La Parola della Domenica

di , 23 Maggio 2010

Pentecoste
At 2,1-11   Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare. 
Sal 103   Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. 
Rm 8,8-17   Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. 
Gv 14,15-16.  23-26   Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa. 

L’evento della Pentecoste è una pagina nuova scritta nel tormentato ma affascinante  libro della Storia; una pagina scritta da Dio con il “Dono” dello Spirito Santo promesso  da Gesù ai Discepoli nel discorso di saluto, durante l’Ultima Cena.  Nella comprensione  di questo evento, che si compie in Gerusalemme e che avviene come una “grande Epifania”  simile a quella del Sinai, ci guidano Luca e Giovanni.  Entrambi, con linguaggio e  contesto diversi, ci aiutano a cogliere la bellezza della Solennità odierna.  “Tutti furono pieni di Spirito”; così è sintetizzata la forte esperienza vissuta nel Cenacolo  dagli Apostoli, che S.Luca descrive con il linguaggio delle grandi Manifestazioni di Dio.  Nello scrivere questa  “irruzione” dello Spirito di Dio nel cuore e nella storia umana, S.  Luca sottolinea che “cominciarono a parlare in altre  lingue”.  Sulla base della famosa “tavola delle nazioni” di Genesi cap.10, erano settanta le nazionalità della terra secondo  la tradizione ebraica. 

Probabilmente S.  Luca allega all’evento della Pentecoste, un lungo elenco di popoli ed evidenzia  la diffusione del Cristianesimo ovunque, quasi a sottolineare che le lingue della Chiesa sono ormai tante ma tutte  professano l’Unica fede nel Signore Gesù Cristo.  La Pentecoste realizza così quell’unità dei Popoli che si era infranta  a Babele (la città biblica simbolo dell’orgoglio e dell’oppressione!  ).  A Babele “nessuno comprendeva più la lingua del  vicino”.  A Gerusalemme, nella Pentecoste, “ciascuno sentiva parlare la propria lingua”.  Così, sul colle dì Sion, nuovo  Sinai, lo Spirito Santo ricompone in unità le diverse lingue, culture e razze; e la Chiesa diviene così “l’anti-Babele”. 

S.Giovanni colloca alla sera stessa di Pasqua l’evento di Pentecoste, racchiudendolo in un gesto che Gesù compie sugli  apostoli radunati nel cenacolo: “Alitò su di loro”.  II Risorto è la sorgente del dono dello Spirito da Lui stesso promesso  e più volte annunciato nei discorsi dell’addio.  Il cuore del racconto è proprio quell’atto carico di simbolismo che, per chi  è familiare alle sacre Scritture, non può non rimandare alla creazione, quando “lo spirito di Dio alitava sulle acque”  (Gen.  1,2) e dava vita alla creatura che Dio aveva plasmato a sua immagine.  La comprensione di quell’atto delle  origini è nelle parole di Gesù: “Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete…  “. 

Nella Pentecoste lo Spirito Santo rende  nuova l’Umanità e la libera dal Maligno, tramite il sacramento del perdono celebrato nella Chiesa.  Lo Spirito Santo è  ancora il “consolatore“, il difensore della Chiesa immersa nella Storia, dove spesso è contestata dal mondo e perseguitata  dal male.  Preziosa infine l’opera dello Spirito nel “ricordare e insegnare” alla Chiesa quanto Gesù ha detto.  Paolo unisce la sua voce a quella di Luca e Giovanni e intona il suo canto allo Spirito, la cui opera nella vita del credente  produce tre effetti :- come per Gesù, schiude anche per noi la vita eterna,- fa risorgere l’Uomo ucciso dal peccato.  – libera  dalla schiavitù del male, ci rende figli di Dio facendo fiorire sulle labbra l’invocazione stessa di Gesù: “ABBA ‘, Papà”!

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