La visita del Papa a Venezia

di , 15 Gennaio 2011

Il Patriarca: La visita del Papa a Venezia, dono che dà forza alla fede 

Il dono di Benedetto XVI, che il 7 e 8 maggio 2011 sarà ad Aquileia e a Venezia, consisterà nel confermarci nella  fede.  Cioè nel rendere più forte e saldo il nostro credere in Cristo.  Lo sottolinea il Patriarca, mettendo in evidenza  come il viaggio papale sarà davvero un grande dono, «Sarà un grande evento per tutto il popolo».  Eminenza,  perché il Papa viaggia e visita le sue Chiese?  I viaggi hanno una motivazione intrinseca al ministero di  Pietro, che si può riassumere nell’espressione evangelica “conferma i tuoi fratelli”.  Il Papa viene per la sua missione.  E noi lo abbiamo invitato  per questo e gli siamo quanto mai grati di aver accettato l’invito.  Alla luce di questo, certamente per noi veneziani, la visita di Benedetto  XVI svelerà il significato pieno della visita pastorale.  la sua presenza genererà una spinta decisiva su un punto che oggi appare fondamentale:  senza un’esperienza vitale di appartenenza a Cristo attraverso una comunità sensibilmente espressa e aperta a 360°, è sempre più difficile  vivere un’esperienza cristiana. 

Qui la Sosta pastorale ha solo dissodato il terreno, ha insinuato che questo è il passo da compiere.  Si  apre ora un tempo di lavoro avvincente.  Verso quale consapevolezza è bene andare?  La persona che individualmente va in chiesa la  domenica e che poi non partecipa ad una vita comunitaria – che deve essere molto semplice e non un gruppo chiuso in se stesso – rischia di  non reggere.  Analogamente la parrocchia intesa come insieme di gruppi che si prodigano in iniziative o servizi, ma poi si ignorano fra di loro  e non vivono la ragione profonda dei loro pur generosi impegni, non ha futuro.  Perciò bisogna approfondire l’appartenenza a Cristo – il “per  chi” noi viviamo – dentro alla comunità cristiana.  E questo implica la disponibilità a mettere il tutto prima della parte.  Anche da questo punto  di vista la presenza del Papa, pastore della Chiesa universale, sarà l’espressione concreta del fatto che noi tutti apparteniamo anzitutto alla  Chiesa universale, la quale vive nella Chiesa particolare che si articola nelle parrocchie e nelle aggregazioni.  Dobbiamo fare un salto di qualità  senza perdere la capillarità e tuttavia riuscendo a far brillare il tutto nel frammento. 

Risponde a questa esigenza l’indicazione di attuare  le comunità pastorali, di rivalorizzare il patronato, di trasformare l’iniziazione cristiana attraverso le comunità educanti, di riscoprire la dimensione  della cultura, del gratuito, della presenza cristiana nei vari ambienti di vita…  Ora avvieremo una preparazione immediata della  visita del Santo Padre in due tappe, da qui alla Quaresima e dalla Quaresima al 7 maggio, proprio per aiutarci tutti a vivere l’evento non solo  come un’emozione straordinaria, ma nel suo pieno significato.  Che è questo, lo ripeto: Pietro viene a confermare i fratelli nella fede e invita  ciascuno ad un coinvolgimento stabile con la vita di Cristo dentro la Chiesa.  Da qui la testimonianza permanente.  La modalità è questa e solo  questa: seguire Cristo e comunicarlo – come il Papa ci ha detto nella Caritas in Veritate – è il modo più conveniente per affrontare la propria  umanità e per stare dentro il quotidiano.  La venuta del Papa non va intesa come un gesto magico, ma come una perla preziosa, come il dono  che Benedetto XVI ci fa e dal quale tutti i fratelli battezzati potranno trarre grande frutto.

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