Testimonianza per la Seconda Assemblea Diocesana

di , 31 Maggio 2009

Unita' PastoraleDOMENICA DI PENTECOSTE
La Testimonianza dell’Unità Pastorale per la Seconda Assemblea Diocesana
 

Non è stato facile riunirsi e raccontarsi…  Eppure, domenica 3 maggio, questo è accaduto.  E, nonostante la tensione, l’assemblea – una cinquantina di persone – “con provvida gradualità” ha messo in piazza “fatti, frutti, fatiche e insuccessi” di un’esperienza, quella dell’Unità Pastorale, che ci è stato chiesto di vivere senza ‘se’ e senza ‘ma’.  “Il Patriarca mi ha spiazzato – ha detto uno di noi – mi ha fatto capire un altro a-spetto della comunitarietà…  la forza di saper e di poter comunicare l’esperienza del proprio dono agli altri in assemblea…  ” Uno “stile”, forse, poco praticato qui da noi.  Ma, nel corso del lungo pomeriggio domenicale, tra alti e bassi, ottimismi e perplessità…  ci abbiamo provato!  E questo noi lo riteniamo il primo segno bello, dono dello Spirito, che ci ha aiutato a ripercorrere il cammino fatto fin qui, a ricordare l’importanza per una comunità cristiana delle vocazioni per riscoprire con gioia quanto abbiamo ricevuto con le consacrazioni, sacerdotale e religiosa, di fra’ Igor Barbini e Sr.  Noemi Scarpa.  Diciamo, però, con schiettezza che non siamo giunti a un giudizio di comunione vero e proprio.  Pur consapevoli che lo Spirito soffia dove vuole, crediamo che, attraverso l’incontro, ci sia stato aperto uno spiraglio di “nuovi orizzonti di compagnia e di amicizia” con il secondo segno bello propostoci da Sabrina, che qui di seguito riportiamo ed offriamo ai fratelli in Cristo del Patriarcato in quanto essa scaturisce ed è sostenuta proprio da un cammino autentico nella comunità cristiana, vissuta non passivamente ma giocandosi in prima persona: 

“La lettera del Patriarca è stata l’occasione per ripercorrere la mia vita con occhi diversi. 
Fino ad ora mi è capitato spesso di tirare le somme e fare il punto della situazione. 
Ho avuto la fortuna di superare alcune situazioni difficili e quindi di ringraziare il Signore per i doni ricevuti. 
Ma per la prima volta questa mia riflessione mi ha portato a sentire la Sua mano che mi sta conducendo per una strada dove nulla è dato al caso.  All’inizio pensavo che tutto questo non fosse collegato in nessun modo alla visita del nostro Vescovo, ma poi ho cambiato idea. 
Quello che considero il dono più grande per me è una persona speciale che il Signore mi ha fatto incontrare sul mio cammino. 
Su di lei lo Spirito Santo ha operato, dal mio punto di vista, in modo incredibile, inspiegabile, con la dolcezza e la pazienza di un genitore, ma la severità e la costanza di un maestro. 
Tra noi due, ero io quella che lavoravo in parrocchia e che pensava di essere animata da “sani principi cristiani”. 
Invece, ho ricevuto il grande dono di assistere ad una profonda conversione e di capire quanto ero lontana dall’essere quello che credevo.  Tutto è nato da una serie di situazioni che hanno significato la morte di una realtà che sembrava consolidata, ma quella stessa morte ha causato un fortissimo desiderio di rinascere e di capire. 
Si stava creando il terreno fertile su cui lo Spirito ha, poi, lavorato ininterrottamente. 
Ho visto realizzarsi quello che sentiamo leggere nei Vangeli:
“Venite e vedrete!  ” 
“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi?  ”
“Vendi quello che hai e seguimi!  “. 
Ho potuto vedere la curiosità di Dio far breccia nella mente e nel cuore di questa persona e quello che mi ha impressionato di più è stata la trasformazione di questa semplice curiosità in una vera ricerca interiore.  Mi sono accorta della potenza della Parola e qui la nostra esperienza si intreccia, oltre che con il gruppo sposi, con l’esperienza della catechesi biblica simbolica che ci ha fatto sentire più familiare la Sacra Scrittura, tanto che spesso, nella vita quotidiana, ci tornano in mente le frasi dei brani raccontati ai bambini. 
Da tutto questo ho imparato che la Parola è Vita, che prima scava nel profondo dell’animo mettendo a nudo le debolezze e, poi, rida la forza per ricominciare. 
Capisco, ancor di più, che la strada è molto lunga e in salita, ma mi rendo anche conto che l’unico punto di riferimento a rimanere immutato è proprio la Parola di Dio che come un roccia sarà sempre lì, qualunque cosa accada.  Questa persona ha cambiato un po’ alla volta le sue priorità, gli atteggiamenti, gli impegni. 
Ora, la mia fede è sostenuta dalla sua. 
Negli occhi di chi soffre leggo la serenità quando s’incrociano con i suoi. 
Vedo, soprattutto, un grande desiderio di donarsi alla volontà del Signore. 
Comprendo che le difficoltà superate insieme, un grande dolore comune, la riscoperta della fede, il nostro stesso incontro, sono tutti tasselli di un puzzle che collima perfettamente con la realtà che stiamo vivendo. 
La richiesta stessa del Patriarca s’inserisce in quest’ottica perché mi ha spinto a riflettere profondamente su questo grande avvenimento e a darne testimonianza”. 

Da ultimo, ma di eguale importanza, è emerso più volte e da persone diverse che, la nostra pur claudicante esperienza di Unità Pastorale, vede ministeri di fatto, / catechisti, ed istituiti, / ministri straordinari dell’Eucaristia, assumere maggior significatività e l’attuarsi di alcune positive iniziative nell’ambito della pastorale giovanile e familiare.  Tutto ciò non può e non deve farci dimenticare quelle persone che testimoniano negli ambienti di vita il loro incontro personale con Cristo Risorto.

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