Verso la Visita Pastorale

di , 16 Maggio 2009

 Basilica di S.  Marco,  mercoledì 13 maggio 

Mercoledì sera la basilica di S.  Marco era veramente  il cuore pulsante della città…  era gremita  di gente, delle tante persone che compongono  i consigli pastorali del nostro territorio  e di tutti quelli che hanno voluto partecipare  ad un “qualcosa di nuovo”, così come ha  voluto definirlo il Patriarca.  Si è cominciato con il canto dell’Ave Maria e si  è proceduto con le introduzioni di don Giuseppe  e di don Valter Perini, per poi andare avanti  con la relazione del vescovo ausiliario don Beniamino  Pizziol, nella quale si è sottolineata  l’importanza delle quattro finalità della visita  pastorale, elaborandole e spiegandole alla luce  delle dinamiche cittadine e del percorso fatto  finora dalla visita pastorale stessa. 

Poi è stata la volta del dibattito, articolato sulla  base di questioni poste dall’assemblea e relative  risposte da parte del Patriarca.  Si è discusso dell’importanza del confronto culturale  e della ricchezza del panorama di istruzione  offerto dalla città, anche in ambito cattolico;  della difficoltà delle giovani famiglie, che  spesso non si sentono adeguatamente sostenute  dalla comunità; della sfida intrapresa dalla  pastorale giovanile, e dei risultati che danno  speranza per il futuro; degli anziani; del ruolo  della fede, alimentata dalla preghiera nelle sue  varie forme; della ricchezza di spunti contenuti  nella Lettera Pastorale, che hanno spinto anche  la nostra comunità ad un confronto critico  con se stessa. 

Il patriarca ha voluto rimarcare con forza che  non si trattava, in questa sede, di fornire risposte  organizzative o pratiche.  Si trattava piuttosto di una tappa significativa  nel cammino comune della nostra diocesi,  qualcosa di nuovo, appunto:c on un prima e  senz’altro un dopo,quindi inserito in un cammino;  che dica con forza chi è il soggetto di  questo cammino: un soggetto che è inscindibilmente  personale e comunitario, inteso, cioè,  come ciascuno di noi inserito all’interno della  chiesa, sposa di Cristo e pellegrina nella città  di Venezia, aperta alla dimensione che le è  propria; la dimensione che le è propria è quella  di essere città di cultura, di studio, di apertura  ecumenica, di accoglienza verso tutti i  battezzati che vi vivono e vi gravitano attorno,  di accoglienza verso milioni di turisti ogni anno,  di accoglienza verso coloro che soffrono. 

 La modalità con la quale questo soggetto è  chiamato ad operare è necessariamente quella  dell’amore, che nasce dalla grazia, in Cristo, di  essere stati amati noi per primi, amati di un  amore totale, talmente grande da rendere  possibile anche il nostro…  anche nel turista che  si ferma a Venezia mezza giornata siamo chiamati  a scorgere il volto di Cristo.  Amare, quindi,  in tutte le situazioni della nostra vita quotidiana,  liberi dall’esito, ma lieti nella speranza.

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