Category: Testimonianze

Pensieri

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di , 10 Settembre 2011

Da bambina-ragazza, andavo alla messa delle 8 tutte le domeniche, a digiuno dalla mezzanotte e confessata dal giorno prima, noi  bambine da una parte i maschietti dall’altra.  Il celebrante arrivava all’altare recitando in latino “salirò all’altare di quel Dio che  rende lieta la mia giovinezza”, saliva i gradini e celebrava rivolto all’altare tutto in latino, solo il vangelo era proclamato in italiano  rivolto all’assemblea.  La messa era poco partecipata, celebrava un Dio misterioso, lontano.  Negli anni ‘60 arrivò la riforma liturgica  e mi si è aperto il cuore.  Ho scoperto concetti e parole nuove, la chiesa non era più solo gerarchia ecclesiastica ma eravamo tutti  “popolo di Dio” laici compresi, coinvolti in un grande progetto di salvezza.  La messa diventava una GIOIA da condividere con la  comunità una continua scoperta della bellezza della liturgia.  Le messe domenicali dovrebbero esprimere questo spirito, in rio la messa del sabato sera è molto frequentata ma si fatica a volte trovare  i lettori i canti sono fiacchi, uscendo dalla chiesa dovrei chiedermi; ho solo adempiuto ad un dovere?  Ho pregato e servito solo  me stessa?  Mi sento cristianamente responsabile di questa comunità nella quale vivo?  (Adriana)

Un ricordo della Prima Comunione

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di , 29 Maggio 2011

Riportiamo alcuni pensieri dei bambini dopo la domenica della loro Prima Comunione: 

  • “Quando ho ricevuto la comunione mi sono sentito molto emozionato, perché il fatto di ricevere Gesù è una cosa superspeciale.  E mi sono sentito libero dal male” (Andrea)
  • “Domenica scorsa ho fatto la Prima Comunione ed ho provato felicità, gioia, allegria, però avevo anche un po’ di incoraggiamento grazie alla mia ccompagnatrice” (Gabriele)
  • “Ho provato che Dio è entrato dentro di me nel sangue e nel corpo di Gesù.  È stato un momento bello perché ho incontrato Dio” (Sara) 
  • “Il momento più bello è stato quando siamo entrati dalla porta della sacrestia accompagnati da persone della comunità.  Quando ho ricevuto il corpo e il sangue di Gesù mi sono sentita libera dei miei peccati, ed ero molto emozionata.  A parte il tempo, è stato tutto bello” (Carlotta) 
  • “Mi è piaciuta la mia comunione: quando ho ricevuto il corpo e il sangue di Cristo ho sentito una fiamma che ardeva nel mio cuore.  Alla fine mi sono sentita piena di Spirito Santo” (Giulia) 
  • “Ho sentito tantissima gioia e vivere questo momento con la mia famiglia e le catechiste è stato ancora più bello ed emozionante” (Elena)
  • “Il giorno della mia Prima Comunione speravo ci fosse il sole.  Mi hanno fatto molti regali ma il più bello è stata la comunione.  È venuta anche la mia maestra.  Sono contenta” (Linda)
  • “Ho provato felicità e gioia.  Aspettavo da molto questo momento perché volevo che Gesù entrasse nel mio cuore e mi aiutasse.  Sono contenta” (Linda)

Un caro ricordo

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di , 5 Febbraio 2011

Sabato 6 febbraio a San Pietro, ad un mese dalla sua morte, ricordiamo Anna Zago nella messa serale che lei frequentava abitualmente.  Arrivava puntuale arrancando sulle sue povere gambe tormentate, e si posizionava al suo posto in attesa dell’inizio della S.  Messa.  Non era la sola sua presenza, anche nelle messe per gli ammalati e gli anziani, come a quella serale, quando poteva, non  mancava di partecipare.  Anna non era di Murano ma era diventata una di noi, accettata ed aiutata da tutti.  E’ stata una persona che ha catalizzato e promosso  attorno a sé la solidarietà.  A me ha fatto vedere la comunità cristiana che si nutre e cresce attorno all’altare, e si rende visibile  nella carità.  Mi sento quindi in dovere di ringraziare Anna, per la sua voglia e il suo coraggio di vivere, ed anche quanti l’hanno aiutata,  chi le ha permesso di abitare nella casa, i vicini che le hanno donato compagnia, amicizia attenuando la sua solitudine, che le  portava verdure fresche e minestre calde, L’aiutava nelle pratiche burocratiche.  Chi le ha dato lavoro, chi l’ha soccorso in momenti  drammatici, visitata in ospedale, aiutata a riprendersi al suo ritorno a casa, cioè tutti quelli che l’hanno accolta e fatta sentire una  di noi.

