Category: Famiglie

La Parola della Domenica

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di , 18 Aprile 2010

3ª di Pasqua
At 5,27-32.40-41   di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo. 
Sal 29   Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato. 
Ap 5,11-14   L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza. 
Gv 21,1-19   Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.
 

Anche questa domenica viene ricordato uno dei compiti primari del Cristiano: la testimonianza  e l’evangelizzazione.  Gli Apostoli dopo la resurrezione, avevano già rincontrato  Gesù.  Malgrado ciò si sentivano comunque orfani e persi, non riuscivano nemmeno  a riconoscerLo quando l’hanno visto sulla riva.  Il miracolo riportato nel Vangelo  di oggi ricorda un altro momento del cammino degli Apostoli insieme a Gesù: la chiamata  (Lc 5,1-11).  Allora Pietro ancora non conosceva il Messia, tuttavia si fidò di Lui  ed anche questa volta, dopo la Resurrezione, non lo riconosce ma gli si affida nuovamente.  Tutto questo ha l’aspetto di un nuovo inizio, una rinascita, una resurrezione.  La prima volta Gesù ha invitato gli Apostoli a seguirLo, questa volta li ha chiamati a  testimoniarlo.  Ricordiamo bene, infatti, che Gesù disse a Pietro di seguirLo per farlo  pescatore di uomini (Mc 1,17), ed il fatto di ripetere il miracolo della pesca miracolosa  è per ricordare questa chiamata.  Pietro è chiamato ad esercitare il suo ministero di  capo degli Apostoli con la consapevolezza che la rete della Chiesa non si romperà mai.  Anche noi dopo ogni  caduta abbiamo paura a rialzarci, ma invece dobbiamo sempre credere che sulla riva ci aspetta Gesù per rifocillarci  e darci la forza per ripartire con un impegno maggiore.  Anche nella prima lettura ritroviamo il tema  dell’annuncio della Verità.  Infatti, gli Apostoli erano pronti ad andare contro la Legge, in prigione ed essere flagellati  per adempiere a tutto ciò che implica essere discepoli di Gesù.  Oltre ad essere accusati di testimoniare  la venuta e Resurrezione erano anche accusati di far ricadere la colpa della morte di Gesù sui sommi sacerdoti.  Questo accade anche nella nostra vita, ai giorni nostri: ci ritroviamo a dover lottare contro un mondo ed  una società che spesso rinnega Gesù e la vita senza assumersene la responsabilità.  Troppo spesso la Chiesa  viene attaccata quando proclama i Suoi insegnamenti!  Alla fine gli Apostoli se ne vanno felici e ringraziano  Dio di ciò che hanno subito nel nome di Gesù.  Ogni volta che ci accade qualcosa ci lamentiamo con Dio e ci  chiediamo come possa permetterlo.  Dovremmo invece ringraziarLo per le sofferenze che possiamo patire nel  Suo nome.  Infatti, per essere partecipi della Sua gloria eterna dobbiamo essere anche noi crocifissi come Lui.  Le nostre vite sono ricche di momenti difficili e tribolazioni, e spesso sono le famiglie le prime a pagarne le  conseguenze.  Alla prima difficoltà oggi le famiglie si dividono, non riusciamo ad accettare la sofferenza per il  bene degli altri, a viverla come momento di crescita.  Bisogna imparare da Gesù a portare la propria croce e  morire per gli altri.  Questa sofferenza porterà amore verso gli altri che tornerà anche in amore verso noi stessi.  A tal proposito, ricordiamo le parole di santa Gemma Galgani: «chi veramente ama  volentieri soffre».  La seconda lettura è la lode massima all’Agnello fatta da tutte le creature.  Ad una prima impressione questo passo dell’Apocalisse sembrerebbe poco collegato  alle altre letture, ma a ben vedere è tutto un percorso: la chiamata, il mandato,  l’annuncio, la persecuzione e la lode eterna.  Siamo di fronte ad un cammino che va  dalla chiamata alla vita eterna.

