Category: La Parola della Festa

La Parola della Domenica

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di , 28 Gennaio 2012

4ª del Tempo Ordinario
 Prima Lettura (Dt 18,15-20) Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.
Salmo Responsoriale (Sal 94) Ascoltate oggi la voce del Signore.
Seconda Lettura (1Cor 7,32-35)  La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.
Vangelo (Mc 1,21-28) Insegnava loro come uno che ha autorità.

 Al centro di questa domenica è il tema della parola, affrontato nelle letture sotto più aspetti, ma con particolare accento sulla sua efficacia e sulla sua autorevolezza.  Nel nostro mondo che vive della comunicazione personale e di massa, siamo abituati a relazionarci tra di noi utilizzando differenti modalità di linguaggio (verbale, paraverbale e non verbale) e spesso siamo in grado di comprenderne i meccanismi.  Poca attenzione poniamo invece ai contenuti ed ai messaggi di cui spesso siamo inconsapevoli destinatari -pensiamo solo alle pubblicità- i quali hanno finalità non sempre ben evidenti e chiare per tutti.  E’ un modo anche questo di giudicare e dividere la società tra chi ha potere e chi lo subisce.  Le letture ci parlano chiaro: nell’antico testamento Dio ha parlato attraverso i profeti e, poiché le sue parole hanno avuto riscontro nella vita del popolo, questi hanno conquistato una notevole autorevolezza, che discende direttamente da Lui.  Gli uomini però non sono passivi in questa relazione con Dio, perché da un lato come popolo sono invitati ad agire secondo la parola di Dio, ma dall’altro come i profeti sono spinti a parlare secondo verità, perché testimoni e voce di Dio.  Il richiamo è attuale anche per noi, che a volte siamo cattivi profeti, purtroppo non solo a parole, ma anche e soprattutto con il cattivo esempio.  Così come i buoni e i cattivi profeti: i primi si fanno ascoltare perché parlano e agiscono in coerenza, i secondi invece no perché sono attenti solo alle cose del mondo (potere, soldi, etc.  )  Fin dai tempi antichi Dio ha dunque parlato attraverso i profeti, ma è attraverso Gesù stesso che entra nella storia e la sconvolge. 

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La Parola della Domenica

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di , 21 Gennaio 2012

Prima Lettura (Gn 3,1-5.10) I Niniviti si con- vertirono dalla loro condotta malvagia.
Salmo Responsoriale (Sal 24) Fammi conoscere, Signore, le tue vie.
Seconda Lettura (1Cor 7,29-31) Passa la figura di questo mondo.
Vangelo (Mc 1,14-20) Convertitevi e credete al Vangelo.

Giona è chiamato a predicare la conversione nella città pagana  di Ninive.  La sua opera, voluta dal Signore, è efficace:  gli abitanti si convertono e Dio, abbandonati i propositi di  punizione, guarda con misericordia le loro opere.  Anche i  cuori malvagi di quegli uomini, tra i quali il richiamo di Dio è  arrivato inatteso e attraverso un uomo all’inizio neppure  troppo convinto della sua missione, si aprono al bene: la salvezza  di Dio è per tutti.  I nostri orizzonti devono aprirsi, accettare  che Dio entri nella nostra vita di sua iniziativa, capovolga  le nostre aspettative, ci chiami a cambiare radicalmente  le nostre prospettive. 
Ed ecco le vie del Signore invocate nel Salmo: misericordia, amore, bontà, giustizia sono i sentieri su cui ciascuno  di noi deve camminare sulle “orme” del Signore.  Senza starci a pensare troppo, però: l’urgenza del porsi sulla strada di Dio deve coinvolgere ciascuno di noi,  come ci ricorda Paolo.  Siamo sempre troppo dubbiosi, lenti, pigri, ancorati alle nostre sicurezze e abitudini.  Ma c’è una “buona notizia”, e Gesù comincia a proclamarla a tutti in un momento difficile, dopo l’arresto di  Giovanni.  Dio si è avvicinato all’uomo e ha un progetto: questa è già una notizia!  Ma chiede qualcosa anche  a coloro che la ascoltano: “convertitevi e credete nel Vangelo”; Dio all’inizio ci chiede di girare lo sguardo verso  di lui, di porci in ascolto della Buona Notizia, di crederci. 

