La Parola della Domenica

di , 23 Maggio 2009

“Ascende il Signore tra canti di gioia”…  Quella fine che apre il cammino 

Nel brano di questa domenica Marco conclude l’intero suo racconto evangelico.  Una conclusione che non chiude, però, il discorso, bensì lo apre.  Inizia un cammino nuovo, non più del solo Gesù, ma di Gesù e della sua Chiesa.  Ma quale cammino?  In che direzione?  Con quale modalità?  Si tratta anzitutto di un cammino universale: in tutto il mondo, a ogni creatura, dappertutto.  Per Gesù – e per i suoi missionari – non esistono i vicini e i lontani, i primi e gli ultimi.  Gesù non dice ai discepoli di iniziare la missione da Gerusalemme: li invia subito in tutto il mondo.  Il compito è quello di «predicare», un termine questo che merita una spiegazione.  Non significa semplicemente tenere una istruzione o una esortazione o un sermone edificante.  Il verbo «predicare» indica l’annuncio di un evento, di una notizia, non di una dottrina.  Si tratta di una notizia decisiva: non è solo un’informazione, ma un appello.  Tanto è vero che proprio nella sua accoglienza o nel suo rifiuto l’uomo gioca il suo destino: «sarà salvato», «sarà condannato».  È questa un’affermazione dura, e certamente da intendere con le dovute precisazioni.  Ma è pur sempre un’affermazione che non si può cancellare dal Vangelo.  Il Vangelo predicato diventa credibile e visibile dai segni che il discepolo compie.  Ma deve trattarsi di segni che lasciano trasparire la potenza di Dio, non quella dell’uomo.  E deve trattarsi di segni che riproducono quelli compiuti da Gesù: le stesse modalità, lo stesso stile, gli stessi scopi.  Non si dimentichi, poi, che il grande segno compiuto da Gesù è stata la sua vita e la sua morte: il miracolo di una incondizionata dedizione a Dio e agli uomini.  Gesù ha terminato il suo cammino e si siede, i discepoli invece iniziano il loro cammino e partono.  Gesù sale in cielo e i discepoli vanno nel mondo.  Ma la partenza di Gesù non è una vera assenza, bensì un’altra modalità di presenza: «Il Signore operava insieme con loro e dava fondamento alla Parola».  Gesù «rimproverò i discepoli per la loro incredulità e durezza di cuore», e tuttavia li invia a predicare nel mondo intero.  Un contrasto sorprendente.  Il discepolo viene meno ma non viene meno la fedeltà di Gesù nei suoi confronti.  È per questo che il cammino della Chiesa rimane, nonostante tutto, un cammino aperto e ricco di possibilità.  “Ascende il Signore tra canti di gioia” E’ il nostro canto che vogliamo innalzare oggi in rendimento di grazie a Dio per il dono del suo Figlio Gesù, morto, risorto e asceso al cielo, ove è andato a preparare un posto per tutti noi, nel suo Regno di gioia e felicità eterna.  La solennità dell’Ascensione completa l’opera della redenzione compiuta nel mistero della morte e risurrezione di Gesù e ci indica la vera meta finale di ogni essere umano.

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