E’ Risorto ed è vivo in Mezzo a noi!

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di , 27 Marzo 2010

Carissimi,  l’annuncio che invade il giorno di Pasqua, risuona ancora  per noi.  Gesù, il Signore Dio, che contempliamo in questi giorni,  nel suo donarsi e servirci, nel suo patire e morire  per noi, non è più nel sepolcro, ha sconfitto la morte. 

Questo annuncio di speranza oggi arriva a noi, uomini  e donne del terzo millennio.  Arriva per aiutarci ad uscire  dai sepolcri delle nostre debolezze e dei nostri peccati,  delle nostre incapacità alla riconciliazione, ad una  carità libera dalla ricompensa. 

Ci chiama a guardare al futuro, alla vita nuova  che Lui ogni giorno ci dona.  L’augurio che rivolgo a tutte le famiglie delle nostre  comunità cristiane di Murano è di fidarsi di questo annuncio. 

Vi invito a  credere che Gesù veramente è risorto e ci risorge dalle morti che quotidianamente  sperimentiamo, dalle umiliazioni che ci rendono incapaci di relazioni  sincere, ci dona di guardare con speranza alla difficoltà del lavoro che in silenzio  sta facendo soffrire tanti, per donarci la vita eterna, pienezza della nostra  umanità. 

Buona Pasqua.
Don Carlo e Don Francesco

La Parola della Domenica

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di , 13 Marzo 2010

4ª di Quaresima
Gs 5,9-12   Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua. 
Sal 33   Gustate e vedete com’è buono il Signore. 
2Cor 5,17-21   Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo. 
Lc 15,1-3.  11-32    Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
 

La Pasqua è celebrare l’arrivo alla Terra Promessa, godere dei frutti del proprio lavoro.  Mai come in  questa Quaresima è opportuno riflettere sul valore del lavoro e dei suoi frutti per poter anche noi, pur  nelle difficoltà economiche e lavorative che coinvolgono molte famiglie in questo momento difficile,  vivere pienamente il significato della Pasqua.  Riconciliarci: ecco il messaggio di pace che ci prepara alla Pasqua: riconciliarci con  Dio per poterci riconciliare con i fratelli.  Prendiamoci l’impegno, in questo tempo di Quaresima, di riconciliarci con qualcuno che ci  ha fatto del male, un familiare, un vicino di casa, un collega di lavoro… proviamo a rileggere i nostri rapporti umani alla luce del  Vangelo, così come ci viene suggerito proprio dal Vangelo di questa domenica.  Siamo di fronte a una lettura di grandissimo spessore,  dove Dio rivela il suo vero volto di padre.  Guardando l’uomo direttamente negli occhi. 

Tocca a noi raccogliere l’insegnamento.  “Questo uomo aveva due figli” è bene considerare il numero due, come dimensione sempre presente nell’animo umano.  (il bene e  il male, o meglio la cosa giusta e la cosa non giusta) “Il padre divise tra loro le sostanze” Notiamo il silenzio di questo padre.  E in  questo silenzio si intravede un cuore di figlio, viene accettato il desiderio del giovane di partire per un ideale, una meta non bene  definita e forse troppo avventata.  “partì per un paese lontano” che significa si separò dal popolo, dalla sua gente.  Venne una grande  carestia e il ragazzo si sentì nel bisogno, anche perché incominciò a sentire che aveva fame.  “Mi leverò ed andrò da mio padre  e gli dirò “Padre.  ho peccato contro il cielo e contro di te”Ecco la vera conversione, la troviamo in quelle due parole – gli dirò (mi  sono reso conto) – “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.  “… ”  il figlio cercò di parlare con il padre dicendogli “non sono più degno di essere chiamato tuo figlio… ” Ma il padre non ascoltava  aveva qualcosa di più importante da fare, abbracciarlo.  “Presto portate il vestito più bello e rivestitelo… .  ” Ecco il cuore del racconto.  “Oggi voglio farti diventare bello”. 

