Perche’ abbiamo paura di confessarci?

di , 6 Marzo 2010

Propongo oggi alla nostra riflessione queste poche, ma intense righe, tratte dagli scritti del venerato Papa  Giovanni Paolo II, che ci spiega molto bene che perdere il senso del peccato facendoci perdere così quella  “la libertà di figli di Dio” e allontanandoci da questa esperienza d’Amore che è il sacramento della Confessione. 

Don Carlo 

 “Perché il senso del peccato è legato alla dignità dell’uomo?  Perché questa dignità esige anche che  l’uomo viva nella verità.  Ora la verità sull’uomo è che egli commette il male, che egli è peccatore.  Perfino  quelli che si sforzano di radiare dal vocabolario dei cuori il senso del peccato, e di cancellarlo dal linguaggio  umano, confermano tutti, in diversi modi, questa verità.  Cancellare il senso del peccato significa impoverire  l’uomo in un punto costitutivo dell’esperienza della sua umanità.  Chi vuole eliminare il senso del  peccato, lo fa per «liberare» l’uomo dalla prospettiva di una «conversione» (e dunque dalla «penitenza»  sacramentale).  Questo modo di procedere sfocia però nel vuoto o piuttosto grava il subcosciente con l’idea  del male inevitabile, e in qualche modo normale.  Ne segue la necessità di non chiamare male il male,  ma bene, per poter cedere ad esso anche nel campo delle più fondamentali esigenze morali.  (Giovanni Paolo II da«Non abbiate paura!  », p.  99)  Riconoscere il proprio peccato, anzi – andando ancora più a fondo nella considerazione della propria  personalità – riconoscersi peccatore, capace di peccato e portato al peccato, è il principio indispensabile  del ritorno a Dio.  È l’esperienza esemplare di Davide, che dopo «aver fatto male agli occhi del Signore»,  rimproverato dal profeta Natan, esclama: «Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.  Contro di te, contro te solo ho peccato; quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto» (Sai 51 [50],5-6).  Del  resto, Gesù mette sulla bocca e nel cuore del figlio prodigo quelle significative parole: «Padre, ho peccato  contro il cielo e contro di te» (Le 15,18.  21).  In realtà, riconciliarsi con Dio suppone e include il distaccarsi  con lucidità e determinazione dal peccato, in cui si è caduti.  Suppone e include, dunque, il fare penitenza  nel senso più completo del termine:pentirsi, manifestare il pentimento, assumere l’atteggiamento concreto  del pentito, che è quello di chi si mette sulla via del ritorno al Padre.  Questa è una legge generale, che ciascuno  deve seguire nella situazione particolare in cui si trova.  Il discorso sul peccato e sulla conversione,  infatti, non può essere svolto solo in termini astratti.  (Reconciliatio et paenitentia, n.  13)

I commenti non sono attivi

Panorama Theme by Themocracy