Adriana

La raccolta di solidarieta’ per la missione “Nyumba Yetu”

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di , 18 Settembre 2010

Domenica 5 settembre c’è stata una generosità contagiosa nella nostra isola per la missione “Nyumba Yetu” (casa nostra)  in Tanzania dove fa volontariato  Maria Barbini.  Maria é ripartita mercoledì portando con sé  7270 €  raccolti in questi giorni, e ben 14 scatoloni di  merce varia.  Mari ringrazia tutti di cuore e appena arrivata in Tanzania dopo ben 2 giorni di viaggio, ci spedirà una  sua lettera per dare conto di cosa farà col nostro aiuto.  “Voglio esprimere la mia riconoscenza e il mio ringraziamento a Maria Barbini che,con il suo esempio, le sue parole  ci aiuta ad uscire da una visione ristretta ed egoistica della nostra vita.  Io incontro molte persone che costantemente si lamentano dei propri problemi, che non partecipano a nessun immane,  catastrofico, doloroso evento perché concentrate solo sui loro problemi. 

Maria ci ha presentato situazioni  veramente gravi di malattia, di mancanza di tutto, di povertà assoluta.  La risposta delle nostre comunità è stata  pronta e generosa, ma non dobbiamo fermarci: ci sono tante altre situazioni di bisogno, di povertà, di solitudine e  ognuno e di noi può dare qualcosa del proprio tempo, delle proprie capacità, può uscire dalla autocommiserazione  e ascoltare le grida di dolore e a volte i silenzi, ancora più strazianti, di chi è veramente nella sofferenza e nella  solitudine.  Abituiamoci a vedere, a partecipare, ad aiutare.  Questo aiuterà anche la nostra vita, ci renderà meno  infelici, meno soli, meno lagnosi, ci renderà cristiani più autentici perché Gesù ci ha detto: “Allora egli risponderà  loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a  me” (Mt,25 ). 

Adriana

Il pellegrinaggio in Polonia

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di , 16 Luglio 2010

Siamo appena tornati dalla gita-pellegrinaggio in Polonia. Una settimana dove abbiamo avuto la possibilità di vedere e toccare non solo luoghi belli e importanti, ma soprattutto un popolo ancora legato al Suo Signore e alla sua Chiesa. Rimangono nel nostro ricordo le tante chiese visitate, le piazze e i palazzi, i giardini, il colore verdere di prati e boschi infiniti. 

Rimane in particolare dentro di noi la vista di  tante persone che pregavano e queste erano soprattutto giovani, famiglie giovani con bambini piccoli, gruppi di ragazzi delle parrocchie in pellegrinaggio. Proprio questo aspetto, visto in particolare al Santuario della Madonna Nera di Jasna Gora a Chestochowa, ha toccato tutti i partecipanti. Infatti la storia della Polonia, soprattutto degli ultimi 60 anni, non è una storia facile e semplice, prima il nazismo e l’invasione tedesca e la guerra, poi il comunismo e la sottomissione a Mosca hanno segnato questo popolo. Ciò che era ed è riferimento forte e radicale era la fede in Gesù Cristo e la Chiesa.    

La visita è iniziata a Varsavia, l’attuale capitale, e si è conclusa a Cracovia, la “vera” capitale, non solo perché lo è stata, ma perchè ancora lì si possono vedere il Castello del Walvel dove sono sepolti i re polacchi. Il castello del Wavel contiene pure la Cattedrale di Cracovia, sede episcopale del Card. Carol Woitila, divenuto il servo di Dio Papa  Giovanni Paolo II. E proprio sulle sue orme abbiamno camminato in questi giorni. Visitando la sua casa natale, la sua chiesa parrocchiale, dove ha ricevuto il battesimo e gli altri sacramenti, il santuario della Divina Misericordia così caro al suo cuore, abbiamo accolto ancora il suo spirito, la sua testimonianza di  fede che rimana viva.

Non è mancata la visita molto struggente al campo di concetramento e sterminio di Auschwitz e di Birkenau, luoghi dove il male e l’odio  hanno raggiunto il loro punto più drammatico. La visita più gradita è stata quella di don Sebatian che è rimasto con noi due giorni. La sua amicizia è sempre più forte e sincera.  Abbiamo ringraziato il Signore di questa visita e non mancherà l’occasione di condividerla con tutti.

