Category: Testimonianze

Giornata del Seminario Patriarcale

di , 10 Maggio 2009

L’annuale Giornata del Seminario: una domenica tutta dedicata a questa realtà ed espressa concretamente attraverso la preghiera, la sensibilizzazione ed anche il sostegno economico esplicitato dalla tradizionale colletta prevista nelle parrocchie. 

Il Seminario patriarcale che attualmente ospita 18 giovani: 2 sono al cosiddetto “preteologico”, 2 frequentano il primo anno di Teologia, 4 il secondo, 2 il terzo, 4 il quarto, 2 il quinto, 1 il sesto ed 1, infine, ha concluso gli studi e segue un tirocinio personalizzato.  Di questi 18 seminaristi, 15 sono destinati a rimanere in diocesi mentre altri 3 stanno svolgendo qui il loro percorso di discernimento e studio per poi rientrare nelle rispettive diocesi d’origine (2 in Brasile e 1 a Trieste). 

Siamo particolarmente vicini a questa Comunità così importante per la nostra diocesi, infatti qui si formano i futuri sacerdoti, e qui ci siamo formati pure noi parroci.  L’invito di questa domenica è alla preghiera perché in questa Comunità ci sia sempre la presenza di giovani disponibili a Seguire Gesù, invocando dal Signore il dono di nuove vocazioni al Sacerdozio, in modo particolare dalla nostra isola di Murano. 

Assemblea Ecclesiale

di , 10 Maggio 2009

La Nota Pastorale del Patriarca consegnava a tutti un invito alla riflessione, personale e comunitaria.  Grazie a questo invito, domenica scorsa Murano ha vissuto un pomeriggio molto intenso di vita comunitaria: l’Assemblea Ecclesiale.  Tutta la chiesa di Murano (cioè tutti noi) è stata chiamata a partecipare a questo momento così importante posto sul suo cammino in vista della visita pastorale del nostro Patriarca e dei suoi collaboratori, prevista per il dicembre 2010. 

Erano presenti all’appuntamento 51 persone: 40 donne e 11 uomini.  Ad un primo momento di preghiera e di raccoglimento attorno alla Parola di Dio, ha fatto seguito la lettura della Nota Pastorale del Patriarca, commentata da don Carlo e don Nandino.  Poi, è stata la volta delle testimonianze e delle riflessioni riguardanti l’esistenza o meno di un “particolare dono ricevuto”che “possa dare gloria al Signore e, nello stesso tempo,con la sua bellezza, infondere energia di fede e sostanza di comunione alla nostra esperienza personale e comunitaria”(cfr.  Nota pastorale). 

Si è parlato dell’ordinazione di fra Igor e della professione perpetua di suor Noemi, dell’avvento nella nostra isola di don Carlo e don Nandino, della testimonianza personale di conversione di alcune persone e di come l’esempio di altre sia per molti uno stimolo a migliorare…  e si è parlato dell’esperienza dell’Unità Pastorale, di come sia controversa, a volte stretta, a volte troppo larga, spesso percepita come un onere, un peso, qualcosa calato dall’alto che imbriglia le nostre comunità; ma si è parlato anche di come questa stimoli la comunità a mettersi in discussione, a camminare insieme, nella fatica costante che tutti i percorsi insieme comportano, ma nella certezza che Murano non è lasciata a sé stessa, perchè Dio è presente e sta lavorando dentro di lei e attraverso di lei. 

Sulla scia di queste riflessioni l’assemblea ha convenuto che l’esperienza dell’Unità Pastorale possa rappresentare quel dono di cui parla il Patriarca perchè racchiude in sé non solo tutti i doni e le esperienze di conversione personali ma anche tutte la fatiche, le arrabbiature, le incertezze sull’esito finale…  e proprio per questo, solo per questo, è dono autenticamente comunitario.  Si è quindi proseguito formando un gruppo di lavoro che curi la stesura della testimonianza da inviare al Patriarca. 

L’assemblea si è conclusa, dopo tre ore di lavoro denso ed intenso, con la recita del Vespro.

