La Parola della Domenica

di , 18 Ottobre 2009

Is 53,10-11   Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza 
Sal 32   Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo. 
Eb 4, 14-16   Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia 
Mc 10,35-45   Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
 

Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo! 

Parola_1810 L’espressione “servire per salvare” sintetizza il contenuto sostanziale  della liturgia di oggi.  Isaia si riferisce sì a Cristo, il Servo del Signore, ma anche ad  ogni cristiano che cerca sinceramente di seguire Gesù.  Facciamoci  guidare dai verbi utilizzati dal profeta.  Crescere: siamo chiamati a  crescere nelle fede e nell’amore di Dio, con tutto il nostro impegno,  giorno per giorno.  Offrire: offrire la vita in tutti i suoi ambiti,  metterci al servizio di Dio e dei fratelli per cooperare con Cristo  alla salvezza di coloro che la Provvidenza ci ha affidato.  Questa  è la nostra grande responsabilità.  Questo potrà comportare incomprensione,  ed anche disprezzo, spesso si disprezza ciò che non si comprende o di cui si ha paura.  Patire:  “conoscere il patire”, è una conoscenza che si basa sulla conoscenza di Cristo, quanto più approfondiamo  l’intimità con Cristo e con la sua sofferenza, il suo stile, tanto più si affinerà la nostra comprensione del  patire che non è un desiderio di sofferenza, ma un andare oltre la sofferenza, arrivare a trasformarla in  offerta, cercando di imitare lo stile del Figlio di Dio.  Ogni Eucarestia diviene comunione profonda con Cristo,  incorporazione per condividerne la missione redentrice.  Vedere-vivere-saziarsi: non avere più appetiti, altri  desideri.  Saremo saziati dalla conoscenza profonda di Cristo tra noi.  Giustificare addossandosi l’ingiustizia  nostra e altrui.  Il cristiano è luce che deve illuminare anche chi è nelle tenebre.  Anzi, dovremo essere  ancora più luminosi quanto più fitte sono le tenebre che ci circondano.  La nostra responsabilità è quella di  incorporare in Cristo non solo noi stessi ma anche l’umanità che ci è stata affidata.  Traghettare in Lui anche  i lontani, fare da ponte, da via per unificare, per riconciliare gli uomini con Dio.  Immersi nella confusione  delle nostre città e dei cuori, senza altro segno distintivo che il cuore rinnovato e la speranza nell’amore  di Dio.  Per questo arduo compito abbiamo bisogno di “ricevere misericordia e trovare grazia” come ci  indica San Paolo.  Questo è il momento essenziale, anzi è l’atteggiamento di vita essenziale per cooperare  con Cristo.  Riaccostarsi continuamente alla misericordia di Dio per trovare la grazia per vivere la nostra vocazione  di cristiani.  Infine Gesù stesso, nel vangelo di Marco, presenta due caratteristiche che non sono  eludibili da chi vuole essere suo discepolo.  L’umiltà e il servizio.  Si tratta di sperimentare lo stupore e la  gioia di essere amati e salvati da Dio nonostante i nostri limiti, le nostre miserie, i nostri lati oscuri.  Di  scoprire di essere nonostante tutto figli suoi e, rigenerati da tanta gratuita generosità, mettersi al servizio  dando la nostra vita, cioè il nostro tempo santificato, ai nostri mariti e alle nostre mogli, ai nostri figli, agli  amici, ai colleghi, perché nessuno è escluso dal progetto di salvezza che continua in Cristo attraverso noi.  Gesù ha annunziato per la terza volta la sua passione e morte ai Dodici in disparte, usando toni molto  duri e realistici: lo condanneranno a morte, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo uccideranno.  Nel  vangelo odierno, ad immediato seguito di quelle dichiarazioni, i due figli di Zebedèo avanzano a Gesù  un’ambiziosa domanda, una richiesta contraria al vangelo: questa gli dà l’occasione di approfondire ed esplicitare  il tema della passione, associando ad essa la sorte dei suoi discepoli.  Il vangelo ha capovolto il  concetto di potere e di primato.  Ricordiamoci che la nostra grandezza non sta nell’imporre a Gesù la nostra  volontà.  La vera grandezza del cristiano è nel servizio.  Non è da escludere che nell’atteggiamento dei figli  di Zebedèo si riflettono anche tensioni della chiesa nascente e odierna.  Troppe volte siamo tentati di confondere  autorità e potere.  Ma bisognerebbe riflettere più spesso sul significato di queste parole: ministero,  diaconia, servizio.  Dobbiamo sempre essere disposti a condividere con gli altri le responsabilità, ad ascoltare  le esigenze e i suggerimenti di tutti.  Allora la frase di Gesù: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro  servitore” vuol dire smascherare i miei tentativi (pretesa, ambizione, arroganza, rancore, critica, ecc) di  essere più degli altri.  Perché chi serve non è (né si ritiene) più di nessuno.

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