La Parola della Domenica

di , 24 Gennaio 2010

Ne 8, 2-4. 5-6. 8-10   Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso
 Sal 18   Le tue parole, Signore spirito e vita
1 Cor 12, 12-30   Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte
 Lc 1,1-4: 4,14-21   Oggi si è compiuta questa Scrittura

Lo Spirito del Signore è su… tutti noi!

Questa domenica è la domenica della Parola “annunciata” e proclamata dai profeti, vivificata e resa palpabile con Cristo Signore.  Il Dio di Abramo, di Isacco, di Gesù è un Dio che si rivela nella storia di ciascun uomo, di ciascun popolo, pertanto impariamo a leggere la nostra storia come parola di Dio, se vogliamo incontrarlo nel quotidiano e riconoscerci suo popolo, come ha fatto Israele al tempo di Neemia quando è tornato dall’esilio di Babilonia.  In quella circostanza, la lettura ininterrotta della Bibbia, letta in assemblea e spiegata, diventa il fatto essenziale e prioritario per la ricostruzione della comunità lacerata e la ricerca della nuova identità nazionale del popolo che, non possiede più né casa né tempio ma ciò che gli resta è la parola di Dio che diventa tutto per esso. 

Qui la Bibbia non è solo ed esclusivamente ” discorso di Dio”, ma prevalentemente ” discorso con Dio”, per mezzo dell’interprete, da parte dell’assemblea che, si alimenta e beve la Parola E questo dovrebbe avvenire anche tra di noi, in famiglia, nella società infatti Gesù, e quindi la sua Chiesa, in virtù del Battesimo e della Confermazione, hanno, non solo la missione, ma soprattutto la grazia dell’ispirazione, data dalla presenza dello Spirito Santo, che rende ‘viva ed efficace’ la parola, accompagnata dalla testimonianza, tanto da poter affermare: ‘Ciò che dico è vero, perché è frutto dello Spirito che è in me’. 

Essere cristiani non è solo un modo di dire, ma un modo di vivere la fede, che si esprime nel come pensiamo, come parliamo, come ci comportiamo, insomma nel come ‘viviamo Cristo’ non possiamo più essere cristiani di ‘facciata, ma dobbiamo diventare cristiani ‘vivi’, che, dove sono, operano ‘ispirati’, ossia mossi dallo Spirito Santo, difficile?  Si, ma necessario se vogliamo ‘realizzare’ noi stessi ed aiutare gli altri, crescendo insieme nella fede e nella santità.  Non è più tempo – e sono certo che voi, che siete ‘di buona volontà’, siate d’accordo – di ‘segni senza significato’, ma di presenze che tornino ad essere ‘sale della terra e luce del mondo’.  Abbiamo oggi due letture che dovrebbero aiutarci a crescere nella fede.  L’evangelista Luca ci pone innanzi GESÙ che, a 30 anni, dopo una lunga preparazione nel silenzio di Nazarerh, si presenta ufficialmente nella sua città, nella sinagoga, iniziando a farsi ‘PAROLA NUOVA E VERA’, come solo Dio può e sa essere. 

Possiamo facilmente immaginare lo stupore di quell’assemblea nel sentire che la profezia di Isaia si ‘incarnava’ in quel giovane, Gesù, che loro da sempre conoscevano come ‘il figlio del falegname’.  E ancor più stupefacente – in quell’epoca, simile alla nostra, dove i deboli erano emarginati, privi di ogni diritto, come non avessero posto nel cuore dei fratelli, – era l’affermazione, senza mezzi termini, che un’epoca nuova era iniziata, in cui era iniziata la liberazione dei più emarginati.  È lo stesso problema e necessità che si pone anche oggi.  Basta avere uno sguardo illuminato dallo Spirito, per vedere come il mondo sia diviso in chi si realizza e conta e in chi è messo al bando senza pietà.  Una divisione che non è solo bestemmia alla giustizia umana e divina, ma è sempre sorgente di guerre aperte e sotterranee. 

La Chiesa – noi, che ci diciamo Chiesa – dobbiamo sentire rivolto a noi, quell’OGGI si è adempiuta la salvezza.  Per grazia di Dio, tanti, in tanti modi, questo ‘oggi’ lo stanno già attuando nelle innumerevoli forme della carità, animata dallo Spirito Santo.  Paolo, scrivendo ai Corinzi, ci viene incontro, dando una risposta alla nostra domanda: Come possiamo noi cristiani realizzare quell’OGGI di Gesù?  Ad Efeso, si dibatteva sul ruolo o su quello che era ‘il posto’ nella Chiesa e la parte da svolgere, Paolo descrive i carismi di ciascuno.  E ce ne sono tanti, che si adattano alle varie necessità di una Chiesa che vuole essere tutta missionaria, non lasciando alcuno con le mani in mano!  Si parte dai carismi ‘semplici’, legati alle realtà dove siamo e per ciò che facciamo.  Sarà l’obbedienza poi a discernere e dire quale carità ciascuno debba in modo più specifico esercitare…  ognuna con il suo carisma…  come a rendere presente ed efficiente la figura del ‘corpo’, attraverso le ‘membra.  Ma quello che è davvero stupendo, è come tutti convergono, seppur in modo diverso, al bene dell’intera umanità e della Chiesa.  Nel piano di carità e di salvezza, che Dio ha disposto per tutti, ha fatto in modo che ciascuno, senza eccezioni, sia costruttore. 

Dai genitori agli educatori, ad ogni fedele.  C’è davvero posto e necessità che tutti, ma proprio tutti, ciascuno con il suo carisma, mettiamo mano all’edificazione del Regno di Dio e, quindi, ad un mondo più giusto, più bello.  Non è ammesso il disimpegno, perché sarebbe come fare mancare il nostro necessario apporto, creando un ‘vuoto’ nell’edificazione del Regno e nella comunità.  L’importante è non nascondere i nostri carismi ‘sotto terrà, per pigrizia o per paura, come dice Gesù nella parabola dei talenti da far fruttare.  Scriveva Paolo VI: “A tanti cristiani, forse a noi stessi, è rivolto l’interrogativo che sa di rimprovero, rivolto dall’apostolo Paolo agli Efesini, perché la nostra vita spirituale non è un soliloquio, una chiusura dell’anima in se stessa, ma un dialogo, un’ineffabile conversione, una presenza di Dio, da non ricercare più nel cielo, né fuori, né solo nelle nostre chiese, ma in se stesso: quanta gioia e quanta speranza saremo capaci così di donare a tutti, ognuno a suo modo e dove è”.

(commento di Mons.  Antonio Riboldi) 

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