La Parola della Domenica

di , 6 Marzo 2010

3ª di Quaresima
Es 3,1-8.13-15   Io-Sono mi ha mandato a voi. 
Sal 102   Il Signore ha pietà del suo popolo. 
1Cor 10,1-6.10-12   La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta  per nostro ammonimento. 
Lc 13,1-9   Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo
 

Anche la parola di questa domenica richiama un forte appello alla conversione.  Ma non si tratta di  una “conversione” sulle piccole cose.  Nel vangelo di Luca “conversione” significa cambiamento di  rotta, modifica radicale dello stile di vita.  Significa, per riprendere la riflessione della prima domenica  di Quaresima, scegliere di entrare in quel luogo che è il deserto.  Una conversione che interessa  singolarmente ognuno di noi, ma che implica anche scelte (non sempre facili) decise.  La conversione  non è un atto, è un progetto che dura ogni giorno della vita: un cammino.  La Quaresima, tuttavia, è il tempo forte per fare una verifica,  accurata, per accertare il punto in cui siamo arrivati nel nostro itinerario. 

È in Quaresima, infatti, che la parola di Dio ci interpella con tutta  la sua forza rinnovatrice e che deve trovare più ampi spazi di ascolto nel nostro cuore: la verifica di questo cammino non è sull’adesione  più o meno convinta ad alcune norme morali, ma sulla progressiva scoperta del Dio biblico, che parla al nostro cuore come a Mosè, e che  dolcemente dice ad ognuno di noi «Sono sceso per liberarti… ».  Noi che ci abbeveriamo a Lui che è la fonte, bevanda spirituale:«bevevano  infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo» (I Cor 10,4).  È qui che si inserisce, la parabola del fico.  La  scure che già era alzata, pronta ad abbattersi sull’albero sterile, ricade impotente a terra. 

La furia distruttiva si placa, si stempera in un  momento di rasserenazione e di speranza, di amore e di attesa.  Il nostro non è il Dio della vendetta e dell’intolleranza, dell’odio e dell’impazienza.  Guai ad avere paura di Dio.  Nella nostra vita possiamo avere paura del giudizio umano…  Ma la misericordia del Signore supera  ogni giudizio umano, il “timor Dei”, timore di Dio, non è paura di Dio, è attenzione vigile alla sua voce che ascoltiamo nell’intimo della nostra  coscienza, e ci parla dolcemente, come sempre vorremmo sentirci parlare da tutti.  Il nostro non è il Dio che giudica dall’esterno la storia,  senza farsi mai lasciarsi coinvolgere in essa, ma è entrato nella storia, è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.  Della Maddalena e  della Samaritana.  Di Zaccheo e di Paolo è il Dio di Gesù.  Dobbiamo avere il coraggio di credere nel Dio di misericordia, lento all’ira e pronto  al perdono.  Sempre.  Rimane, certo, un Dio esigente. 

Quante volte vorremmo fare a meno della nostra coscienza, il luogo (il deserto… ) in  cui ci parla!  E tuttavia resta un Dio umile (“misericordioso” significa appunto “dal cuore umile e povero”), un Dio che in qualche modo “si  ritira” di fronte alle nostre scelte.  Il cristiano deve avere la capacità di muoversi a proprio rischio, in un mondo che non è fatto a misura del  credente e neppure per la sua consolazione e per i suoi trionfalismi.  Bisogna puntare ad una fede che “prende il passo di chi non crede”ma  salda in Dio, quello Gesù ha fatto con i suoi…  Ed oggi con noi…  Traccia per la revisione di vita – La conversione è solo una buona e pia intenzione per la nostra, oppure è un progetto che portiamo  avanti, inciampando e rialzandoci, ma con lo sguardo rivolto ad un orizzonte di senso?  Insomma, ci mettiamo “del nostro”?  – Qual è il Dio in  cui crediamo?  È il Dio dell’ira o della misericordia?  E quale immagine di Lui proiettiamo?

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