La Parola della Domenica

di , 7 Novembre 2009

32ª del tempo ordinario
1Re 17,10-16  La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia. 
Sal 145  Loda il Signore, anima mia. 
Eb 9,24-28  Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti. 
Mc 12,38-44  Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello  che aveva.
 

Parola della domenicaL’ipocrisia è una malattia pericolosa comune anche a questa società dell’immagine, dove tutti desideriamo  apparire migliori di quello che siamo per difenderci e proteggerci (forse).  Meno di un secolo  fa’, il convertito Giovanni Papini, scrisse: ” Non fidarti delle apparenze, neppure quando si tratta  di devozione.  Anche i cammelli si inginocchiano, anche i dischi recitano preghiere e laudi, anche gli  affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi.  ” Questa frase di Papini, a mio parere,  riecheggiano i vv.  38-40, dell’Evangelo di questa 32a domenica del tempo ordinario.  Se proprio abbiamo  bisogno di esempi edificanti, dobbiamo rivolgerci alle due vedove e all’unico sommo sacerdote, che incontriamo nella  liturgia della Parola. 

L’episodio narrato nella prima lettura manifesta la potenza della fede nella parola di Dio.  Parola che porta Elia a rifugiarsi in  terra fenicia, patria d’origine della sua nemica, la regina Gezabele.  Li troverà un’altra donna, una povera vedova, che per predisposizione  divina, sarà strumento di salvezza per Elia perseguitato.  Questa donna, che è e si dichiara indigente, ha fede nelle  parole di Elia che, le predice un evento miracoloso da parte del Signore. 

Lodiamo il Signore perché nella sua nella sua misericordia ci libera da ogni avversità e pericolo che il nemico stende lungo il  nostro cammino.  Cristo, venuto per dare compimento alla vecchia alleanza, ne istituisce, col suo sangue, una nuova e definitiva,  di cui è unico sacerdote, mediatore e vittima.  Egli è entrato nel vero santuario di Dio, “una volta per tutte”, ha offerto “se stesso”,  addossandosi “i peccati di molti” e “per intercedere a nostro favore” presso il Padre. 

Il vangelo di oggi ci mostra due episodi veramente gustosi ed attuali: da una parte i potenti, sempre in mostra e pronti ad occupare  i primi posti, sia quando sono in carica, sia quando non lo sono più; dall’altra una persona insignificante che, agli occhi del  mondo, non contava e neppure oggi conterebbe niente perché c’è poco da rosicchiare, ma che si dona tutta intera e senza riserve  al Signore, donando a Lui tutta se stessa nella cassetta delle offerte del mondo.  Il discorso che Gesù fa agli apostoli rileva il  capovolgimento che, l’arrivo degli ultimi tempi, porterà nelle strutture umane.  Il gesto con cui la vedova getta del suo necessario  è un gesto di preghiera, di fede, è il dono totale e incondizionato di sé, colto solo da Gesù, il solo capace di valutare i valori  interiori che partono dal cuore. 

Donare così è donare come fa Dio, il quale il quale non ci dona della sua abbondanza, ma di  quello che è, manifestandosi nella condizione umana: Gesù Cristo, nostro fratello nella carne.  Anche se non arriviamo ad atteggiamenti  ipocriti, che simulano buoni sentimenti per ottenere favori ed apprezzamenti, si possono insinuare lentamente nelle  nostre pratiche di pietà e nei gesti di amore verso gli altri, atteggiamenti di vanità, provocati dall’eccessiva stima di se stessi e  dal desiderio delle altrui lodi.

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