La Parola della Domenica

di , 13 Marzo 2010

4ª di Quaresima
Gs 5,9-12   Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua. 
Sal 33   Gustate e vedete com’è buono il Signore. 
2Cor 5,17-21   Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo. 
Lc 15,1-3.  11-32    Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
 

La Pasqua è celebrare l’arrivo alla Terra Promessa, godere dei frutti del proprio lavoro.  Mai come in  questa Quaresima è opportuno riflettere sul valore del lavoro e dei suoi frutti per poter anche noi, pur  nelle difficoltà economiche e lavorative che coinvolgono molte famiglie in questo momento difficile,  vivere pienamente il significato della Pasqua.  Riconciliarci: ecco il messaggio di pace che ci prepara alla Pasqua: riconciliarci con  Dio per poterci riconciliare con i fratelli.  Prendiamoci l’impegno, in questo tempo di Quaresima, di riconciliarci con qualcuno che ci  ha fatto del male, un familiare, un vicino di casa, un collega di lavoro… proviamo a rileggere i nostri rapporti umani alla luce del  Vangelo, così come ci viene suggerito proprio dal Vangelo di questa domenica.  Siamo di fronte a una lettura di grandissimo spessore,  dove Dio rivela il suo vero volto di padre.  Guardando l’uomo direttamente negli occhi. 

Tocca a noi raccogliere l’insegnamento.  “Questo uomo aveva due figli” è bene considerare il numero due, come dimensione sempre presente nell’animo umano.  (il bene e  il male, o meglio la cosa giusta e la cosa non giusta) “Il padre divise tra loro le sostanze” Notiamo il silenzio di questo padre.  E in  questo silenzio si intravede un cuore di figlio, viene accettato il desiderio del giovane di partire per un ideale, una meta non bene  definita e forse troppo avventata.  “partì per un paese lontano” che significa si separò dal popolo, dalla sua gente.  Venne una grande  carestia e il ragazzo si sentì nel bisogno, anche perché incominciò a sentire che aveva fame.  “Mi leverò ed andrò da mio padre  e gli dirò “Padre.  ho peccato contro il cielo e contro di te”Ecco la vera conversione, la troviamo in quelle due parole – gli dirò (mi  sono reso conto) – “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.  “… ”  il figlio cercò di parlare con il padre dicendogli “non sono più degno di essere chiamato tuo figlio… ” Ma il padre non ascoltava  aveva qualcosa di più importante da fare, abbracciarlo.  “Presto portate il vestito più bello e rivestitelo… .  ” Ecco il cuore del racconto.  “Oggi voglio farti diventare bello”. 

Stiamo contemplando in questo racconto 4 grandi momenti della misericordia di Dio. 

  • 1°  momento:  “lo vide” vuole dire che lo stava aspettando che non l’aveva mai perso di vista e attendeva il suo ritorno.  Questo presagisce  l’anticamera del perdono. 
  • 2°  momento:  ” gli si gettò al collo e lo baciò.  ” Dio che abbracciandolo fissa lo sguardo negli  occhi dell’uomo e si ritrovano. 
  • 3° momento:  il padre ha capito la conversione del cuore, non ha bisogno che gliela si spieghi, non  ha bisogno di tante parole. 
  • 4° momento:  Si commosse.  Dio si commuove di fronte all’uomo che lo cerca, che torna.  Commuoversi  in greco (splankano) indica una realtà più piena, significa “ricevere un pugno nelle viscere” dove noi traduciamo viscere, ma il  significato in ebraico è “uteri” quindi questo padre è padre e madre.  Ecco perché nella parabola non compare la madre.  “il figlio  maggiore si trovava nei campi… egli si arrabbiò e non voleva entrare” “il padre allora uscì per pregarlo” Il padre che è uscito ad  aspettare il figlio, è lo stesso padre che esce all’esterno, per pregare il più grande di entrare in casa, per accogliere il suo fratello.   Per far festa. 

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