Stiamo contemplando in questo racconto 4 grandi momenti della misericordia di Dio. 

  • 1°  momento:  “lo vide” vuole dire che lo stava aspettando che non l’aveva mai perso di vista e attendeva il suo ritorno.  Questo presagisce  l’anticamera del perdono. 
  • 2°  momento:  ” gli si gettò al collo e lo baciò.  ” Dio che abbracciandolo fissa lo sguardo negli  occhi dell’uomo e si ritrovano. 
  • 3° momento:  il padre ha capito la conversione del cuore, non ha bisogno che gliela si spieghi, non  ha bisogno di tante parole. 
  • 4° momento:  Si commosse.  Dio si commuove di fronte all’uomo che lo cerca, che torna.  Commuoversi  in greco (splankano) indica una realtà più piena, significa “ricevere un pugno nelle viscere” dove noi traduciamo viscere, ma il  significato in ebraico è “uteri” quindi questo padre è padre e madre.  Ecco perché nella parabola non compare la madre.  “il figlio  maggiore si trovava nei campi… egli si arrabbiò e non voleva entrare” “il padre allora uscì per pregarlo” Il padre che è uscito ad  aspettare il figlio, è lo stesso padre che esce all’esterno, per pregare il più grande di entrare in casa, per accogliere il suo fratello.   Per far festa. 

Un’ora con Dio

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di , 27 Febbraio 2010

Potrebbe essere uno slogan che l’unita pastorale di Murano ha voluto  lanciare per dare inizio all’esperienze dell’adorazione eucaristica permanente nelle  nostre parrocchie dell’isola.  Una “frazione del nostro tempo” da riservare e da vivere in  piena libertà con il Signore, come “momento di eternità” da assaporare nella pienezza del  dono di “quel pane spezzato”.  Questa esperienza avviatasi quasi in sordina, sta suscitando  nel cuore dei fedeli un’adesione libera e responsabile che si realizza in una risposta di fede sempre più  consapevole della nostra identità di cristiani. 

Ed è appunto in questo incontro, atteso e desiderato con Gesù  che escono dal nostro cuore pensieri e speranze che diventano “offerta e preghiera”.  Diceva il “servo di Dio,  papa Luciani” in una omelia: “Sulla strada della santità ci trasportano le braccia di Dio e per essere portati su  di esse bisogna essere piccoli e diventarlo sempre di più.  Se si e piccoli, Dio ci porta; se vogliamo fare da soli,  Dio ci lascia camminare da soli.  Facciamo nostre queste parole di Giovanni Paolo l che si sta avviando sulla  “strada della beatificazione”.  La sua preghiera era l’invocazione dei piccoli e degli umili della terra, espressione  di amore e di fiducia nella bontà di Dio che è “papà” più ancora è “madre” per tutti noi”. 

  • Al martedì a San Pietro dalle ore 8.00 alle ore 12.00
  • Al giovedì a San Donato dalle ore 15.00 alle ore 21.00

Perche’ abbiamo paura di confessarci?

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di , 21 Febbraio 2010

Inizio una riflessione che continueremo nelle prossime settimane a partire da una considerazione che  prendo da un dato di fatto. 

Dall’inizio dell’anno pastorale, quasi mensilmente, abbiamo proposto la celebrazione  comunitaria della Confessione.  Queste serate però anno sempre mostrato una cosa: la scarsa  partecipazione. 
Allora mi sono chiesto: “come mai tante persone soprattutto tra: i catechisti, gli animatori, chi fa un servizio  in parrocchia, quanti vivono i cammini di fede, i gruppi di ascolto, non vengono MAI? 
E ancora mi  chiedo, in riferimento alla trasmissione della Fede ai bambini e ai ragazzi, quale testimonianza di vita Cristiana  stiamo offrendo ai ragazzi e ai bambini, se proprio la vita sacramentale non la viviamo, o la releghiamo  a ” rare occasioni”? 

