La Parola della Domenica

di , 16 Maggio 2009

6ª di Pasqua
At 10,25-27.  34-35.  44-48 Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo. 
Sal 97 Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia 
1Gv 4,7-10 Dio è amore. 
Gv 15,9-17 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 

La liturgia di questa domenica è tutta incentrata sull’amore.  In realtà, tutto il messaggio  cristiano ha nell’amore il suo massimo riferimento, punto di partenza e al contempo di  arrivo del messaggio del Signore.  Ogni consolazione deriva da una certezza che ci anima: saremo giudicati  sull’amore.  È il tema delle letture di oggi, in particolare della seconda lettura e del vangelo.  Come deve essere  questo amore?  Quali effetti esso può avere nelle nostre esistenze in cui il male sembra sempre avere il  sopravvento?  C’è una bella pagina di Doroteo di Gaza (6° sec.  ) che dice: «Cercate di essere uniti gli uni agli  altri, perché quanto uno è unito al prossimo, altrettanto è unito a Dio.  Voglio darvi un’immagine dei Padri,  perché capiate meglio il senso di questa parola.  Supponete che per terra ci sia un cerchio, cioè una linea  tonda tracciata con un compasso dal centro.  Pensate che questo cerchio sia il mondo, il centro del cerchio,  Dio, e le linee che vanno dal cerchio al centro, le vie, ossia i modi di vivere degli uomini.  In quanto dunque i  santi avanzano verso l’interno desiderando di avvicinarsi a Dio, man mano che procedono si avvicinano a Dio  e si avvicinano gli uni agli altri, e quanto più si avvicinano l’un l’altro, si avvicinano a Dio» (Insegnamenti  spirituali).  Doroteo parla di “santi” sono tutti coloro che si riconoscono nel messaggio di Gesù, spesso addirittura  in modo non esplicito, inconsapevole, ma agendo con rettitudine e nell’etica della responsabilità, accettando  l’immenso dono di Grazia che il Signore riversa su ogni uomo e su ogni donna, alla ricerca di un  senso all’esistere, indipendentemente dall’adesione o meno ad alcune norme delle religioni ufficiali.  È in fondo  quanto intuisce Pietro, pur nella sua difficile posizione di custode, nel capitolo 10 degli Atti: «Chi può impedire  che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?  ».  (10,47)…  «In  verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia,  a qualunque nazione appartenga (34-35).  Giovanni ribadisce in modo ancora più marcato questo concetto:  «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo  dimora presso di lui.  Chi non mi ama, non osserva le mie parole…  (Gv 14,23-24).  Non dunque: “Se uno osserverà  la mia parola, mi ama”, ma “Se uno mi ama osserverà la mia parola”.  Osservare la parola del Signore  viene di conseguenza all’amore, non viceversa. 

Questo ci introduce al vangelo.  “Come il Padre ha amato  me, anche io ho amato voi.  Rimanete nel mio amore.  Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio  amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.  Vi ho detto queste  cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.  Questo è il mio comandamento: che vi amiate  gli uni gli altri come io ho amato voi.  Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri  amici.  Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.  (Gv 15, 9-14).  L’amore di Dio è esuberante.  Non è Gesù la fonte dell’Amore, ma è il Padre Amante, al punto che Gesù stesso ci indica come modello  d’amore l’amore con cui il Padre lo ha amato e lo ama, affinché anche noi possiamo diventare, ancorché in  modo sempre imperfetto, quello stesso amore con cui il Padre ha avvolto il Figlio.  Solo così potremo entrare  pienamente, anche se non lo comprenderemo mai fino in fondo, nel mistero della Trinità.  L’amore vero si  basa non solo sul rispetto assoluto dell’altro, ma anche sulla volontà, e cioè sul desiderio – un vero e proprio  progetto – di far crescere l’altro, lungi dal colonizzarlo, servendoci cioè di lui o di lei per dare libero sfogo al  nostro narcisismo sempre in agguato.  Se il progetto è di far crescere l’altro, ciò deve avvenire anche quando  il suo progetto di crescita non coincide con il nostro, al limite anche quando contrasta con i nostri progetti,  Non un amore di cattura, ma gratuito, che si autentica non quando serve a soddisfare i nostri desideri, ma  quando si nutre della comprensione profonda, empatica dell’altro, dell’ascolto, dell’apertura serena e sincera  al dialogo.  Con questo amore – che non si realizza come per miracolo, ma va coltivato, ricercato, pregato,  potremo davvero dire, insieme con Giovanni, “amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque  ama è stato generato da Dio e conosce Dio.  Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Gv  4,77-8).  Grande responsabilità quella di chi tenta, pur nelle fragilità e difficoltà quotidiane, di amarsi.  Ma è il  “prodigio” (Sal 97) di Dio. 

Traccia per la revisione di vita 

  1. Al centro della nostra vita abbiamo messo l’amore, oppure la tensione ad avere, a possedere, a consumare  beni, la carriera…? 
  2. Che cosa facciamo per avvicinarci sempre più agli altri, cercando di contrastare  quell’individualismo di fondo che ci impedisce di cogliere la domanda d’amore presente sul volto di chi ci sta  accanto? 
  3. La scelta dell’amore è fondata su un progetto?  Oppure per noi l’amore è basato su un sentimento  che oggi c’è e domani potrebbe non esserci più?  Sappiamo far diventare l’amore profezia nell’incontro con gli  altri? 

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