Diario di un’esperienza

di , 18 Aprile 2009

Cresimandi a LoretoMi è piaciuto molto stare in compagnia dei miei amici delle catechiste e degli animatori è stato bello  perché eravamo tutti maschi e ci siamo diverti molto.  Posso dire che è stata un’esperienza indimenticabile.  (MATTEO) 

Di questa esperienza vissuta a Loreto mi è piaciuto tutto ma in particolare le mura della santa casa di  Maria che si trovano dentro la Chiesa del santuario mi ha emozionato perché proprio in quella casa  Maria ha detto SI alla richiesta di Dio attraverso l’arcangelo Gabriele che annunciava la venuta di Gesù..  chissà quante volte le avrà toccato quelle mura e per me toccarlo è stato come abbracciare Gesù  quattro pareti così semplici ma cosi speciali.  Mi ha colpito molto anche la ricchezza del santuario la  sua immensità le sue pitture i suoi marmi è stato bello anche partecipare alla messa dove si è raccolta  un infinito di gente; un’esperienza bellissima.  (GIOVANNI) 

Molte cose ho imparato da questo pellegrinaggio e molte sono state le cose interessanti.  Quello che  più mi ha colpito è stato l’incontro con dei ragazzi giovani ex tossicodipendenti della comunità Cenacolo ci hanno raccontato  che vivono di provvidenza e dei raccolti dei loro orti mi ha colpito la loro felicità nel vivere così semplicemente  in una casa bellissima con un grande giardino e un forno a legna ma senza TV e senza divertimenti.  Mi è dispiaciuto  tantissimo che gli amici abbiano “dato buca” ma con chi è venuto sono stato molto bene perché comunque sono cari  amici.  (NICOLO’ T) 

Mons. Giovanni TonucciIl momento per me più bello è stato l’incontro con i ragazzi della comunità cenacolo ci hanno raccontato la loro vita  prima di entrare in comunità e oggi ci hanno spiegato che vivono della provvidenza e i soldi che ricevono li mandano  alle loro missioni in Sudamerica, per aiutare i bambini.  Quando abbiamo chiesto cosa portereste fuori di qua hanno  risposto immediatamente e contemporaneamente LA PREGHIERA per me è stato molto importante perché mi ha confermato  l’importanza di pregare.  (DANIELE) 

Durante il pellegrinaggio abbiamo conosciuto mons.  Giovanni Tonucci, il vescovo di Loreto che ci cresimerà.  Abbiamo cenato con lui e chiacchierato per conoscerci  un pò ci ha raccontato un po’ della sua vita del  significato della pietra sul suo crocefisso d’argento che  teneva al collo il quale apparteneva a suo fratello e ci  ha raccontato di quando lui ha fatto la cresima a quel  tempo si faceva insieme alla comunione ci ha raccontato  dei suoi molti viaggi dal nord al sud del mondo di  quante persone ha conosciuto e quante comunioni e  cresime ha dato.  Mi è sembrato un uomo molto semplice  e di gran cuore, mi piace l’idea che sia lui a cresimarmi.  (CHRISTIAN)

Riflettendo sulla Salvezza

di , 28 Marzo 2009

In questo tempo di Quaresima ho provato ad accostarmi con maggiore intensità alla Sacra Scrittura, proposito che durante l’anno non sempre riesco a rispettare; ma se ci si pone in ascolto, la Parola di Dio parla sempre …  e non delude mai! Ed ecco allora che leggo: “… Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.  Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.  “Così si conclude il passo della lettera di S.  Paolo agli Efesini che la liturgia oggi ci consegna. 

E Paolo ci dice chiaramente una cosa: da soli non ci salviamo! Ed è Gesù stesso a dirci e comunicarci questo!  Da soli non ci salviamo…  Nell’Eucarestia domenicale, il popolo convocato da Cristo si riunisce stretto,  attorno alla sorgente della sua vita: il corpo e il sangue di Gesù.  Mi accorgo che è proprio attorno a Cristo, e in Cristo, e convocati da Cristo che la comunità è formata, è una famiglia, forma un corpo che pulsa, che vive, che risponde, che proclamala la sua fede insieme.  “Prendete e mangiatene…  fate questo in memoria di me”… .  non prendi e fai, ma prendete, mangiate, fate!! E’ incredibile rendersi conto come Dio abbia “pensato” veramente a tutto! Ma, lasciando che la Parola penetri fino al cuore, ecco che percepisco che c’è di più.  L’Eucarestia è la festa alla quale partecipiamo insieme, tutti riuniti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cioè della SS.  Trinità), è quella dove veniamo sempre accolti dalle braccia aperte del Padre Misericordioso. 

