La Parola della Domenica

di , 6 Febbraio 2010

5ª del Tempo Ordinario
Is 6,1-2.  3-8   Eccomi, manda me! 
Sal 137   Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria. 
1Cor 15,1-11   Così predichiamo e così avete creduto 
Lc 5, 1 –11   Lasciarono tutto e lo seguirono 

Le letture di questa domenica, hanno un tema comune: la vocazione.  Si tratta di vocazioni diverse, ma ogni chiamata viene capita  e accettata se c’è l’esperienza di incontro personale con Dio e con Cristo.  Si comincia con la visione di Isaia: nel tempio di Gerusalemme  egli contempla il “Signore seduto su un trono alto ed elevato”.  È un incontro improvviso che lo segnerà per tutta la vita.  Dio appare in tutta la maestà di Re, attorniato dai “serafini” (“i brucianti”) pronti ad eseguire gli ordini divini, che cantano e proclamano  Dio come il “Santo, Santo, Santo”, Signore dell’universo e assolutamente trascendente, infinitamente perfetto e di inesauribile  ricchezza, di una bellezza irresistibile. 

Dio è mistero “tremendo e affascinante”, vederlo con occhi è morire perché è troppo  bello e “Tutta la terra è piena della sua gloria”, cioè è piena di Lui.  A contatto col Dio tre volte “santo” Isaia avverte, con angoscia,  la propria indegnità di peccatore.  Dio lo purifica da ogni colpa, a iniziare dalle “labbra”, perché Isaia dovrà parlare in nome di Dio.  Una è la parola del profeta: “Eccomi”.  E Gesù nel vangelo mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone,  chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.  E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori  di uomini»…  da pescatori di pesci a pescatori di uomini… 

Così Gesù chiama a se i suoi e detta loro un nuovo programma  di vita.  Egli stesso, proponendosi come loro modello, afferma il primato della Parola e della testimonianza.  Istruisce continuamente  le folle che accorrono a Lui.  Deve scostarsi dalla riva del lago per evitare la calca e farsi sentire e vedere da tutti.  Gesù è il pescatore  di uomini; Egli li attrae, li illumina, li converte, li risana nel corpo e nello spirito.  È questa la sua missione, questa sarà anche  la missione degli apostoli.  Dovranno però agire nel suo nome, essere umili portatori del suo Vangelo di Cristo.  Hanno perciò  bisogno di maturare una illimitata fiducia in Colui che li ha chiamati e li invierà al mondo.  Ecco allora il comando del Signore:  «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».  Non è né il momento né l’ora per andare a pescare e Pietro, Giacomo e Giovanni,  tutti espertissimi del mestiere, ricordano a Gesù che hanno trascorso già l’intera notte nel lago senza aver preso nulla, ma  aggiungono, per bocca di Simon Pietro: «Sulla tua parola getterò le reti».  La pesca che ne segue è miracolosa.  Riempiono di grossi  pesci le loro barche e il cuore di meraviglia e di stupore.  Gli Apostoli hanno ricevuto una bella lezione da non dimenticare mai.  Quando si agisce nel nome del Signore, è Lui stesso a dare efficacia alle nostre azioni. 

Gesù lo spiegherà meglio dicendoci più chiaramente:  «Senza di me non potete fare nulla».  Gli apostoli e i fedeli di ogni tempo lo hanno sperimentato.  La storia della Chiesa lo  testimonia.  I Santi fino ai nostri giorni, in modo eroico hanno affermato con tutta la loro vita il primato di Cristo e la forza della  sua parola di verità.  Nello stesso nome avvengono ancora le pesche miracolose.  Nel suo nome ogni giorno iniziamo le nostre azioni  quotidiane affinché siano per noi fonte di merito, nello stesso nome la chiesa inizia tutte le sue liturgie.  In questa domenica ci  viene offerta l’occasione propizia per dare il vero senso ai nostri segni di croce quando ripetiamo appunto: «Nel nome del Padre,  del Figlio e dello Spirito Santo».  Significa dare la giusta intenzione al nostro agire. 

(commento dei Monaci Benedettini)

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