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La Parola della Domenica

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di , 14 Gennaio 2012

Prima Lettura  (1Sam 3,3-10.19) Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo Responsoriale  (Sal 39) Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Seconda Lettura  (1Cor 6,13-15.17-20) I vostri corpi sono membra di Cristo.
Vangelo  (Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Il filo conduttore delle letture di questa domenica è centrato sulla chiamata personale del Signore verso ognuno di noi. Tutti noi siamo stati chiamati a una “vocazione” da realizzare nella nostra vita di tutti i giorni. In esse sono ricorrenti, anche se non sempre esplicitati, tre verbi: chiamare, ascoltare, rispondere. Ascoltare è ricevere la propria identità, per scoprirci, per conoscerci, per ringraziare, è saper rispondere per essere capaci di dire quel “si” incondizionato, come fece Maria rispondendo all’angelo dicendo: “avvenga di me quello che hai detto”. Ma cos’è la vocazione, come riconoscerla? Quando rispondi sì, si prova in se stessi un senso di pienezza che altrimenti non si avverte. E’ sentire la presenza del Signore per realizzare la nostra missione nella vita e sperimentare la pienezza nel tempo, sulla base delle scelte fatte. La prima lettura ci mette in guardia dal sottovalutare le scelte di Dio, egli infatti dimostra la sua fiducia nei confronti di un bambino e si rivolge a lui, non al sacerdote. Eli però sa riconoscere la presenza di Dio e lo guida all’ascolto e alla sequela del Signore. Saper distinguere, saper guidare, saper dare fiducia sono le cose che ci invita a fare questa lettura: ma noi abbiamo fiducia di quelli che ci stanno vicini? Anche nel Salmo 39 troviamo l’atteggiamento della chiamata, il chinarsi di Dio, come dire che ognuno di noi è capace di ascoltare l’altro soltanto se si china su di lui, se si prende cura di lui, se ha compassione e misericordia, se si spende per l’altro. Quindi la risposta “io desidero fare la tua volontà”.

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Battesimo del Signore

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di , 7 Gennaio 2012

Prima Lettura (Is 55,1-11) Venite all’acqua: ascoltate e vivrete.
Salmo (Da Is 12) Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.
Seconda Lettura (1Gv 5,1-9) Lo Spirito, l’acqua e il sangue.
Vangelo (Mc 1,7-11) Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.

Ognuno è il prediletto di Dio…
Gesù è il figlio che si fa fratello, che si immerge solidale non tanto nel Giordano, quanto nel fiume dell’umanità, che sempre scorre a rischio sul confine tra deserto e terra promessa, tra fallimento e fecondità della vita. Lo fa perché ogni fratello possa diventare figlio. Il cuore del Vangelo di Marco è in questa parola: «Tu sei mio figlio amato». La lieta notizia è una calda voce di padre che ti chiama figlio. Sostanza di ogni battesimo: ognuno è il figlio prediletto di Dio. Dio preferisce ciascuno. Uscendo dall’acqua vide i cieli aprirsi. Il mondo nuovo si presenta come una apertura del cielo: il cielo si apre, vita ne entra, vita ne esce. Si apre e accoglie, come quando si aprono le braccia agli amici, ai figli, ai poveri, all’amato. Il cielo si apre, sotto l’urgenza dell’amore di Dio, l’impazienza di Adamo, l’assedio dei poveri, e nessuno lo richiuderà più. Si apre e dona. Su ogni figlio scende una colomba simbolo dello Spirito, respiro di Dio.