E’ tutto questo, ma allo stesso tempo non solo questo …  lasciamoci scioccare e stupire dal pane dell’Eucarestia, che tante volte io stessa do per scontato.  In quel piccolo pezzo di pane c’è Dio, lì c’è tutto Cristo, Sapienza di Dio, scandalo per gli uomini, che ancora non si capacitano di un Dio che va in croce, di un Dio che si sacrifica, di un Dio che ama talmente tanto da morire per i suoi amati.  Questa è la potenza di quel pane, e la misura della grazia che opera dentro di noi.  Una grazia che opera non idealmente, perché siamo convinti che funzioni così.  Gesù Eucarestia è vero cibo, che penetra tutte le fibre dell’essere umano e sprigiona potente la sua grazia se noi ci apriamo totalmente ad essa.  Ecco perché Cristo è venuto nel mondo: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.  Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.  “Questa è la salvezza! Fare questo è già compiere il Regno di Dio! Una chiesa, un corpo stretto attorno al suo capo, che si lascia nutrire da Lui e che vive tutta la sua vita nel segno della domenica, nel segno della Pasqua, nel segno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! 

Francesca Mastracchio 

Digiunare per vivere

di , 28 Marzo 2009

 …  e come “allenamento  spirituale”… Dal messaggio del papa alla nostra vita

La quaresima, come dice il santo Padre “costituisce il più intenso allenamento spirituale” e ci suggerisce la riflessione su: la preghiera, l’elemosina, e in particolare sul valore e sul senso del digiuno.  A partire da queste tre pratiche penitenziali, per poter comprenderne meglio il loro valore,  e quindi per viverli, “IO” ho bisogno di creare uno spazio interiore e indispensabile di “silenzio del cuore” che non è assenza di rumori in questo mondo che sembra sfugga e tema il Silenzio, e neppure staccarsi dalla realtà in cui sono chiamato a vivere.  “Il silenzio del cuore,” in questo tempo di quaresima fa da cornice all’incontro tra dio e l’uomo, “la preghiera” è la CHIAVE” che ci mette in condizione di ascoltare “il soffio” di Dio che ci parla e depone “il seme” della “sua parola” in noi.  Cosi il nostro cuore gradualmente può divenire terreno fertile in cui il seme può germogliare e dare frutto.  Solo allora nel silenzio interiore il suono della sua parola crea quell’armonia che ci aiuta a capire cosa è essenziale nella nostra vita.  Nell’ascolto della sua Parola troveremo risposta alle nostre domande, ai tanti perche: il vero digiuno e finalizzato a Mangiare il “vero cibo”, che è fare la volontà del padre (Gv.  4,34) e, allo stesso tempo la ragione Profonda del ” digiuno” ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli.  Il digiuno quaresimale quindi può aiutarci a mortificare il nostro egoismo ed aprire il cuore all’amore di dio e del prossimo, questo in sintesi ci aiuta a coltivare lo stile del buon samaritano scegliendo di privarci liberamente di qualcosa per aiutare gli altri anche, nel far visita a chi è in varie situazioni di sofferenza, mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo. 

BEPI DE MATTIA

Digiunare per vivere

di , 21 Marzo 2009

Passione… E confermare noi stessi alla volontà di Dio…  Dal messaggio del papa alla nostra vita

Ogni anno, con l’inizio della Quaresima, si risveglia in me un senso di malessere, una ricerca di risposte a domande che non riesco a formulare chiaramente, ma che si possono ricondurre alla richiesta “Maestro, che devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” (Mt 19,16).  Temo che la Pasqua arrivi e passi come un qualsiasi altro giorno, senza trasformarmi, senza convertirmi. Ho paura di perdere un’altra occasione, di lasciarmi sfuggire il regno ora “che è vicino”, “mentre si fa trovare” (Is 55,6-7).

La Chiesa mi indica la strada: preghiera elemosina, digiuno. Ma io so bene che posso partecipare agli incontri di preghiera senza riuscire a pregare; posso rispondere alle richieste di “elemosina” che varie associazioni ci propongono senza vivere la carità; posso persino digiunare senza… Senza che cosa?  Qual è lo scopo?  Perché queste pratiche mi aiutino, ho bisogno di scoprirne il valore e il senso.

