Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 – Il sacrificio del nostro padre Abramo.
Dio mette alla prova la fede Abramo e Abramo per fede accetta di sacrificare suo figlio, ma Dio non vuole il sacrificio dell’uomo egli stesso si sacrifica per noi nella persona del suo figlio Gesù.Quaresima tempo di meditazione e di preghiera tempo in cui chiederci quanto è profonda la nostra fede se anche noi abbiamola fede di Abramo. Ma Dio ci ama e il suo messaggio è di speranza per tutti: Si è fatto uomo e ha dato la vita per me anche se sono povero piccolo egoista infedele. Anche per me Dio da la sua vita ogni giorno.

Rm 8,31-34 – Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.
Dio non ci accusa e Paolo ci conduce all’amore di Dio con la similitudine del tribunale. Poche righe di splendida saggezza e di profonda speranza: Se Dio è per noi chi sarà contro di noi.Mai il messaggio è stato così attuale. I fatti di ogni giorno i mass media i politici tutti esprimono giudizi, sui poveri sui malati sugli immigrati sui violentatori e sui violentati. Hai cristiani viene chiesto il silenzio San Paolo infatti pone domande non dà risposte.Le risposte ognuno le trova nel proprio cuore.

Mc 9,2-10 – Questi è il Figlio mio, l’amato.
L’evento della Trasfigurazione sull’alto monte – anche solo di 600 metri com’è il Tabor in Galilea – è una tappa obbligata, in questo tempo quaresimale, per tutti noi. Allora proviamo anche noi a salire con i tre scelti da Gesù: Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi ancora non sanno cosa la vita riserverà loro, cosa significherà seguire il Signore sino alla fine. Ma avranno, costante, la memoria di quella salita sul Tabor, quando nella notte, loro soli, improvvisamente, mentre Gesù pregava, lo videro risplendente di una Luce finora sconosciuta ai loro occhi. Cosa avranno provato in quel momento? Stupore, timore, incomprensione, gioia, meraviglia…  Anche qui Gesù chiede ai suoi discepoli il silenzio. Eppure il miracolo al quale hanno assistito è così immenso che i discepoli chiedono di fermare il tempo Ma il benessere profondo che hanno provato chiede di essere testimoniato nel mondo non con le parole ma con i fatti, con la testimonianza quotidiana con l’essere non tanto credenti quanto credibili dal mondo… una preparazione al mistero della “Sfigurazione”. Gesù che sale il Tabor salirà un giorno, non molto lontano, il Calvario. Accanto a Lui non saranno più Mosè ed Elia, ma due ladroni. Non ci sarà più la Luce, ma il buio. Non più la Voce del Padre, ma il Suo silenzio. Allora sarà veramente Amore consumato per il bene dell’umanità. I discepoli avrebbero dovuto scorgere dietro la Croce la Luce dell’Amore. Ma, quando arriverà il momento della croce, non capiranno ancora. Dei tre ne rimarrà uno solo, Giovanni.Avranno tutti bisogno di una nuova Luce, di una nuova Alba, del nuovo Giorno della Resurrezione. E allora comprenderanno . E noi? A volte ci capita di vivere momenti di Tabor…  Quando, ad esempio, sperimentiamo un tempo di deserto, di preghiera, di ritiro. Ci capita, sì, di stare sul monte, di contemplare la Luce, di ascoltare la Voce. E diciamo – o pensiamo –: “è bello essere qui”.Ma il più delle volte siamo chiamati a scendere dal monte, ad essere a terra, a scontrarci con le difficoltà e il buio della vita di ogni giorno. Un buio fuori e spesso dentro di noi. Ed è lì che siamo chiamati al salto nella fede: vedere il Trasfigurato nello Sfigurato, ossia trasfigurare la nostra realtà, osservare bene, con gli occhi di Dio, la Luce che c’è sempre. Forse nascosta, offuscata, ma c’è. Anche nel dolore più assurdo e impensato. E questa Luce ha un nome: la Sua Parola. Ascoltatelo! Dice il Card. Martini :”Ascoltatelo significa “imitatelo”, fate come ha fatto lui, prendete a modello la sua esistenza storica; non semplicemente “il Signore, il Signore”, ma questo Gesù delle beatitudini, del perdono, della povertà, dell’umiliazione, della mitezza”…

Spunti di riflessione

  1. A che punto è il mio cammino di fede: Mi riconosco più simile ad Abramo, a Paolo o a Pietro?
  2. Quale peso ha il giudizio nella mia vita quotidiana? Sono cristiano che accoglie o che giudica e condanna?
  3.  “questo è il figlio mo prediletto ascoltatelo” Quanto tempo dedico all’ascolto della parola di Dio nella mia vita e nei tempi forti come la Quaresima?

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