Dedicazione della basilica lateranense… e della nostra chiesa

di , 7 Novembre 2008

Oggi celebriamo la festa della dedicazione della chiesa madre di Roma, la basilica Lateranense, dedicata inizialmente al divin Salvatore e in seguito a San Giovanni Battista. Essa sorse nel IV secolo accanto al palazzo del Laterano, divenuto, dopo la pace di Costantino, l’abitazione del papa. Fu, quindi, la prima cattedrale di Roma; in essa, si tennero numerosi e importanti concili ecumenici. La dedicazione di quella basilica segnò il passaggio e l’uscita dell’assemblea cristiana dalle catacombe allo splendore delle basiliche romane.

La nostra attenzione non si esaurisce però nel ricordo di questo fatto. Nella dedicazione della basilica lateranense, ogni comunità locale di rito latino, oltre ad esprimere la propria comunione con la sede di Pietro, ricorda e celebra la dedicazione della propria chiesa, intesa come edificio sacro. Che cosa rappresenta per la liturgia e per la spiritualità cristiana la dedicazione di una chiesa e l’esistenza stessa della chiesa, intesa come luogo di culto? Dobbiamo partire dalle parole contenute nel vangelo odierno: “E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori”

Gesù insegna che il tempio di Dio è, primariamente, il cuore dell’uomo che ha accolto la sua parola. Parlando di sé e del Padre dice: “Noi verremo in lui prenderemo dimora presso di Lui” (Gv.14,23) e Paolo scrive ai cristiani : “Non sapete che voi siete il tempio di Dio?” (1 Cor. 3,16).  Tempio nuovo di Dio è, quindi, il credente. Ma luogo della presenza di Dio e di Cristo è anche là, dove due o più sono riuniti nel nome del Signore.

A che titolo allora noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa, se ognuno di noi può adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella sua casa? Perché questo obbligo di recarci in chiesa ogni domenica? La risposta è che Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un popolo, una comunità di persone, in comunione con Lui e tra di loro. Questa dimora si chiama “Chiesa”. Essa è il luogo della sua presenza sulla terra. Certo la Chiesa così intesa non si identifica con il luogo o con l’edificio, fosse pure la più splendida cattedrale gotica o la basilica stessa di San Giovanni in Laterano. Essa è anzitutto il popolo dei redenti, in quanto unito a Dio per la fede e i sacramenti. Ma di questa realtà universale e invisibile l’edificio sacro è il segno visibile. Esso è il luogo privilegiato del nostro incontro con Dio perché è il luogo dove si realizza e si rende visibile la comunità cristiana.

Celebrare la festa della Dedicazione della Basilica lateranense è dunque occasione per verificare l’autenticità della nostra vita cristiana; è secondo Cristo oppure secondo il nostro gusto personale? Con il battesimo siamo tutti diventati tempio di Dio.

 


 

Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo (Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)

Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo è vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente. Per la prima nascita noi eravamo coppe dell’ira di Dio; secondo nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo.

Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se riflettiamo un pò più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora intempli costruiti dalle mani dell’uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell’anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo è il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17).

Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto è in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora.  Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato.

Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre.  Fa’ piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).

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