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di , 17 Dicembre 2011

4ª di Avvento
(2Sam 7,1-5.8-12.14.16) Il regno di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore.
(Sal 88) Canterò per sempre l’amore del Signore.
(Rm 16,25-27) Il mistero avvolto nel silenzio per secoli, ora è manifestato.
(Lc 1,26-38) Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Siamo giunti alla quarta domenica d’avvento, il Signore si avvicina sempre più a ciascuno di noi. La prima lettura tratta dal secondo libro del profeta Samuele ci presenta il re Davide in un momento per lui di grande serenità: ha annientato i suoi nemici, abita in una casa di cedro e vuole costruire una casa per il Signore, il tempio perché rimanga per sempre più grande di tutti i popoli, perché l'”arca” è ancora sotto le tende come quando si era nel deserto. La notte il Signore parla al profeta Natan e gli dice di andare dal suo servo per dirgli di continuare il suo lavoro, ma la casa che il Signore vuole costruire per Davide non è una casa di pietra ma piuttosto un cuore aperto e pronto alla venuta del Cristo. Il Signore gli darà infatti una grande stirpe e dalla sua discendenza nascerà un figlio del quale lui, il Signore, gli sarà Padre e chi nascerà sarà suo Figlio, che verrà nel mondo per la salvezza di tutti. Il tempio sarà poi costruito non da Davide ma da suo figlio Salomone. Il capitolo 7 del secondo libro di Samuele è improntato tutto su questa venuta del Messia, l’Emanuele, il Dio con noi nel mondo. Nel salmo responsoriale già dal ritornello comprendiamo la gioia dell’uomo per l’amore del Signore. Canterà per sempre la misericordia, la verità, la fedeltà del Signore verso l’uomo, manifestata attraverso la bellezza del creato che Dio ha fatto proprio per lui, proprio perché potesse capire la grandezza dell’amore che Dio ha per tutti gli uomini. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani ci ricorda tutta la predicazione durata quasi 200 anni in cui i profeti parlano di un messia che deve venire, ma non rivelano come avverrà questa venuta. Nella seconda parte della lettera egli ci racconta come la Chiesa sia grata al Signore perché finalmente ha un vangelo da seguire per arrivare alla fede vera e quindi alla salvezza. Nel Vangelo Luca ci ricorda la visita dell’angelo a Maria I primi due capitoli di Luca sono detti dell’infanzia, che inizia proprio con l’annuncio: Maria diventerà la madre del Salvatore. Immaginiamo la scena: possiamo vedere lo stupore sul volto di Maria che non capisce quello che sta avvenendo in lei ed essendo promessa sposa a Giuseppe e quindi ancora “vergine” fa una domanda all’angelo: “Io non conosco uomo”? La risposta è che lo Spirito di Dio scenderà su di lei e il Cristo si incarnerà nel suo corpo e sarà la Madre di Gesù. Maria non comprende quanto sta avvenendo, non capisce, ma in lei, ancora giovinetta, c’è una grande fede nel Signore, che la porta a dire “sì”, “eccomi, io sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la sua parola”. Maria pur non sapendo ha detto “sì” perché ha avuto fiducia nel Signore, anche noi, dobbiamo essere pronti, nella fede autentica, ad accogliere questa venuta. La nostra vita deve essere piena di “sì”, non solo nei momenti gioiosi, ma soprattutto nella notte, quando le nostre anime sono nel buio, nella tempesta, nello scoraggiamento, ma la fiducia nel Signore ci deve portare alla speranza cristiana, a seguire ogni giorno. Il Cristo, deve portarci ad accogliere la sua Parola, a vivere con Lui tutta la vita. [C. P. M. Italia]

Per la riflessione :

  • Diciamo “sì” al Signore per vera fede o piuttosto il nostro “sì” è condizionato dalle circostanze positive o negative della nostra vita?
  • Nel nostro servizio, in famiglia, nella Chiesa, nel sociale, come Davide, ci preoccupiamo più del fare grandi cose o piuttosto di trasmettere l’amore attraverso il quale si trova la vera fede?

La Parola della Domenica

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di , 10 Dicembre 2011

3ª di Avvento
Prima Lettura (Is 61,1-2.10-11) Gioisco pienamente nel Signore.
Salmo Responsoriale (Lc 1) La mia anima esulta nel mio Dio.
Seconda Lettura (1Ts 5,16-24) Spirito, anima e corpo si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.
Vangelo (Gv 1,6-8.19-28) In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

Il periodo di Avvento ci viene proposto come preparazione alla venuta del Signore che si incarna in una donna per la nostra salvezza. Grande momento per l’uomo per rivedere il percorso della propria vita e “pulire” l’anima da tutto ciò che non è perfetto e lasciarla libera per il Cristo che scende fra noi come un “bambino”. Nella prima lettura il profeta Isaia ricorda come il Signore ha ispirato il profeta a comunicare a tutti coloro che soffrono nelle diverse situazioni che sta per venire una grande gioia perché tutte le miserie del popolo sono state riscattate.  Ognuno dovrà essere pronto a ricevere questa venuta e rendere il proprio cuore disposto all’accoglienza del Cristo e dei fratelli. Il salmo responsoriale esplode nell’esultanza di Elisabetta nel vedere Maria che ha in grembo il “Messia”. Luca ci racconta come “il suo spirito esulti in Dio” per il grande dono della maternità che ha concesso ad entrambe, e magnifica il Signore per tutte le grandi cose che ha compiuto verso gli umili, i poveri, i mansueti, gli operatori di pace. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo raccomanda di stare lieti, di pregare, di “vagliare tutte le cose” per scegliere solo le buone e perfette per la vita dell’uomo al fine di preservare tutto: spirito mente e corpo pronti per la venuta del Signore.

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di , 3 Dicembre 2011

2ª di Avvento
Prima Lettura  (Is 40,1-5.9-11) Preparate la via al Signore.
Sal 84 Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
Seconda Lettura  (2Pt 3,8-14) Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.
Vangelo (Mc 1,1-8)  Raddrizzate le vie del Signore.

