Tanti sentieri per una sola strada

di , 16 Novembre 2008

“E’ Dio l’educatore!  Dio educa il suo popolo!”  Quest’espressione del Cardinale Carlo Maria Martini fece centro qualche anno fa, quando invece di scrivere la sua Lettera alla Diocesi di Milano rivolgendosi ad ogni singolo settore e ambito della formazione, il Vescovo intuì che prima di tutto era lo stesso Dio ad aver scelto per sé questa difficile “professione” e servizio di essere lui stesso animatore, lui catechista, lui insomma educatore. Anche nella nostra Diocesi sta circolando questa consapevolezza, come racchiusa in una formula che magica non è visto che è affidata all’impegno quotidiano di tutti: SIAMO UNA “COMUNITÀ’ EDUCANTE!”

Tutte le diverse forme in cui si esercita questo duro ed affascinante compito di condurre le persone sulla via del Vangelo deve essere unificato in una visione comune, pur restando tanto diverse le modalità. Anche noi dell’Unità Pastorale di Murano ci vogliamo interrogare e per questo martedì prossimo ci incontreremo con don Walter Perini per iniziare a camminare. Una Nota del Patriarcato precisa questo progetto: “Dalla vita nasce la vita”, questo potrebbe essere lo slogan della “comunità educante”. Di fronte alle difficoltà che ci pone la catechesi oggi, la tentazione più forte è quella di chiederci: “Che cosa dobbiamo fare?”, pensando, certo in buona fede, che la soluzione dei problemi verrà “facendo” alcune cose, quasi che le tecniche, i sussidi, e le iniziative possano “miracolosamente” far cambiare la situazione. Su questo non dobbiamo illuderci.  Spesso il Patriarca ripete che «dall’organizzazione non nasce la vita».  Errori di questo tipo sono fonte di fallimento e di delusione.

Allora su quale strada sicura possiamo incamminarci?  Se “iniziare” alla fede vuol dire introdurre progressivamente ad una vita piena di comunità, questo inserimento dovrà avvenire attraverso degli attori. Non un gruppo di persone qualsiasi, ma una comunità di uomini e donne, dei testimoni (il sacerdote, i catechisti, gli animatori dell’ACR, gli scout, gli insegnanti di religione, i responsabili del canto, della liturgia, dello sport, del patronato, ecc.) che stanno insieme perché hanno incontrato Cristo e vivono di Lui; sono amici in Cristo; una comunità di persone che intende prendere sul serio le implicazioni di Atti 2,42  circa la vita di comunione («Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere»).

Esse sono riprese nelle quattro finalità della Visita pastorale.  Una comunità educante che le segue, vive la logica sacramentale della vita. Una tale comunità, che vive l’evento” di Gesù Cristo, è nelle condizioni di far nascere un “nuovo evento”, perché – secondo le parole del Patriarca: «il luogo in cui si vive l’evento fa nascere un nuovo evento».

Una comunità con queste caratteristiche è una comunità educante perché comunica in modo performativo ai ragazzi la sua umanità “cambiata” dall’evento Cristo. Gli educandi dovranno incontrare non degli individui, neppure dei singoli educatori, ma il loro insieme come espressione di una comunione vitale di persone che testimoniano autorevolmente ciò che propongono.

Insomma, se tutti siamo in cammino, davanti a noi ci sono tanti sentieri per una sola strada.

Don Nandino e don Carlo  

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