Ministri straordinari della Comunione

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di , 21 Febbraio 2010

Sono passati ormai tre anni, da quando dalle mani di mons.  Orlando Barbaro, vicario episcopale per la santificazione  e il culto, abbiamo ricevuto in S.  Marco il mandato di ministri straordinari della comunione.  E’ stata e continua  a essere per noi un’esperienza unica ed entusiasmante, perche continuamente ci aiuta a crescere e a maturare nella fede  e nel rapporto umano con le persone che incontriamo.  In questo lasso di tempo, abbiamo toccato con mano la realtà del dolore e  della sofferenza di tanti nostri anziani e malati che vivono nelle nostre case.  Tutti ci hanno accolto con grande affetto e fraternità,  consapevoli che il servizio che svolgiamo è un segno di grazia e di benevolenza da parte di cristo, che si fà vicino ad ogni  uomo che soffre come sorgente di consolazione e di speranza.  Sarebbe nostro desiderio, e soprattutto del nostro parroco don  Carlo, di poter raggiungere tutti e in particolare coloro che per svariati motivi non chiedono questo servizio.  Vi invitiamo di cuore  a superare le vostre incertezze segnalandoci tutte quelle situazioni di bisogno che possono derivare da una condizione di  malattia o semplicemente di un impedimento dovuto al peso dell’età avanzata.  Confermandovi ancora la nostra piena disponibilità  a raggiungervi nelle vostre case, ci affidiamo alle vostre preghiere affinché la presenza di Gesù eucarestia sia dono di amore  di gioia e di serenità per tutti i fratelli. 

I Ministri Straordinari della Comunione

Una testimonianza

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di , 6 Febbraio 2010

…  ed un ringraziamento.   

Anni fa, a Roma, partecipai ad una Messa a San Pietro celebrata da quattro Vescovi,  un francese, un inglese, un tedesco e uno spagnolo.  Fu molto commovente  ascoltare le letture e le preghiere in lingue diverse: solo il Padre nostro recitato,  assieme a noi fedeli, in un latino che aveva accenti differenti, ma tutti sapevano di  pregare un unico Padre, di essere fratelli, di appartenere ad un”unica Chiesa.  Uscii con una grande gioia nel cuore, la stessa che provo quando ascolto nelle  nostre chiese di Murano la lettura stentata del Vangelo, la pronuncia faticosa di don Francesco e di don Peter,  un cinese e un indiano che vengono in mezzo a noi, al posto dei presbiteri che non abbiamo, e che devono  affrontare una lingua così diversa dalla loro e così difficile nella pronuncia e nella forma grammaticale. 

A una signora, che si lamentava benevolmente di non capire molto le loro prediche, ho ribattuto: ” a me piace  invece ascoltare un prete che viene dai paesi così lontani a portarci la Parola, perché mi dà l’idea di una  Chiesa universale, di una fratellanza nella fede.  La signora, alla fine, mi ringraziò e promise di guardare le  cose sotto questa ottica. 

Grazie don Francesco e don Peter, che avete lasciato, anche per noi, la patria, genitori  e fratelli, Grazie di cuore. 

Adriana

Pensieri…

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di , 17 Ottobre 2009

 Il primo venerdì di ottobre abbiamo ripreso, la celebrazione della messa del malato a S.  Pietro. 

Eravamo abbastanza, anche di S.  Donato e abbiamo ricordato al Signore tutti i nostri  malati.  E’ bello trovarsi uniti a pregare per chi soffre, per le famiglie in difficoltà per i nostri operatori  sanitari.  Dopo la messa, don Carlo ha portato l’ Eucarestia ad alcuni malati nelle case e  anche il ricordo e il saluto delle comunità, ho osservato come il sofferente sia sensibile e riconoscente  nel sentirsi ricordato nella preghiera e come lo conforti questa attenzione. 

Cerchiamo di  continuare, i nostri malati sono tanti e dedicare a loro un po’ di tempo ogni mese, per lo meno  nella preghiera, è segno di carità e di fraternità.  Se possiamo anche passere per un saluto, facciamolo  come segno di comunione, come membri del popolo di Dio, come discepoli di quel Cristo che  si è chinato tante volte, con amore, su chi soffre. 

Adriana   .

