La Parola della Domenica

di , 5 Marzo 2011

Dt 11,18.26-28.32   Io pongo davanti a voi benedizione e maledizione.
Sal 30   Sei tu, Signore, per me una roccia di rifugio
Rm 3,21-25a.28   L’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.
Mt 7,21-27   La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia

Il richiamo della Parola e della liturgia di oggi è un richiamo all’ascolto e alla fiducia in Dio e nella Chiesa.  Se  manca questa dimensione ineludibile dell’esperienza di fede non c’è né l’uomo né la fede; non c’è Timor di  Dio.  E il Timor di Dio, quando è tale, porta inevitabilmente a camminare umilmente nei passi di Cristo e a costruire  la casa sulla Roccia di Cristo e di Pietro e non sulle nostre opinioni.  Il timor di Dio porta a conoscere  sponsalmente Cristo e ad essere finalmente Chiesa.  Curioso constatare che gran parte della nostra vita la viviamo a sostegno  delle nostre tesi e non dell’ascolto umile e fecondo di Cristo in e per Pietro.  Sprechiamo tante energie inebetiti dall’ideologia e non  inebriati dall’azione dello Spirito Santo e dall’umiltà della Vergine Maria e di tutti i santi.  Non costruiamo sulla Roccia ma sulla sabbia  delle nostre paure che diventano ideologia, dissenso, rabbia inutile e stoltezza sistematica.  Eppure c’è un tempo, ed è questo, in  cui i credenti sono chiamati ad andare all’osso e alla sostanza della fede.  Il momento di incominciare ad essere saggi.  Ascoltare la  Parola e metterla in pratica: come se fosse facile, Signore.  Eppure il Signore chiede ai suoi discepoli una linea continua tra l’ascolto  e la vita, tra la proclamazione del Vangelo e la quotidianità.  Ciò che conta, secondo il Signore, è la sintonia fra il dire e il vivere, fra  l’ascoltare e il cambiare i propri atteggiamenti.  Il Maestro non è morto del nome della coerenza e dobbiamo fuggire come il fuoco  l’atteggiamento farisaico di chi pesa col bilancino i propri meriti.  Costruire la propria vita interiore sulle proprie fragile (presunte)  certezze spirituali significa esporsi ad un grave rischio.  Quando la tempesta arriva, e arriva, tutti i nostri meriti svaniscono, le nostre  devozioni di asciugano, le nostre convinzioni traballano.  Ciò che resta, dice il Signore, è ciò che abbiamo fondato sulla roccia  della Parola.  Animo, discepoli, non lasciamo cadere una sola delle parole del Maestro, anche quando sono impegnative, anche quando  ci sembrano irrealizzabili, anche quando ci giudicano. 

Ebbene, chi ascolta il Vangelo e lo mette in pratica è un uomo prudente,  perché costruisce la sua vita sulla pietra; chi invece ascolta soltanto, e non segue il Vangelo, è uno stolto, perché sarà travolto d  Sulla sabbia basta un’onda leggera per travolgere tutto quello che si è costruito; di qui anche il detto popolare sui “castelli di sabbia”.  In verità spesso la vita ci riserva spesso scrosci violenti e venti impetuosi.  Per questo l’avvertimento di Gesù è saggio e amichevole.  La sabbia non è lontana.  Ce l’abbiamo nel cuore.  La sabbia è l’orgoglio di sé, dei propri sentimenti, delle proprie convinzioni,  è l’arroganza di chi pretende di avere sempre ragione anche davanti al Signore, è la freddezza di chi è indifferente ai bisogni  degli altri.  La stagione della sabbia può durare un giorno, un mese, un anno, o anche una vita intera.  È il tempo in cui non si ascolta  il Vangelo né tanto meno lo si mette in pratica.  Quanti uomini, quante donne dovrebbero ammettere che la loro costruzione umana  è crollata, e non lo ammettono, perché non vogliono rivelare che nel loro cuore c’è sabbia!  Stiamo attenti, perché la sabbia è anche  deserto; anzi la sabbia fa il deserto, crea solitudine, amarezza, assenza di vita felice.  Il Signore ci ha fatto dono della pietra ove  poter costruire la nostra vita.  La pietra non siamo noi, è il Signore stesso, è il suo Vangelo, che rimane saldo e non crolla.  Anche la  predicazione è una piccola pietra per le nostre giornate.  Lo stupore di trovarsi di fronte a una parola autorevole che ci è data per  costruire saggiamente la nostra vita di giorno in giorno.  L’avvertenza di Gesù è saggia e severa: “Cercate prima il regno di Dio e la  sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.  Occorre anzitutto cercare il regno di Dio, che è bontà, misericordia,  giustizia, fraternità, amicizia.  Questo è l’essenziale da cui promana con certezza tutto il resto.  La miopia di molti verso l’accoglienza  rende lontana questa ricerca del regno di Dio e radica nel culto del proprio particolare (è l’idolo di una società ricca e consumistica),  che peraltro sarà causa di impoverimento e di angosce.  Mammona è un idolo esigente, e non risparmia.

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