La Parola della Domenica

di , 24 Ottobre 2009

Ger 31,7-9 Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo. 
Sal 125 Grandi cose ha fatto il Signore per noi. 
Eb 5,1-6 Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek. 
Mc 10,46-52 Rabbunì, che io veda di nuovo!
 

domenica 25 ottobreLe letture di questa domenica del tempo ordinario sono un invito a guardare oltre  le apparenze.  Geremia, guardando oltre, vede il ritorno degli ebrei, che partono  in esilio verso Babilonia, pur non sapendo quando avverrà, vede il loro rientro  nella gioia.  Anche il Salmo responsoriale ci parla della gioia del ritorno:  “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”.  Paolo ci suggerisce di guardare a Cristo,  che non vediamo, come a colui, che offrendo se stesso, offre a tutti noi la  gioia del ritorno al Padre. 

In questa visione di gioia si colloca anche il brano del  Vangelo che oggi è offerto a noi.  Bartimeo, passando dalla cecità al riacquisto  della vista, gioisce e riconoscente segue colui che lo ha beneficiato.  Entrando  nelle nostre Chiese le vediamo vuote, spesso anche nel giorno del Signore, che  è diventato il giorno di tutti, tranne del Signore e ciò a molti può dispiacere.  Ma se si ha speranza, se si  crede, ciò è una situazione provvisoria, essa accade per ricordarci che Dio deve essere adorato principalmente,  tutti i giorni, nel tempio che Lui si è costruito, nel cuore dell’uomo dove dimora in forza del  Battesimo. 

Ma se vogliamo incontrare Gesù, dobbiamo andare sulla strada che da Gerico porta a Gerusalemme  è li che egli ci dona la vista dandoci se stesso.  E’ che è apparecchiata la sala del banchetto,  banchetto pasquale, banchetto nuziale, al quale tutti quanti che, credono in Lui, siamo invitati.  Questo  invito di partecipare al banchetto, scritto col suo sangue, è annunciato, si, ma non tutti lo odono, e  spesso a quanti lo odono e vogliono avvicinarsi, è impedito, da tante buone persone di avvicinarsi.  La  Chiesa, nella persona del papa e della gerarchia, continuano a far risuonare questo invito, ma ci sono  alcune persone, anche troppe e non solo laici, a cui non piace né il modo né la maniera con cui l’annuncio  è proclamato.  “I Bartimei” odierni sono allontanati non da quanti sono lontani ma bensì da  quanti, pur essendo alla sequela del Cristo, impongono di tacere perché Lui è troppo impegnato e non  può essere disturbato.  La critica odierna è personale, si vuole che le persone parlino e pensino come  noi desideriamo. 

Non possiamo rimanere seduti ai bordi della strada ma gridare forte, in mezzo alla  folla: “Figlio di Davide”, Signore, vieni in nostro aiuto, illuminaci, il cuore, la mente e restituisci ai nostri  occhi la loro limpidezza e originalità per vedere nell’altro la persona speciale che Tu mi hai affiancato  per percorrere la via della salvezza.  Se vogliamo guarire interiormente le nostre ferite, dobbiamo gettar  via il mantello del nostro egoismo e rivestirci del mantello dell’umiltà per seguirlo sulla strada dell’amore,  del dolore e della gioia.  Come mendicanti seguiamo Gesù sino a Gerusalemme per essere, come  lui, colpiti, feriti ed offerti come vittime di espiazione per i nostri e gli altrui peccati.  In fatto di fede e di ubbidienza cosa trasmettiamo ai nostri figli, a quanti con noi percorrono la strada  che ha per traguardo il matrimonio? 

Crediamo nel Papa e nei vescovi o abbiamo una nostra idea di  Chiesa?  L’umiltà sta in cantina in attesa di tempi migliori?

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