Halloween e i suoi fratelli …

di , 30 Ottobre 2009

UN’ ONDA NEOPAGANA SULLE RICORRENZE CRISTIANE  CHE SCANDISCONO L’ANNO 
Halloween e i suoi fratelli  ma il tempo dell’uomo non è moda 
( di Mimmo Muolo da  Avvenire

Da qualche anno assistiamo anche per la solennità di Tutti i Santi a un fenomeno che, sia pure con modalità e tempi  diversi, si è già manifestato per le altre fondamentali feste cristiane.  Una sorta di ‘scippo’ o, se si preferisce, una specie  di ritorsione storicoculturale,  rispetto al dinamismo liberante con cui le prime comunità dell’era apostolica e subapostolica  avevano sovrapposto a festività pagane la celebrazione di eventi legati all’annuncio della Buona Novella  (esemplare il caso del Natale, fissato al 25 dicembre in coincidenza anche simbolica con il solstizio d’inverno).  Duemila anni dopo accade invece che – talvolta sotto la spinta di esigenze commerciali – festeggiamenti ispirati a  una mentalità vagamente neopagana rischiano di avere il sopravvento rispetto alle corrispondenti feste cristiane.  Per  fortuna, almeno finora, il fenomeno è limitato ai suoi riflessi mediatici e comunicativi.  Ma si sa che certi media (e le  corrispondenti élite economiche e culturali) tendono sempre più a costruire e modificare la realtà, piuttosto che a rappresentarla.  E dunque, pur senza usare toni apocalittici, è bene prendere in seria considerazione ciò che sta accadendo. 

Che cosa sta avvenendo, dunque? 
Limitiamoci all’osservazione di quattro delle più importanti feste cristiane.  Natale è talvolta – specie nel nostro mondo  occidentale – una festa senza festeggiato.  O meglio con un surrogato di festeggiato (Babbo Natale, di cui è evidente  la matrice consumistica), messo al posto dell’originale, cioè Gesù Bambino.  Pasqua rischia di diventare la festa  della primavera, l’Assunta di essere assorbita nel solleone del Ferragosto e tutti i Santi, appunto, di passare in secondo  piano rispetto alla carnevalata di Halloween. 

Carnevalata, certo, con la sua grottesca rappresentazione dell’orrido e di un aldilà popolato da creature dannate e  infelici.   Tuttavia, pur non sopravvalutando ciò che in effetti questo evento è (una moda le cui implicazioni commerciali sono  quanto mai scoperte, dato l’indotto di gadget, maschere e travestimenti che si porta appresso), non è bene neanche  farlo passare completamente sotto silenzio, dato l’impatto che una simile rappresentazione può avere soprattutto sulle  giovani generazioni. 

All’inizio del ‘decennio dell’educazione’ – la sfida che la Chiesa italiana propone a se stessa e all’intera società – è  legittimo impegnarsi come e più che in passato per riaffermare la verità storica (oltre che i contenuti di fede) di tutte le  feste cristiane a rischio di ‘scippo’.  Così come è legittimo, nel caso di Halloween, l’interrogativo sul segnale che questa  moda soprattutto giovanile ci trasmette.  Paura del futuro? 
Sfida estrema a questa stessa paura, dato che per la mentalità dominante anche il semplice averla, la paura, sentimento  umanissimo e naturale, è considerato un segnale di debolezza?  Oppure incapacità di avere speranza, perdita  del senso della vita e quindi anche della morte? 

Come si vede, domande impegnative che rimandano a una fede pensata e a una vicinanza agli uomini e alle donne  del nostro tempo, in qualunque situazione si trovino.  Per limitarci al dualismo HalloweenTutti  i Santi, basti ricordare  che proprio nella rappresentazione dell’aldilà esse sono agli antipodi.  Con tutto il rispetto di chi la pensa diversamente,  noi vorremmo tenerci stretta, e proporla senza costrizioni, la visione trascendente cristiana.  Per cui, grazie al sacrificio  salvifico di Cristo liberamente accolto nella nostra vita terrena, siamo attesi da un destino di beatitudine eterna.  Per le carnevalate ci sono altri spazi.  A Carnevale, appunto.  Perché semel in anno licet insanire, come dicevano gli  antichi Romani.  Semel,  cioè una volta all’anno.  Due o più rischiano di diventare troppe.  Il tempo dell’umano non può essere scandito dalle  mode.

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