La Chiesa, ad ogni inizio di anno liturgico, propone ai suoi figli di meditare questo evento: spianare la strada, convertirci, perché la meta da raggiungere sia centrata. Gesù, il Cristo, è la nostra meta e non possiamo non centrarla. Non è il potere e la ricchezza, l’apparire o il compiacere, ma la debolezza, la povertà e la verità, non quella degli uomini, ma la verità che è Cristo, il Figlio di Dio, la Parola di Dio. Con Gesù ci viene data la salvezza. Spetta a noi ora attraversare il deserto per raggiungerlo, compiendo, come Israele il nostro esodo. Ascoltiamo la voce del Battista che non ha mai cessato di gridare: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” L’ esilio di babilonese ha termine per volontà di Dio, che fa rivivere al suo popolo un nuovo esodo, facendogli percorrere i mille chilometri, che separa Babilonia da Gerusalemme, non attraverso la via normalmente percorsa dalle carovane, ma una via nuova diritta. L’Avvento vuol significare questa via che la Chiesa ci offre, ad ogni inizio di anno liturgico, per ricordarci che Dio si fa uomo, assumendo la nostra natura umana per salvarci. Si “il nostro Dio viene a” noi per essere l’ Emmanuele, per essere colui che fa con noi la strada che ci ricongiunge al Padre, Un Dio Padre che perdona e non un Dio che punisce. La Chiesa raccolta in preghiera, nell’attesa della venuta del Messia, chiede a Dio una parola di consolazione che ristabilisca la pace e ogni benedizione. Non dobbiamo “perdere di vista” che il Signore ritornerà, come ha promesso, anche se sono passati duemila anni dalla sua prima venuta, e ci provoca a diffondere nel mondo, con la nostra vita, le condizioni della sua venuta: ” nuovi cieli e una terra nuova, nelle quali avrà stabile dimora la giustizia”. Noi durante questa attesa dobbiamo preparargli la via raddrizzando i suoi sentieri per affrettare la sua venuta. “Inizio del Vangelo, che è Gesù: il Cristo, il Figlio di Dio”. Così inizia il Evangelo di Marco che, ponendo Cristo come centro del suo racconto, lo proclama buona notizia e ci invita a verificare i motivi del nostro essere cristiani, della nostra fede. secondo Marco motivo della fede quindi è Cristo Signore con la sua vita e con la “buona notizia” che Dio ci ama indipendentemente dal nostro amore per Lui. Non abbiamo alternativa. Dobbiamo avvicinarci a Cristo con umiltà di coscienza altrimenti non incontreremo mai né lui né Dio. Dobbiamo fare come Giovanni Battista, andare nel deserto, farci battezzare e ascoltare le sue parole. Nel deserto, nel silenzio, lontano dal frastuono di questo mondo, ascolteremo la Parola – deserto in ebraico si dice Midbar che significa luogo della parola – e daremo inizio, nel nostro intimo, al cambiamento per opera dello Spirito che in noi “sonnecchia” dal tempo del battesimo. Il cristiano deve essere uno che somiglia a Giovanni Battista, nel senso che deve indicare al mondo Cristo Gesù e poi deve farsi da parte senza aspettarsi applausi e complimenti per non distrarre l’attenzione dal Cristo. [C.P.M. Italia]

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di , 26 Novembre 2011

1ª di Avvento
(Is 63,16-17.19; 64,2-7)  Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
(Sal 79)  Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
(1Cor 1,3-9)  Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
(Mc 13,33-37)  Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.

Oggi per la Chiesa è capodanno perché inizia il nuova anno liturgico in cui Cristo, morto e risorto per noi, ci offre ancora per un anno la salvezza. Durante questo anno di grazia ripercorreremo le tappe della salvezza, i misteri della vita del Cristo, della Vergine e dei santi. Per tutti i cristiani l’avvento è l’attesa di colui che è e che viene, ma attesa desiderata e circondata da mille attenzioni, soprattutto un’attesa vigilante perché non siamo a conoscenza dell’ora in cui il Signore verrà. Dobbiamo essere svegli per poi poterlo riconoscere nelle forma quotidiane di chi ci sta vicino, affinché anche di noi non si dica che nonostante le nostre chiacchiere ” non l’hanno accolto”. Oggi il profeta Isaia ci comunica che Dio è nostro padre e nostro salvatore e c’incita a invocarne il ritorno per riportarci a percorrere le sue vie. Ma siamo anche opera delle sue mani, creta da vasaio, duri di cuore, servi inutili e pur tuttavia “tua eredità”. Il concetto di padre espresso in questo brano di Isaia è completamente diverso dal concetto formulato nel Vangelo da Cristo. Qui siamo servi ribelli, nel Nuovo testamento siamo figli adottivi riscattati dal Figlio e diventati fratelli anche se la nostra gratitudine non si modifica di molto poiché rimaniamo “panno immondo” a causa “dei nostri atti di giustizia”. A noi non resta che avere fiducia in lui amarlo, servirlo, cercare con perseveranza le sue vie invisibili e Egli ce le mostrerà insieme alla sua misericordia. Invochiamo il Signore della vigna perché non l’abbandoni lasciandola incolta, come fosse senza padrone e senza vignaioli.