 Celebreremo la prima confessione domenica 14 marzo, ma avrà ancora senso  donare questo Sacramento se poi noi comunità adulta non lo viviamo? 

Don Carlo

Catechesi per i bambini

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di , 21 Febbraio 2010

Alcune persone che già svolgono servizio di catechismo si sono rese disponibili per le quattro  domeniche di quaresima per un breve percorso di catechesi per i bambini di seconda elementare  – l’ Arcobaleno 2 visto che quest’anno non c’erano catechisti disponibili per  coprire questa classe questi bambini vivranno da oggi il primo approccio con il catechismo e  alcuni anche con la Messa… 
Questo vuol essere un invito a fare riflettere tutta la comunità sul bisogno urgente  di persone volenterose che si interroghino e se percepiscono il desiderio di mettersi in gioco per iniziare questo  servizio fondamentale nella comunità cristiana che aiuta a maturare nella fede prima noi stessi e poi i  bambini. 

Chiunque fosse almeno incuriosito non esiti a contattare don Carlo

Assemblea Parrocchiale

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di , 30 Gennaio 2010

Mercoledì sera alle 21 in casa sacro cuore si è tenuta l’assemblea parrochiale.
Continuando la riflessione sul tema dalla “Unità alla Comunità Pastorale” abbiamo riflettuto  sull’Enciclica di Giovanni Paolo II “Ecclesia de Eucharistia”, ci siamo soffermati  sull’importanza dell’Eucarestia come fonte e culmine per l’edificazione della Chiesa e la  comunione dei propri membri, compresi noi che stiamo camminando verso la formazione  della “Comunità Pastorale”…  Verificando il tempo d’Avvento – Natale abbiamo constatato la scarsa partecipazione  alle celebrazioni eucaristiche, in modo particolare delle famiglie di bambini e ragazzi della catechesi. 

E’ un problema grave, che si presenta ogni domenica.  Quali sono i motivi?  Quali i problemi?  Sicuramente gli avvenimenti accaduti quest’estate dopo il passaggio di don Carlo a parroco unico non hanno  aiutato e non sono il risultato di una comunità che cammina in Cristo.  Dimostrano infatti la necessità urgente  del ripartire proprio da noi, azzerandoci nelle nostre convinzioni e nei nostri egoismi mettendo a disposizione  e unendo le nostre forze nei vari ambiti di vita.  Tutto dipende se ci interessa e se ci sentiamo appartenenti  davvero a questa comunità, come un’unica famiglia, con Gesù sta al centro.  L’occasione proposta  di sostare davanti al Santissimo può diventare l’occasione per rinnovare l’incontro con Lui per creare un  rapporto nuovo “per ricevere e farsi ricevere da Lui”. 

Il Papa Giovanni Paolo II diceva: “se il cristianesimo  deve distinguersi nel nostro tempo come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi in spirituale conversazione  in adorazione silenziosa in atteggiamento di amore davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?  ”  Sicuramente se faremo spazio le risposte non tarderanno ad arrivare e soprattutto una lettura  nuova per predisporci anche nell’incontro con il Patriarca non vedendolo come un qualcosa di lontano che  non ci appartiene, ma l’inizio di una conversione per tutti.  Abbiamo così iniziato a programmare la prossima  Sosta Pastorale del Patriarca Angelo.  A questo dedicheremo il prossimo incontro.  Abbiamo poi definito alcuni appuntamenti per la Quaresima e la Pasqua di cui riporteremo la prossima settimana  il programma completo.  La prossima assemblea si terrà il 14 Aprile 2010 a san Pietro  Sarebbe bello vedervi numerosi.

