Andarono senza indugio…

di , 12 Dicembre 2009

Avvento5Resta in attesa…  e’ una sorpresa! 
(Senza la domenica…  non possiamo vivere) 

3^ Domenica di Avvento
Abbiamo visto che se noi invitiamo Dio ad entrare nella nostra vita, cioè lo prendiamo sul serio, non possiamo restare  indifferenti, questo però non solo per un senso del dovere o per applicare degli insegnamenti esterni…  ma per la conseguenza  di un cuore nuovo!  Ecco perché la folla nel Vangelo domanda a Giovanni cosa deve fare…  Ecco perché i pastori  all’annuncio degli angeli si mettono in moto.  Noi sentiamo questa urgenza?  Il momento dopo la comunione potrebbe essere  lo spazio giusto per invitare tutti alla preghiera silenziosa e interrogare il proprio cuore per scorgere i semi che Dio vi  ha piantato e individuare come fare spazio nella nostra vita perché crescano rigogliosi. 

Sorpresi (Sor-presi) di essere invitati
I pastori erano gente semplice che viveva ai margini dei villaggi.  Non erano molto stimati e  anzi spesso si sospettava di loro: chi poteva controllare chi lavora di notte?  Dalla vita non si aspettavano grandi riconoscimenti, ormai  rassegnati al loro posto nella scala sociale.  Gente che in fondo non si aspetta nulla, ma che per ironia della sorte sa meglio di tanti altri  cosa vuol dire “restare in attesa”.  Erano poveri,masi lasciavano stupire dalle piccole gioie: la nascita di un capretto, una fonte d’acqua  limpida, una stella particolarmente luminosa.  Era notte.  Qualche pastore teneva acceso il fuoco del bivacco, a crocchi chiacchieravano  attorno alla fioca luce, altri più scostati controllavano il gregge.  All’improvviso il cielo si illuminò.  Una voce calda e festosa disse parole  insolite: Che fare?  Credere a quella voce?  E’ notte, il tempo dei sogni che al giungere del giorno svaniscono.  Ma quella luce era così intensa  e così in tanti hanno udito quella voce: poteva essere solo un’illusione?  Stava accadendo qualcosa di nuovo!  Che gioia!  Dio si era rivolto  proprio a loro per dare questo lieto annuncio.  Perché proprio noi?  Perché proprio io?  Pensava ciascuno in cuore… Quel “Non temete  ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore.  Questo  per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” Dio, lontano nel cielo, si stava facendo vicino,  stava facendo conoscere qualcosa di ‘straordinario’a degli uomini ‘qualunque’.  Si decidono a partire, mettono in gioco la loro libertà, prestano  fede a quell’invito.  Chi sarà mai questo bambino?  Perfino la madre e il padre sembrano stupiti di tanto strepito attorno al loro piccolo  frugoletto: solitudine e gloria; una stalla, perché rifiutati dai ben più comodi alberghi della città e ora accolti e salutati da quel gruppo  di pastori, che raccontano di aver udito parole meravigliose su quel bambino.  Forse portano in dono i prodotti del loro lavoro; i pastori  non temono la loro povertà, non temono di portare le loro cose semplici.  E in cambio dei graditi doni, utili alla povertà di quella famiglia  nascente, ricevono il Dono: lo stare accanto a quel bambino, il suo rimettersi ai loro occhi, alle loro mani.  Consegnato nelle mani degli  uomini fin da allora.  Solo un povero di spirito può stupirsi di essere stato scelto, può prestare ascolto all’invito di Dio e dar Gli credito,  può riconoscerne il segno, può assaporarne la gioia.  Solo un povero può riconoscere nella povertà di quella scena la presenza di Dio.  Questo  perché il primo ad accogliere la buona notizia è sempre chi si sente povero davanti a Dio e sa che può confidare solo in Lui.  Attorno  alla mangiatoia i pastori trovano tre creature umane: da quando il Figlio di Dio è diventato figlio dell’uomo non si  può più cercare autenticamente il Signore trascurando gli uomini e le donne che si presentano al nostro sguardo*.

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