La Parola della Domenica

di , 22 Gennaio 2011

3ª del Tempo Ordinario
Is 8, 23.b – 9,3   Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.
Sal 26   Il Signore è mia luce e mia salvezza.
1 Cor 1, 10 — 13.17   Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi
Mt 4, 12 — 23   Venne a Cafarnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia.

Giovanni è in prigione, scrive Matteo.  Non solo un punto di riferimento cronologico nella vita di Gesù, ma  una profezia, un anticipo della sorte che toccherà – come a tutti profeti – anche al Rabbì di Nazareth.  Affiancato a questo evento, Matteo aggiorna il lettore sulla nuova residenza di Gesù: da Nazareth a Cafarnao.  Questo spostamento non è per nulla casuale.  La regione di Zabulon e Neftali è un territorio di frontiera,  luogo di mescolanze etniche, culturali, religiose, guardato con diffidenza dai puritani di Gerusalemme.  Gesù  inizia da qui.  La Sua è una scelta precisa, un trasloco che conferma che questo messia che si è infilato tra i  peccatori al fiume Giordano, ha uno stile, un progetto, un cammino che è destinato a creare non pochi problemi.  Forse qualcuno si aspettava che il Messia atteso prendesse in affitto un comodo bilocale con balconata  sulla piazza centrale di Gerusalemme…  Delusione.  Grande delusione.  Fin dall’inizio Gesù chiarisce che Lui è diverso, irriducibile agli schemi in uso,  rivoluzionario – e per certi versi deludente – rispetto a molte delle attese del tempo.  Da questa terra squalificata,  da questa collocazione strategica della sua missione, Gesù da il via alla primitiva predicazione: l’esigenza  della conversione e l’annuncio del Regno.  La chiamata dei primi quattro discepoli esemplificano e  concretizzano queste prime parole del Rabbì.  Sono molti gli elementi che caratterizzano questa prima chiamata  dei discepoli riportata da Matteo.  Rileggendola con calma, mi affascina la centralità di Gesù.  E’ Lui  che cammina, vede, chiama.  E’ Lui al centro dell’invito fatto ai quattro pescatori di Cafarnao: “Seguitemi”.  La proposta del Rabbì non riguarda una dottrina religiosa, un insegnamento, un progetto.  Al centro di tutto  sta la relazione con Lui, sta la novità di un incontro che stravolge la vita di quegl’uomini.  Mi fa riflettere che i  primi quattro discepoli siano due coppie di fratelli.  Curioso?  Non vi pare?  Chissà quanti pescatori c’erano  quel giorno sulle rive del mare di Galilea, e Gesù va a scegliersi proprio due coppie di fratelli!  E’ così: il Vangelo  è un invito alla fraternità, perché questa è la sola condizione con cui è possibile mettersi seriamente  alla Sua sequela.  Tutto l’avventura del cammino dei discepoli, mostrerà che il superamento delle piccole  logiche personali, l’abbattimento dei propri egoismi, lo smascheramento della propria falsa autosufficienza e  l’apertura alla nuova logica della fraternità del Regno, siano condizioni essenziali della vita evangelica e  dell’esistenza del discepolo.  Allora coraggio, cari amici!  Rimettiamoci in cammino, lasciamo che l’invito del  Rabbì risuoni forte tra le reti della nostra quotidianità e ci risollevi dalle nostre incertezze e dalle tiepidezze  della fede.  Buon cammino.
[omelia di don Roberto Seregni]

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