Giornata mondiale della Pace, 1° Gennaio 2011

di , 18 Dicembre 2010

Libertà religiosa, via per la pace, le Parole di Papa Benedetto XVI

In alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere  liberamente la propria fede religiosa, se non a rischio della vita e  della libertà personale.  In altre regioni vi sono forme più silenziose e  sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli  religiosi.  I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il  maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede».  Così  esordisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale per  la pace (1° gennaio 2011), che quest’anno ha per tema “Libertà religiosa,  via per la pace”.  Un richiamo che si pone dopo un anno, sottolinea  il Papa, «segnato dalla persecuzione, dalla discriminazione, da  terribili atti di violenza e d’intolleranza religiosa»: tra gli altri nel  messaggio menziona gli attacchi a Baghdad (Iraq) contro la cattedrale  siro-cattolica e contro i cristiani nelle loro case, gli atti di violenza e  intolleranza “in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente in  Terra Santa”. 
Negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa e oscurare  il ruolo pubblico della religione, secondo Benedetto XVI, vuol dire  coltivare una visione parziale della persona umana, rendere impossibile  l’affermazione di una pace autentica e duratura, poiché «l’essere  umano non è “qualcosa”, ma è “qualcuno”, possiede una naturale  vocazione a realizzarsi nella relazione con l’altro e con Dio», e «la  dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza  giudaico-cristiana, ma anche condiviso da grandi civiltà e religioni  del mondo, perché, grazie alla ragione, è accessibile a tutti».  «L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica  convivenza – dice il Papa – è in realtà l’origine della divisione e  della negazione della dignità degli esseri umani».  Benedetto XVI cita  il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2008: è  inconcepibile che i credenti «debbano sopprimere una parte di se  stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai  essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti».  Il messaggio del Papa tocca anche le difficoltà che la libertà religiosa  incontra oggi in Iraq, in Medio Oriente, in numerosi Paesi d’Africa e  dell’Asia; Benedetto XVI sottolinea i pericoli della strumentalizzazione  della libertà religiosa «per mascherare interessi occulti, come ad esempio  il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di  risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo».  Tutto  ciò, aggiunge, «può provocare danni ingentissimi alle società» ed è  contrario alla natura della religione.  «La professione di una religione  – prosegue – non può venire impiegata per fini che le sono estranei  e nemmeno può  essere imposta con  la forza».  «La stessa  determinazione  con la quale sono  condannate tutte  le forme di fanatismo  e di fondamentalismo  religioso  deve animare  anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione,  che limitano il ruolo dei credenti nella vita civile e politica».  E  «l’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale, regionale e internazionale,  quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso,  viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare  e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno».  Un richiamo particolare arriva dal Papa ai credenti, «chiamati non  solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma  anche, con la testimonianza della propria carità e fede, a offrire un  contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia,  per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà  umane».  Primo passo per promuovere la libertà religiosa come via  per la pace è il dialogo tra istituzioni civili e religiose, dal momento  che «esse non sono concorrenti ma interlocutrici, perché sono tutte a  servizio dello sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia  della società».  Il Papa fa appello alla verità morale nella politica e  nella diplomazia, rivolgendosi in modo particolare a quei Paesi occidentali  segnati dall’ostilità contro la religione fino al «rinnegamento  della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e  la cultura della maggioranza dei cittadini». 
Da ultimo, un appello al «dialogo interreligioso» per collaborare «per  il bene comune» e uno affinché cessino i soprusi nei confronti dei  cristiani che abitano in Asia, nel Medio Oriente e specialmente in Terra  Santa, con l’auspicio che pure «nell’Occidente cristiano, specie in  Europa, cessino ostilità e pregiudizi contro i cristiani per il fatto che  essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e  principi espressi nel Vangelo.  L’Europa sappia riconciliarsi con le proprie  radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo  che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così,  sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivare un sincero dialogo  con i popoli non cristiani.  Alcuni di essi si affacciano con speranza  verso il continente europeo e vanno accolti con spirito di apertura e di  fraternità radicato nel Vangelo, secondo i criteri di legalità e di sicurezza  che non possono prescindere dal rispetto della comune dignità  umana».

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