Assemblea ecclesiale diocesana

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di , 10 Ottobre 2009

assembleaLe Parole del Patriarca ci spiegano il senso di  questa Assemblea che ci vede tutti coinvolti  Nessun obiettivo particolare: solo un’occasione per incontrare  altri “parenti” in Cristo.  Come se un capofamiglia  invitasse i suoi cari a trascorrere del tempo insieme.  Per raccontarsi, in questo caso, come alcune esperienze  vissute hanno toccato singole persone e comunità,  a partire dal loro rapporto con Cristo.  Ecco cosa  vuole essere la seconda Assemblea ecclesiale, che verrà vissuta nel pomeriggio di domenica  11 ottobre nella Cattedrale di S. Marco: lo spiega il Patriarca, che indossando le vesti del  “capofamiglia”, appunto, ha voluto riunire attorno a sé i 1200 rappresentanti di parrocchie,  associazioni, gruppi ecclesiali e comunità religiose che parteciperanno all’evento.  Eminenza, ha chiesto alle comunità veneziane di produrre una testimonianza su  “qualche particolare dono ricevuto”, nel corso della Visita in atto, che “possa dare  gloria al Signore” e “infondere energia di fede e sostanza di comunione”.  E se dovesse  lei dare una testimonianza di come la Visita l’ha cambiata in questi cinque  anni? 

Mi ha cambiato e mi cambia in ogni singolo incontro, soprattutto perché mi educa continuamente  ad avere uno sguardo semplice su me stesso, sugli altri, sulla realtà.  E’ il contatto  ravvicinato con la fede del nostro popolo che fa scaturire questo sguardo, quello spirito di  fanciullo di cui parla il Vangelo.  Questo è forse il dono più prezioso perché non rimuove la  complessità e la fatica della vita di tutti giorni, ma le investe di una luce nuova e le rende  lievi. 

Come mai ha voluto questa volta che le testimonianze fossero comunitarie?  Direi che, se sono veramente tali, le testimonianze sono sempre personali e comunitarie ad  un tempo.  La testimonianza, cioè, non è un puro narrare qualcosa che è capitato a me, ma  è mostrare come una determinata esperienza che ho vissuto – un incontro con una persona,  una malattia, la gioia di una nascita, una difficoltà al lavoro, la Sosta della Visita pastorale  per esempio – ha toccato tutta la mia vita e la illumina a partire dal mio rapporto con  Cristo, Verità vivente e personale.  Gesù dice a Pilato: «Sono venuto a rendere testimonianza  alla Verità».  Noi dobbiamo rendere testimonianza a Gesù: se intendo così la testimonianza,  allora questa diventa comunicabile, cioè apre un terreno di incontro tra me e gli altri,  che si sentono chiamati in causa, coinvolti con tutta la loro storia e persona.  Altrimenti  io posso raccontare a te una bella cosa che mi è successa, tu magari ti commuovi, ma poi  l’emozione passa e si porta via tutto.  Se invece mostro come quella stessa esperienza mi  ha cambiato nel mio rapporto con la Verità che è Gesù, questo diventa il terreno comune  su cui anche tu sei chiamato a interrogarti su di te.  E non ti puoi voltare dall’altra parte come  se niente fosse.  In una parola una testimonianza è compiuta se urge chi ascolta a prendere  posizione su Gesù perché la sua vita cambi.  Allora attraverso la testimonianza così intesa,  l’esperienza personale diventa comunitaria.  Per questo, per preparare la seconda assemblea,  abbiamo chiesto che le testimonianze fossero valutate insieme dallo sguardo  dell’assemblea parrocchiale e del consiglio pastorale o dei membri di un’aggregazione ecclesiale,  per lasciar emergere questa dimensione di testimonianza alla verità che è contenuta  in ogni autentica esperienza personale. 

(Da Gente Veneta)

Testimonianza per la Seconda Assemblea Diocesana

di , 31 Maggio 2009

Unita' PastoraleDOMENICA DI PENTECOSTE
La Testimonianza dell’Unità Pastorale per la Seconda Assemblea Diocesana
 

Non è stato facile riunirsi e raccontarsi…  Eppure, domenica 3 maggio, questo è accaduto.  E, nonostante la tensione, l’assemblea – una cinquantina di persone – “con provvida gradualità” ha messo in piazza “fatti, frutti, fatiche e insuccessi” di un’esperienza, quella dell’Unità Pastorale, che ci è stato chiesto di vivere senza ‘se’ e senza ‘ma’.  “Il Patriarca mi ha spiazzato – ha detto uno di noi – mi ha fatto capire un altro a-spetto della comunitarietà…  la forza di saper e di poter comunicare l’esperienza del proprio dono agli altri in assemblea…  ” Uno “stile”, forse, poco praticato qui da noi.  Ma, nel corso del lungo pomeriggio domenicale, tra alti e bassi, ottimismi e perplessità…  ci abbiamo provato!  E questo noi lo riteniamo il primo segno bello, dono dello Spirito, che ci ha aiutato a ripercorrere il cammino fatto fin qui, a ricordare l’importanza per una comunità cristiana delle vocazioni per riscoprire con gioia quanto abbiamo ricevuto con le consacrazioni, sacerdotale e religiosa, di fra’ Igor Barbini e Sr.  Noemi Scarpa.  Diciamo, però, con schiettezza che non siamo giunti a un giudizio di comunione vero e proprio.  Pur consapevoli che lo Spirito soffia dove vuole, crediamo che, attraverso l’incontro, ci sia stato aperto uno spiraglio di “nuovi orizzonti di compagnia e di amicizia” con il secondo segno bello propostoci da Sabrina, che qui di seguito riportiamo ed offriamo ai fratelli in Cristo del Patriarcato in quanto essa scaturisce ed è sostenuta proprio da un cammino autentico nella comunità cristiana, vissuta non passivamente ma giocandosi in prima persona: 