Dalla Unità alla Comunità Pastorale

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di , 12 Dicembre 2009

 Dalla Lettera Apostolica  “Novo Millenio Ineunte” di Giovanni Paolo II 

La Spiritualità di Comunione come si realizza?  ” 
Giovanni Paolo II46.  Questa prospettiva di comunione è strettamente legata  alla capacità della comunità cristiana di fare spazio a  tutti i doni dello Spirito.  L’unità della Chiesa non è uniformità,  ma integrazione organica delle legittime diversità.  È  la realtà di molte membra congiunte in un corpo solo, l’unico  Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,12).  È necessario perciò  che la Chiesa del terzo millennio stimoli tutti i battezzati e  cresimati a prendere coscienza della propria attiva responsabilità  nella vita ecclesiale.  Accanto al ministero ordinato,  altri ministeri, istituiti o semplicemente riconosciuti,  possono fiorire a vantaggio di tutta la comunità, sostenendola  nei suoi molteplici bisogni: dalla catechesi all’animazione  liturgica, dall’educazione dei giovani alle più varie  espressioni della carità.  Certamente un impegno generoso va posto — soprattutto  con la preghiera insistente al padrone della messe (cfr Mt  9,38) — per la promozione delle vocazioni al sacerdozio e  di quelle di speciale consacrazione.  È questo un problema  di grande rilevanza per la vita della Chiesa in ogni parte  del mondo.  In certi Paesi di antica evangelizzazione,  poi, esso si è fatto addirittura drammatico a motivo del  mutato contesto sociale e dell’inaridimento religioso indotto  dal consumismo e dal secolarismo.  È necessario ed  urgente impostare una vasta e capillare pastorale delle  vocazioni, che raggiunga le parrocchie, i centri educativi,  le famiglie, suscitando una più attenta riflessione sui valori  essenziali della vita, che trovano la loro sintesi risolutiva  nella risposta che ciascuno è invitato a dare alla chiamata  di Dio, specialmente quando questa sollecita la donazione  totale di sé e delle proprie energie alla causa del Regno.  In questo contesto prende tutto il suo rilievo anche ogni  altra vocazione, radicata in definitiva nella ricchezza della  vita nuova ricevuta nel sacramento del Battesimo.  In particolare,  sarà da scoprire sempre meglio la vocazione che  è propria dei laici, chiamati come tali a « cercare il regno  di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo  Dio »32 ed anche a svolgere « i compiti propri nella Chiesa  e nel mondo […  ] con la loro azione per l’evangelizzazione  e la santificazione degli uomini ».  33  In questa stessa linea, grande importanza per la comunione  riveste il dovere di promuovere le varie realtà aggregative,  che sia nelle forme più tradizionali, sia in quelle più  nuove dei movimenti ecclesiali, continuano a dare alla  Chiesa una vivacità che è dono di Dio e costituisce un’autentica  « primavera dello Spirito ».  Occorre certo che associazioni  e movimenti, tanto nella Chiesa universale  quanto nelle Chiese particolari, operino nella piena sintonia  ecclesiale e in obbedienza alle direttive autorevoli dei  Pastori.  Ma torna anche per tutti, esigente e perentorio, il  monito dell’Apostolo: «Non spegnete lo Spirito, non disprezzate  le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che  è buono» (1 Ts 5,19-21).  47.  Un’attenzione speciale, poi, deve essere assicurata  alla pastorale della famiglia, tanto più necessaria in un  momento storico come il presente, che sta registrando  una crisi diffusa e radicale di questa fondamentale istituzione.  Nella visione cristiana del matrimonio, la relazione  tra un uomo e una donna — relazione reciproca e totale,  unica e indissolubile — risponde al disegno originario di  Dio, offuscato nella storia dalla « durezza del cuore », ma  che Cristo è venuto a restaurare nel suo splendore originario,  svelando ciò che Dio ha voluto fin « dal principio  » (Mt 19,8).  Nel matrimonio, elevato alla dignità di Sacramento,  è espresso poi il « grande mistero » dell’amore  sponsale di Cristo per la sua Chiesa (cfr Ef 5,32).  Su questo punto, la Chiesa non può cedere alle pressioni  di una certa cultura, anche se diffusa e talvolta militante.  Occorre piuttosto fare in modo che, attraverso un’educazione  evangelica sempre più completa, le famiglie cristiane  offrano un esempio convincente della possibilità di un  matrimonio vissuto in modo pienamente conforme al disegno  di Dio e alle vere esigenze della persona umana: di  quella dei coniugi, e soprattutto di quella più fragile dei  figli.  Le famiglie stesse devono essere sempre più consapevoli  dell’attenzione dovuta ai figli e farsi soggetti attivi di  un’efficace presenza ecclesiale e sociale a tutela dei loro  diritti.

