Il Santo Curato d’Ars

di , 12 Luglio 2009

Giovanni Maria VianneyGiovanni Maria Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly (Francia) l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse.  La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.  Dopo lo scoppio della Rivoluzione francese il parroco di Dardilly prestò giuramento alla Costituzione civile del clero: ciò avrebbe significato per la famiglia Vianney non riconoscere l’autorità del Papa, per cui decisero di entrare nel circolo clandestino di un altro sacerdote “refrattario” alle idee rivoluzionarie. 

Nel 1809 giunse la chiamata alle armi nell’esercito napoleonico – allora impegnato su più fronti del continente – e il giovane ventitreenne fu costretto a partire.  Per diverse circostanze casuali riuscì a disertare e – sebbene ricercato – fu aiutato da alcune persone a nascondersi.  Fu ordinato sacerdote a Grenoble nel 1815.

Nel 1818 venne trasferito ad Ars – “l’ultimo villaggio della diocesi” – paese di circa duecentocinquanta abitanti prevalentemente di umili condizioni.  La gente non era atea o anticlericale, ma viveva una religiosità superficiale e banale, schiava dei propri comodi, talora mondani, secondo la mentalità dell’epoca.  I suoi anni ad Ars furono caratterizzati da una lotta serrata contro i vizi stigmatizzati dai predicatori dell’epoca come sintomi di secolarismo, quali il ballo, le osterie, la trascuratezza del precetto festivo.  Si avvertiva tra la gente di fatto il fenomeno di abbandono spirituale dovuto alla rivoluzione francese.

Egli spronò i suoi parrocchiani a condurre una intensa vita religiosa attraverso la partecipazione frequente ai sacramenti, in particolare all’Eucaristia; negli anni la fama della sua santità si diffuse, fu assai ricercato come confessore e direttore spirituale ed il piccolo villaggio di Ars divenne presto meta di pellegrinaggi. Giovanni Maria Battista Vianney fu beatificato l‘8 gennaio 1905 e poi canonizzato il 31 maggio 1925; venne dichiarato patrono dei sacerdoti di tutto il mondo. 

La gloria che la Chiesa gli ha attribuito scaturisce dalla santità della sua modesta vita, che trascorse accogliendo e facendo propri quei valori che gli erano stati donati.  Nell’umiltà di un apostolato impegnato e serio ha offerto la sua vita per la causa di Dio.   E diventato santo non perché è stato ricolmato di doni particolari, ma per la sua semplicità e umiltà di vita.  Egli ha santificato, per così dire, il tempo che ha vissuto, lo spazio in cui è stato e le persone che ha incontrato.  La santità del curato d’Ars risiede infatti nella quotidianità di un ministero perseverante e nella costante fedeltà al suo “bon Dieu”. 

In occasione del 150° anniversario della sua morte (1859) è stato indetto un Anno Sacerdotale dedicato alla sua figura, come «vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo». Lo stesso Benedetto XVI ha successivamente ricordato alcuni tratti fondamentali dell’insegnamento e del modello del curato d’Ars: la consapevolezza di essere, «in quanto prete», un «dono immenso per la sua gente»; la «totale identificazione» con ministero sacerdotale e la comunione con Cristo; la devozione per l’Eucaristia; l’«inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza».

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