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di , 19 Novembre 2011

34ª del Tempo Ordinario
(Ez 34,11-12.15-17) Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora.
(Sal 22) Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
(1Cor 15,20-26.28) Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.
(Mt 25,31-46) Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.

La Chiesa conclude oggi il percorso dell’anno liturgico, salutando Matteo, il pubblicano diventato discepolo.  E lo fa con una festa ed un vangelo  intensi, di difficile comprensione immediata: la Solennità di Cristo re dell’Universo.  Gesù il falegname di Nazareth, quell’ebreo marginale vissuto  duemila anni fa e perso nei meandri oscuri della storia è il Signore dell’Universo, colui che ha l’ultima Parola, colui che dà misura e senso ad  ogni esperienza umana, che svela il mistero nascosto nei secoli.  Le vicende umane non stanno precipitando in un baratro di violenza e di caos,  ma nelle braccia di Dio.  Ci vuole molta fede per fare una tale affermazione, soprattutto dopo duemila anni di cristianesimo in cui le cose non  sembrano cambiate in meglio.  Dire che Cristo è “sovrano” della mia vita, significa riconoscere che solo in lui ha senso il nostro percorso di vita  e di fede.  Ed è bello, alla fine di quest’anno, ribadire con forza, insieme, questa nostra convinzione.  I pastori, sul fare della sera, separavano le  pecore dalle capre.  Le capre, senza il “cappotto” fornito da madre natura, pativano il freddo proveniente dal deserto ed andavano ricoverate  in un posto più caldo, come una stalla o sotto una roccia.  Quest’immagine è lo sfondo del racconto di Gesù, una separazione che è una protezione,  un’attenzione verso i soggetti deboli.  Il pastore accoglie le pecore che lo hanno riconosciuto nel volto del povero, del debole, del perseguitato.  Due sono le novità apportate dal vangelo di Matteo: Gesù lascia intendere che è lui che curiamo nel povero, identificandosi nell’uomo  sconfitto.  In secondo luogo questa identità è sconosciuta al discepolo che resta stupito nell’avere soccorso Dio senza saperlo.  Il messaggio che  Matteo ci rivolge è piuttosto chiaro: l’incontro con Dio cambia il tuo modo di vedere gli altri, riesci ad incontrarlo anche nel volto sfigurato del  povero.  Gesù non parla di “buoni” poveri o di carcerati vittime di un errore giudiziario!  Anche nel povero che ha sperperato tutto per colpa o  nell’omicida (!  ) possiamo riconoscere un frammento della scintilla di Dio! 

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di , 12 Novembre 2011

33ª del Tempo Ordinario
(Pr 31,10-13.19-20.30-31) La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.
(Sal 127) Beato chi teme il Signore.
(1Ts 5,1-6) Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro.
(Mt 25, 14-30) Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Lavorare per dare frutto nel Regno di Dio: in questa frase si condensa la liturgia di questa domenica. Far fruttificare i talenti ricevuti, qualunque ne sia la quantità, per realizzare l’incarico del quale ci si chiederà conto poi (vangelo). Lavorare per fare il bene nel timore di Dio, come la donna buona e attiva del libro dei Proverbi (prima lettura). Lavorare, non dormire, poiché siamo figli del giorno e della luce, (tempo in cui si può lavorare), e non della notte ne delle tenebre (seconda lettura). Il lavoro non è un castigo divino, né un’attività imperiosa di sopravvivenza, ma un dono di Dio perche l’uomo si realizzi nella sua piena umanità. Il lavoro non è nemmeno opzionale, ma un dovere e un diritto, una legge inscritta da Dio nel nostro certificato di uomini e di battezzati. Il cristiano lavora, a immagine di Dio e a immagine di Gesù Cristo, che sempre lavorano (Gv 5,17). Di Gesù ci dirà il Concilio Vaticano II: “Lavorò con mani d’uomo”.

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