Don Luigi Cerutti

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di , 11 Dicembre 2009

Don Luigi CeruttiNato a Gambarare di Mira  in provincia di Venezia il 16 marzo 1865, Luigi Cerutti entra all’età di 11 anni nel Seminario patriarcale di Venezia, fu consacrato sacerdote nel 1888.  Fu nominato cappellano del suo paese di provenienza dall’allora Patriarca Domenico Agostini, e in quella zona svolse la sua intensa attività fino al 1896.

Si trattava allora di una zona assai depressa, estremamente povera ed acquitrinosa dove la malaria e le  febbri palustri erano malattie frequenti tra i contadini, i quali passavano la loro grama vita nell’ignoranza non essendovi ancora alcun programma di istruzione obbligatoria.   Sebbene inviato per curare le anime non potè rimanere inerte di fronte alla miseria, e nel febbraio del 1890 fondò assieme al suo parroco don Giuseppe Resch la prima Cassa Rurale cattolica con l’intento di stimolare l’economia ed eliminare lo strozzinaggio imperante.

Furono quindi fondate altre istituzioni di cooperazione agricola tra cui un caseificio sociale, una società di assistenza contro la mortalità del bestiame ed una società per acquisti collettivi.  Per sostenere adeguatamente tali attività in crescita non erano più sufficienti forme così primitive di autofinanziamento, occorreva un vero istituto di credito che – comunque – egli desiderava essere basato sull’etica cattolica.  Con l’elezione nel 1894 del Cardinal Sarto a Patriarca di Venezia (che sarebbe in seguito elevato al Soglio Pontificio col nome di Pio X)  e la sua partecipazione anche come socio fondatore fu possibile istituire nel 1895 il Banco di San Marco, finalmente dotato di un capitale adeguato alla bisogna.

Nel 1896 diviene parroco a SS. Maria e Donato in Murano dopo esser stato – a detta del suo ex superiore – “una vera benedizione per il mio paese“.

Anche nell’isola continuò nella sua opera, divenendo uno dei più importanti ispiratori dell’azione economico-sociale della Chiesa a cavallo tra i due secoli. Ricoprì importanti cariche all’interno dell’Opera dei Congressi, a livello regionale e nazionale, nel settore Casse Rurali e istituti di credito; propagandò le nuove iniziative creditizie e – più in generale – cooperativistiche.

Dalle cucine popolari alle società operaie di mutuo soccorso, dalla diffusione della buona stampa alla raccolta dell’ “obolo di S.Pietro” , ed ancora istruzione dei ragazzi di strada, formazione degli studenti universitari, assistenza ai poveri, associazioni di patronato. 

In particolare è ricordato dalla gente di Murano per l’impulso vitale dato all’isola con l’istituzione di una cassa operaia a risparmio obbligatorio,  per le case popolari a riscatto assicurativo e per la cooperativa di consumo (ora Cooperativa Muranese Mista), sebbene la sua opera si sia snodata lungo un quarto di secolo peraltro segnato anche da una guerra. 

