La Parola della Domenica

di , 17 Ottobre 2010

Il cristiano esiste per l’Eucaristia e l’Eucaristia per il cristiano  Il vangelo comincia così: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla  necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”.  La parabola è quella della vedova importuna.  Alla domanda: “Quante volte si deve pregare?  “, Gesù risponde: Sempre!  La preghiera, come l’amore,  non sopporta il calcolo delle volte.  Ci si chiede forse quante volte al giorno una mamma ama il suo  bambino, o un amico il suo amico?  Si può amare con gradi diversi di consapevolezza, ma non a intervalli  più o meno regolari.  Così è anche della preghiera.  Questo ideale di preghiera continua si è realizzato, in  forme diverse, sia in Oriente che in Occidente.  La spiritualità orientale l’ha praticato con la cosiddetta preghiera  di Gesù: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me!  “.  L’Occidente ha formulato il principio di una preghiera  continua, ma in modo più duttile, tanto da poter essere proposto a tutti e non solo a quelli che fanno  professione esplicita di vita monastica.  Sant’Agostino dice che l’essenza della preghiera è il desiderio.  Se continuo è il desiderio di  Dio continua è pure la preghiera, mentre se manca il desiderio interiore, si può gridare quanto si vuole, per Dio si è muti.  Ora questo  desiderio segreto di Dio, fatto di ricordo, di bisogno di infinito, di nostalgia di Dio, può rimanere vivo, anche mentre si è costretti a fare  altre cose: “Pregare a lungo non equivale a stare a lungo in ginocchio o a mani giunte o dire molte parole.  Consiste piuttosto nel suscitare  un continuo e devoto impulso del cuore verso colui che invochiamo”.  Gesù ci ha dato lui stesso l’esempio della preghiera incessante. 

Di lui si dice nei vangeli che pregava di giorno, sul far della sera, al mattino presto e che passava a volte l’intera notte in preghiera.  La preghiera era il tessuto connettivo di tutta la sua vita.  Ma l’esempio di Cristo ci dice anche un’altra cosa importante.  È illusorio pensare  di poter pregare sempre, fare della preghiera una specie di respiro costante dell’anima anche in mezzo alle attività quotidiane, se  non si riservano alla preghiera anche dei tempi fissi, in cui si attende alla preghiera, liberi da ogni altra occupazione.  Quel Gesù che  vediamo pregare sempre, è lo stesso che, come ogni altro ebreo del suo tempo, tre volte al giorno – al sorgere del sole, nel pomeriggio  durante i sacrifici del tempio, e al tramonto – si fermava, si voltava verso il tempio di Gerusalemme e recitava le preghiere di rito, tra cui  lo Shemà Israel, Ascolta Israele.  Il Sabato partecipava anch’egli, con i discepoli, al culto nella sinagoga e diversi episodi evangelici avvengono  proprio in questo contesto.  La Chiesa ha fissato anch’essa, si può dire fin dal primo momento di vita, un giorno speciale da  dedicare al culto e alla preghiera, la Domenica.  Sappiamo tutti cosa è diventata, purtroppo, la Domenica nella  nostra società; lo sport, e in particolare il calcio, da fattore di svago e di distensione, è diventato qualcosa  che spesso avvelena la Domenica…  Dobbiamo fare il possibile perché questo giorno torni ad essere, come  era nelle intenzioni di Dio nel comandare il riposo festivo, un giorno di serena gioia che rinsalda la nostra  comunione con Dio e tra di noi, nella famiglia e nella società.  È di stimolo a noi cristiani moderni ricordare le  parole che i martiri Saturnino e compagni rivolgono, nel 305, al giudice romano che li aveva fatti arrestare  per aver partecipato alla riunione domenicale: “Il cristiano non può vivere senza l’Eucaristia domenicale.  Non sai che il cristiano esiste per l’Eucaristia e l’Eucaristia per il cristiano?  “

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