La Parola della Domenica

di , 15 Gennaio 2011

2ª del Tempo Ordinario
Is 49,3.5–6   Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza
Sal 39   Ecco Signore, io vengo per fare la tua volontà
1 Cor 1,1–3   Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo
Gv 1,29-34   Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo

Con il Vangelo di questa Domenica ci troviamo di fronte ad una delle più potenti costruzioni Cristologiche di  Giovanni, tutta incentrata sulla figura dell’agnello (cioè della vittima dell’espiazione) che si fa carico (cfr.  Is  53,4 e 53,12) del peccato del mondo, di quel male che inside alla radice la stessa struttura del mondo e che  l’uomo, da solo, neanche con l’intera sua buona volontà è in grado di redimere.  Per togliere il peccato del  mondo l’Agnello prende su di sé in espiazione surrogatoria le conseguenze del peccato, e così toglie ogni  effetto al peccato, o meglio alla colpa del peccato, lo mette da parte; perciò l’espressione riunisce in sè le  due cose, l’assunzione del peso e la sua eliminazione..  Non è erudizione filologica fine a se stessa.  Con  questa espressione, infatti, i due Giovanni intendono riferirsi sia al quarto carme del Servo del Signore (Is  53,1-12), sia all’agnello espiatorio di Lev 14, 12-13, sia infine all’agnello pasquale (Es 12, 1-14; Gv 19,36)  che diventa il simbolo della redenzione di Israele.  L’atto di eliminare il peccato del mondo non si comprende  dunque se non viene inserito in un progetto di redenzione che può avvenire solo attraverso l’espiazione vicaria,  fatta cioè per la salvezza di tutti, di una vittima.  Il tutti di questa salvezza non ha limiti né geografici né  cronologici: è per questo che (v. 30) Giovanni può dire che dopo di lui “viene un uomo che è avanti a me,  perché era prima di me”.  L’atteggiamento del Battista è quello di colui che non conosce i disegni di Dio, ma  è chiamato ad annunciarli, progredendo contemporaneamente in un cammino di fede.  Questo è anche il  compito della nostra evangelizzazione.  Il brano è costruito su due parti, che sono costituite dalle due dichiarazioni  di Giovanni il Battista.  Nella seconda parte, che inizia al v.32, Giovanni rende testimonianza della  presenza dello Spirito su Gesù.  Compare per la seconda volta l’espressione Io non lo conoscevo, ma…  (v.33), tipica frase che indica un progressivo disvelarsi della conoscenza che culmina nel riconoscimento di  Gesù come il Figlio di Dio (espressione che significa che egli è il Divino).  Gesù come redentore deve passare  attraverso la sua passione; solo così potrà battezzare nello Spirito (v.33).  Infatti, solo dopo essere stato  elevato, egli ha la facoltà di santificare per mezzo dello Spirito (L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere  lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo).  E’ così che la croce diventa davvero il simbolo più evidente  tanto del peccato del mondo quanto della sua stessa redenzione.

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