Primo talento… Il coraggio dell’amore

di , 21 Novembre 2008

Questa parabola presenta diverse chiavi di lettura, interessante però è vedere i talenti non solo come le doti o le capacità (intelligenza o altro) che Dio ha dato a ciascuno ma piuttosto come le responsabilità che siamo chiamati ad assumere.

Difatti la parabola racconta che il padrone diede «a chi cinque talenti, a chi uno, secondo le capacità di ciascuno».  I primi due servitori sono l’immagine dell’operosità e dell’intraprendenza: trafficano ciò che è stato loro affidato e consegnano il doppio di quanto hanno ricevuto; sono perciò definiti «buoni e fedeli».  Il terzo invece è pigro, passivo: non traffica, non corre rischi, ma si limita a «conservare», e perciò è definito «cattivo e pigro», e «buono a nulla».  Il contrasto è dunque fra operosità e pigrizia.

Nell’economia della parabola, però, è chiaro che l’attenzione debba cadere soprattutto sul comportamento del servo cattivo. Il servo pigro ha una sua idea di Dio, e cioè quella di un padrone duro che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.  In una simile concezione di Dio c’è posto soltanto per la paura e la scrupolosa osservanza di ciò che è prescritto: nulla di più e nulla di meno.  Il servo non intende correre rischi, e mette al sicuro il denaro, credendosi giusto allorché può ridare al padrone quanto ha ricevuto. Si ritiene sdebitato: «Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo denaro: ti rendo quanto mi hai dato».

Ma è una reazione sbagliata.  L’ascoltatore della parabola è invitato da Gesù a cambiare prospettiva. Non più la prospettiva della gretta obbedienza e della paura, ma la prospettiva dell’amore, che è senza calcoli (non si limita a riconsegnare ciò che ha ricevuto), ma anche senza paura. Il servo della parabola è rimasto paralizzato dalla paura del rendiconto.

La paura lo ha reso inerte e dimissionario, incapace di correre qualsiasi rischio. E così è divenuto un burocrate senza alcuna intraprendenza.  La parabola, dunque, ha lo scopo di far comprendere la vera natura del rapporto che corre fra Dio e l’uomo.  È tutto l’opposto della paura e del timore servile. Il discepolo di Gesù deve muoversi in un rapporto di amore, dal quale soltanto possono scaturire coraggio, generosità, libertà, persino il coraggio di correre i rischi necessari.

Il coraggio dell’amore è il talento primo che il Signore ha donato a noi figli attraverso il battesimo… scopriamolo allora forza, come?… Il modo primo è sicuramente quello di dare un senso “vero” alla nostra vita … Rispondendo un “SI” con il cuore a Dio…

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