La Parola della Domenica

di , 12 Settembre 2010

Nella liturgia di questa domenica si legge l’intero capitolo quindici del Vangelo di Luca che contiene le tre parabole dette “della misericordia”: la pecorella smarrita, la dramma perduta e il padre misericordioso. Nel suo fondo la parabola non è che la storia di una riconciliazione tra padre e figlio, e tutti sappiamo quanto una simile riconciliazione sia vitale per la felicità dei padri come dei figli.

Le arti figurative e di comunicazione sia letteraria che visiva (romanzi, film, canzoni…), privilegiando principalmente il rapporto tra uomo e donna, lasciano inesplorato un altro legame umano altrettanto universale e vitale, un’altra delle grandi fonti di gioia della vita: il rapporto padre – figlio, la gioia della paternità. Se invece si scava con serenità e obiettività nel cuore dell’uomo si scopre che, nella maggioranza dei casi, un rapporto riuscito, intenso e sereno con i figli è, per un uomo adulto e maturo, non meno importante e appagante che il rapporto uomo – donna. Sappiamo quanto questo rapporto sia importante anche per il figlio o la figlia e il vuoto tremendo che lascia la sua rottura.

Come il cancro attacca, di solito, gli organi più delicati nell’uomo e nella donna, così la potenza distruttrice del peccato e del male attacca i gangli più vitali dell’esistenza umana. Non c’è nulla che sia sottoposto all’abuso, allo sfruttamento e alla violenza quanto il rapporto uomo – donna e non c’è nulla che sia così esposto alla deformazio¬ne come il rapporto padre – figlio: autoritarismo, paternalismo, ribellione, rifiuto, incomunicabilità. Sappiamo che esistono casi negativi di rapporti difficili tra padri e figli. Nel profeta Isaia si legge questa esclama¬zione di Dio: “Ho allevato e fatto crescere dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me” (Is 1, 2). Credo che molti padri oggigiorno sanno, per esperienza, cosa vogliono dire queste parole.

La sofferenza è reciproca; non è come nella parabola dove la colpa è tutta e solo del figlio… Ci sono padri la cui più profonda sofferenza nella vita è di essere rifiutati, o addirittura disprezzati dai figli. E ci sono figli la cui più pro¬fonda e inconfessata sofferenza è di sentirsi incompresi, non stimati, o addirittura rifiutati dal padre. In queste righe abbiamo insistito sul risvolto umano ed esistenziale della parabola. Ma non si tratta solo di questo, cioè di migliorare la qualità della vita in questo mondo. Rientra nello sforzo per una nuova evangelizzazione, l’ini¬ziativa di una grande riconciliazione tra padri e figli e il bisogno di una guarigione profonda del loro rapporto. Si sa quanto il rapporto con il padre terreno può influenzare, positivamente o negativamente, il proprio rapporto con il Padre dei cieli e quindi la stessa vita cristiana. Quando nacque il precursore Giovanni Battista l’angelo disse che uno dei suoi compiti sarebbe stato di “ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri”. Un compito oggi più che mai attuale..

adattamento da Raniero Cantalamessa – www.lachiesa.it
le letture di oggi: Esodo 32,7-11.13-14; Salmo 50; Prima lettera a Timoteo 1,12-17; Luca 15,1-32

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