“La lettera del Patriarca è stata l’occasione per ripercorrere la mia vita con occhi diversi. 
Fino ad ora mi è capitato spesso di tirare le somme e fare il punto della situazione. 
Ho avuto la fortuna di superare alcune situazioni difficili e quindi di ringraziare il Signore per i doni ricevuti. 
Ma per la prima volta questa mia riflessione mi ha portato a sentire la Sua mano che mi sta conducendo per una strada dove nulla è dato al caso.  All’inizio pensavo che tutto questo non fosse collegato in nessun modo alla visita del nostro Vescovo, ma poi ho cambiato idea. 
Quello che considero il dono più grande per me è una persona speciale che il Signore mi ha fatto incontrare sul mio cammino. 
Su di lei lo Spirito Santo ha operato, dal mio punto di vista, in modo incredibile, inspiegabile, con la dolcezza e la pazienza di un genitore, ma la severità e la costanza di un maestro. 
Tra noi due, ero io quella che lavoravo in parrocchia e che pensava di essere animata da “sani principi cristiani”. 
Invece, ho ricevuto il grande dono di assistere ad una profonda conversione e di capire quanto ero lontana dall’essere quello che credevo.  Tutto è nato da una serie di situazioni che hanno significato la morte di una realtà che sembrava consolidata, ma quella stessa morte ha causato un fortissimo desiderio di rinascere e di capire. 
Si stava creando il terreno fertile su cui lo Spirito ha, poi, lavorato ininterrottamente. 
Ho visto realizzarsi quello che sentiamo leggere nei Vangeli:
“Venite e vedrete!  ” 
“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi?  ”
“Vendi quello che hai e seguimi!  “. 
Ho potuto vedere la curiosità di Dio far breccia nella mente e nel cuore di questa persona e quello che mi ha impressionato di più è stata la trasformazione di questa semplice curiosità in una vera ricerca interiore.  Mi sono accorta della potenza della Parola e qui la nostra esperienza si intreccia, oltre che con il gruppo sposi, con l’esperienza della catechesi biblica simbolica che ci ha fatto sentire più familiare la Sacra Scrittura, tanto che spesso, nella vita quotidiana, ci tornano in mente le frasi dei brani raccontati ai bambini. 
Da tutto questo ho imparato che la Parola è Vita, che prima scava nel profondo dell’animo mettendo a nudo le debolezze e, poi, rida la forza per ricominciare. 
Capisco, ancor di più, che la strada è molto lunga e in salita, ma mi rendo anche conto che l’unico punto di riferimento a rimanere immutato è proprio la Parola di Dio che come un roccia sarà sempre lì, qualunque cosa accada.  Questa persona ha cambiato un po’ alla volta le sue priorità, gli atteggiamenti, gli impegni. 
Ora, la mia fede è sostenuta dalla sua. 
Negli occhi di chi soffre leggo la serenità quando s’incrociano con i suoi. 
Vedo, soprattutto, un grande desiderio di donarsi alla volontà del Signore. 
Comprendo che le difficoltà superate insieme, un grande dolore comune, la riscoperta della fede, il nostro stesso incontro, sono tutti tasselli di un puzzle che collima perfettamente con la realtà che stiamo vivendo. 
La richiesta stessa del Patriarca s’inserisce in quest’ottica perché mi ha spinto a riflettere profondamente su questo grande avvenimento e a darne testimonianza”. 

Da ultimo, ma di eguale importanza, è emerso più volte e da persone diverse che, la nostra pur claudicante esperienza di Unità Pastorale, vede ministeri di fatto, / catechisti, ed istituiti, / ministri straordinari dell’Eucaristia, assumere maggior significatività e l’attuarsi di alcune positive iniziative nell’ambito della pastorale giovanile e familiare.  Tutto ciò non può e non deve farci dimenticare quelle persone che testimoniano negli ambienti di vita il loro incontro personale con Cristo Risorto.

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