Ecco l’occasione di soffermarmi sulla riflessione offertaci dal papa per comprendere il valore e il senso del digiuno.  Dice il papa: “conformare se stessi alla volontà di Dio”.   Digiunare quindi per ricordarmi che al centro non sono “io”, ma la Sua volontà.  Svuotarmi di me per far posto a Lui.  Ecco che il mio malessere trova una prima risposta: è la domanda che è sbagliata.  Non devo chiedermi “cosa posso fare”, ma cosa Dio vuole fare con me. Io devo “solo” svuotarmi di me per lasciar fare a Lui.

Spesso mi ha colpito nel brano del Vangelo la precisazione che dopo il lungo digiuno “Gesù ebbe fame”.  Perché Matteo sottolinea qualcosa che può sembrare così ovvio? Questo mi aiuta a comprendere lo scopo del digiuno: riscoprire il deserto per provare la fame: fame di Dio, della sua Parola, della sua Tenerezza.  Insomma fame delle cose necessarie. Fame di comunione. Con Dio e con i fratelli.  Questa è la chiamata di cui parla il papa: “Vivere per Dio e per i fratelli”. Di più: vivere di Dio e dei fratelli. “Non di solo pane…”.

Ecco allora che il digiuno prende senso se mi spinge verso gli altri; se diventa condivisione del mio benessere e della loro fame; se mi apre all’accoglienza dei fratelli e mi spinge ad incontrare i loro bisogni e le loro aspirazioni.  “Fare di sé dono totale a Dio”: è un progetto troppo grande da realizzare. Se si è soli. Ma se diventa cammino comunitario, se si lascia che sia Dio ad agire…. E forse stavolta Pasqua segnerà la nostra conversione!

Giovanna Vianello

Digiunare per vivere

di , 14 Marzo 2009

Nella sua lettera, il Papa Benedetto XVI scrive: “Poiché tutti siamo appesantiti dal peccato e dalle sue conseguenze, il digiuno ci viene offerto come un mezzo per riannodare l’amicizia con il Signore“.

Ma cosa centra il digiuno con il mio bisogno di amicizia con il Signore? Perché se i figli si privano del sostentamento vitale amano di più il loro Padre? Gesù ha digiunato 40 giorni per seguire la volontà del Padre, ma io sono infinitamente più debole e mi domando, a causa del peso che porto, se è proprio questo il Suo volere. La tradizione mi insegna che ci sono momenti da dedicare al digiuno e sarebbe tutto sommato facile osservarli.  Ma se il mio cuore è lontano da Dio a cosa serve tutto questo?

L’errore in cui cado è pensare prima a me stesso, al mio bene fisico, e poi penso al Signore; e penso a cosa mi serve, cosa chiedere, e non a quanto mi viene chiesto. Ho bisogno di cambiare il mio punto di vista perché la mia anima ha fame e sete di Lui. E’ necessaria una conversione perché non devo più vivere per me stesso ma per chi mi ha amato donando se stesso per me; questo mi porta ad amare i miei fratelli.

Saperlo però mi spaventa perché comporta un radicale cambiamento, una rinascita. Sarò anche più debole di Gesù, ma saperlo vicino in questo cammino mentre, tramite la preghiera eucaristica e il digiuno cerco di aprire il mio cuore all’amore di Dio, mi avvicina al mio prossimo, a chi alle volte è talmente vicino da passare inosservato. Spostando il punto di vista mi rendo conto che la fame e la sete che soffro non possono essere soddisfatte dal semplice cibo o dai beni materiali, come riusciamo ad essere ingordi senza accorgercene, ma che possono essere placate dal pane e dall’acqua che Dio ci ha donato nel deserto, dal corpo e dal sangue di Suo figlio, dalla Sua Parola. Diventa così più semplice per me rinunciare a qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile, rinunciarci per qualcuno infinitamente più buono e utile, qualcuno di vitale per me.

Ecco allora che il seguire i digiuni tramandatici dai nostri genitori non ci fanno assomigliare a degli ipocriti, ci fanno capire che il volere del Signore non è affamarci ma liberarci dalla nostra arroganza di bastare a noi stessi, che la volontaria rinuncia ci fa stringere sì un amicizia più salda con Dio. Ma mi chiedo: digiunare da che cosa?