Per far comprendere ai piu giovani la portata delle sue innovazioni basti pensare al significato di “casa a riscatto assicurativo” : viene stabilito che gli inquilini delle case costruite in Calle San Giuseppe  entrino senza versare alcun anticipo in denaro e ne divengano proprietari pagando per i  successivi trent’anni un affitto a prezzi inferiori a quelli di mercato.  In caso di morte del socio, la  casa sarebbe stata assegnata ai figli senza gravarli di alcun onere.
Mosaico CeruttiNalla Cooperativa di Consumo i soci si dividevano tra consumatori ed azionisti; all’apertura di un primo spaccio di generi alimentari in proprietà ne seguì un secondo in  affitto – sempre con prezzi uguali a quelli degli altri esercizi – ma con varie facilitazioni concesse ai  soci.  In caso di morte del socio – inoltre –  la famiglia avrebbe ricevuto quanto questi aveva speso  nell’ultimo trimestre. 
Tutto questo avveniva in un’epoca che vedeva ancora latifondisti e contadini in perenne miseria (la storia del “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è ambientata tra il 1860 ed il 1910), tormentata dalla grande guerra (1915 – 1918) ed in cui l’allora nascente (1919) partito fascista chiedeva a gran voce cose che a noi sembrano scontate…

  • La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavori la giornata legale di otto ore di lavoro.
  • I minimi di paga.
  • La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria (sindacati).
  • L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.
  • La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
  • Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto a 65 anni, a 55 anni.

Morì a Venezia 23 ottobre 1934, circa un  mese dopo aver assistito alla consegna delle case popolari ai primi inquilini che ne erano ormai divenuti proprietari.  Un eccellente saggio storico-biografico ad opera del Dott. Mario De Biasi, “Mons. Luigi Cerutti e la sua Chiesa”  edito nel 2006  dalla Società cooperativa Muranese mista è disponibile presso la nostra basilica.

Si avvicina l’Avvento

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di , 21 Novembre 2009

Domenica 29 novembre inizia l’ Avvento  “Resta in attesa…  è una sorpresa !  ” 

L’attesa e la sorpresa come atteggiamenti da coltivare, aiutati dalle figure del presepio,  per prepararsi bene al Natale: sono questi i contenuti del cammino per l’Avvento 2009 rivolto a bambini e ragazzi del Patriarcato di  Venezia e che vogliamo fare anche nostri nella preparazione alla nascita del Salvatore  Come è possibile farsi sorprendere da qualcosa che si conosce bene e si attende?  … Il nostro è un Dio che ama fare sorprese.  Tutta  la Bibbia infatti è ricca di persone che si stupiscono, gioiscono o si arrabbiano per come Lui si presenta e agisce nella loro storia.  Ma sono tante anche le persone che non si fanno sorprendere per niente, perché, avendo deciso loro come deve essere Dio… non  sanno riconoscerlo. 

Forse Dio riesce a sorprendere solo chi rinuncia all’azione?  Non sono l’indifferenza e la passività che producono  stupore, ma non è necessario nemmeno affannarsi ad inseguire lo spettacolare.  Dio sorprende quando può agire, cioè quando,  grazie alla nostra attesa partecipata, la sua iniziativa trova accoglienza.  A noi allora il compito di costruire le condizioni perché Dio  si renda presente… in modo sorprendente!  come ogni anno, nei tempi forti diamo spazio alla preghiera comunitaria : 

  • Domenica 29 novembre ore 18.00  vespri  a San Donato  
  • Da Lunedì 30 novembre ogni mattina ore 07.30  lodi mattutine   a San Donato 

La preghiera è l’incontro di Dio e della creatura nell’opera della salvezza…  Pregare è costruire  con Dio l’edificio della salvezza, realizzare con Lui la propria predestinazione…  La preghiera  non è tanto una condizione per ricevere la grazia quanto un’esplicazione della grazia stessa…  Chi prega ha detto già un primo si all’invito della grazia”…  (S.  Alfonso)”

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