Benedetto XVI mi aiuta ricordandomi: “Usiamo in modo più sobrio parole, cibi, bevande, sonno e giochi, e rimaniamo con maggior attenzione vigilanti’. Ecco allora che posso rinunciare anche a qualche “impegno” per chiamare un conoscente che sta passando un momento di difficoltà; posso svegliarmi un po’ prima per recitare le Lodi e offrire così la mia giornata al Signore; posso ricordarmi della liturgia eucaristica domenicale che cade sempre quando devo uscire con gli amici o devo andare a lavorare; posso digiunare quindi in mille modi diversi perché ho capito che seguire il Signore mi rende libero, e in forza di questa libertà posso amare la mia famiglia e il mio prossimo in modo autentico.

Gianpaolo Pivato

Settimana della Bibbia

di , 14 Marzo 2009

Quando l’amore è vero e viaggia sui binari di Dio. produce esempi e testimonianze tali che scalfiscono la mente e nessuno riesce a cancellarli. La sapienza di Dio non è una filosofia, tanto meno una sorta di principi morali.
Essa è un avvenimento così intenso e straordinario che Paolo ama definirlo scandalo per tutti, perché è inaudito e inaccettabile: Cristo crocifisso!!!  La regola della vita non è quella del baratto ad ogni costo di prodotti interessati, falsi o vuoti che siano, freddi o luccicanti che siano.  La regola della vita è la donazione, senza condizione, del vissuto del proprio cuore, della propria mente e della propria carne fino all’assurdo.  Così è stato solo Gesù Cristo!  Questo noi crediamo!  Questo vorremmo e dovremmo vivere!  Questo vorremmo indicare al nostro mondo che, se contempla crocifissi, sono quelli delle nostre povertà e delle nostre ingiustizie.  L’amore vero, invece, è sempre un gesto, uno stile.  La Pasqua è il cammino verso questo stile di amore!  Una preghiera ci resta da fare, allora: aiutaci, Signore, a scoprire la sapienza della Croce di Gesù.  Che è l’amore!

  • Domenica 22 Marzo :  Intronizzazione della Bibbia
  • Lunedì 23 Marzo ore 20.45:  Le finalità della Visita Pastorale – “Rigenerazione del popolo Cristiano”
    Sala dei Mercanti alla Madonna dell’Orto (S. E. Mons. Beniamino Pizziol v.a.)
  • Mercoledì 25 Marzo ore 17.15: Chiesa della Maddalena, Mostra dei disegni dei Ragazzi
  • Giovedì 26 Marzo  ore 20.45: Lectio divina su Giovanni 10
    Chiesa di San Felice  (Mons. Lucio Cilia)
  • Lunedì 30 Marzo  ore 20.45: Le finalità della Visita Pastorale – “Educare al pensiero di Cristo”
    Sala dei Mercanti alla Madonna dell’Orto (Mons. Orlando Barbaro)

La Trasfigurazione… oggi

di , 7 Marzo 2009

Gesù si trasforma. E compaiono Mosè ed Elia. E poi, dal cielo, il Padre e lo Spirito Santo. Questo fatto impressionò tanto i tre apostoli li impaurì, – nonostante vivessero da diverso tempo alla sequela di Gesù – perché il Dio fatto Uomo, fino all’istante del Tabor, aveva vissuto una vita semplice. Certamente nel compiere miracoli la gente lo cercava; ma prevalevano i momenti ordinari, di vita fraterna, e questi abitati da una certa incomprensione, da un’incompiutezza ancora non afferrata. Il contesto è questo: il Signore scelse tre apostoli fra i dodici, li fece camminare in salita, iniziò la preghiera, intervenne il Padre e successe quello che leggiamo nel Vangelo. L’episodio della Trasfigurazione ci mostra che la gloria di Dio è già presente, sebbene non sia manifesta, sebbene si stenti a crederlo, anche quando siamo distratti e non ci aspettiamo cambiamenti o novità: Egli è Dio vivo e vero, sempre Onnipotente. A questo brano evangelico dovremmo continuamente attingere. L’esperienza fatta dai tre apostoli ci può far riflettere circa la nostra tendenza a frammentare: spesse volte viviamo i singoli avvenimenti della vita separatamente, senza ricordare il prima e senza considerare il dopo; la medesima tendenza ci porta anche a pensare che il Signore, con il suo amore e il suo desiderio di bene, sia presente nelle nostre vite solo in certi momenti, solo quando va tutto bene, o almeno quando nulla va male.Tutto ciò ci porta a considerazioni sbagliate e a sofferenze inutili. Crediamo alla potenza e alla gloria di Dio anche nelle circostanze più oscure e scomode, e anche nelle cose quotidiane e semplici abituiamoci a leggere la Sua grandezza. Nelle nostre vite come in quelle degli apostoli Egli è glorioso sempre; sempre è mistero che si rivela.

Dalle Sorelle Clarisse

Vivere significa sapersi preparare a morire, non lasciarsi morire…

di , 28 Febbraio 2009

Articolo tratto da “Avvenire”

Per quella sua frase sul letto di morte, “Lasciatemi andare dal Signore”, da alcuni – ostinatamente – letta come un “no” a nuove cure, un rifiuto di ulteriori interventi sul suo corpo già spossato, arrivato alla soglia dell’ultima porta. Quasi lasciatemi morire in pace, magari di fame e di sete. Il Papa Giovanni Paolo II viene associato quasi per assimilazione, nel dibattito di questi giorni, a quello che è accaduto ad Eluana e questo fa orrendamente comodo a qualcuno. Troppo comodo. Karol Wojtyla e’ stato un uomo tartassato da problemi fisici, a partire dall’attentato di Ali Agca nell’81, passando per un tumore al colon e poi alle problematiche legate al morbo di Parkinson. Fu ricoverato nove volte al Policlinico Gemelli, che scherzosamente chiamava “Vaticano Terzo”.Parla il capo dell’équipe che assistette il Pontefice durante la sua malattia: se ci fosse stata una cura con una ragionevole possibilità di efficacia, noi l’avremmo proposta, e sono convinto che il Santo Padre l’avrebbe accolta …

Ma una terapia non c’era. Il professor Rodolfo Proietti, ordinario di Anestesiologia e Rianimazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, quei lunghi giorni fino al 2 aprile del 2005 li ha vissuti tutti, quasi ora per ora, accanto a papa Wojtyla. Fu lui a praticargli la tracheotomia « che in quel momento – racconta – era l’indicazione necessaria a salvargli la vita » . Nessun accanimento terapeutico: « Nessuno di noi sa poi in realtà quanto tempo di vita si va a guadagnare » , però « riusciamo invece a identificare qual è il momento dell’agonia, in cui noi non possiamo più far nulla per risolvere il problema acuto e quindi per impedire la morte. in quel momento che il medico ha il dovere di non proporre terapie inutili » . Che, infatti, non furono proposte. E, dell’analogia che qualcuno insiste a proporre, ora dice: « Come si fa a paragonare una fase di agonia a condizioni patologiche croniche? » .

Va specificato che la frase era rivolta non ai medici, ma a suor Tobiana. Devo specificare che il Papa, sia durante i ricoveri al Policlinico Gemelli, sia durante la fase finale nella quale è stato curato e assistito nell’appartamento, non ha mai rifiutato le cure proposte dai medici, e ha sempre condiviso con loro il programma terapeutico. Così come va precisato anche che in realtà, nell’appartamento, erano presenti tutti gli strumenti terapeutici e di monitoraggio, e medici e personale di assistenza erano sempre presenti; di fatto quell’appartamento, da un punto di vista sanitario, era l’equivalente di una stanza di rianimazione o di terapia intensiva.

Fu il segno esplicito della consapevolezza del Santo Padre che la morte si stava avvicinando, e oramai era una morte attesa. Avvertiva la consapevolezza che i medici, nonostante le cure continuative, nulla avrebbero potuto fare per fermare questo evento. Di certo non è stato il chiedere a un medico “lasciatemi andare”, in risposta a una nostra proposta di terapia. È stato assistito con tutte le cure dovute, nella condizione patologica in cui si trovava, nelle ragionevoli possibilità della medicina.

Nel momento in cui il medico si rende conto che ormai la malattia ha raggiunto la sua fase terminale, che nonostante le terapie praticate non vi è più miglioramento, non vi è risposta, in quel momento il medico ha il dovere di comprendere che la morte è inevitabile, che il processo patologico è diventato irreversibile. È quanto avvenuto con il Santo Padre: in quel caso sono state proseguite tutte quante le terapie utili per alleviare le sofferenze, ma non si sono praticate altre terapie che sarebbero risultate terapie futili o inutili, esclusivamente finalizzate a ritardare la morte di qualche minuto, o di qualche ora. Così come non c’è mai stato un rifiuto del Papa a una proposta terapeutica, da parte dei medici curanti non è mai venuta la proposta di una terapia inutile, mentre la cura ‘possibile’ è stata comunque sempre garantita fino alla fine …

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